MARIA ROSA CUTRUFELLI.
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D'AMORE E D'ODIO.
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Parte 1.
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Frassinelli Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Il romanzo di un secolo: lavventurosa storia damore e dodio del nostro Novecento. Attraverso le voci di sette personaggi, nelle pagine di questo libro riecheggiano con viva immediatezza i drammi, le speranze e le utopie di un tempo che  passato e insieme ancora parte del presente. Dal 1917, lanno della sanguinosa disfatta di Caporetto, al 31 dicembre 1999, la narrazione si dipana tesa ed emozionante, a cominciare dalle vicende di Nora ed Elvira, le due sorelle capostipiti della stirpe di donne che ci accompagna lungo i decenni.
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La prima  crocerossina volontaria durante la Grande Guerra, laltra militante socialista nella Torino di Gramsci e dei Consigli di Fabbrica, prima del trionfo del fascismo: coraggiose e anticonformiste, nelle scelte sentimentali come in quelle pubbliche, incarnano ciascuna a suo modo la tensione al cambiamento, la spinta a guardare avanti che anche nei giorni pi cupi anim e pervase il secolo terribile.
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Il racconto si svolge in diverse citt e regioni dItalia: i monti del Cadore, Torino, Roma, Bologna, Milano, una spiaggia siciliana nei pressi di Melilli e lentroterra di Taormina in tutti i luoghi dove di volta in volta il Novecento  con le sue guerre, ma anche con il suo sviluppo economico e i rapidi mutamenti che coinvolgono sia il Nord che il Sud  conduce le figlie, le nipoti e le pronipoti delle due sorelle.
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Vincendo una sfida difficile, Maria Rosa Cutrufelli ha racchiuso un secolo nella cornice di un romanzo originale e intenso, dove la lingua e la struttura sorreggono splendidamente la sua visione di quella lotta quotidiana tra amore e odio che chiamiamo Storia.
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LAUTRICE.
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MARIA ROSA CUTRUFELLI, nata a Messina, cresciuta fra la Sicilia e Firenze, ha studiato a Bologna e, dopo aver viaggiato e vissuto per qualche anno in Africa, ora vive e lavora a Roma. Dopo gli studi universitari collabora con numerose riviste letterarie e di critica. Ha curato alcune antologie di racconti e scritto diversi radiodrammi per la Radio Televisione Italiana ed ha fondato e diretto per dodici anni Tuttestorie, rivista di narrativa e letteratura.I suoi saggi e i suoi romanzi sono tradotti in una numerose lingue.

La sua produzione letteraria consiste di: La briganta, del 1990; Complice il dubbio, del 1992, da cui  stato tratto il film: Le complici; Canto al deserto, del 1994; Il paese dei figli perduti, del 1999; due libri di viaggio: Mama Africa, del 1993, e Giorni dacqua corrente, del 2002; La donna che visse per un sogno del 2004, che entr fra i cinque finalisti del premio Strega e fu vincitore dei premi Penne, Racalmare-Sciascia e Donna-Citt di Alghero; Damore e dodio del 2008, vincitore del premio Tassoni; I bambini della Ginestra del 2012, vincitore del Premio Ultima Frontiera; Il giudice delle donne del 2016.
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A mio fratello Diego, granitese per nascita e per amore.
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Personaggi.
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Le capostipiti: Nora Gribaudo (vedova Fenoglio): volontaria aggregata alla Croce Rossa durante la Grande Guerra.
Elvira Gribaudo (sposer lavvocato Mottura): sorella minore di Nora, sindacalista torinese
negli anni Venti, insegna alle scuole serali della Camera del Lavoro.
Personaggi principali (in ordine di apparizione)
Barbara Martinengo: infermiera della Croce Rossa, durante la Grande Guerra lavora
nellospedale militare di Borca insieme a Nora Gribaudo.
Matteo Fenoglio: marito di Nora, morto in battaglia durante la Grande Guerra, padre di Sofia.
Umberto (Berto) Bosco: convivente di Nora, medico e poi dirigente dellAlleanza cooperativa.
Sofia Fenoglio: prima figlia di Nora, sposa lemiliano Luca Bedogni e si trasferisce a Bologna,
morir col marito in un incidente stradale lasciando orfana la figlia Maddalena (Leni).
Isa Bosco: ultima figlia di Nora, morir in fasce.
Pietro (Pinto) Borello: facchino dellAlleanza cooperativa, Elvira Gribaudo  la sua maestra
alle scuole serali della Camera del Lavoro.
Giovanni (Gian) Mottura: marito di Elvira, avvocato catanese.
Isa Mottura: figlia di Elvira, sposer Nen Romano e si trasferir a Roma.
Alfonsino Mottura: figlio di Elvira, avvocato, padre di Filippo e nonno paterno di Sara
(Saritta).
Nen Romano: scultore, vittima di un raggiro da parte dello zio materno Nen Caudo, sposer
in seguito Isa Mottura e insieme a lei si trasferir a Roma.
Nen Caudo: zio materno di Nen Romano, emigrato in Albania prima della seconda guerra
mondiale, bigamo.
Diana Kini: moglie albanese del bigamo Nen Caudo.
Delina Kini: figlia di Nen Caudo e dellalbanese Diana, diventer fotografa.
Nicola (Nic) Romano: studente dingegneria, figlio di Isa e Nen Romano, nipote di Elvira, si
trasferir a Bologna e sposer Maddalena (Leni) Bedogni, cugina in secondo grado.
Miriam Basevi: studentessa-lavoratrice, inizialmente fidanzata di Nicola (Nic) Romano, in un
secondo tempo si trasferir negli Stati Uniti.
Maddalena (Leni) Bedogni: figlia di Sofia Fenoglio e nipote di Nora, studentessa e militante
del movimento studentesco, poi logopedista, sposer Nicola Romano.
Carolina Romano: sorella di Nic, figlia di Isa e Nen Romano, nipote di Elvira, convivente di
Nadia Cilli.
Nadia Cilli: proprietaria di una piccola agenzia immobiliare romana, sar la convivente di
Carolina Romano.
Filippo Mottura: figlio di Alfonsino Mottura e nipote di Elvira, medico, dopo il matrimonio si
trasferisce a Melilli, dove far crescere sua figlia Sara.
Sara Mottura: figlia di Filippo, pronipote di Elvira.
Maria Jos Caudo: nipote legittima del bigamo Nen Caudo.
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Prologo
il nostro presente? vive del passato che muore, ha detto una volta un filosofo del Novecento,
secolo strabico, di speranze e disinganni, fanatismi e leggerezza, gonne lunghe e seni nudi.
Dunque il presente consuma il passato. Ma, nel consumarlo, lo risveglia e lo illumina per
produrre nuova vita. Tutta la nostra vita, a quanto pare, lievita dentro un tempo andato e ripreso per
la coda
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Primo tempo: 1917, Nora.
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Protagoniste
Barbara Martinengo, infermiera della Croce Rossa;
Elena Riva Visconti, ispettrice della Croce Rossa;
Nora Gribaudo Fenoglio, infermiera volontaria.
Il dialogo fra Barbara Martinengo ed Elena Riva Visconti  riportato attraverso la voce
della sola Martinengo.
12 ottobre 1917, ospedale militare in localit Borca di Cadore, zona di guerra, tardo
pomeriggio.

 Vieni, Elena! Al bagaglio ci penser il piantone lascialo qui e seguimi
 Oh, Elena cara, certo che taccompagno io, potevi dubitarne? Neanche per un secondo mi
priver del piacere della tua presenza. E poi non dobbiamo andare lontano: il nostro alloggio  lass,
nella vecchia scuola solo questa salita dietro lospedale e dopo la salita quel sentiero che piega verso
il paese, appena due passi Dieci minuti e potrai riposarti in piena libert! Sarai stanca, mia povera
amica. Cinque ore di treno da Belluno alla stazione di Calalzo e da l in avanti con lambulanza non 
un bel viaggiare, a salti e scossoni per quella maledetta carraia e figurati che sulle carte compare
come strada nazionale!
 Ti assicuro che era gi dissestata prima che i camion militari finissero di rovinarla. Sono mesi
che continuano a lavorarci di pala e di ghiaietto ma non c niente da fare, ogni volta che riempiono
una buca se ne apre subito unaltra, sar per via degli smottamenti, del terreno friabile e ancora la
neve non  scesa fino a noi! Pensa cosa diventer fra poco questo posto, quando il ghiaccio si metter a
risplendere dalla cima delle montagne ai sassi del torrente che attraversa la vallata
 Non c dubbio, uno spettacolo sublime Se gli uomini non lo contemplassero dalle trincee e
io dalle finestre dellospedale! Se non lavessi sempre davanti agli occhi, Elena mia, mattina e sera,
mentre mi sposto dal pianterreno alle corsie del primo piano o mentre disinfetto i bisturi e le sonde in
sala di medicazione: di qua una muraglia di vette, di l quellimmenso scranno roccioso che mi fa
rabbrividire soltanto a posarci sopra lo sguardo, il caregon del padreterno lo chiamano, la sedia del
padreterno, avresti dovuto vederlo in pieno sole, a primavera, quando sono arrivata anchio, anchio
con quel tuo stesso trenino che sembra un giocattolo e a ogni soffio di vento d limpressione che stia
per deragliare piombando in basso, nel buio dei dirupi o nel fondovalle proprio cos, a capofitto nel
Piave Insomma la strada  brutta, con o senza neve, e io sono stata in pena finch non ho sentito
lambulanza che tornava, allora mi sono affacciata ed eccoti l, ben avvolta nel mantellone blu da
viaggio, la mia cara ispettrice tutta infreddolita che ci fa una sorpresa delle sue!
 Hai ragione: non esattamente una sorpresa, il capitano medico mi aveva informato del tuo
arrivo in citt. Laltro ieri, neh  stato laltro ieri. Stavo provando la temperatura a un soldato di
fanteria che farneticava nella sua branda, quando il capitano passa per la visita serale e mi chiama con
quel suo tono disinvolto, fra il brusco e lo sfrontato: Signorina Martinengo Barbara, ma ogni volta
che si permette la confidenza del nome io faccio finta di non sentire, come puoi immaginare, e lui si
corregge e torna alle buone maniere. Signorina,  piombata a Belluno unamica sua, mi dicono,
lispettrice Visconti. Perci lo sapevo, s, che eri in citt a parlamentare con lo stato maggiore, a
suggerire turni e spostamenti, il tuo solito lavoro. Ma una visita
 No, Elena, non ci speravo affatto.
 Ma perch vi muovete troppo di corsa, voi ispettrici! e tu sei quella che corre avanti a tutte, da
un fronte allaltro, da una zona allaltra, adesso allest domani allovest di certo non avr tempo,
pensavo. Ed ero cos triste, mia cara, nel saperti tanto vicina e tuttavia irraggiungibile, io inchiodata
allospedale con i feriti che da qualche giorno arrivano a flusso continuo e tu impedita dai doveri della
missione no, non ci speravo. In quanto a una visita ufficiale  poich la tua  una visita ufficiale 
mai e poi mai me la sarei aspettata! Neppure quando il nostro direttore, il capitano medico per
lappunto, ha spedito a Belluno lattendente perch ti recapitasse la lettera e se oggi sei qui e io ti
posso abbracciare  a causa di quella lettera ma non credevo che tu
 So cosa ti ha scritto. Laffare Fenoglio! Laffare Nora Fenoglio! La penna non gli pesa, neh.
 Il capitano in persona,  ovvio, chi altri? Lui me lha fatta leggere: cercava la mia
approvazione. O magari unalleanza. Per mai avrei creduto che tu nemmeno quando ho visto il
ragazzo montare sul carro e sparire dietro la curva macch, ho pensato, non verr, con tutte le beghe
che sicuramente le saranno piovute addosso, non la vedr la mia amata ispettrice, la mia compagna
della guerra di Turchia! no, non si arrampicher su per i tornanti a controllare di persona lattendibilit
di un rapporto piuttosto vago, lasciamelo dire, privo di consistenza, scritto dalla mano nervosa di un
medico sottoposto a fatiche eccessive, a responsabilit che tolgono il sonno, sfiniscono lanimo e a
lungo andare guastano ogni capacit obiettiva di giudizio. Ma avevo sottovalutato le sue
argomentazioni,  evidente, dato che sei qui e, in ogni caso, mero convinta che saresti venuta con la
Fiat del colonnello, se proprio non avessi potuto farne a meno
 Orribile finch vuoi, ma questa  pur sempre una strada nazionale, Elena, uno snodo
importante verso le prime linee, e il colonnello transita di qua almeno una o due volte a settimana, mi
sembrava logico che ti aggregassi alla sua pattuglia
 E che importanza ha? Quando lui non  in sede perch impegnato altrove, mia cara, un
ufficiale capita comunque dalle nostre parti, abbiamo un tal viavai di macchine! E a proposito, le avrai
notate anche tu, a Belluno, le macchine del Comando: solide, eleganti, mucchi di coperte confortevoli
sui sedili e vetri grandi che consentono di ammirare o forse dovrei dire di controllare il paesaggio.
Veicoli robusti. Ma non c verso di farli partire se, per un motivo o per laltro, spunta il bisogno
daccompagnare uninfermiera a un qualche ospedaletto da campo, un giorno  il motore che non va, il
giorno dopo laccensione e quello dopo ancora, che so,  un problema di ruote o di carburante
razionato
 Io la chiamerei ostilit
 Attenta, Elena! In questo punto ho fatto anchio certi scivoloni, tra foglie e fango che non si
asciuga mai!
 S, ostilit latteggiamento nei nostri confronti non  dei pi cordiali, te ne sarai resa conto.
Non per lamentarmi, ma sono socia della Croce Rossa, ho studiato tre anni, ho ottenuto un diploma e
insieme al diploma il diritto dessere equiparata a un ufficiale, per quanto subalterno: non merito
dessere trattata alla stregua di una questuante! Passi finch eravamo delle semplici dame bianche
senza esperienza, ma ora! ora che possiamo vantare delle credenziali e una qualifica e che abbiamo
dato prova di affidabilit nelle circostanze pi difficili! E invece la diffidenza verso di noi resta, non 
affatto sparita e anzi i nostri ufficiali la coltivano come se fosse un punto donore o qualcosa del genere
e il loro prezioso carburante mica lo sprecano per uninfermiera! Tu per, unispettrice della Croce
Rossa Non ti conveniva aspettare la Fiat del colonnello piuttosto di scombussolarti lo stomaco e
congelarti i piedi su mezzi di trasporto improvvisati?
 La fretta,  ovvio quante unit sanitarie hai ispezionato nellultima settimana?
 Lo immaginavo. Non sei di quelle che si risparmiano.
 Basta, siamo quasi arrivate. Davanti a noi, la vedi?  buio ma ancora puoi vederla la casetta
sotto gli alberi, con le imposte chiuse tra qualche minuto ti potrai stendere sul letto: sei troppo
pallida, amica mia. Sar colpa di quel tragitto in ambulanza Ma non cera altro modo di portarti
quass, disgraziatamente.
 Eh, lautista, lautista Purtroppo al momento era lunico disponibile.
 In servizio ne abbiamo tre, ma oggi si trovano tutti ai posti di raccolta per recuperare i feriti,
perci ti  toccato il Guarnieri: un ottimo meccanico, il migliore che ci sia, ma quando stringe un
volante! Ti giuro che a volte, se potessi, glielo strapperei di mano per guidarmela da sola lambulanza,
come certe infermiere americane che si fanno fotografare con i capelli corti, la sigaretta accesa e il
fianco contro il cofano, uno scandalo per il nostro Stato Maggiore: una donna alla guida, dio ce ne
scampi! meglio mandare il Guarnieri ai luoghi di smistamento Cos i feriti mi arrivano allospedale
dissanguati e tu, mia povera ispettrice, anche tu ora hai avuto la possibilit dapprezzare il nostro
autista di riserva.
 Di qua, Elena, passa di qua, il pendio  pi dolce.
 Il Guarnieri, dicevo se togli leccessiva disinvoltura con lo sterzo,  un bravo diavolaccio.
Servizievole. Non appena il telegrafo ci ha annunciato che viaggiavi col treno, ha chiuso la scacchiera 
 un gran giocatore  ed  sparito in un lampo. Non so come abbia fatto, anzi non voglio pensarci, per
era in testa al binario quando sei scesa dal predellino e magari, d la verit, ti eri gi rassegnata allidea
di trascinare borse e borsoni per le strade del paese cercando un letto purchessia, in attesa di qualcuno
che ti desse un passaggio. Era questo che mi preoccupava. A Calalzo non c dove dormire, le poche
stanzucce daffitto sono piene, e lo stesso succede in tutti i paesi prossimi alle zone di combattimento,
perfino le infermiere, lo sai meglio di me, nelle stazioni di transito non hanno a disposizione nemmeno
un materasso. Ma graziaddio il Guarnieri ti ha acchiappato al volo e ora siamo di nuovo insieme, Elena
cara, di nuovo compagne di stanza per una notte o per quanto ti ci vorr a condurre la tua assurda
inchiesta
 Assurda, fammelo dire. Ma ne discuteremo con calma.
 Eccoci arrivate! Ed ecco il piantone con il tuo bagaglio bravo, una tempestivit
encomiabile.
 Su, Elena, entra e dammi la mantella, lasciati aiutare.
 Allora? Ti piace il nostro alloggio? Era la stanza della maestra.
 Sfollata anche lei con tutta la scolaresca Vedi? Ha dovuto abbandonare libri, spartiti
musicali, matite, gessi, la lampada schermata e lintero arredo. Nellarmadio ho trovato perfino un paio
di scarpette col laccio alla caviglia, era senzaltro giovane la nostra maestrina. Ma basta chiacchiere,
adesso riposati un poco, parleremo pi tardi. Tieni presente che la cucina apre per noi alle sette, unora
prima degli ufficiali, perci non hai bisogno di correre come al tuo solito, puoi disfare con calma la
valigia, riporre la biancheria personale, se ti va, e sciacquarti alla bacinella. Lacqua lho fatta bollire
mentre ti aspettavo,  ancora tiepida.
 Il letto  questo, ti ho ceduto il mio.
 Nessun problema, Elena. Sul serio.
 No, preferisco cos. Io dormir sulla branda piccola, di fronte alla finestra.
 Non  affatto scomoda, Nora ci dorme benissimo. In realt  stata lei a predisporre ogni cosa,
ha detto:  unispettrice, le dobbiamo dei riguardi pi che agli altri ufficiali, e si  sistemata in una
specie di soppalco sopra la cucina in modo che noi due potessimo restare assieme
 Nora Fenoglio, naturalmente chi senn? Ci siamo soltanto lei e io allospedale di Borca.
 Pi tardi, pi tardi la incontrerai. Daltronde sei qui per questo, dico bene? Per interrogarla e
prendere una decisione a ragion veduta. So come funzionano le inchieste. Conosco il procedimento. E
riguardo allaffare Fenoglio, come lo chiama il nostro capitano medico, bene, in merito a questa
vicenda ho qualcosa da dire anchio, Elena cara, perci dovrai sentire anche me e la mia versione dei
fatti
 Ho una teoria.
 Unopinione, se preferisci. Un semplice punto di vista. Per molto preciso e circostanziato. Ci
ho pensato a lungo, non credere, e se ho deciso di parlarti con la schiettezza a cui ci ha abituato la
nostra amicizia,  perch non ho dimenticato quanto sei scrupolosa: mica dai retta, tu, alle favole che si
raccontano sulle volontarie al fronte!
 Non c dubbio: la fedelt al Corpo prima di tutto
 Proprio per questo
 Proprio per amore della nostra causa: quanti anni ci sono voluti per ottenere il riconoscimento
del Corpo delle crocerossine? Per non parlare delle battaglie personali E le manifestazioni pubbliche,
la raccolta di fondi, le discussioni interminabili per smantellare i nostri stessi pregiudizi! Insomma
abbiamo faticato un bel po, tu e io, ognuna a suo modo, e ancora non  finita, ancora dobbiamo
destreggiarci con prudenza per non mandare allaria il nostro lavoro. Ma  proprio perch ho ben
presente questo rischio, mia amatissima e severa ispettrice, che non sottovaluto laffare Fenoglio! Ho il
dovere di discuterne con te e ti assicuro che non intendo tralasciare fatti o anteporre giudizi personali al
resoconto di quello che effettivamente  accaduto: non aver paura, ti racconter ogni cosa nel dettaglio,
con la massima obiettivit, prima di spiegarti come la penso per sapessi il sollievo quando il
capitano medico mi ha confermato che lispettrice eri tu! Con lei, mi sono detta, con la mia cara Elena,
potr ben parlare a cuore aperto. Ma non aprir pi bocca finch non ti sarai riposata
 Adesso? Subito? Sei sicura di non essere troppo stanca?
 Davvero tua madre ti ha impastato con lacciaio! Per quanto In fondo non hai torto, quale
momento migliore di questo: siamo qua, tu e io, sole solette, senza nessuno che ci disturbi e poi a
volte la voce di unamica  tutto ci che serve per rilassarsi
 Le nostre vecchie abitudini, certo. Mi mancano, eh, se mi mancano!
 S s, con calma Abbiamo tempo, e daltronde non  necessario presentarsi in mensa per
forza alle sette spaccate, c una certa tolleranza, visto che purtroppo la rigidit degli orari non si
combina con gli imprevisti della guerra: oggi si cena da persone civili, in turni separati, domani chiss,
pu capitare perfino che ufficiali e infermiere mangino allo stesso tavolo, nessuno ci fa caso.
 No, io non lapprovo affatto! Sono della vecchia scuola, come te. Attenersi con scrupolo alle
regole significa evitare sappiamo cosa. Ma tu non sei qui per questioni del genere. Tu sei qui per
laffare Fenoglio.
 Sicuro, Elena, proceder con ordine, in modo che tu possa entrare nella storia e fartene
unidea complessiva, a partire da quando  nata e ha preso forma Allora comincio?
 Mettiti comoda e fammi pensare.
 Dunque, ho incontrato Nora Fenoglio per la prima volta verso la met di maggio. A Borca,
per lappunto. Lei  arrivata il venti, mi pare, e anchio avevo preso servizio da poco. Fino al due di
aprile, come sai, avevo lavorato in un territoriale, ma i territoriali sono insopportabili, nidi di piccole
meschinit, di stupide invidie e gelosie, io non mi ci posso ritrovare in ospedali dove i favoritismi
prevalgono sulle competenze, cos, dopo una breve licenza a casa, necessaria per rifornirmi di vestiti
adatti alla stagione, avevo chiesto dessere trasferita. Avrei voluto che mi destinassero a un ospedaletto
da campo, pi vicino ai luoghi di combattimento. Invece mi ordinano: a Borca. Borca? E dov? In
montagna o in pianura? Non ne sapevo nulla. In ogni caso, prima darrivarci, m toccato scontare una
tappa forzata a Belluno, una sosta non prevista di unintera settimana: il Comando, indovina un po,
non aveva macchine a disposizione. Qua s che ci sarebbe pane per i tuoi denti, mia cara ispettrice!
Basta, non voglio pi annoiarti con le mie lamentele. Dunque arrivo a Belluno col treno e volentieri
proseguirei con lo stesso mezzo se il colonnello non mi consigliasse di pazientare. E io paziento, anche
se, oltre alla macchina, da principio sembra che non riescano a procurarmi nemmeno una camera.
Cerca e ricerca, infine alla sede della Croce Rossa mi assegnano un buco a pianterreno. Entro: il letto
c, la sedia pure, ma le finestre sono rinforzate da sbarre uso prigione. Non era una stanza, era una
trappola e io una reclusa, tanto pi che non cera giorno che non piovesse e, quando uscivo, il fango mi
arrivava al polpaccio. Per uscivo ugualmente: non avevo altro svago che guardare da piazza
Campitello il corso del Piave e le montagne che sfumavano nella nebbia mi trovavo a Belluno,
capisci, non a Udine, che  la capitale della guerra ma ci sono le visite del re, i salotti Ah, non c chi
non sogni una licenza a Udine! A Belluno invece il fronte  vicino e si sente, bench gli ufficiali se ne
vadano in trattoria tirati a lustro, con le uniformi impeccabili e tutti i bottoni al loro posto. Insomma, il
tempo era brutto e il mio umore grigio come quella foschia perenne, messa l apposta, si sarebbe detto,
per nascondere un teatro di sciagure
 Proprio una nebbia che trasudava disgrazie
 Per farla breve, devi sapere che cera con me unaltra infermiera, una volontaria, pure lei
destinata a Borca. Una di quelle signorine che scambiano lassistenza sanitaria per uno sport alla moda.
Avresti dovuto vederla: indossava la divisa di prammatica ma rifinita di guanti glacs e stivaletti
immacolati, di pelle sottilissima, e si lamentava in continuazione per aver dovuto viaggiare in seconda
classe. Come far costei, pensavo, ad abituarsi alla fatica del dolore? E come far io a lavorare con un
cataplasma del genere? Per fortuna ha battuto la ritirata in men che non si dica. A malapena erano
passate ventiquattrore, quandecco la nostra damigella precipitarsi al Comando con la richiesta di venir
sostituita durgenza: Per gravi motivi di famiglia. Con mio gran sollievo, resto sola. E da sola parto,
una settimana pi tardi. Col treno, neh, perch mi ero stufata di pazientare in attesa di una macchina.
Scendo a Calalzo, monto sopra un camion militare e finalmente mavvio verso Borca, accompagnata da
uno splendido sole di primavera. Laria  quasi tiepida, il paesaggio meraviglioso. Ma cos differente
dal nostro! Con le case accucciate luna sullaltra, le macchie dei larici che sincupiscono in
lontananza, le pareti dei monti sempre in ombra, contaminate da una specie di malinconia ah no,
queste montagne, Elena, non sono come le nostre che tallargano il petto quando le vedi spuntare, in
fondo alle strade di Torino, con la loro corona di luce sui bordi innevati! Queste, credimi, sono
montagne buie. Tanto che, malgrado il sole, non appena smontai dal camion il mio primo istinto fu di
rialzare la sciarpa attorno al collo. Poi mi diressi verso la bandiera bianca con la croce rossa che
sventolava piano, gonfiandosi e sgonfiandosi attorno al bastone piantato nel cortile, di fronte
allingresso. Maspettavo uno dei soliti ospedali da mettersi le mani nei capelli, invece lo trovo
efficiente e pulito per quanto  possibile in zona di guerra, in corsia ci sono perfino le sputacchiere e le
basse compilate in buona calligrafia e appese bene in vista, sopra ogni letto. E non  colpa del
comandante se spesso manca lessenziale, come accade ovunque, purtroppo. Scarseggiano biancheria
di ricambio e sapone, per cominciare, ed  inutile chiedere le federe dei cuscini per qui, se non
altro, vale il sistema di sostituirle con un lenzuolo, in modo che i feriti abbiano sotto la testa una stoffa
lavata in definitiva, a conti fatti, un ospedale ben organizzato. E non c dubbio che bisogna darne
merito al direttore, il capitano medico Sironi per lappunto.
 Abbi pazienza conoscerai anche lui, pi tardi.
 In due parole? Come faccio a riassumerti quelluomo in due parole? Intanto  forte di
corporatura, neh, con certi baffoni di capecchio da far invidia a un austriaco. Peccato che il pelo gli si
concentri tutto l, attorno alle labbra.
 Gi, completamente calvo Il barbiere non pu davvero sbizzarrirsi sulla sua testa. In quanto
al carattere, basta dire che viene da un paese nei pressi di Firenze
 Li allevano cos fin dalla culla, a quanto pare.
 Cos cio pronti alle battute. Con uno spiritaccio naturale che talvolta, a noi torinesi, pu
sembrare fuori luogo. Ma, a parte questo, il dottor Sironi  un bravissimo medico. Coscienzioso. Ne ho
conosciuti tanti che, per non saperci fare, tagliano di qua, amputano di l, altro che medici: veterinari!
Lui no,  bravo. E se oggi rischia di perdere quella vena di goliardia che gli  congeniale e di diventare
nevrastenico,  per il carico di responsabilit e le notti in bianco Basta, torniamo a noi, anzi a me e al
sollievo che provai nel trovarmi a Borca, finalmente! Subito mi presento in direzione e il capitano
maccoglie volentieri, a differenza di certi suoi colleghi che, davanti a uninfermiera della Croce Rossa,
reagiscono con uno sguardo dinsofferenza: ah, eccone unaltra! pare che dicano, neanche fossimo un
castigo caduto per sbaglio sulle loro teste. Lui, al contrario, si liscia i baffi e si spinge fino ad
apprezzare le mie qualifiche: Uninfermiera diplomata, ne avevamo bisogno. Perch il personale
sanitario  quello che , gente raccolta senza un criterio, ignorante, che di rado ha fatto il necessario
tirocinio e spesso non sa nemmeno leggere una cartella medica. Cos comincio a lavorare, unica donna
in tutto lospedale, aspettando la sostituta della damigella che mi aveva piantato in asso. E il venti
maggio  s,  senzaltro il venti  il capitano medico Sironi, il nostro direttore, mi annuncia che la
nuova volontaria sta arrivando e minforma:  di Torino. La notizia mi fa piacere, perch  bello
ritrovarsi fra concittadini in situazioni difficili, significa respirare unaria pi confortevole, di famiglia.
Persino i ricoverati si rianimano nel sentire laccento del loro paese e saffidano volentieri a chi parla
nello stesso dialetto Insomma, il capitano mi dice che  di Torino, ma non come si chiama. Lattesa
non  lunga e quando lomnibus della Croce Rossa si ferma sullo spiazzo davanti allospedale 
allepoca avevamo ancora omnibus che facevano la spola dallispettorato alle unit sanitarie  io esco
per darle il benvenuto. Lei salta gi e prende il suo bagaglio senza farsi aiutare dal piantone: un
particolare trascurabile, se vuoi, che tuttavia mi dispone favorevolmente verso la nuova recluta. Anche
il suo aspetto  accattivante: snella ma con morbidezza, una carnagione cittadina non ancora toccata
dallaria di montagna, due sopracciglia decise. Non veste luniforme bens un ampio soprabito nero che
ha lapparenza del lutto e un berrettino, anchesso nero, portato per allindietro con spavalderia, in un
modo che le scopre la fronte. Mi viene incontro senza un sorriso e si presenta: Nora Gribaudo
Fenoglio e io in un lampo la riconosco e mi meraviglio
 Cosa cerchi, Elena?
 Perdonami, sono una scervellata, parlo parlo e non maccorgo delle tue esigenze l, su
quella mensola pi in basso lasciugamano azzurro  il mio, quello bianco per te.
 Dunque, ti dicevo, lei si presenta e io, scoprendo chi , mi stupisco, perch la sua famiglia 
molto nota in certi ambienti a Torino
 No, Fenoglio  il cognome del marito, lei nasce Gribaudo.
 Brava, hai capito, quei Gribaudo l
 Siete in molti a conoscerli di fama, a quanto pare. Io per da bambina li incrociavo
regolarmente: per qualche tempo sono stati nostri vicini di casa E che vicini! Per mia madre erano un
bellargomento di conversazione, i Gribaudo. In particolare allora di pranzo, fra un sorso di brodo e
laltro o fra due forchettate di tajarin conditi col sugo di verdure fatto da zia Clotilde: Atei da quattro
generazioni, e se ne vantano, questo era il tenore dei discorsi. E zia Clotilde, che aspira alla santit,
fermava le posate e si segnava svelta svelta sulle labbra e sul cuore.
 In effetti
 In effetti, Elena, non hai torto. Lo scandalo non poteva mancare, perch, a essere oggettivi, la
famiglia di Nora  stravagante assai. Il nonno paterno, stando ai racconti di mia madre e di zia Clotilde,
era un cospiratore, un carbonaro. Il figlio, cio il padre di Nora,  venuto su tale e quale e ha sposato
una donna della stessa pasta, una delle prime iscritte a una scuola promiscua e che poi ha frequentato il
ginnasio statale, cos oggi naturalmente preferisce la matematica e il greco al piccolo punto. In quanto a
lui, dopo aver partecipato da ragazzetto alla spedizione garibaldina, adesso  un avvocato socialista che
la vecchiaia non ha disarmato e scrive su quel loro giornale, lAvanti, e difende gli operai e i disgraziati
delle ca neire le hai mai viste, tu, le ca neire?
 Mi ci sono ritrovata per combinazione durante una visita sanitaria, e ti posso assicurare che il
nome corrisponde a verit: nere le facciate delle case, nera lacqua delle rogge, nera la nebbia e perfino
laria, per il gran fumo delle concerie e delle fabbriche di colla. Un rione tinto di scuro, che fuma e
puzza. Come la gente che ci vive. E lavvocato Gribaudo  il loro difensore. E la sorella di Nora, che 
pi giovane di lei ed  pur sempre una signorina di buona famiglia perch in fondo stiamo parlando
davvocati e professori, persone istruite e abbienti, professionisti di tutto rispetto, bene,  quellElvira
Gribaudo di cui lintera citt va mormorando, a torto o a ragione. Forse pi a ragione che a torto, visto
che lElvira non solo insegna alle scuole serali della Camera del Lavoro, ma  diventata famosa per
aver partecipato ai comizi del Quindici, in altre parole per aver incitato gli operai allo sciopero contro
la guerra e da l in avanti, nonostante i suoi diciassette o diciotto anni scarsi, sembra quasi che si sia
ripromessa di superare il padre nellaccesa fede socialista. Ora, io non voglio andare contro il
socialismo a ogni costo, come fanno i miei parenti e come fa tuo marito, mia cara Elena. Bisogna pure
che il popolo progredisca, o no? Anche se sono convinta che progredirebbe pi in fretta se il socialismo
non fosse tanto di parte
 Daccordo, non  il momento della filosofia. Sappi per che proprio di questa filosofia 
intessuta da cima a fondo la nostra storia, perci  inutile scantonare, presto o tardi, gira e rigira,
dovremo tornare l. Ma riprendiamo il filo  il venti maggio, dicevo, quando Nora, parata a lutto,
scende dallomnibus della Croce Rossa e io mi meraviglio non poco appena capisco chi  questa
volontaria dallincarnato pallido e la figura fin troppo esile nel gran soprabito nero, eccessivo per la
stagione: cosa diamine ci fa al fronte una che notoriamente ha manifestato in prima persona per la pace,
la figlia di un uomo che s dichiarato contro lintervento militare, la sorella di una comiziante?
Sapendo quello che sapevo Ma taccio e laccompagno, come ho fatto oggi con te, fino al nostro
alloggio e ancora su per le scale e il corridoio, finch non arriviamo alla mia stanza, destinata a
diventare da quel momento in avanti la nostra stanza. Fuori il tempo  bello e un ventolino
primaverile entra dalla finestra e muove lorlo del soprabito attorno alle sue caviglie. Malgrado i dubbi
e limbarazzo iniziale, sono contenta di avere infine una compagna. La scruto con curiosit: in fondo 
la prima volta che mintrattengo con una socialista in carne e ossa! E questa seconda occhiata mi
conferma che non  affatto brutta, anzi
 Lo dico perch sai bene come le dipingono le socialiste: capelli sporchi, vestiti abbottonati
fino alle orecchie, pi arcigne di un intero stuolo di vecchie maestre di paese. Lei, al contrario, ha una
grazia che attrae A dispetto del suo contegno che, bisogna convenirne,  indubbiamente severo. E
questa impressione  accentuata dalle labbra che si affilano agli angoli in due linee dritte al pari delle
sopracciglia, rivelando la donna di temperamento. Perch Nora, in quanto a carattere, non  certo da
meno della sua famosa sorella. E se luna si butta in unimpresa laltra la segue a ruota, neh. Cos
quella mattina, mentre la luce della primavera si sfarina sullo spolverino luttuoso che lattrista, 
inevitabile che io ripensi alle chiacchiere sentite sul suo conto
 S, Elena: chiacchiere. Pettegolezzi. Cicalate. Non andavo molto pi in l di questo. A parte
un episodio.
 Rammenti i tumulti di due anni fa, prima che scoppiasse il grande sciopero generale contro la
guerra?
 Sempre il Quindici, s... e sempre maggio ogni giorno qualcuno saffacciava al balcone
della Camera del Lavoro e teneva un comizio, ti ricordi? A tutte le ore corso Siccardi era pieno di
operai e operaie e perfino le sartine gridavano: prendi il fucile  gettalo per terra! Finch un sabato
ecco che le squadre della polizia si muovono, i negozi sprangano le porte, in qualche vicolo iniziano ad
apparire le barricate e allora una voce si sparge, circola di bocca in bocca e una massa di donne con i
garofani rossi fra i capelli, centinaia di sartine, migliaia di fioriste della Fiera annuale corrono ad
asserragliarsi dentro il giardino della Cittadella, dove la cavalleria non pu entrare a disperderle. E in
mezzo a quella folla in grembiale azzurro o bianco indovina chi c? La nostra volontaria. Era l e
corse a sua volta e grid, battendo le mani per scandire il ritmo: prendi il fucile  gettalo per terra 
vogliam la pace  mai pi la guerra!
 No, questa non  una delle solite ciarle di zia Clotilde, ma qualcosa che so per certo, riferita
da persona degna di fede. E mi torna in mente proprio qua, nella nostra stanza, mentre osservo
lincongruenza di quel suo cappellino spavaldo sul soprabito nero, e a questo punto  logico che
cominci a pormi una serie di domande e la prima : ma come, mentre in tutta Italia e anche dentro il
partito del socialismo pi estremo infuria lo scontro fra neutralisti e interventisti, questa donna che ha
gridato mai pi la guerra, questa pacifista, cos, dun tratto, chiede dessere mandata in zona militare e
dal ripudio delle armi passa al sostegno del fronte? Un bel voltafaccia. Quasi un controsenso. E gli
interrogativi non si fermano qui. Perch mettiamo pure che Nora abbia cambiato opinione, in fondo
non sarebbe lunica, tanti si sono convertiti negli ultimi tempi, ma c un ulteriore quesito che si fa
strada con linsistenza fastidiosa delle pulci che saltano fra le mutande dei nostri ricoverati, gi in
lavanderia
 Neanche lautoclave le ammazza, cara ispettrice!
 Insomma, mi chiedo: le autorit, come mai le autorit che tengono ferme per mesi le richieste
darruolamento di tante fervide interventiste hanno accolto la sua in due secondi e senza batter ciglio, a
quel che mi risulta? E soprattutto com possibile, visti i precedenti, che addirittura le concedano di
prestar servizio a ridosso della linea del fuoco? Ma forse, Elena, mi sto dilungando troppo nei
particolari lo faccio perch non ho idea di quanto tu sia al corrente
 S, immaginavo che non avessi avuto modo di consultare le sue carte. Allora vado avanti?
 Bene. Dunque siamo qua, una di faccia allaltra, e, mentre io mi perdo in mille congetture, la
nostra volontaria gira attorno lo sguardo e stringe le labbra, che diventano ancor pi appuntite delle
sopracciglia. Poi, con questa risolutezza incisa ai lati della bocca, apre il suo bagaglio, stende sul letto
la divisa che dora innanzi dovr indossare e comincia a togliersi cappello, spolverino, guanti. Li sta
sfilando a brevi, cauti strappi, quandecco un bagliore rivela la fede nuziale allanulare: ha marito! E
questo significa che  partita con il suo consenso, altrimenti non le avrebbero dato il nullaosta. Ma
soprattutto significa che anche lui si trova in zona di combattimento, poco ma sicuro. Cos mi assale un
certo nervosismo: non mi trover per caso davanti a una di quelle esaltate che sinfiltrano nelle retrovie
pur dinseguire a qualsiasi costo il coniuge? Il che potrebbe spiegare come mai una socialista pari suo
abbia finito per arruolarsi In ogni modo, poich non amo le domande indiscrete che possono mettere
in difficolt linterlocutore, la sola cosa che le chiedo, pi che altro per rompere il silenzio calato fra
noi,  in quale scuola ha ottenuto il diploma dinfermiera. Mi fissa con le guance che sarrossano per
limbarazzo. Scuola? per la verit Basta. Scopro che ha frequentato un corso di quindici giorni.
 Prendi nota, Elena, prendi nota: sempre pi spesso ci arrivano certe infermiere improvvisate
che a malapena sanno stringere una benda! Sar perch la guerra dura da troppo tempo e si stenta a
trovare nuove volontarie, soprattutto in estate, quando le signore antepongono la villeggiatura al
patriottismo, sar per questo, e lo capisco. Capisco pure che di fronte alla necessit ogni scrupolo cada
e che si accettino persone e compromessi dogni genere pur di non sguarnire le unit sanitarie, ma un
corso di quindici giorni e subito in ospedale di guerra non  unesagerazione?
 No, sul momento non ho protestato con nessuno Ormai la sostituta era l, aveva preso
servizio e recriminare diventava inutile. Incasso la notizia, semplicemente. E intanto penso: povera me,
eccomi cascata di male in peggio, da una damigella preoccupata soltanto di non infangarsi le scarpette
bianche a una socialista senza esperienza dospedale! Ma, puntando sul mio senso pratico, metto fra
parentesi i miei timori e cerco di vedere il lato buono della faccenda: Questa  la tua nuova compagna,
dovrai adattarti, mi ammonisco. E tuttavia  difficile, perch nel nostro lavoro  fondamentale la
stima, la fiducia che riponi nella competenza dellaltra: se i soldati hanno bisogno dello spirito di
plotone, a noi serve lo spirito di corsia
 Eh, ma quella  unaltra storia! Tu e io, Elena, ci capivamo a cenni.
 Grazie
 Grazie, mia cara, nemmeno io ho pi avuto una compagna in grado di reggere il confronto
con te. Ma noi eravamo delle pioniere, non dimenticarlo. O almeno tale mi reputavo, bench la gente
comune e gli stessi amici mi vedessero, a dir poco, come una temeraria. Addirittura ci presero per
pazze, te ne ricorderai senzaltro, quando cimbarcammo sulla Taormina per portare aiuto ai
terremotati di Sicilia: il nostro Corpo, il Corpo delle volontarie della Croce Rossa, era appena nato e
tutti quanti lo consideravano un capriccio, non un proposito serio, di persone mature
 Proprio cos: il sacrificio non sembrava cosa per noi! Signore e signorine cresciute a biscotti e
pianoforte, abituate a mettersi a letto ogni mese nei giorni del flusso, a vivere nellagio No! non era
ammissibile che rinunciassimo a tutto questo. Che addirittura spendessimo del nostro per faticare, dato
che vitto, trasporto, alloggio erano a carico delle volontarie e cos  stato da allora fino allanno scorso.
E poi leccessiva sensibilit femminile, gli svenimenti facili unottima scusa per i medici che
volevano tenerci fuori dalla sala di medicazione. Ah, che tempi! Non che adesso le cose siano cambiate
di molto, neh. Ancora ci costringono a una nostra piccola guerra dentro quella grande e vera, ma ormai
siamo in tante e organizzate e a questo punto perfino indispensabili, non possono pi ignorarci. E forse
 proprio per la consapevolezza del cammino fatto insieme a te, Elena, che sono cos esigente verso
ogni nuova compagna! Ecco dunque la ragione per cui quella socialista, quella giovane donna senza
esperienza e con la fede al dito, non mi convinceva. Non riuscivo a immaginare perch avesse lasciato
Torino per poi finire in questo paesetto che si va sgretolando fra le rocce dolomitiche: un motivo
doveva pur averlo Ma senzaltro diverso dal mio e dal tuo. Perci, dopo laccoglienza di rito,
laffidai al nostro piantone, che le mostrasse le corsie, il guardaroba, il magazzino, e tornai ai miei
doveri.
 Avevo un problema da risolvere.
 Qui abbiamo, lo vedrai, un reparto per i malati di mente e proprio quel giorno era stato
ricoverato un artigliere giovanissimo che dava chiari segni dalienazione. Il ragazzo, un bel biondino,
credeva dessere agli arresti per non so quale mancanza ed era convinto che presto lavrebbero fucilato,
perci rifiutava il cibo aspettando lostia consacrata prima dellesecuzione. Per calmarlo mi serviva
laiuto del cappellano. Sapevo dove trovarlo a quellora: dietro un banco scolastico in fondo al
corridoio del pianterreno, impegnato a stilare lettere per i soldati che hanno scarsa familiarit con carta
e penna.
 Non  che proprio si affatichi Scrive sempre le stesse cose, il nostro don Mattioli: Cara
moglie io sto bene, e poi ci aggiunge, di suo: e tu, tu mica ti prenderai la libert di lavorare in
fabbrica, neh?
 Comunque non lo definirei un uomo caritatevole e il passaggio dalla sottana alluniforme
militare di certo non ha contribuito a spingerlo verso la misericordia A ogni modo, quando andai a
cercarlo, lo trovai esattamente l dove mi aspettavo che fosse, seduto a un banco scorticato da
generazioni di alunni, immerso in un forte odore di medicinali che veniva gi dal primo piano. Gli
spiegai la situazione. Mi ascolt, nettandosi con una pezza la bocca macchiata dal violetto della matita
copiativa. Dopodich nascose lo straccio dentro una tasca, umett il lapis con la saliva e riprese a
scrivere per conto di analfabeti o defunti, illustrandomi, tra un punto e una virgola, i motivi per cui non
poteva aiutarmi.
 Argomentazioni teologiche. Ineccepibili, per quanto ne capisco: una persona uscita di senno
non pu confessarsi e dunque nemmeno ricevere i sacramenti. Io per non mi diedi per vinta e, a cuore
stretto, obiettai che non  la teologia ma la carit cristiana a smuovere gli animi e operare miracoli. Un
miracolo per oggi labbiamo gi avuto, rispose lui, mentre un raggio polveroso cadeva di sbieco sulla
croce cucita al taschino della sua giacca. Si riferiva alla presenza di Nora e io impiegai un paio di
minuti per afferrare il senso della sua affermazione ma non aveva tutti i torti Se pensi, Elena, a
quante socialiste hanno addirittura rifiutato lonore di comparire nel nostro registro! Dame della Croce
Rossa? Mai! Perci larrivo di Nora Fenoglio era davvero un evento straordinario: dovuto, minform
il cappellano, alla morte di suo marito.
 Proprio cos ed ecco spiegato, fra laltro, quello spolverino nero Insomma, era stato
ucciso in combattimento: un eroe di guerra! E il cappellano alz gli occhi al cielo e disse: la divina
provvidenza sa quello che fa. Da una parte infligge dolore, ma dallaltra indica la via della grazia. E il
dolore, in questo caso, era dato dal sacrificio di Matteo Fenoglio, mentre per grazia sintendeva la
conversione di unanima traviata dal socialismo antimilitarista, come quella, appunto, della nostra
infermiera.
 Il cappellano,  chiaro, aveva le sue fonti
 Certo, puoi dubitarne? Anche Matteo Fenoglio era socialista ma non fino allesagerazione
come sua moglie
 Be, al contrario di Nora aveva fatto suo il proclama n aderire n sabotare: era un
astensionista, almeno allinizio. Perch poi, a sorpresa, dalla neutralit era passato allarruolamento
volontario
 Per puro entusiasmo patriottico, visto che la sua classe non lavevano ancora richiamata Ma
lui si era offerto, mi disse don Mattioli, e il Ministero, dopo averlo nominato sottotenente, laveva
assegnato allarma di fanteria e spedito in prima linea. Perci quando era caduto  in battaglia, da
valoroso  le autorit militari avevano accolto con favore la richiesta della moglie, cio di Nora, che
voleva prestare servizio sanitario al fronte o nelle immediate retrovie. E hanno fatto bene, approv il
cappellano in conclusione della storia. Non si pu negare questo conforto alla vedova di un eroe, per
quanto socialista.
 S, con ci supposi di aver risolto il mistero. E da entrambi i versanti. Adesso mi erano chiare
le ragioni ufficiali del Comando e credevo dintravedere meglio quelle private di Nora. Dunque  cos,
pensai.  per uno slancio di solidale piet verso il suo morto che ha ammorbidito lintransigenza ed 
venuta a comprendere e condividere, anche se tardivamente. Un impulso che tu puoi capire meglio di
chiunque, Elena: non per nulla hai scelto una missione che ti consente di stare vicina al tuo generale
 No! non intendevo
 Non mi fraintendere, so bene che il nostro Stato Maggiore considera un pericolo la vicinanza
fisica di marito e moglie e che ai coniugi  vietato il lavoro operativo nella stessa unit e tu mai e poi
mai infrangeresti un regolamento Ma io, Elena, parlo di un altro genere di vicinanza, quella che
viene dallaver visto e vissuto e patito le stesse cose. E ci vi consentir, alla fine della guerra, di
ritrovare unintesa immediata, perch vi baster uno sguardo
 Non dirmi che non  vero!
 Pu darsi, non voglio controbattere. Basta. Ne discuteremo in un altro momento, adesso
abbiamo da risolvere laffare Fenoglio e non sar facile, temo. E s che mera sembrata una storia tanto
semplice dopo il racconto del cappellano! Invece questo caso, Elena cara, bisogna sfogliarlo velo per
velo, come una cipolla, prima di toccare la sua verit nascosta, prima di scoprire
 Aspetta, aspetta! Un passo alla volta.
 Abbi pazienza
 Ti ho stancata? Vuoi che ci fermiamo?
 Allora lasciami raccontare a modo mio, te ne prego. Piano piano, per non arrivare di colpo a
conclusioni affrettate. Intanto sappi che questa vedova, questa pacifista convertita  almeno
allapparenza  si rivela da subito unottima lavoratrice. Diligente, lesta ad apprendere. Io ovviamente
la tengo docchio, la controllo mentre sale, scende, si china sui letti, somministra medicine, appronta il
materiale sanitario e soprattutto impara a vincere il ribrezzo del sangue sui ferri operatori e il disgusto
degli spurghi, dei rigurgiti e di quel che resta sui tavoli dopo unamputazione. Alla sua prima notte in
corsia per rimango con lei, perch so per esperienza quant difficile dominare il panico quando dun
tratto resti sola, in un silenzio che a poco a poco si riscalda e si riempie di lamenti, dincubi, di grida
che sfuggono nel sonno e tu senti tutta la tua impreparazione e ti aggiri fra i letti, sperduta e smarrita,
senza saper se chiamare il medico o il prete Ma Nora simpratichisce alla svelta e in pochi giorni ha
gi conquistato la stima del personale, bench sia una donna difficile da decifrare: malgrado un
atteggiamento piuttosto alla mano,  schiva, taciturna. Non so se per natura o per proposito. Fatto sta
che con quel misto di generosit e riservatezza intimidisce chiunque le si avvicini, piantoni, soldati o
ufficiali che siano, e il capitano medico dapprima ne  stupito, poi soggiogato
  la parola giusta. Non esagero, cara ispettrice. Anche se le parole sono traditore e sentite
dallorecchio destro significano una cosa e da quello sinistro il suo opposto e dunque in realt non so
dirti quale sentimento provasse il capitano, ma un sentimento cera. Me ne accorsi per linsolita
pazienza nei confronti della nuova venuta e per come, allimprovviso, tent daddomesticare quei baffi
spinosi che gli invadono le guance.
 S, proprio lui, il capitano medico Sironi, lautore della lettera che ti ha portato quass.
 Te lho detto che il caso  complicato. Perci non bisogna ingigantire n io daltro canto
voglio insinuare Insomma, il capitano gradiva la presenza di Nora, questo  certo, ma poteva essere
lordinaria galanteria di uno scapolaccio impenitente. Come si fa a tracciare un perimetro preciso
quando si tratta del comportamento umano? Non ci riusciamo neppure con i confini tra una nazione e
laltra, figurati con faccende del genere. Poteva anche essere pura e semplice indulgenza verso una
madre
 Proprio cos. Ha una bambina di neppure due anni.
 Se ne occupa la nonna. Oltre alla zia, lElvira Gribaudo.
 Perci ti dico era normale in fondo che il capitano sintenerisse di fronte a una giovane
mamma dagli occhi malinconici. Daltronde tutti la rispettavano, il personale ospedaliero, i soldati, i
pazienti, e anchio cercavo dessere affettuosa: eravamo ormai compagne di lavoro e di stanza! Ma
Nora faticava a ricambiare la mia disponibilit. E io lo attribuivo un po allintransigenza delle sue idee
e un po alla sua tristezza di vedova, unita e mescolata a un comprensibile timore per lintimit
inevitabile che ci avrebbe legato dora in avanti, noi, due estranee, e che gi mi aveva permesso di
scoprire certi piccoli segreti quel nastro, ad esempio, che continua a nascondere sotto lalto collo
della divisa
 Un sottilissimo nastro di velluto nero che porta fin dal suo arrivo e che quasi non si nota. Quel
primo giorno, quando si spogli sbottonando la blusa per indossare luniforme, io lo vidi di sfuggita: un
taglio scuro affondato nel candore della gola. L per l immaginai che si trattasse di un monile, chiuso
sotto gli abiti per rispettare il nostro regolamento che vieta qualsiasi gioiello. Ma il nastro era liscio.
Senza pendenti. E in seguito ho finalmente capito cos: un modo di mantenere il lutto, pur nel bianco
della divisa. Infatti non lo toglie mai, nemmeno quando va a dormire, lo slaccia soltanto al mattino per
lavarsi e tu sai la rapidit della nostra toletta, cinque minuti al massimo, non abbiamo tempo per lunghe
frizioni e soste davanti allo specchio, lurgenza del lavoro ci disabitua alla frivolezza, cos come ci ha
fatto abbandonare il busto
 No, te lassicuro, quel nastro non centra niente con la vanit e lei  davvero una gran
lavoratrice
 Era palese, quasi toccante, la sua voglia di riempire le lacune del tirocinio e cancellare la
brutta impressione iniziale, ma ormai era acqua passata e glielo dissi: brava, questo  un mestiere che
simpara con la pratica. Non sei daccordo, Elena? I corsi sono importanti, neh, importantissimi, per
un giorno in un ospedale di guerra ne vale cento alla scuola della Croce Rossa! Anche il capitano
medico la lod pubblicamente, ma la sua ammirazione eh! di sicuro andava pi alla donna che
allinfermiera. E infatti cominci a girarle attorno con la macchina fotografica
 Una Vest Pocket. Gli serve per riprendere la guerra. O, come dice lui, gli aspetti pittorici
della guerra. Cio le buche delle granate, i boschi spelacchiati dai cannoneggiamenti, le tende dei
militari, le baracche dei civili che sgobbano per trasformare i sassi in ghiaietto da massicciata e i feriti
nei loro letti  quelli vicini alla guarigione, che si mettono in posa e salutano quando li ritrae, e quelli
sepolti sotto le bende per colpa delle granate nemiche o di quei tubi di gelatina che tendono a esplodere
in mano invece di aprire varchi nei reticolati. Niente sfugge al nostro capitano, fotografa tutto, come se
dubitasse della sua capacit di ricordare, e si dispera quando lumidit danneggia le pellicole. Molti
ufficiali tengono un diario, il capitano medico Sironi va in giro con la Vest Pocket Kodak. E adesso alle
immagini catturate giorno dopo giorno, a questo suo quotidiano paesaggio bellico, vorrebbe aggiungere
unistantanea di Nora, che per ogni volta si schermisce e sorridendo nasconde il viso nellincavo del
braccio. E lui ogni volta insiste e brontola tra i baffi: su, ora non esageriamo con questa discrezione
sabauda! Ma alla fine rinuncia, anche se poi si fa accompagnare durante le visite, per darle
lopportunit, dice, daddestrarsi sotto le sue direttive e io non mi offendo per la preferenza, neh,
perch vedo bene come il suo umore dipenda dai begli occhi tristi della nostra volontaria. Che male c
se dentro linferno della guerra qualcuno scopre il gusto della gentilezza? E il capitano era assiduo ma
rispettoso, altrimenti sarei intervenuta, non dubitare.
 Mero fatta lidea che fosse una di quelle simpatie calde ma semplici e dirette, nate dal
lavorare insieme, dal condividere una vita limitata allessenziale, stesse privazioni, stesse ansie E
guarda com andata a finire!
 Lei? Lei era il riserbo in persona e si comportava con lui come con gli altri
 Eh, quanto hai ragione! Mai sottovalutare lorgoglio maschile. Se una donna si mostra
insensibile ma non vorrei averti messo fuori strada Quel rapporto che ti ha condotto fin qui, Elena
cara, non  stato scritto per vendicarsi, non ci sono sotto implicazioni di questo genere e se hai ancora
un po di pazienza, te lo dimostrer.
 Non farmi anticipare i fatti Per posso dirti fin dora che il sospetto avanzato dal capitano
nella famosa lettera centra ben poco con Nora Fenoglio, a mio parere, e molto invece con un malessere
generale.
 Oh, Elena, credimi,  la prova di una follia che nasce lass, sul caregon del padreterno, fra le
trincee e i nidi delle mitragliatrici  un delirio che scende dai contrafforti delle montagne e partendo
dalle vette cala fino a noi per soffocarci e confonderci la vista:  questa guerra che non finisce mai,
ecco cos! E da quando il generale Cadorna ha denunciato il pericolo del disfattismo, le cose vanno di
male in peggio, gli ufficiali vedono ovunque truppe insubordinate e tentativi di diserzione e mettono in
riga i soldati per estrarne uno ogni dieci e fucilarlo, in modo che il nemico  diventato doppio, ha il
colore giallo-nero delle bandiere austriache ma anche quello grigio-verde delle nostre stesse divise,
perci gli ufficiali non sanno pi in chi o in cosa riporre la loro fiducia e hanno crisi dasfissia, soffrono
dinsonnia, scattano per un nonnulla e quasi quasi sono pi preoccupata per loro che per la truppa.
 Anche laffare Fenoglio anche laffare Fenoglio
 Nasce da l, credimi, ma te lo posso provare in una sola maniera, continuando il racconto. E
senza saltare nemmeno un passaggio, neh, perch le storie hanno un meccanismo delicato e guai se
sinceppano, scadono di rango e immediatamente si mutano in chiacchiere perci ti prego, lasciami
proseguire
 Bene. Dunque a poco a poco, a passi misurati, anche fra me e Nora viene la confidenza. 
inevitabile, lo sai, per la necessit che abbiamo dappoggiarci alla nostra compagna e far fronte insieme
a questo mondo di soldati che ci chiude in una morsa ferrea, estranea alla nostra mentalit e talvolta
alla nostra stessa comprensione
 Alla tua no,  vero, ma tu hai sposato un generale, Elena mia, vorr pur dire qualcosa!
 Vedi? Se anche a te serve unamica, figurati a Nora, una novellina! Quindi cominciamo a
familiarizzare e nei momenti di tregua, principalmente nellora di libert dopo colazione, iniziamo a
uscire assieme per qualche breve passeggiata. Io prendo il mio alpenstock, Nora il suo, e, a meno di
qualche imprevisto, si va a respirare. Maggio  stato bello quass e camminando il cuore sallarga, 
pi facile liberarsi del peso dellospedale, di quei continui discorsi su febbri, suture e interventi
chirurgici, di quella costrizione enorme che ci obbliga a dimenticare noi stesse, a uscire dalla nostra
mente e perfino dal nostro corpo per occuparci dei corpi altrui. Cos passeggiamo fermandoci ogni
tanto a osservare i monti scavati dai camminamenti e dalle trincee, i costoni, le rocce, le pinete nere
contro il cielo lucido e il torrente che corre tra i sassi e procede storto come la riga di sudore sulla
fronte contratta dei nostri ricoverati. Allora parliamo di noi, dei miei genitori che hanno pianto per il
dispiacere quando mi sono iscritta alla Croce Rossa oppure di sua figlia, povero topolino senza
mamma, affidato alle premure della nonna e della zia Elvira. E una volta mi ha mostrato, tirandola fuori
dalla tasca della divisa, una minuscola scarpa da lattante, in lana rosa, che era stata di Sofia, e io me la
sono vista a sgambettare dentro la culla, una bambina mangiona, attaccata al suo poppatoio
 S, unimmensa nostalgia che la fa soffrire
 Forse  come dici tu, Elena, forse quando sono tanto piccoli la madre non dovrebbe separarsi
dai figli, nemmeno per la causa pi nobile. Ma prova a valutare il comportamento di Nora sotto un altro
aspetto, considera il suo bisogno di cercare un sollievo, una via di guarigione perch quando si
sopravvive a un marito molto amato e lei laveva molto amato
 Oh, di sicuro non era stato un incontro rituale, il loro. E non era avvenuto tramite la famiglia,
bench in qualche modo centri la sorella che, tra le due,  la vera attivista, quella che passa da una
riunione alla Camera del Lavoro a un comizio in borgata Crocetta e, come se non bastasse, si picca
pure di studiare il francese!
 La cosa  tuttaltro che irrilevante, mia cara ispettrice, ed  per questo che te ne sto
parlando Il francese, infatti, Elvira lo studia con un professore didee simili alle sue, convinto cio
che bisogna dare una spinta alla Storia, se la Storia va avanti troppo piano. E il professore in questione
indovina chi ?
 Per lappunto: Matteo Fenoglio.
 Non solo era un uomo colto, ma anche piuttosto famoso nei circoli socialisti. Per la sua abilit
oratoria e pure per essere stato lamante di unesule russa, una bionda rivoluzionaria pi vecchia di lui,
scampata alle carceri dello zar e morta in un sanatorio svizzero Me lha raccontato Nora.
Aggiungendo che simili faccende, sia ben chiaro, non avevano importanza n per lei n per Elvira,
perch ci che conta  lonest del sentimento. E questa rettitudine non poteva mancare in un uomo
stimato da sua sorella. Cos, quando Elvira tornava dalle lezioni, si faceva descrivere la biblioteca piena
di libri rari, limmensa scrivania affollata di carte, il mappamondo istoriato da un celebre pittore, e i
quadri, il violino poggiato sulla sedia Ma poi vuole il caso, la fatalit o il malizioso dio con larco,
scegli tu, Elena, insomma succede che un giorno il professore si ammali e dimentichi di ritirare la
rivista sindacale a cui  abbonato e che viene distribuita proprio dalle due sorelle.  un impulso, quasi
una chiamata: Nora indossa un vestito elegante  colletto larghissimo che le copre le spalle, polsini
bordati da un filo di ricamo  e, vincendo unimprovvisa timidezza, bussa alla porta di quelluomo per
consegnargli la copia che gli spetta in virt dellabbonamento...
 Lei in persona. Senza vergogna E per capire il carattere di Nora, e quindi per qualche verso
anche laffare Fenoglio, io credo che bisogna risalire proprio a quel primo incontro, a quel momento,
allistante in cui il nostro professore apre il suo studio alla giovane attivista e lei entra e vede la
scrivania, le carte, i libri, il mappamondo:  allora che saccende un dialogo destinato a non spegnersi
pi. Daltronde la fama di Matteo Fenoglio  meritata:  un gran parlatore e, nellascoltarlo, Nora
dimentica dessere nella nebbiosa Torino e si ritrova dincanto sulla riva di fiumi bianchi, a Mosca, a
Pietroburgo, scivola su strade coperte di neve farinosa, partecipa alle rivolte di piazza e si mescola alla
folla,  l quando lesercito apre il fuoco e i ragazzi cadono come susine mature dagli alberi su cui si
sono arrampicati per osservare lo spettacolo della sommossa. Nora guarda e ascolta, un pomeriggio a
seguito dellaltro, e ben presto la sua curiosit iniziale verso quelluomo dalle molte letture e dagli
amori esotici si trasforma in un senso di calda comunione. Un affetto che viene salutato con entusiasmo
dalla sorella ma con molte riserve dai genitori  e questo me lha confessato, con un filo damaro nella
voce, durante una delle nostre passeggiate allaria aperta.
 Temevano che si trattasse di uninfatuazione romantica e i Gribaudo, a quanto pare, non
tengono in gran considerazione il romanticismo... Va a finire comunque che non passa un mese e Nora
sposa il suo professore. Con rito civile, neh. E lui subito la prega di chiamare Sofia la prima figlia che
verr, in ricordo della rivoluzionaria russa
  quello che le ho chiesto anchio, ma Nora si  stupita e ha detto di no, che non si era
adombrata per la proposta, che anzi tanta dedizione le era parsa il segno di un animo sensibile e una
garanzia pure per lei, perch chi dimentica troppo facilmente i morti  portato a dimenticare altrettanto
facilmente i vivi. Nora era sicura di conoscerlo bene, il suo Matteo, dato che il loro amore non si
nutriva affatto di poesia, come a torto sospettavano in famiglia, bens di conferenze pubbliche, di
manifesti scritti a due mani contro linfamia della guerra, di accese discussioni alla Casa del Popolo,
quando ancora lItalia era neutrale ma i socialisti gi divisi e il direttore dellAvanti, quel Mussolini,
era passato alla parte avversa e aveva addirittura fondato un nuovo giornale per sostenere lintervento
contro Austria e Germania. Nel nostro ambiente, mi ha detto Nora, eravamo tutti disorientati Si
discuteva, si discuteva, e intanto la guerra ci soffiava alle orecchie. Ma non erano solo i socialisti ad
azzuffarsi, te ne ricordi, Elena? Sembra un secolo fa: i prezzi crescevano, gli scioperi sintensificavano,
perfino latmosfera della domenica era diversa, pi eccitata, eppure nessuno credeva veramente alla
possibilit della guerra, ci pareva che appartenesse al mondo di ieri o al mondo di fuori, alle colonie, ai
paesi doltre oceano, nemmeno i vecchi sapevano pi cosa fosse, perch lItalia e lEuropa sono state in
pace per molto, molto tempo. E invece eccola che spunta proprio sul continente. E sullAvanti fa la sua
comparsa quellambigua parola dordine: n aderire n sabotare.
 No, lei non laccetta. Anzi sinfuria e protesta contro una posizione che giudica da filistei, da
commedianti della politica Sostiene che laffare  serio, troppo serio, neh, e i disgraziati che lo
prendono alla Ponzio Pilato, lavandosene le mani, dovrebbero essere cacciati dal partito. Non erano
stati espulsi i riformisti che avevano votato la guerra di Libia? Matteo per, il suo Matteo, finisce
proprio per abbracciare quella parola dordine. E dun tratto Nora si sente nuda.  esattamente questo
laggettivo che adopera nel raccontarmi la vicenda: nuda. Spogliata del suo futuro personale e
dellavvenire dellintera umanit. Il domani non esiste pi se Matteo, suo marito, luomo che
annunciava prossimo il tempo della rivoluzione, che sapeva narrare a meraviglia le sommosse della
Russia e la conduceva per mano tra i fal appiccati dai contadini o tra gli studenti delluniversit,
questo stesso uomo dimprovviso  almeno cos sembra a lei  apre la finestra a un patriottismo
esagitato e finisce per giustificare una guerra che, a sentir lui, completerebbe il Risorgimento. E Nora si
chiede: com possibile una simile metamorfosi in pochi mesi? Quando  avvenuta? Quand che si
sono divise le loro strade?
 Peggio, Elena: per lei  un terribile disinganno
 Voglio dire che, dal punto di vista di Nora, Matteo Fenoglio non sta rinnegando solo i comuni
ideali ma il loro stesso amore, il senso della loro unione. Perch lei non si era sposata per dovere
sociale, come tutte, bens per mostrare al mondo che lattivit pubblica, quando  condivisa, pu unire
marito e moglie pi della stessa vita privata. E ora, invece Ma  in nome di questa ambizione che
Nora non si arrende e, mentre in Europa cominciano a levarsi i bagliori polverosi delle artiglierie, lei
simpegna nella sua battaglia personale e le liti si mescolano ai ragionamenti e le dispute alle
rappacificazioni notturne, che non tardano a dare il loro frutto.  incinta di quattro mesi quando lItalia
entra ufficialmente in guerra e suo marito, il professore, decide di arruolarsi.
 Ma s, ma s
 Per noi, Elena  chiaro che per te o per me  una scelta di nobile coerenza, ma per Nora 
tuttaltro. Le loro posizioni non sembrano pi conciliabili, questo  il problema, e adesso meno che mai
lei  disposta ad accettare ragioni che non la convincono, il gran parlatore non lammalia pi, anche se
la notte, quando sprofondano nellintimit del letto, lui cerca argomenti per convincerla e il buio gli
suggerisce tono e stile. Ti sembra bello, sussurra a luci spente, che i proletari combattano al posto mio?
Daltronde,  il suo ragionamento, prima o poi sar richiamato e non sono un anarchico individualista
per pensare alla diserzione, e nemmeno  giusto, per chi crede nel socialismo, imboscarsi nelle retrovie
mentre gli altri vengono mandati al fronte, spesso contro la loro volont. Il palmo della sua mano 
tiepido quando laccarezza e lei, di nuovo, annega in quel tepore. Almeno, lo supplica, aspetta di essere
richiamato, aspetta che nasca tuo figlio. E lui: oh, sar una bambina, vedrai. Ma al mattino tutte le
vaghe possibilit rimaste sospese tra loro si mostrano, ogni volta, per ci che sono realmente:
intenzioni irriducibili, dalluna parte e dallaltra, e Nora sente con spavento lansia di partecipazione
che cresce nellanimo di Matteo a ogni notizia che arriva dai campi di battaglia dellIsonzo  un
bisogno quasi fisico di prima linea che le provoca unestraneit simile alla ripugnanza. E allora un
giorno mette in valigia qualche vestito e va a bussare alla porta di via Garibaldi
 La casa di sua madre e di suo padre, oltre che di sua sorella.  Gi. Detto in termini pi crudi:
lascia il tetto coniugale, abbandona il marito.
 Proprio cos: abbiamo qui a Borca una vedova di guerra che ha rinunciato a essere moglie,
una moglie di fatto, ben prima di diventare vedova.
 No
 No, Elena, io non la condanno.
 Forse perch c una durezza in me che ho ritrovato in lei Anchio ho fatto qualcosa di
simile quando ho rotto con Edoardo. E per fortuna non era che un fidanzamento!
 S, sono stata io a rompere.
 Come potevo parlartene: era un bel livido! E solo a sfiorarlo faceva male, neh.
 Se vuoi bench non ci sia molto da spiegare... Ricordi quando arriv la chiamata per
imbarcarci sulla Menfi? Dovevamo andare a prendere i malati e i feriti della guerra di Turchia per
curarli durante il viaggio di ritorno Dio mio, Elena, quanto dur quella missione!
 Un mese, s, ma lunghissimo, interminabile, trascorso dal primo giorno allultimo a bordo del
piroscafo, senza mai scendere Perfino quando attraccammo nel porto darrivo ci negarono il
permesso di sbarco: era terra mussulmana, inadatta alle signore! Basta. Lasciamo perdere. Piuttosto tu
sai con quale entusiasmo io accolsi la chiamata. Ero riuscita a strappare il consenso a mio padre e
anche a Edoardo, o almeno cos immaginavo, perch invece dun tratto, con un cipiglio che non gli
avevo ancora visto, lui mi chiede un colloquio da solo a sola e, con unaria da mercante che sta
subodorando il cattivo affare, mi tiene un discorso complicato il cui succo : o me o la Menfi. Dovetti
scegliere, Elena. Ecco tutto.
 No, pentita no anche se a volte al posto del cuore mi sembra davere una prugna secca
 No, ti ho detto che non me ne pento, davvero
 Ma perch credo nel nostro lavoro. Senza la nostra spinta mai e poi mai le italiane si
sarebbero mobilitate per partecipare alla guerra, e invece guarda che adesione! Straordinaria. E
soprattutto utile. AllItalia e pure a noi, Elena, perch questo ci aprir la strada a cose grandi, alla stima
pubblica e magari, chiss, al diritto di voto, lo dicono in tante
 Purtroppo!
 Purtroppo hai ragione, non  generoso imporre condizioni alla patria per il nostro impegno,
farne oggetto di scambio corriamo il rischio di comportarci come gli uomini, sempre attenti ai propri
interessi di parte S, sono ben consapevole di questo pericolo, ma esiste forse un altro modo per
ottenere ci che ci spetta? In ogni caso, mia cara, tornando a Edoardo, la verit  che non lho lasciato
per motivazioni alte e nobili, ma per rabbia. Per la pura e semplice rabbia di sentirmi ridotta a un
gingillo, per quanto prezioso, a una cosuccia da tenere al riparo per evitare che si sciupi e perda valore
agli occhi del mondo. Ed  una rabbia, Elena, che continua a rendermi pi dura del necessario. Capisci
adesso? Con questo sentimento in corpo come posso condannare Nora per aver voluto segnare una
distanza dalluomo che a suo giudizio  Elena, sia chiaro, a suo esclusivo giudizio  ha tradito un
ideale, ma non uno qualsiasi, bens proprio quello che a suo tempo li aveva uniti e che per lei conta
evidentemente pi della concordia familiare, perfino pi del matrimonio
 Questo non poteva saperlo! Nessuno sospettava che il reparto fosse destinato da subito alla
prima linea
 Ti ripeto: non voglio difenderla. Per considera che se oggi si trova a pochi passi dal fronte, in
un luogo dove non si sarebbe mai sognata dessere
 Rimorso? Mah. Non userei questo termine. Diciamo piuttosto che, se oggi  qui,  anche per
via dello stravolgimento ottico che, dopo la morte di una persona cara, ti costringe a rileggere il
passato, a cercarne il senso guardandolo da una prospettiva opposta alla precedente Insomma Nora
cammina cos, con lanimo rivolto allindietro. Ma, nonostante seguiti a girare lo sguardo verso il suo
povero marito, temo che non riesca a vederlo come leroe che  voluto diventare: lei vede, ancora e
sempre, il suo Matteo, il gran parlatore. Perci  inevitabile che accanto a questuomo, magari in un
angoletto del quadro, a volte scorga lombra di una seconda immagine, di una se stessa col braccio
alzato per bussare alla porta dei genitori. E non escludo che, nel ricordo, il gesto le sembri troppo
crudele: in fondo avrebbe dovuto saperlo che in guerra  facile morire, questo s. E c poi un episodio,
uno in particolare, di cui in effetti si rimprovera: un incontro mancato Perch non volle riceverlo
quando si present con la divisa da sottotenente, gli neg laccesso alla sua camera di puerpera e al
professore non rimase che scostare la cuffia dalla fronte della bambina, posarvi un bacio e partire con la
tradotta verso lest. Il telegramma del Comando militare arriv qualche mese pi tardi, insieme a una
cassetta. Anchessa listata a lutto. Allora lei sciolse nodo per nodo lo spago che la teneva chiusa e,
dopo aver preso con delicatezza e poggiato in grembo quel niente che conteneva, un libro di poesie, un
paio di lenti, un bocchino dambra scurito dal fumo, s, forse a quel punto si giudic e in qualche modo
si trov colpevole
 Altrimenti non sarebbe qui, neh.
 Per cosa?
 Aspetta, Elena, abbi pazienza Vedrai che tutto diventer pi chiaro se adesso riprendo
lordine del racconto e torno a Borca, al nostro ospedale e alla nuova volontaria, che ormai  una di noi,
 la mia compagna, e tuttavia si porta dentro un segreto... Siamo a giugno, ma dopo i primi, timidi
segnali di unestate che savvicina, il tempo si  messo al brutto e per una settimana non fa che piovere.
In una di queste mattinate acquose arriva il Dodicesimo Zappatori, seguito dalla Brigata detta olio e
aceto per via delle mostrine gialle e rosse, e luno e laltra si attendano sul pratone che costeggia il lato
sinistro della nazionale, un manipolo duomini destinati a scavare come talpe dentro il ventre delle
montagne, a costruire capponiere, fortificare camminamenti. Uno degli ufficiali viene trasportato a
braccia e ricoverato durgenza per un terribile attacco di reumatismi, sai, a forza di stare in guazzetto,
nel fango, nei piovaschi per farla corta,  malato. Ma essere soltanto malati  agli occhi del nostro
capitano medico un grave torto, non proprio una diserzione, ma quasi. Di conseguenza luomo viene
deposto nellinfermeria riservata ai militari di grado superiore  due soli letti, ciascuno col suo com e
una sedia  e abbandonato alle discutibili cure dellattendente, un omaccione della bassa Italia,
incapace di articolare una qualsiasi parola ditaliano. Anche lufficiale viene da laggi. Ma a differenza
del suo attendente ha una bella figura, un naso classico e un eloquio appropriato, nonostante laccento
duro dei siciliani. Linfermeria  gelida, dai muri stilla unumidit che sembra arrivare direttamente dal
cuore della terra, una muffa putrida che allufficiale non giova affatto e lo costringe, quando i dolori
aumentano, a cercare conforto in una bottiglina piatta che tiene sotto il materasso. Diluvia ancora per il
resto del giorno e per lintera notte. Unacqua furiosa, che il vento spinge dentro le corsie ogniqualvolta
mi azzardo ad aprire le finestre per alleggerire il tanfo dospedale. C chi trema di freddo sotto le
lenzuola e chi brucia di febbre. Nel buio, i lampi svelano al di l dei vetri le tende fradice e i ripari di
frasche gocciolanti, dove i soldati marciscono nel sonno. Infine, allalba, smette di piovere. Sono sul
punto diniziare il mio giro fra i letti con termometro e siringhe, quando, nel passare davanti
allinfermeria degli ufficiali, scopro Nora che sta conversando a bassa voce con il bel siciliano.
Luniforme con le mostrine olio e aceto  appesa in fondo al lettuccio e, seguitando a parlare, Nora la
sgancia dalla sbarra di ferro e la solleva controluce per esaminarla.  la giubba di un combattente, in
pessime condizioni, ma di questo lei non dovrebbe preoccuparsi
 Su faccende del genere, Elena, sono sempre stata fermissima, ne va della nostra
autorevolezza: nostro compito  curare le persone, non i vestiti. Del resto gli ufficiali hanno i loro
attendenti e i soldati, per vincere la noia, fanno volentieri quello che a casa non farebbero mai:
attaccano bottoni, lavano biancheria, puliscono sotto le brande Tutto pur di tenersi impegnati, neh.
 Dunque sono l che mi chiedo cosa diamine significhi quella scena, quando sento il passo
affrettato del capitano medico Sironi. Arriva di furia ma, nellavvicinarsi, rallenta e infine si blocca,
colpito anche lui dallinsolito quadretto. I suoi occhi si posano sul profilo di Nora, sopra le braccia
bianche che la divisa lascia scoperte fino al gomito, quindi risalgono su, perplessi, esitanti, di nuovo
scendono sulle mani che tastano con leggerezza e, quasi carezzando, tengono alta quella benedetta
giacca Ed ecco che lo sguardo del capitano sintorbida e perfino i baffoni ispidi ora sono gonfi dira
trattenuta. Ma Nora ha avvertito la nostra presenza e rapida, spontanea, si volta rivelando due guance
umide. Le mostrine di mio marito. Del suo reggimento, dice. E tende verso di noi il prezioso bottino.
Cos infine io so e tutti sappiamo lo scopo, la finalit, il vero motivo per cui Nora  qui.
 Non lhai capito?
 Per la speranza, quanto mai ingenua, di rintracciare il luogo dove  sepolto Matteo Fenoglio e
per lintenzione, ancora pi ingenua, di recuperarne il corpo.
 Eh, la guerra non divora solo carne e sangue, Elena mia. Purtroppo inghiotte individui e
risputa telegrammi. Ruba ai morti la loro storia. Ed  proprio per non piangere sopra un fantasma che
Nora Gribaudo Fenoglio ha abbandonato la casa dei genitori e una bambina piccola: lha fatto perch
vuole tutto quello che non pu essere contenuto dentro una cassetta spedita da un Comando militare.
Un corpo, innanzitutto. Quel singolo corpo. Col suo singolo destino. E se non sar possibile, vuole
almeno qualcuno, un ufficiale dello stesso reggimento o un soldato della truppa, non importa, una
persona qualsiasi in grado di spiegarle come e quando  morto Matteo Fenoglio e chi lha colpito e il
punto esatto, lalbero, la sponda, la roccia dov caduto.
 Ti ripeto ancora una volta: considera la sua formazione Non dimenticare, Elena, che Nora 
stata educata al socialismo e, per quanto in famiglia laccusino dessere troppo romantica, in verit 
pragmatica al pari di tutti i socialisti che sispirano ai lavoratori della Fiat.
 Voglio dire Insomma, gli operai per cosa lottano o sostengono di lottare? Per la giustizia.
Ma la giustizia che intendono loro  una paga pi alta, un turno di lavoro ridotto, e di conseguenza i
socialisti, quelli abituati a pensare nella stessa maniera, quando agiscono lo fanno per ottenere risultati
concreti, materiali, non si muovono esclusivamente per filosofia, come sostieni tu, Elena cara. E questo
vale pure per Nora. E dunque, quel mattino ormai lontano di maggio, era salita sullomnibus della
Croce Rossa diretto a Borca non per un astratto senso di colpa o men che meno per unadesione tardiva
alla causa interventista, ma perch aveva qualcosa da raggiungere e toccare: la morte di suo marito, per
lappunto. E finalmente ecco le mostrine, ecco lufficiale che cerca  ed  il primo che incontra dal
giorno del suo arrivo. Non un vero e proprio compagno darmi, tuttavia: il reggimento aveva subito a
pi riprese numerose perdite, era stato rinnovato e lufficiale era dei nuovi, non aveva fatto in tempo a
incontrare Matteo Fenoglio e adesso se ne dispiace con Nora, puntando il gomito sul cuscino per tirarsi
su e fissare in viso quella volontaria dalle braccia morbide e la voce sofferente. Non lho conosciuto,
si rammarica, ma chieder informazioni non appena sar di ritorno alla compagnia. Sicuro,
mormora il capitano medico, una volta guarito e tornato indietro e zittisce di colpo, cos che la
frase cade dentro una specie di vuoto e lufficiale si rabbuia, Nora increspa le sue lunghe sopracciglia e
io abbasso la testa
 Per il suono di quellavverbio: indietro Una parolina breve breve, neh, che per contiene
la dannazione grande del nostro lavoro. Ce li portano straziati e noi li medichiamo, li bendiamo, li
avviamo alla guarigione e tutto questo affannarsi a che serve? A rimandarli indietro, perch si
facciano sbudellare di nuovo dagli shrapnel! Basta. Ora non voglio pensarci Passano i giorni,
dunque, e la brigata olio e aceto se ne va. Sul pratone, al posto delle tende bianche con controtenda
verde, ci sono scarpe rotte, mollettiere sbrindellate, escrementi umani, sterco di muli e un semenzaio di
bossoli esplosi. Anche lufficiale siciliano con il suo attendente torna in prima linea e per Nora inizia il
periodo dellattesa.  sicura che, da galantuomo, lui manterr la promessa e prima o poi riapparir per
condurla in montagna o per guidarla a unansa del fiume o dietro una trincea scavata nella pietra o su
pendici scoscese, fra abetaie coperte di neve, dove si fermer per dire: questo  il luogo. E bench il
tempo scorra e allospedale continui ad arrivare soltanto la triste folla dei feriti, la speranza di quel
momento le regala unenergia luminosa, una leggerezza che la rende molto diversa dalla compagna
malinconica, schiva, severa, a cui mi ero abituata. Perci anchio che ormai conosco ogni suo segreto, o
immagino di conoscerlo perch lei me lha fatto credere, sia pure in piena innocenza, anchio ricavo
maggior piacere dalla nostra coabitazione, dal dover stare assieme ventiquattrore su ventiquattro.
Ormai lavoriamo affiatate, possiamo dirci amiche. E il diciannove giugno per fortuna ci coglie in
questa disposizione danimo
 Non  stata unemergenza delle solite, Elena. Proprio per niente.
 Comincia tranquillo, un giorno uguale a tanti, di sole calmo e brezza montana che passa a
folate attraverso i rami della quercia nel cortile della nostra scuola, e io mi sveglio di buonumore
perch ho dormito bene e difilato dopo qualche notte dinsonnia. Allalba, la consueta corv in corsia.
Mi occupo insieme a Nora delle medicazioni fino a met mattina circa, quando dalle finestre aperte
entra un rumore che a poco a poco cresce, sintensifica, un fracasso di ruote pesanti, un gran frastuono
di macchine che savvicinano e tutta un tratto, senza preavviso, ci ritroviamo al centro dun traffico
incredibile di autoambulanze che sopraggiungono una dietro laltra e carri, camion, carrette, veicoli
dogni genere che si fermano davanti allospedale e ancora sallungano in fila sulla strada. Il capitano
medico Sironi manda un autista a chiamarci durgenza e il ragazzo corre su, ci ansima in faccia: cloro,
gas, gas e si precipita di nuovo dabbasso per aiutare a riempire le barelle. Scendiamo mentre i
piantoni iniziano a scaricare un autocarro Fiat. Alzano le tende laterali ed eccoli l: cadaveri e feriti,
soldati che muoiono nel medesimo istante in cui vengono scaricati e vivi che paiono ubriachi, con la
schiuma alla bocca, gli occhi fuori dalle orbite, la faccia stravolta, il petto risucchiato dalle convulsioni
e risospinto in fuori da una squassante ricerca daria. Lospedale si riempie fino allinverosimile,
dobbiamo stipare due o tre soldati per letto, che soffocano e vomitano e rantolano luno addosso
allaltro. Il caldo si fa appiccicoso, la puzza insopportabile. Le lenzuola, i materassi, il pavimento, i
muri sono imbrattati di rigurgiti, liquami gialli, sangue e feci ovunque:  il gran ballo delle mosche.
Bisogna far presto, ma la confusione  immensa e ci sovrasta, ci aggiriamo in una babele di lingue, fra
moribondi che tentano di farsi capire e balbettano parole in dialetti sconosciuti ed  orribile non riuscire
a comprenderli, poi qualcuno grida: cristu! in perfetto accento torinese e a me viene naturale
accostarmi, ma subito me ne vergogno come di una parzialit. Il capitano medico sembra ammattito, d
ordini e contrordini, applicazioni calde di qua, vesciche di ghiaccio di l, e ossigeno, ossigeno senza
risparmio, tutto lossigeno che abbiamo  che non si sapeva e ancora non si sa in che modo curare i
gassati. Nora in un primo momento mi segue passo passo, frastornata, ma ben presto va per conto suo,
inietta calmanti, disinfetta con acqua iodata, lavora mostrando una resistenza fisica da autentica
infermiera. Poi lemergenza finisce e siamo noi adesso a muoverci come ubriache: con gesti da automa
ci laviamo, ci rassettiamo, dietro preghiera del capitano medico ci presentiamo in mensa, ma la
minestra mugugna nello stomaco e dopo due cucchiaiate labbandoniamo per andare a buttarci sul letto,
dove restiamo a occhi aperti nel buio, silenziose, immobili, braccia e gambe che pesano quintali e ci
tirano gi, verso linferno. Infine spunta lalba e io mi alzo a fatica, a tentoni apro larmadio e recupero
la maschera antigas:  dal giorno della nube di cloro che non la nascondo pi e la tengo a portata di
mano. Eccola l, appesa al muro
 Eh no, non  un bellarredo. Non aiuta il buonumore. Soprattutto al mattino, quando lo
sguardo mi cade sul boccaglio che pende come un lombricone gialliccio o sullocchiale con quei bulbi
tondi e sporgenti da rospo in agguato, pronto a saltarmi sulle spalle. A proposito: ne ho uno anche per
te di questi rospacci, il comitato cittadino di Belluno ormai li spedisce a carrettate perch le scuole
femminili, in ossequio alle direttive del Ministero, non fanno altro, passano il tempo a confezionare
maschere  forse un po troppo artigianali, neh!
 Esauste, Elena, lemergenza ci aveva lasciato esauste Ed  per questo che, finito il
bailamme, il capitano medico Sironi si sente in dovere di proporci un breve periodo di riposo, magari a
Belluno, se un viaggio a Torino ci sembra troppo lungo. Lui pure  stanco, per non ci sono medici che
possano sostituirlo, cos lunica ricreazione che pu concedersi sono le sigarette. Fumerebbe tre
pacchetti di Macedonia al giorno se si trovassero, ma poi saccontenta di qualsiasi schifezza:
nonostante la penuria di cicche, i baffi gli puzzano di tabacco a due metri di distanza! Dunque il
capitano ci offre un congedo. Ma controvoglia. Per senso di responsabilit. E lo dichiara apertamente,
allargando le braccia: La decisione  vostra. A lui per non piace, no, non gli va affatto di doversi
privare dun personale gi sperimentato. E anche della vostra presenza, aggiunge in uno sprazzo di
rude sincerit, lisciandosi involontariamente i mustacchi. Ci nomina entrambe, parla al plurale, ma i
suoi occhi scuri, sempre un po spiritati, sappuntano al solito su Nora.
 Bada, non  cos semplice
 No, Elena.
 No, ti ripeto magari in parte laffezione era evidente, per diversa, pi complicata, pi
sottile del comune sentimento che pu nascere fra un uomo e una donna. Se mi concedi una battuta,
ecco, direi che Nora, col solo apparire in corsia, produceva sul nostro capitano un effetto simile, per
certi versi, a quello di un sigaro dopo cena
 Ma s, sar il suo spiritaccio prosaico che mi ha contagiato! Per non mi sbaglio, credimi. A
volte succede, negli ospedali militari. Lo sai anche tu. Una figura femminile passa tra i letti e gli
uomini si calmano, come se allimprovviso venissero riportati a una normalit familiare, dentro una
dimensione domestica
 Basta. Per farla corta, va a finire che, pur ringraziando il capitano medico Sironi per la licenza
che mi sta offrendo e che in ogni caso mi spetta, lo rassicuro: resto. Anzi, restiamo. Entrambe. Una
rinuncia scontata, peraltro: Nora continua a vivere dattesa, aspetta lufficiale siciliano o un suo
emissario, qualcuno che si presenti con le rivelazioni promesse, quindi non pu e non vuole assentarsi
nemmeno per un attimo. E io preferisco dare continuit al servizio
 Non preoccuparti. Mica lo faccio per dovere, neh!  che dopo mesi e mesi di corsia il caos
cittadino mi disturba, non sopporto pi dessere catapultata da un momento allaltro in mezzo allo
scampanellio dei tram e alle luci dei negozi, tra gonne fruscianti e grammofoni che invocano Mar. 
come sbarcare sulla luna con lippogrifo, in unatmosfera che mi procura crampi al petto impedendomi
di parlare: lultima volta sono rimasta muta per tutta la durata del permesso e mamma e zia Clotilde
non sapevano che pensare. Meglio se mi fermo con i miei malati. Tanto pi che il Comando
maccontenta volentieri: il personale scarseggia, dato che  invalsa questa strategia di lasciare pochi
uomini nelle unit sanitarie per inviarne il maggior numero possibile in trincea, dove non ce n mai
abbastanza Dunque resto. E per fortuna non abbiamo pi emergenze. C anzi un momento di tregua
nei combattimenti. Le corv non sono pesanti e la sera riesco perfino a imbastire qualche toppa sulle
coperte mangiate dai topi
 Che vuoi farci,  una gara: loro a rosicchiare, io a rammendare. E intanto, senza che quasi ce
ne accorgiamo, arriva davvero lestate. Pare che la guerra si sia spostata verso est, confinandoci ai suoi
margini. I ricoveri non sono numerosi: alcuni casi di febbre intestinale  alpini che, avendo perso i muli
con il rifornimento dacqua, per dissetarsi hanno bevuto in pozze infette  oltre alle solite ferite da
taglio o da piombo, per non gravi. Per due o tre giorni nelle corsie abbiamo soltanto ragazzoni
affamati che da un letto allaltro, inghiottendo saliva, si raccontano la bont delle pappardelle o della
polenta concia o dello smaccafam che, a quanto dicono i trentini, riempie lo stomaco per unintera
settimana. Purtroppo, e te ne accorgerai fra breve, quass il rancio non si distingue n per quantit n
per qualit, ma la colpa non  del cuoco,  la miseria che si fa sentire su tutta la linea del fronte, da
questo lato e dallaltro, bench i montanari dicano che gli austriaci mangiano crauti e bevono vino del
nostro, rubato. Sta di fatto che questestate i nostri malati dovevano saziarsi a chiacchiere
 Gi e, mentre loro si riempiono la bocca al posto dello stomaco, noi continuiamo a
sterilizzare ferri e pulire piaghe dentro il solito lezzo di pus e creolina.  il nostro lavoro. Il mio
lavoro. E fino a qualche tempo fa, ovunque lo svolgessi, mi faceva sentire al centro del mondo. Nel
posto giusto. Dove le cose accadono e la mia esperienza torna utile. Ma da quando sono a Borca questa
sensazione a poco a poco  franata come i paesi qua attorno, che ogni tanto si sgretolano e scendono a
valle e infine ho dovuto prendere atto della realt, Elena, e cio che da questo nostro guscio
microscopico, insignificante, noi non riusciamo a scorgere proprio un bel nulla: siamo murati dentro le
montagne. Ma pi dei monti  la mancanza di notizie che ci toglie la prospettiva ed  comprensibile che
questo risulti particolarmente gravoso a Nora Fenoglio, abituata a vivere in mezzo alle novit di
giornata, fra un dibattito al Circolo socialista e un incontro alla Camera del Lavoro. Dunque non mi
sorprendo quando comincia a fare quello che daltronde tutti, qua, fanno senza problemi, e cio si mette
a mendicare informazioni: dai soldati in transito, dai fornitori dellesercito, perfino da certe donne che
vengono da paesi lontani e, assoggettate alla disciplina militare, salgono in alta quota con le gerle
cariche di munizioni e legname e perci sanno cosa si sta muovendo sul versante nascosto, laggi, oltre
il caregon del padreterno che mi sembrerebbe pi giusto chiamare caregon del diavolo
 Elena, non possiamo vivere come talpe,  inumano pretenderlo! Va bene obbedire in silenzio,
come prescrive il nostro regolamento, ma questo non significa chiudere gli occhi e pure le orecchie!
 Ma s, i giornali il capitano medico se li fa recapitare dal Guarnieri, che non vede lora di
scendere a Belluno, dove, a quanto ho sentito, c una cameriera propensa a concedergli qualche
servizietto s, i giornali prima o poi li leggiamo, il dibattito in parlamento, i fatterelli delle retrovie
ma i giornalisti in zona doperazioni mica li lasciano arrivare, neh! E senza notizie dal fronte  difficile
capire perch questa guerra non vada n avanti n indietro o perch i successi siano pari agli insuccessi.
Fino a poco tempo fa, almeno, se ne discuteva serenamente e nessuno aveva paura dessere frainteso o
di passare per austriacante, visto che stiamo rischiando la vita per lItalia: ognuno diceva la sua
 Anche Nora, s, anche lei.
 Liberamente, come tutti. Poi
 Poi  successo, cara ispettrice, che con lo spauracchio del nemico interno ci hanno levato
pure lo sfogo del parlare e oggi come oggi, prima di aprire bocca, bisogna pensarci su due volte. E cos
il silenzio si  aggiunto allimmobilit snervante di questa guerra che gli uomini consumano nelle fosse
delle trincee e noi nellattesa delle ambulanze Questestate ho creduto dimpazzire!
 Un agosto afoso, tormentato dalle mosche Giorni lunghissimi, Elena. E Nora li accorciava
scrivendo alla sorella. Ma poi il Comando ha fatto passare intere settimane senza inviarci la posta n
ritirarla e allora lei, dalle finestre dellospedale, spiava di continuo la strada, sperando di veder spuntare
l in fondo il motociclista. Ma non cera che polvere. E il tempo sembrava fermo, sospeso persino nel
corpo. Pensa che a me si  bloccato il flusso mensile e a Nora la crescita dei capelli, che aveva tagliato
a primavera
 La solita invasione di pidocchi.
 Vedrai Li ha tuttora corti corti e non gliene importa: lultima moda dal fronte!  cos che
scherza. Ma, quando non  in uniforme, ha preso il vizio di starsene a testa scoperta, senza velo o
cappello. Non che stia male, per ti confesso che quelle ciocche in libert Se soltanto le
ricrescessero! Il vantaggio, almeno,  che questestate non ha patito troppo, quando faceva talmente
caldo da costringerci a rinunciare pure alla camminata dopo pranzo. Per uscire, bisognava pazientare
fino al tramonto, anche se al buio era un rischio e di conseguenza gli itinerari delle nostre passeggiate si
erano molto ridotti. Ma se non altro si respirava! Finch una sera, mentre siamo alle finestre del primo
piano a contemplare i monti che scuriscono, ecco il capitano medico. Arriva e ci chiede a bruciapelo:
Signore, vi piacerebbe assistere a uno spettacolo di shrapnel e granate? Sembra che ci stia
proponendo, che so, una prima allopera. O un appuntamento galante. E mentre io sto ancora cercando
una risposta, Nora acconsente: ma s, andiamo a teatro!
 Lidea era di salire verso le fortificazioni abbarbicate in alto, sui costoni dolomitici Cos
aspettiamo la notte, poi ci mettiamo in marcia lungo la nazionale. Siamo in cinque, perch al capitano
si sono aggiunti altri due ufficiali che, a turno, offrono il braccio a me o alla mia compagna. Nessun
lume ci guida, loscuramento  completo per non attirare il fuoco delle artiglierie nemiche e i camion
che ci sfiorano sulla carreggiata procedono anchessi a fari spenti. Nelloscurit brillano soltanto i
bottoni delle uniformi. Dopo un po lasciamo la strada e saliamo costeggiando ghiaioni, attraversando
cenge, inseguiti a tratti da sfilacciature nebbiose che tentano darrampicarsi sugli stivali e sullorlo
delle gonne. Da sole non ceravamo mai spinte cos lontano e di colpo, in un brivido, sento che il fronte
 vicino. Finalmente ci fermiamo in cima a uno sperone: sotto di noi la valle non ha fondo a causa di
una foschia che ancora ristagna in basso e spumeggia, trasfigurando la forra in un lago da cui spuntano
creste e dossi e picchi. Poi allimprovviso, mentre un piacevole filo di vento entra sotto i vestiti e
asciuga il sudore, dentro la montagna si accende un punto luminoso, una solitaria stella cadente, che
delle stelle ha la bellezza ma non la natura e quindi non precipita in fretta, curvando la coda, ma traccia
invece nellaria una scia orizzontale prima diniziare la sua lenta discesa che finisce in una corolla di
fuoco, un vasto chiarore il cui riflesso vaga a lungo tra vetta e vetta. E a questa stella ne seguono altre,
di diverso splendore e intensit: alcune si aprono come paracaduti e illuminano a giorno, altre sono
meteore che rigano il cielo duna pioggia rossa, arancio, verdolina. Il vento ora ci porta un odore di
esplosivo e di terra bruciata e leco degli scoppi ci rammenta che non sono lacrime di San Lorenzo a
cadere nella notte estiva, sono razzi nemici che esplorano i movimenti notturni, sono bombe,
bombarde, shrapnel, granate che non fanno dormire i soldati nelle trincee. E noi siamo l, allo scoperto,
e gli ufficiali si indicano lun laltro i bagliori che svariano allorizzonte mentre il capitano cerca di
indovinare il calibro dalleffetto di luce, dai sibili o dallo schiocco ritardato. Ah, questa, urla, questa
 un mostro da trecentottanta millimetri! E corre, salta con i baffi spiritati al pari degli occhi, e si
sposta alla ricerca di una visuale pi ampia mentre gli altri due, a loro volta, si agitano e gridano,
dimentichi della nostra presenza. Io vorrei ammonirli: badate, non  una ragazzata! Invece mi aggrappo
alla manica della mia compagna, lei mi stringe il braccio e non c bisogno di parlare: ci siamo capite,
proprio come un tempo, Elena, ci capivamo tu e io.
 Le parole sono venute pi tardi, al rientro Ma  in silenzio che rifacciamo il cammino
inverso, nella notte che, dopo tante luminarie, sembra molto scura. Non appena lospedale torna a
profilarsi in lontananza, ci congediamo in modo alquanto sbrigativo e ci affrettiamo verso il nostro
alloggio. Il capitano medico Sironi per pretende di scortarci fino alla porta dingresso e anche l non
accenna a ritirarsi e, pur di trattenere Nora, sarrischia a poggiarle una mano sulla spalla. Ma lei scivola
di lato e si sottrae con gentile fermezza. Allora lui sospira e finalmente se ne va trascinando i piedi
negli scarponi militari.
 Io? Io ero stanca, neh. Avevo le caviglie gonfie dentro gli stivaletti e le tempie che scottavano,
ma proprio la stanchezza mi metteva addosso uneccitazione nervosa che allontanava la voglia, che
pure cera, di stendermi sotto una coperta. Non mi rassegnavo a tornare al chiuso... E anche Nora la
pensava uguale, perci ci siamo sedute sulla panchina di pietra qua nel cortile della scuola, sotto la
nostra finestra, e lei ha levato dalla cinghia dellorologio il suo bocchino, ci ha infilato una sigaretta e
ha cercato di accenderla, ma non  stato facile perch lumidit aveva bagnato i fiammiferi e li ha
dovuti sfregare con forza e infine con rabbia
 Ne fuma una ogni tanto prima di dormire, a me non d fastidio. E ti confesso, Elena, che
quella sera Be, ho preteso la mia parte, e per la prima volta in vita mia ho assaggiato il gusto del
tabacco. Un sapore che bruciava in gola. E fra un colpo di tosse e laltro ascoltavo la voce della mia
compagna che parlava di questi nostri uomini, di questi fratelli che crescono con noi, di questi mariti
che amiamo con una tenerezza ricambiata e che poi salgono cantando su una tradotta militare, come se
fossero felici di lasciare la famiglia, e diventano unaltra cosa  oppure erano cos anche prima e noi
non ce neravamo accorte?  e mi chiedeva, Nora, se io sapessi da dove gli nasce questa furia che
travolge legami, affetti e le usanze pi care, questo amore per limmensa macchina della guerra che,
dopo averli catturati, li spinge avanti e non li lascia pi. Erano considerazioni, in realt, pi che
domande, ma ugualmente non mi andava di vederle svanire nel buio senza risposta e allora ho
mormorato:  la forza dellideale gli uomini hanno ideali al cui confronto il nostro mondo di donne
appare troppo angusto E lei, dopo aver taciuto per un po, ha detto: Ah, ma anche noi, anchio ho
grandi slanci, solo che non si accendono al fuoco delle granate. Poi ha schiacciato il mozzicone sotto
il tacco e a quel punto, Elena, m venuta in mente la nostra prima notte sulla Menfi, quando
ascoltavamo con spavento la festa dei topi nel ventre della nave ma per nessun motivo, davvero per
nessuno saremmo tornate indietro. Eravamo tanto fiere di noi! E ancora ho dentro di me lorgoglio
della scelta compiuta, per ci sono cose a cui non vorrei abituarmi questo rullio, per esempio, che fa
vibrare le imposte lo senti? ecco eccolo di nuovo!
 Attaccano a nord, sulle montagne. Approfittano del bel tempo. E si dice che noi pure stiamo
preparando qualcosa di grosso, forse finalmente ci muoviamo, ma sono voci, niente di certo tranne
questo gran viavai, questo rotolare continuo, e io perfino nel sonno ormai distinguo il motore dei
camion pesanti, che trasportano artiglieria, da quello delle vetture leggere, dormo e continuo a sentire il
rombo delle macchine e lo scoppiettio delle motociclette, il lungo zoccolare dei muli in processione e il
passo cadenzato delle truppe che si spostano: mai avrei pensato che la guerra fosse cos rumorosa! E il
suo baccano ci accompagna da tanto di quel tempo, mia cara, che temo proprio daverci preso
labitudine, perch non so pi immaginare che genere di vita faremo quando questo frastuono cesser,
anzi a volte mi capita di chiedermi se veramente voglio che sia di nuovo silenzio
 Ma tu stai tremando!  colpa dei miei discorsi? Oppure hai freddo, Elena? Ti verso un
cognac
 Qualcosa di dolce? Fammi vedere forse questa specie di anisetta: provala, non  cattiva. La
fanno in paese.
 Quale ufficiale
 Ma di chi stai parlando?
 Ah, certo, il siciliano. Torn, come aveva promesso. Era diretto a est, doveva costruire un
ponte di barche e allargare e mimetizzare dei camminamenti. La sua compagnia era ormai composta
quasi per intero da reclute di rincalzo, per, fra i veterani, ce nera uno che aveva marciato assieme a
Matteo Fenoglio. Un sergente con una brutta cicatrice sulla testa rapata e le guance pi gialle del fumo
degli shrapnel. Venne a cercare Nora in corsia, si mise sullattenti e conferm: Lho conosciuto. Ma
purtroppo non laveva visto cadere, perch il sottotenente Fenoglio teneva da molti giorni, e con grande
sacrificio personale, una postazione difficile   il motivo, Elena, per cui ha poi avuto la medaglia  e
dunque si trovava in trincea, una di quelle isolate, raggiungibili a fatica anche dalla corv del rancio,
quando il settore era stato colpito in pieno da una granata di quattrocentoventi millimetri. Il giorno
successivo qualcuno era andato a controllare se per caso ci fossero superstiti, ma  e qui il sottufficiale
esit  disgraziatamente non avevano potuto recuperare nemmeno le salme. Daltronde  ovvio, che c
da recuperare l dove cade un ordigno di quel calibro? Questo il sergente non lo disse, e tuttavia
apparve chiaro proprio dallesitazione che gli aveva interrotto la frase. Allora distolse gli occhi e,
faticosamente, aggiunse qualcosa sulla feroce nobilt del patriottismo e sulla dolorosa gloria dei caduti.
Erano nel corridoio dellospedale, in quel momento affollato di barelle, portantine e brande poggiate al
muro per il lungo, alcune coperte da teli. Nora si avvicin a una di queste, sollev il lenzuolo.
Comparve una faccia distrutta da una pallottola entrata attraverso losso frontale. No, fece, alzando lo
sguardo sul sergente, bisogna avere il coraggio di chiamarli per quel che sono: morti, non caduti.
Morti ammazzati. E dal tenore della replica io compresi che non aveva pi niente da chiedere ai
commilitoni del suo Matteo, perch aveva scoperto, infine, ci che era venuta a cercare: una conferma.
E laveva trovata in ospedale, anzi era il nostro stesso ospedale, dove non ci sono eroi ma soltanto
corpi. Straziati. Sconfitti.  insomma in sala di medicazione e in corsia  in quelli che tu e io, Elena,
consideriamo luoghi di soccorso, di piet e risarcimento  che Nora ha trovato la conferma delle sue
ragioni e del torto di Matteo Fenoglio, che era socialista ma aveva accettato la guerra
 Non  solo una mia supposizione: sono parole sue pronunciate davanti a quella branda
 Certo che non ha dimenticato gli ideali socialisti! Ti ho forse detto che li ha dimenticati?
 Propaganda mai, posso testimoniarlo Per non nasconde le sue idee. E men che meno a me,
che sono la sua compagna!
 Se devo essere esplicita Ecco: secondo Nora la guerra  e resta una forma coatta del
collaborazionismo di classe, cio un modo per obbligare i poveri ad assumere il punto di vista dei
ricchi.
 Convincimento deprecabile: sono daccordo, Elena, e con lei ne ho discusso a non finire. Ma
 comunque unopinione, non un atto sedizioso. Non basta a trasformare uninfermiera volontaria in un
nemico interno, a mio parere. E poi siamo crocerossine, non cani da guardia dello Stato Maggiore!
 Il cappellano,  stato lui Dobbiamo a don Mattioli, purtroppo, questa sciocchezza,
questaccusa sussurrata in maniera un po vigliacca, lasciamelo dire.
 Era l insieme al sergente, e quindi ha sentito le parole di Nora e le ha interpretate a piacer
suo Anche perch da un pezzo si era reso conto daver gridato al miracolo troppo presto. Troppo in
fretta, neh. Cos gli  bastato un niente per passare dalle lodi al biasimo: le ha voltato le spalle e la
socialista redenta  tornata a essere una socialista e basta. E fin qui lo capisco. Ma perch insinuare
quel sospetto E perch ostacolarla anche nelle iniziative pi meritevoli? Allora  pregiudizio. Lha
obbligata a chiudere perfino la biblioteca!
 Ma s, uninvenzione di Nora: con i libri lasciati dalla maestra aveva messo in piedi una
bibliotechina circolante che serviva a distrarre i malati. Soprattutto gli ufficiali, dato che ben pochi
della truppa sanno lalfabeto  per, quando inaugurammo il prestito, non ce nera uno che non
pretendesse di saper leggere! e quelli che avevano frequentato la classe alta delle elementari si
sentivano dei professori e sfogliavano le pagine e guardavano per ore le illustrazioni. Poi fra i letti
prese a girare un certo volume di Guido da Verona. E questa fu la miccia che scaten lira del
cappellano. Immediatamente sequestr il libro e, cogliendo al volo il pretesto, tanto fece e tanto disse
contro quei romanzacci osceni che indeboliscono la volont degli uomini, che fu giocoforza
chiudere. Non aggiungo altro... Del resto eravamo ormai a settembre, un mese che per noi  stato
faticosissimo, di nuovo unemergenza dietro laltra. In ospedale non cera pi lombra di un posto,
nemmeno in corridoio. Siamo stati costretti a trasferire i ricoverati meno gravi nelle tende della Croce
Rossa approntate laggi, sul prato e, a furia di spostare lettighe, lerba a giorni si macchiava di sangue,
come se fuori stagione fossero fioriti i papaveri. Il lavoro ci mangiava tutto il tempo, altro che
biblioteca! Il capitano medico Sironi aveva dovuto rinunciare perfino alle sue amate riprese
fotografiche e la Vest Pocket perlopi restava inutilizzata sulla sedia del suo studio, dentro lastuccio di
pelle ben chiuso. Anche il vitto era molto peggiorato, quasi non riuscivamo a preparare un brodo per i
degenti obbligati a dieta liquida. Ma, a parte la fatica e le privazioni continue, cera poi il fatto, Elena,
che se la guerra era senza uscita, come sembrava, allora i nostri sacrifici cominciavano ad apparire
senza scopo
 Devo pur dirti la verit!  da settembre che il morale scende, scende, scende e i decreti
governativi contro il disfattismo e i nemici interni non servono di sicuro a risollevarlo! Non per niente
il capitano medico ha perso la voglia di scherzare e il personale sanitario lavora a testa bassa per paura
dessere coinvolto nei discorsi dei ricoverati, perch  l che nascono certi ragionamenti, nelle corsie,
fra le tende dove abbiamo spostato i feriti meno gravi
 Be, allinizio erano soltanto imprecazioni. Anche se qualcuno, sotto i ferri del chirurgo, si
lasciava scappare insulti pi compromettenti del solito e un ragazzo, mentre gli amputavano entrambe
le braccia Ma avrebbero dovuto fucilarlo perch gridava Italia vigliacca? Eppure c chi ha dato
questo suggerimento, te lassicuro. Per il capitano ancora ragionava e ha risposto con una bestemmia
delle sue. Certo, adesso girano voci di ben altro genere. E so chi le mette in giro. I malati li conosco
meglio del direttore, neh. So chi  repubblicano, chi socialista so di quel panettiere di Imola che si va
ubriacando con le notizie in arrivo dalla Russia, labdicazione dello zar e i diritti a portata di tutti, pure
delle donne, un dettaglio che suo malgrado lo scandalizza
 S, queste s: sono voci sediziose, non c dubbio, impossibile ignorarle. E tuttavia non  la
Russia a darmi pensiero, Elena cara, anche se il bolscevismo  ormai cos vicino che dovrebbe
spingerci ad agire diversamente, perch sono sicura che non ci sarebbe spazio per agitatori senza
scrupoli se una buona volta affrontassimo i problemi sociali! Basta. Quello che voglio dire  che oggi
come oggi non mi turbano tanto le illusioni del panettiere, quanto certi commenti troppo vivi sulle
pance dei generali o certi toni minacciosi dei ricoverati quando biascicano fra i denti: Ora lasciamo
fare a loro, poi faremo noi. O i crocchi sui ballatoi e le invettive contro gli alti galloni e le barbe
vecchie del Comando o addirittura contro quello scemo balbuziente dun re, ecco le voci che mi
tolgono il sonno, perch l dentro sento tutto un rancore feroce che si va accumulando, una ferita che
gi puzza di cancrena
 Ma s, mia cara ispettrice, ne sono ben consapevole: lirriverenza e la mancanza di disciplina
sono alleati subdoli del nemico, fattori pericolosi che demoralizzano lesercito ed  giusto che lo Stato
Maggiore ci solleciti a stare in guardia con direttive molto dure. Per non si pu gettare la colpa
esclusivamente addosso ai soldati  operai, contadini ignoranti che prima di sparare sputano tre volte a
terra per scaramanzia, li ho visti con i miei occhi. Il fatto  che nessuno, dico nessuno dei signori
ufficiali, ha creduto di dover spiegare le ragioni di questa guerra alle truppe, salvo poi dire nella
maniera pi scoperta, davanti ai sottoposti, che gli uomini sono le uniche munizioni che non mancano!
 Aspetta ti sto semplicemente illustrando in quale contesto  maturata la lettera che tha
portato fra le montagne del Cadore. Una lettera, neh. Non un rapporto ufficiale. E nondimeno laccusa,
o meglio il sospetto,  pesante. Specie adesso, con queste nuove disposizioni che complicano invece di
semplificare Ma lo sai da quando il direttore, gi molto nervoso di suo,  diventato intrattabile?
Dallistante preciso in cui i generali hanno mosso guerra al fantomatico nemico interno, facendo
entrare in conflitto il suo lavoro di medico con il suo dovere di capitano. Ecco da quando. E lumore gli
 ulteriormente precipitato il quattro ottobre scorso, dopo che il governo ha emesso quel decreto che
punisce anche i civili, se accusati di deprimere lo spirito pubblico. In altri termini: se sono dei
disfattisti. Ma il disfattismo, che  lo spauracchio del momento, in realt non centra con laffare
Fenoglio, anche se in parecchi ormai tentano di farcelo entrare, a cominciare dal cappellano, ed  per
questo che ho speso unora del mio e del tuo tempo a mostrartelo dal diritto e dal rovescio, sebbene
forse in modo un po sconclusionato, come mi  venuto. E tu, che mi conosci, hai avuto pazienza e mi
hai ascoltato e spero che continuerai a farlo per qualche minuto, perch devo ancora raccontarti quello
che  successo qualche giorno fa. Il giorno, per lappunto, in cui il capitano medico Sironi ha pensato di
rivolgersi a te
 Dunque. Era una bella mattina di sole e io cercavo, se non altro, di godermi il tragitto che va
dal nostro alloggio allospedale. Ero ormai a met strada, quando dun tratto sento arrivare delle urla
dal magazzino che sta poco oltre la scuola. Naturalmente non perdo tempo, torno indietro, corro e trovo
un piantone e Nora che lo sta aiutando a tener fermo un soldato in divisa da alpino. Luomo  scosso da
convulsioni violente, ha le labbra nere, le mani ad artiglio sulla gola. Riusciamo a trascinarlo in sala
operatoria e pi tardi bussiamo allo studio del direttore per il rapporto: il ragazzo sera iniettato due
gocce di acido nelle orecchie pur di non tornare in prima linea. Autolesionismo, una parola che sopra
un referto medico oggi significa: condanna immediata alla fucilazione. Cos Nora si mette a perorare la
causa di quel disgraziato con la sua voce morbida che alloccorrenza, tuttavia, sa diventare dura.
Sprezzante, perfino. La guerra, dice, eh, la guerra non  mica una religione che va accettata senza
discutere! Non si accorge, ahim, che sta toccando proprio largomento sbagliato: perch, anche se la
guerra non  una religione, la vittoria  un dogma e in virt di questo dogma un capitano medico 
responsabile sia della salute dei soldati che del loro spirito patriottico, senza il quale, a quanto dicono,
non pu esserci vittoria. Fa un gran gelo nello studio del nostro direttore, che ascolta col capo chino
sulle carte, frugandosi impaziente fra i baffi disordinati dove, nonostante il freddo, gli trema qualche
goccia di sudore. Poi si decide ad alzare la testa e nei suoi occhi, Elena, ti giuro, di colpo io vedo
spuntare un fantasma: davanti al capitano medico Sironi non c pi la volontaria col velo da infermiera
e nemmeno Nora, la giovane, affascinante vedova dalle sopracciglia decise e le labbra a punta,
allimprovviso di fronte a lui si  alzata lombra della pacifista che grida getta il fucile, gettalo per
terra
 Credimi, Elena,  per via di quel fantasma
 Altrimenti non avrebbe preso carta e penna per scriverti una lettera assurda!
 Assurda, se ci pensi bene. E mi meraviglio che tu perch insomma, in quella lettera, il
capitano non avanza vere e proprie accuse, in realt ti rivolge solo una domanda: se il pacifismo pu
essere sinonimo di disfattismo, non  questo che ti chiede?
 Il senso, pi o meno
 Aspetta, neh, aspetta! Perch non segui il mio ragionamento? Seguilo e vedrai a cosa si riduce
il famoso affare Fenoglio
 Alle insinuazioni di un cappellano, Elena mia! e alle inquietudini del nostro direttore, che
teme di sbagliarsi e di non saper pi cogliere la minaccia del nemico interno quando si nasconde
dentro il sorriso di una volontaria ai dubbi di un uomo, in definitiva, che sente uninclinazione di cui
ha paura e al suo scrupolo alquanto ambiguo Perch io sono convinta che il capitano medico Sironi ti
ha inviato quellorribile dispaccio per un unico motivo: per dimostrare la fermezza imparziale della sua
condotta. Per provare a se stesso, prima ancora che ad altri, che un ufficiale  innanzitutto un ufficiale.
Costi quel che costi. Non c sentimento, affetto, simpatia umana che tenga di fronte alla patria in
pericolo e allonor militare Ma ora sei tu, Elena, a dover esprimere un giudizio. La risoluzione di
questa faccenda adesso  affidata a te.
 Che tu lo voglia o no, mia cara ispettrice
 Che tu lo voglia o no, sei lelemento determinante. Tutto dipender dalla risposta che darai a
quel quesito di una sottigliezza eccessiva: capziosa, direi. E ti ricordo che, se ritenessi valido il sospetto
del capitano medico e lo avallassi, in tal caso Nora  soltanto unipotesi tuttavia Nora potrebbe
essere deferita al tribunale militare e condannata per tradimento indiretto, secondo le ultime norme.
Perci ti dico: ragioniamo. Da crocerossina a crocerossina. Da compagna a compagna. Intanto sappi, a
scanso dequivoci sempre possibili anche tra amici di vecchia data, che, per parte mia, come italiana
reputo e sempre reputer necessaria questa guerra, bench il Santo Padre abbia detto il contrario e io sia
cattolica. Dunque, se giudico necessaria la guerra, ci significa che devo credere anchio, almeno in
una certa misura, al dogma della vittoria a qualsiasi prezzo. E per, come crocerossina, sono tenuta a
raffreddare di qualche grado la mia fede patriottica e professarmi neutrale:  la nostra regola. Quindi
che senso ha per noi parlare di disfattismo?
 La tua obiezione  giusta, ci ho gi riflettuto. Perci mettiamo pure Ma se anche fosse cos
e nel fondo del suo animo Nora fosse rimasta lagitatrice che sappiamo, per di pi pacifista, e questo la
portasse per via naturale al disfattismo, se una simile argomentazione fosse valida, bene, noi che
dovremmo fare? O meglio: cosa converrebbe fare? Quale sarebbe la linea di condotta pi opportuna?
Per noi, intendo. Per il nostro Corpo. Pensaci, Elena. Questo  il punto, neh. Siamo di fronte a un caso
che coinvolge una volontaria aggregata alla Croce Rossa, una vedova di guerra, la figlia di un
avvocato, per quanto socialista. Se unispettrice tu, in questa circostanza... se tu decidessi per
unaccusa pubblica,  inevitabile, accadr senzaltro che qualche giornale prenda le sue difese. C da
aspettarselo. O forse no In ogni modo tutti grideranno allo scandalo, questo  certo, chi per un verso
chi per laltro, perch sinfanga la vedova di un eroe o perch siamo state incaute e abbiamo accolto
nelle nostre fila una sovversiva. Alla fine il bilancio sar comunque negativo e ne risulter un grave
danno per la nostra reputazione, cio per la reputazione del nostro Corpo, che abbiamo tanto faticato a
costruire ed  ancora fragile, una creaturina appena uscita alla luce del mondo e che ha bisogno, per
sopravvivere, di cure e prudenza
 No!
 No, non si pu fare nemmeno questo.  impensabile rispedirla a casa in sordina, alla
chetichella, perch Nora ha intenzione di restare e anzi ha chiesto ufficialmente dessere assegnata a un
ospedale pi vicino al fronte anche lei ha preso gusto al sacrificio, mi sa Perci rimandarla
indietro contro il suo volere sarebbe una scelta davvero azzardata: non  una che obbedisce e zitta, neh,
le sue proteste verrebbero ascoltate, non dubitare, e la sua voce acquisterebbe, a scapito nostro,
unautorevolezza che oggi non ha.
 Ti sto solo chiedendo di riflettere
 Proprio perch vorrei evitare un incidente inutile e sgradevole per tutte noi, cara ispettrice.
 Il mio parere?
 Ci ho pensato e ripensato non ho fatto altro che pensarci da quando il Guarnieri  corso alla
stazione di Calalzo lasciandomi ad aspettare davanti al caregon del padreterno. Mi domandavo se mi
avresti ascoltato, non ero sicura che tu... Basta. Se posso permettermi, ecco, allora suggerirei di
accogliere le richieste di Nora
 S, io faciliterei il suo trasferimento in qualche unit di primo soccorso. L il suo lavoro
tornerebbe utile e noi non dovremmo preoccuparci: a due passi dalle trincee non c spazio per le
rivoluzioni, Elena, dovresti saperlo.
il presente mangia il passato,  vero, e lo consuma come fosse carbone per illuminare
lesistenza e riscaldarla. Ma perch ci accada bisogna che le foreste che hanno prodotto quel
carbone siano state realt. Perch il presente viva del passato che muore, quel passato devessere
realmente esistito.
Proprio ci di cui Barbara Martinengo, medaglia dargento dei benemeriti della Croce Rossa,
non  pi tanto sicura.
 mercoled, tredici dicembre del millenovecentoventidue, e il ventesimo secolo  ormai
maggiorenne.
Barbara Martinengo siede allo scrittoio, nella sua centralissima abitazione di via Roma, a
Torino. Ogni mattina da qualche tempo ripete gli stessi gesti: accosta la sedia, intinge la penna nel
calamaio, la scuote sulla carta assorbente e resta con la mano a mezzaria, cercando invano di
ritrovare nella scrittura le briciole di una vecchia vita che si va allontanando a velocit vertiginosa e
rischia di dissolversi nel nulla. Eppure il suo corpo ne porta ancora i segni e in qualsiasi momento,
con la punta delle dita, pu sfiorare sulla coscia sinistra il ricordo tangibile di ci che  stato.
Lincursione era avvenuta dopo il trasferimento di Nora, qualche giorno prima di Caporetto: il
bombardiere con la croce nera sotto le ali era sceso in picchiata, scuro contro le nuvole bianche,
sganciando un ordigno da quattrocentocinquanta chili sulle tende allineate nel pratone di fronte
allospedale. Una scheggia laveva colpita, ma Barbara aveva continuato il suo lavoro, senza far caso
alluniforme intrisa di un sangue in buona parte suo. Non aveva chiuso occhio per quaranta ore di
seguito. Quando per era giunto il preallarme e poi lordine di ritirarsi, il capitano medico Sironi
laveva costretta a partire in autolettiga.
Anche cos, una lunga marcia.
Almeno si va a casa, diceva qualcuno, la guerra  finita. Ma non lo era affatto.
Colonne di soldati allo sbando, camion militari che correvano tra la popolazione in fuga,
ragazze che dondolavano i piedi scalzi gi dal bordo di carrette troppo piene, bambini in lacrime,
fiumane di profughi, ingorghi di mezzi corazzati, macchine civili ferme ai bordi delle vie col cofano
alzato e il motore fumante, biciclette, muli, bestiame abbandonato e cavalli che sgroppavano nei campi
e pioggia e fango e il rombo del cannone che ritmava senza sosta un esodo gigante.
Ma adesso  il tredici dicembre del millenovecentoventidue e guai a rammentare la disfatta. Il
passato  un terreno pulito dal lanciafiamme: niente pi  riconoscibile, niente pi lo deve essere. La
disfatta oggi si chiama ritirata e le memorie personali sono larve da tenere murate in petto. Non  il
momento giusto per rievocare quello che si  vissuto e tanto meno per fissarlo con linchiostro. Ora ci
sono medaglie da distribuire alle infermiere intrepide e agli ufficiali eroici, c una vittoria da
consacrare.
A Barbara per sembra che lItalia vittoriosa abbia ancora fame di morti ammazzati.
E di l a qualche giorno ne avr piena conferma.
Freddo. Nebbia che galleggia tra i banchi di Porta Palazzo. Barbara si trova in piazza
Emanuele Filiberto. Dun tratto un boato. Dal vicino laboratorio di trapunteria salzano lingue di
fuoco. Davanti alledificio vede un cordone di uomini  la maggior parte in camicia nera, due o tre in
camicia azzurra. Alcuni molto giovani. Ragazzi imberbi che la guerra non lhanno combattuta, pensa
Barbara, e che per lhanno senzaltro invidiata ai fratelli maggiori. Cuccioli feroci che saccaniscono
contro porte e finestre con lunghi getti di benzina.
Al primo piano gli stipiti gi scoppiano avvampando. Il fumo salza, le fiamme lambiscono i
cornicioni, entrano negli squarci aperti e lei savvicina, spinta da un impulso crocerossino. Fra le
camicie nere, con una certa sorpresa, riconosce il suo antico fidanzato. Edoardo. Che lafferra
brutalmente per il polso e grida: Vattene, via di qua! E lei, nellallontanarsi, si domanda:  questo
che abbiamo vinto?
Ma adesso  ancora il tredici dicembre, mercoled, e Barbara siede allo scrittoio, con la
fastidiosa sensazione daver dato avvio a molte imprese, dessersi incamminata su strade ampie,
invitanti, per poi non raggiungere alcun luogo. Dietro di lei, solo desideri fuori corso come vecchie
monete inutili. Progetti lasciati a met. Almeno riuscisse a coagularne i frammenti! A raccoglierli
sopra una pagina! Il mento sul palmo della mano, guarda le case dirimpetto, i camini in fila, simili a
crestine affumicate che salzano sulla testa di cento cameriere in processione. La stufa non riesce a
intiepidire laria e il freddo intenso le procura fitte alla nuca e alla giuntura del pollice destro.
Un campanello suona nella stanza accanto.
Barbara si alza, schiude un uscio, saccosta al letto dellinfermo. Ah, questo suo malato!
Questo suo unico malato che chiede attenzione e assorbe tutte le cure, che anzi le pretende!
Padre, sussurra con un filo dimpazienza. Ma lui non ha colpa della sua stanca
frustrazione... No, si rimprovera silenziosamente: io, io di mia spontanea volont ho mutato pelle. Cio
abitudini, propositi, fantasie.
La metamorfosi era avvenuta alla fine del Diciassette, quando aveva chiesto il congedo ed era
partita perch i genitori avevano bisogno di lei. Sua madre per non aveva atteso il rientro della figlia
prodiga: era morta alla svelta, per via della spagnola che falciava a gara con le bombe. E anche zia
Clotilde, per paura del contagio, sera gi eclissata nelle Langhe, da una terza sorella. Barbara aveva
trovato la casa vuota e un padre che andava perdendo memoria e senno dentro il labirinto delle
disgrazie. Come lItalia, daltronde.
E dunque discretamente, in punta di piedi, si era ritirata dalla vita attiva.
Piano piano, con delicatezza, ora Barbara allenta il pugno contratto del malato per recuperare
il campanello. Le lenzuola, smosse, sprigionano un odore sgradevole. Diverso, molto diverso da quello
a cui sera abituata nelle corsie degli ospedali militari. L un afrore perenne di sangue, qua i miasmi
della vecchiaia. Ma almeno, sospira fra s e s, in corsia cerano le mie compagne! Ah, dove sono
finite le mie compagne? Quelle con cui sono salita sulla Taormina e sulla Menfi, con un passo
danzante dorgoglio? E le tornano in mente i giorni del Cadore e ripensa a Elena, a Nora, allultima
volta che laveva vista, mentre sallontanava sullambulanza guidata dal Guarnieri e a valle cadeva la
prima neve dellinverno
Nora Gribaudo Fenoglio aveva appena preso servizio in una sezione sanitaria di primo
soccorso sotto il monte Sei Busi quando, il ventiquattro ottobre del millenovecentodiciassette, giunse il
preallarme insieme alle notizie drammatiche e alquanto confuse della disfatta di Caporetto.
Lordine di ripiegare arriv due giorni pi tardi, alle tre di notte.
Non cera tempo per uno sgombero ordinato. Nora aiut a sistemare in lettiga i feriti gravi, che
furono mandati avanti, e a trasportare i moribondi in una cavernetta scavata nella montagna, perch
finissero in pace.
Lasci lospedale allalba del ventotto ottobre, in compagnia dun drappello di feriti leggeri.
Un tratto di strada lo fecero su carri tirati da muli, ma a un certo punto dovettero scendere e
proseguire a piedi. Uno dietro laltro per balze strettissime, uomini sfiniti, chi cieco da un occhio, chi
senza un braccio, guidati da un fantasma con la testa chiusa nelle bende: il tenente farmacista che,
essendo del luogo, sappoggiava un po a questo un po a quello e intanto indicava la direzione.
Pioveva con lenta caparbiet e i fasci di cento e cento riflettori sincrociavano in aria, bucando
la pioggia. Lorizzonte era acceso da una corona di fuoco che trasmutava dal giallo al rosso. A ogni
esplosione, un bagliore di specchio. Leco fragorosa delle mine, la tosse secca delle mitragliatrici, la
luce bianca dei razzi, il freddo: tutto veniva risucchiato dal rimbombo incessante del cannone, che
toglieva il respiro. A Nora sembrava di camminargli dentro, avanzava passo dopo passo nella cavit
sonora di un enorme fusto di cannone, marciava allinterno di un suono profondo che la privava
dogni sensibilit, la proiettava fuori di s.
Per ritrovare la cognizione del corpo port le mani guantate alla gola e tocc, sotto il
mantello, il nastro di velluto nero.
Era notte quando arrivarono a San Giorgio di Nogaro, retrovia dimportanza strategica: pi di
otto ospedali in zona, millecinquecento ricoverati, in paese perfino ununiversit, allestita da poco pi
di un anno per gli studenti in medicina richiamati alle armi, che saddestravano nella sala del
cinematografo Maran adibita ad aula collettiva, ricevevano una laurea e partivano per le varie unit
sanitarie, sempre a corto di medici. Inoltre cerano magazzini di grano, un autoparco, una ferrovia che
correva proprio lungo il fronte e che in quella stazione si divideva in due linee: una portava a Latisana
e Portogruaro, la seconda a Cervignano e Mestre. Gli ordini, per lappunto, erano di raggiungere
Mestre, da dove Nora sarebbe tornata in sede, a Torino.
Ma San Giorgio bruciava in uninfinit dincendi che fumavano crepitando sotto la pioggia. Il
deposito dellesercito era stato fatto saltare per non lasciarlo agli austriaci e le munizioni scoppiavano
con un frastuono dapocalisse. Cercarono la stazione. Treni fermi. File interminabili di vagoni merci,
perlopi scoperti e traboccanti duomini in attesa di una partenza continuamente rimandata. Lungo i
binari gli sfollati dagli ospedali sammassavano in pigiama, qualcuno ancora col berrettino bianco da
notte.
Nora riusc a trovare posto e a sistemare il suo gruppo dentro un vagone chiuso. In realt non
sapeva se erano montati sul treno giusto, quello diretto a Mestre, e nemmeno se ne preoccup: il
dettaglio aveva scarsa rilevanza, dato che la stazione era bloccata e le motrici spente, nulla si
muoveva. Per almeno il diluvio attorno a loro sera placato. Si rannicchi in un angolo, contro una
parete di nudo metallo, butt indietro il cappuccio che le riparava i capelli, lisci sul collo le corte
ciocche bagnate e chiuse gli occhi. La svegli una voce dalla cadenza inconfondibile: laccento di
casa, finalmente! Ma il treno era sempre immobile sul suo binario. Solo che il portellone laterale era
aperto e accosciato di fronte a lei, cos vicino che quasi le sfiorava le ginocchia, un uomo in
grigioverde, con la croce sul bracciale e una lanterna cieca poggiata sul pavimento, le passava sotto il
naso una borraccia.
Signorina, si sente bene? Le andrebbe un caff caldo? Tiepido, va.
Pi avanti nel tempo, durante gli anni che seguirono, fu pi spesso lui che lei a rievocare quel
loro primo incontro.
Unannegata, tale e quale! Temevo che fossi morta, diceva Umberto Bosco, Berto per gli
amici e la famiglia. Forse lo ero, gli rispondeva Nora. E lui: Una masca uscita da una palude
per graffiarmi il cuore, teh!
Umberto Bosco era uno degli ufficiali medici che tenevano lezione agli studenti delluniversit
di San Giorgio. Insegnava anatomia, corsi accelerati, nel chiostro del camposanto. Luogo quanto mai
idoneo, diceva, ad argomenti di questo tipo. Ma una volta tornato alla vita civile, nella sua Torino, non
aveva pi voluto esercitare la professione: Ne ho abbastanza di bisturi e sangue, ho fatto il pieno.
Perci aveva messo fine alla sua carriera medica e, anche se per tutti continuava a essere il
dottore, si era impegnato in unattivit di carattere organizzativo dentro gli spacci dellAlleanza
cooperativa, diventando ben presto membro autorevole del consiglio di amministrazione.
Unimpresa che lo appassionava e lo assorbiva completamente, per via di una certa finalit
politica: a suo modo di vedere, infatti, le cooperative e le societ di mutuo soccorso costituivano il
modello delleconomia futura. Erano aziende speciali, con regole associative che non tenevano conto
del denaro o delle quote possedute da ciascun socio ma della qualit delle persone e che pertanto,
nelle cariche elettive come in tutte le decisioni societarie, si basavano sul principio una testa, un
voto. Una norma semplice e rivoluzionaria, che faceva s che le cooperative fossero il nucleo sorgivo,
il seme da cui sarebbe nato un nuovo mondo solidale, unorganizzazione del lavoro non pi basata
sullo sfruttamento.
A causa di queste sue convinzioni Umberto Bosco, pur essendo socialista, detestava Turati,
luomo che osava giudicare la sirena cooperativistica una gran perdita di tempo per il partito.
A Torino, sindignava Berto nelle riunioni, i migliori stanno tutti con noi.
Era innamorato dellidea cooperativa. Del solidarismo di classe. Era un sognatore pragmatico.
In perfetta sintonia con i tempi e con lo spirito di quello che fu poi chiamato il biennio rosso, la
grande stagione della speranza operaia.
Cos fu favorevole ai Consigli di fabbrica, perch i lavoratori non dovevano accontentarsi di
qualche soldo in pi e qualche ora di lavoro in meno: anche i proletari avevano il diritto di vivere in
piedi e dimmaginare orizzonti pi vasti.
Cos nel millenovecentoventi, a settembre, quando il sindacato decise di occupare le fabbriche
e la citt cominci a respirare tensione in unatmosfera sospesa, fra paure ed entusiasmi mai
sperimentati fino a quel momento, lex ufficiale reduce di guerra, il medico apostata (come si
autodefiniva) che alla professione aveva preferito il movimento cooperativo, si dedic con fervido zelo
a uniniziativa promossa dalla Camera del Lavoro e accolta con favore dallAlleanza: lemissione di
buoni di credito, che i lavoratori in sciopero, senza salario, potevano spendere negli spacci cooperativi
o in quei negozi, e furono tanti, che solidarizzavano aderendo al progetto.
Ma il biennio rosso era gi finito.
Il millenovecentoventidue si stava preparando a entrare in scena con abbondante sfoggio di
gagliardetti.
Quando infine arriv, Berto e Nora abitavano assieme da quattro anni o gi di l, una delle
tante coppie nate nel clima euforico dellimmediato dopoguerra. Con una differenza
Quel coraggio tranquillo, quella morbida determinazione sottolineata dalle sopracciglia dritte,
le brevi ciocche attorno alle guance: a Umberto Bosco era piaciuta subito la giovane vedova
incontrata sopra un vagone merci durante il caos di Caporetto. Anche in seguito, quando laveva
ritrovata alla Camera del Lavoro, dove insegnava nei corsi serali insieme alla sorella, aveva
continuato a piacergli. Si scopriva pi leggero ogni volta che poteva fermarsi a chiacchierare con lei.
Aspettava con ansia quei momenti. Poi lattesa divenne impazienza.
Eppure la proposta di matrimonio, che gli era tremata in gola fin dallinizio, si rifiutava di
uscirgli dalla bocca. Ci provava e riprovava, senza esito. Il problema era che non sentiva nel sorriso
di lei lo stesso calore accogliente del suo.
Ogni tanto capitava che partecipassero alla medesima assemblea. Lei di regola sceglieva una
sedia un po in disparte, appoggiava un quaderno sulle ginocchia e ascoltava. In silenzio. Invece di
parlare, disegnava. Riempiva fogli su fogli, come ai tempi dellospedale e della guerra, quando
scriveva le sue interminabili lettere alla sorella. Solo che adesso la pagina non sinfittiva pi di parole
 forse, per lei, avevano esaurito la loro funzione  ma di disegni: scorci di strade, particolari di una
stanza, abbozzi di ritratti.
Un giorno, alla fine duna di queste riunioni, Berto le si avvicin. E da sopra la spalla tonda di
lei, sulla carta che ancora teneva in grembo, a un tratto vide comparire il proprio viso: macilento, con
laria ispirata. In pochi tratti di matita Nora aveva catturato lessenza del suo carattere. Laveva ben
studiato, dunque. Non era indifferente. Con la speranza che gli ballava in petto, senza perder tempo,
Umberto Bosco aveva avanzato la sua richiesta.
Lei non disse di s e non disse di no: si mise a soppesarlo con occhi insolitamente ombrosi. La
stessa ombrosit con cui laveva guardato mentre usciva dal sonno, su quel treno fermo alla stazione
di San Giorgio di Nogaro. Lo scrut con quellespressione vagamente interrogativa che lui ricordava
tanto bene e infine disse: Sarebbe il terzo cognome. Troppi.
Il matrimonio no, ma qualche tempo dopo aveva accettato lamore e la convivenza. E i figli.
Che fu lei a volere. Senza indugi. Uno di seguito allaltro. Con grande gioia del suo compagno e
grandissimo stupore di sua sorella Elvira.
Quando, si chiede Elvira, quando ha scoperto dentro di s questa golosit di gravidanze? Si
tratta forse della sua maniera dessere reduce? Tutti i reduci sentono il bisogno di rifugiarsi in una
loro stanza segreta, inaccessibile agli altri.  questa la stanza di Nora? Il suo rifugio  l, nel suo
stesso grembo?
O non  piuttosto un modo di chiedere scusa? Ma a chi? A una societ che non sopporta le
scelte poco convenzionali di donne troppo indipendenti? Eh, quanti azzardi ci si pu far perdonare
diventando madre e madre e ancora madre!
Nora per non ha laria di una penitente. Allora cos quella pancia esibita ogni sera nelle
aule della Camera del Lavoro? Cosa, se non lostentazione pubblica della propria forza? Ma perch,
si domanda Elvira, io che discuto di qualsiasi problema, che parlo di salari, di emancipazione e di
diritti, perch non riesco a chiedere a mia sorella da dove le viene questingordigia di maternit?
...
Sta di fatto che Nora partor tre volte nel giro di tre anni. Non era insolito per il tempo, ma
insolito per la sua famiglia, che considerava il contenimento delle nascite una conquista di modernit.
Invece lei non si contenne, ebbe tre maschi e nel dicembre del Ventidue era in arrivo il quarto (o
quarta: i pronostici, letti sul fondo delle tazzine di caff e nella larga curva del ventre, erano a favore
di una femmina).
Sofia, la figlia di Matteo, aveva gi otto anni e si sentiva un po frastornata da quellinvasione
di neonati urlanti che occupavano la sua vecchia culla a ondate successive, ma non se ne preoccupava
pi di tanto, visto che lei era speciale: aveva due madri. Una mamma grande, che era Nora, e una
piccola, che era Elvira.
Umberto Bosco dal canto suo, essendo figlio unico (sorte eccezionale, questa s, allepoca),
aveva sempre nutrito il sogno di una cucciolata rumorosa: e ora eccola l, ed era sua. E nemmeno gli
dispiaceva che Nora, costretta dalle maternit ravvicinate, avesse rallentato limpegno pubblico,
limitandosi allinsegnamento nei corsi per adulti. Era una scelta che la metteva in seconda fila. Che
comportava un certo distacco dalla sorella. E questo per qualche verso lo rassicurava.
Non che lui non apprezzasse Elvira. Ogni giorno aveva modo di ammirare le sue qualit, da
quando lavoravano entrambi nel belledificio di corso Siccardi, costruito con i soldi dellAlleanza,
dove avevano sede, oltre agli uffici delle cooperative, anche il partito socialista, la Casa del popolo e
la Camera del Lavoro, nel cui direttivo era stata eletta Elvira.
Era una brava sindacalista, nessun dubbio al proposito. Aveva addirittura convinto le operaie
della Fiat Brevetti, licenziate in tronco per far posto ai reduci, a chiedere una liquidazione. Lidea
stessa di una liquidazione in caso di licenziamento era di Elvira. Ed era talmente nuova da essere
accolta con scetticismo perfino dalle lavoratrici. Tre mesi di salario non guadagnato? Perch
dovrebbero darcelo. La diffidenza le rendeva pavide. Meglio evitare guai peggiori. E lei: Ditemi
un guaio peggiore del venir buttate per strada senza nemmeno un preavviso!
Davvero una brava sindacalista. Apprezzata anche dagli uomini, tranne quando si declassava
(verbo usato da Umberto Bosco unicamente in questa occasione) al livello di una suffragetta,
mettendosi a baccagliare per la faccenda del voto alle donne. Non ancora raggiunto, sosteneva Elvira,
per uneccessiva tiepidezza del partito socialista e dei suoi dirigenti. Tutti in realt  riformisti,
liberali, cattolici  tutti erano daccordo con Pio X, che allinizio del secolo aveva alzato le braccia al
cielo per pregare: Dio ci guardi dal femminismo politico!
S, senza darlo troppo a vedere, senza nemmeno dirlo a se stesso, forse senza neppure pensarlo,
Umberto Bosco in realt era contento che la strada di Nora non sincrociasse troppo di frequente con
quella di Elvira.
Cera qualcosa tuttavia che le sorelle continuavano a organizzare assieme: il ballo dei bambini
alla Casa del popolo.
Quando arrivava il gran momento, allacciavano un grembiule bianco in cintura, sgombravano
la sala delle riunioni e laddobbavano con fiori, festoni colorati, ceste di caramelle. Spolveravano la
pianola automatica, scherzando e ridendo di contentezza per quel loro essere di nuovo in due.
Preparavano dolci e bevande calde dentro cuccume che cominciavano a sbuffare fumo profumato dal
beccuccio. E dun tratto la sala era piena di bambini. Arrivavano, guardavano incantati e andavano a
sbattere contro le sedie e le quattro colonne che salivano fino al soffitto luccicante di carte doro e
dargento. La pianola attaccava a suonare e Sofia prendeva per mano le sue amiche, inseguendo la
musica con le scarpette nuove, regalo della piccola mamma Elvira.
Il ballo dei bambini, le discussioni alla Casa del popolo, le battaglie sindacali, tutto questo
dur fino al diciotto dicembre del millenovecentoventidue, luned. Poi per Elvira, come per molti altri,
venne il tempo dellesilio.
Secondo tempo: 1922, Elvira
Protagonisti
Pietro Borello, detto Pinto, facchino dellAlleanza cooperativa;
Cesare Borello, padre del Pinto, contadino;
Elvira Gribaudo, sindacalista della Camera del Lavoro.
Il dialogo tra Pinto Borello e il padre  riportato attraverso la voce del solo Pinto.
21 dicembre 1922, dintorni di Torino, cascinale isolato in collina, mezzanotte.
 Fatemi bere, padre! Prima fatemi bere e dopo vi racconter ogni cosa.
 Bon, ora va meglio Che sete, ohi che gran sete avevo!
 Fate conto, padre, che da tre giorni, anzi quattro, non ho smesso un momento dinghiottire
cenere, fumo e sfarinature di calcinacci, poi cammina cammina mi s seccata in gola tutta la polvere
della strada e oggi ne ha fatta di strada il vostro Pinto! Ma non volevo svegliarvi a notte piena
 Lo so, padre, lo so che siete sempre contento daprire la porta ai vostri figli. Ma a questora
alla vostra et avevo uno scrupolo. E proprio per non disturbare il vostro sonno mi ero avvicinato
piano piano, con lidea di raggiungere la stalla e ficcarmi l sotto fino al levarsi della luce zitto zitto,
in punta di piedi, come un bambino scappato dal letto non sapevo che il povero Leonin  morto e
questo cane, che non mi conosce, quasi s strozzato con la catena pur davventarsi contro la mia
ombra. Di buono c da dire che almeno vi monta la guardia e non va a strusciarsi ai pantaloni dogni
forestiero di passaggio, perch questo faceva Leonin, povera bestia, e prima dabbaiare prendeva in
considerazione i pro e i contro. Ma non sapendo la novit, bon, io venivo avanti fiducioso e credevo di
camminare sul sicuro e invece  scoppiata la cagnara, ha quattro gole in corpo questo cane! e voi subito
siete apparso sulluscio agitando il vostro bastone, quello con la lama che scatta in punta, e vi assicuro
che non avevate per niente laria di uno facile agli spaventi, ero pi in agitazione io Magari nel buio
non mi riconosce, ho pensato, e allora mi sono messo a gridare: a l mi, sono Pinto! E adesso siete
sveglio per colpa mia, ma voi, padre, ah, voi non immaginate le cose che stanno succedendo gi in
citt!
 Cose brutte, bruttissime. Torino non  pi lei, a forza di bastonate le hanno levato lorgoglio
alla grande Torino dei lavoratori!
 Si mangia paura a pranzo e a cena siamo al punto che i compagni della cooperativa, del
sindacato, i ragazzi del magazzino, tutti gli uomini con una tessera in tasca hanno dovuto nascondersi
da amici o parenti, perch da luned scorso  meglio se non si fanno trovare a casa e allora la notte
dormono fuori e ciau.
 Ora s che vi ho spaventato sul serio, mi dispiace, oh quanto mi dispiace! Ma non dovete
allarmarvi per me
  quello che vi sto dicendo: nessuno mi d la caccia, al momento.
 Tranquillo, padre. Vi giuro mi sono allontanato da Torino cos, solo per prudenza. E anzi
non avrei neppure pensato a voi e a questa cucina col suo vecchio odore, che  come lavessi di
continuo nel naso terra battuta, scorza di mele bon, non sarei venuto a tirarvi gi dal letto e a
chiedervi un riparo se non avessi dovuto accompagnare qua vicino lElvira. Lei s che corre un guaio.
 LElvira Gribaudo, la mia maestra, la cognata del dottor Berto, avete presente? Quella
signorina alta, elegante, con la camicetta plissettata che vi ho presentato quando siete sceso fino alla
farmacia dellAlleanza per comprare lo sciroppo di SantAgostino
 Quella.
 Ehil basta con lacqua! non mi ci devo mica annegare. Perch, piuttosto, non mi offrite un
bicchiere di quel vostro barbera che aiuta a infilare le frasi una dietro laltra? Cos magari riuscir a
dirvi tutto per bene, senza strangolarmi con le parole.
 Grazie, questo si chiama bere!
 Cosa l ch successo, mi chiedete Ma davvero non vi  arrivata neppure una voce?
 E ben, certo che no! Siete tornato dalle vostre Americhe per starvene qui solo soletto a
guardare cosa? Le barbe dei tacchini. E ad ascoltare il cane che ringhia ai conigli. Mai una notizia
fresca, uninformazione, una parola. Ci scommetto che non dite nemmeno pi un buongiorno o un
buonasera da quando mia madre, pvra dna, se n andata a riposare al cimitero per via della spagnola
che in ventiquattrore le ha fatto fare il giro completo. Perci come potete sapere cosa succede in citt?
Tante volte vi ho pregato: venite a vivere da noi, a casa nostra! Non  un palazzo da starci larghi,  un
alloggio da operai dove in tre, quanti siamo, bisogna stringersi e fra qualche mese, quando nascer il
nuovo marmocchio, sar ancora pi stretto, ma un materasso, state certo, ve larrangiamo, e la Luisina
 una brava moglie, anche se  nata e cresciuta a Torino e non al paese, come invece sarebbe piaciuto a
voi, padre, e pure a quella santa donna di mia madre eh s che vi sarebbe piaciuto insomma, la
Luisina me lo ripete ogni giorno: che ci fa quel vecchio, con rispetto parlando, lass tutto da solo?
 Eh, non sar mica venuto fin qui per parlarvi della Luisina! Ma bon, visto che siamo in
argomento ve lo dico: una pi affezionata di lei non la potevo trovare. Mi tiene da signorino: la
domenica mi alzo e sulla sedia c il cambio della biancheria, ci sono le giarrettiere gi attaccate alle
calze pulite e i bottoni levati dal collo della camicia sporca e infilati in quello della camicia bianca di
bucato, senza una piega o una macchiolina Che volete, in citt bisogna curare anche le apparenze.
 Sicuro che vi capisco! Sono figlio vostro, mi avete abituato allaria aperta vi ricordate
quanto mi piaceva buttarmi nel canneto, andare per funghi e tartufi o portare allerba le mucche, finch
le abbiamo avute? Dunque posso capirvi se non volete lasciare le colline. Ma la citt, padre, ah! la citt
ci fa vedere il futuro, ce lo fa sognare, e se a noi poveri cristi togli questo sogno, cosa resta? Perci ho
passato il fiume e sono sceso a Torino anche senza il vostro permesso. Daltronde voi eravate nelle
Americhe non in cerca di fortuna, ch voi alla fortuna dei poveri non ci avete mai creduto, ma per
fare risorsa e alla fine lavete fatta nelle campagne di San Francisco, lavorando agli stessi vitigni di
qua, barbera, quagliano, dolcetto, e poi siete tornato ed  logico che non vogliate abbandonare la vostra
terra, ora che siete padrone. Ma datemi retta siete rimasto solo non avete una salute da
giovanotto vi converrebbe seguire i figli e scendere pure voi in citt! Anche se oggi come oggi
 Oggi, mio caro padre,  un giorno molto triste e mi tocca ringraziare il cielo per la vostra
testardaggine.
 E ben, almeno ve ne state in pace fra le vostre bestie, a coltivare lorto e la vigna, e non siete
costretto a masticar veleno davanti a certe scene che fanno piangere il cuore. E alla fin fine anche per
me  una fortuna avere un padre che abita fuori dal mondo e che in un caso di necessit come questo mi
pu offrire un posto caldo e protetto
 No no, solamente per qualche giorno, poi si vedr.
 Vi sbagliate, parlo in fretta per il troppo che avrei da dire, ma non sono agitato
 Magari appena un pochettino adesso per mi calmo e vi racconto il perch e il percome dal
principio, dato che con la testa vivete ancora nelle Americhe e delle faccende dItalia non sapete un bel
nulla di nulla. Ma prima posso avere un altro goccio di barbera? Perdonatemi, padre. Di colpo mi 
piombato addosso il freddo di oggi insieme a quello di ieri e dellaltro ieri.
 S, grazie e mentre voi attizzate il fuoco io cercher di sbrogliare il gran disordine di questi
giorni un disordine straordinario, mica  facile spicciarlo a parole perch, se devo essere sincero,
le cose che ho visto, che ho sentito e che ho sofferto, per conto mio o insieme ai compagni, tutto si 
confuso e ammassato qua, dietro i miei occhi, come lo gnocchetto che si forma nello stomaco degli
uccelli e soltanto quando lo buttano fuori si capisce di quali porcherie  fatto. Perci forse anchio,
parlando con voi, finalmente riuscir a vederci chiaro
 No no, chiedete pure.
 Che centra con me lElvira? E ben, questa  una domanda che vorrebbe una risposta molto,
ma molto lunga! Intanto  per accompagnare lei che stanotte mi sono trovato sulla strada di casa
vostra
 Aveva bisogno daiuto e io mi sono offerto perch verso lElvira Gribaudo ho un debito
difficile da cancellare.  stata la mia maestra, ma questo gi lo sapete. Quello che invece non vi ho mai
detto  che  stata lei a farmi entrare in confidenza con la Camera del Lavoro e con le cooperative e, a
forza di mettermi alla prova, quando ha capito che poteva fidarsi, mi ha procurato un posto al
magazzino e io gliene sar grato in eterno ci soffrivo a stare chiuso in fabbrica dallalba al tramonto!
lavoravo al tornio e mi sanguinava il naso Poi sono entrato allAlleanza cooperativa e la musica 
cambiata, ora scarico sacchi, impilo ceste, non  un mestiere da operaio specializzato per nessuno mi
conta i passi e in cortile mi muovo liberamente, vado a riposarmi sotto gli alberi quando ne ho voglia e
dautunno cammino tra le foglie secche che si sbriciolano sotto le mie scarpe ne parlo al presente,
padre, ma chiss se mai torner in quel cortile
  gi un bel po di tempo che lItalia gira storto E noi con lei: no, le cose non si
aggiusteranno a breve.
 E ben, non  da ieri che hanno cominciato a distruggere tutto ci che odora di socialismo i
circoli, le tipografie che stampano i nostri giornali, le Case del popolo e anche le nostre cooperative,
sempre di pi, a un ritmo che cresce con una velocit da togliere il fiato: lanno scorso, per dire, ne
hanno bruciate due in gennaio, diciotto in marzo, cinquantatr in aprile, centocinquanta in giugno.
Centocinquanta! Il nostro lavoro smantellato pezzo dopo pezzo senza contare le aggressioni
allAlleanza una al giorno per mesi abbiamo vissuto praticamente sotto assedio: cavalli di Frisia
per proteggere lingresso, gruppi di attivisti o di soci che a turno stavano di guardia, ditemi come si pu
lavorare in queste condizioni! E almeno fosse bastato, boja can! Macch, da ottobre le cose sono
precipitate di male in peggio e ormai non ci danno tregua, quei delinquenti. Si sentono degli eroi, da
quando hanno preso il treno per andare a farsi una scampagnata a Roma e il re li ha premiati, dando
lincarico di primo ministro a Mussolini. E pensare, padre, che in guerra era un semplice sergente!
Mah, avr salvato qualche generalone, perch proprio non si capisce come abbia fatto ad arrivare fino
al governo.
 Non dura mica? Beato voi che villudete.
 Un paio danni? Ma con chi ne avete discusso, col povero Leonin?
 Oh, padre, non volevo...
 Vi chiedo perdono.
 Vi ho chiesto perdono
 Non intendevo mancarvi di rispetto,  che sono ancora sotto limpressione di quello che 
successo a Torino.
 Una storia cos brutta, siete sicuro di volerla sentire?
 Allora fate conto dessere a veglia e mettetevi a sedere qua vicino come quando eravamo
una famigliona vi ricordate che affollamento alle nostre veglie? Per forza: una stalla con cinque
ragazze, tutte da marito! E i giovanotti si facevano anche nove ore di strada pur di trovare lallegria, la
fisarmonica, le chiacchiere, poi qualcuno tirava fuori una favola paurosa, di streghe e stregoni, cose
cattive e voi, padre, alzando la mano: Ferma l! Ma vi avverto, padre mio, che questa volta non
potrete interrompermi con il vostro ferma l. Perch questa non  roba di masche, ma di camicie nere
e, se vado avanti, sarete costretto ad ascoltare fatti tristissimi nella nostra veglia a due
 Eh, per raccontarli a dovere bisognerebbe possedere le parole giuste e io chiss e poi ve
lho detto e ve lo ripeto, questa faccenda non  iniziata ieri o ieri laltro
 Gi alla fine della guerra, secondo me. E per quanto mi riguarda  cominciata al ritorno dalla
prigionia, quando credevo dessere a casa e invece stavo di nuovo dentro quel puzzo di trincea che mi
seguiva dappertutto Ma voi, padre, che ne potete sapere? Eravate ancora nelle vigne della California!
Poi al rimpatrio vi siete barricato nella vostra cascina e con i figli ci discorrete s e no a ogni carnevale,
cos ora ho qualche difficolt a spiegarvi questi avvenimenti nuovi di Torino, a farvi comprendere sul
serio il guaio che sta passando lElvira o il motivo per cui sono capitato qui nel bel mezzo della notte
ma forse il discorso scivolerebbe pi facile se partissi proprio da quellalzata di testa che continuate a
rimproverarmi, perch  da allora che ho aperto gli occhi, da quando mi sono buttato il sacco in spalla
per trasferirmi a Torino
 Senza il vostro permesso,  vero. Non lo nego. Ma la guerra era finita, dovevo sciacquarmi di
dosso il maledetto odore di trincea. E del resto padre, se permettete, non ho fatto altro che seguire il
vostro esempio. N pi n meno.
 Daccordo: io mi sono limitato a scendere in citt, mentre voi vi siete imbarcato per le
Americhe, ma nemmeno a San Francisco si mette su pancia e dunque, quando si parte, che differenza fa
il piroscafo o il biroccio, il restare vicino o il correre lontano? Limportante  muoversi per cercare la
vita e io sono andato a cercarla a Torino. E vi assicuro che mi pareva di camminare a due metri da
terra, tanto ero contento dessermi messo in pari col Batistin, finalmente!
 Eh s, gelosia di vecchia data, tigne di bambini per a tuttoggi non lo digerisco il cugino
Batistin! Aveva le croste ai piedi e si vantava dabitare in citt, oh, in citt! un luogo strabiliante dove
era possibile arrampicarsi sui tetti e pisciare gi per le grondaie, con licenza parlando. Uno zoticone, e
veniva in visita con le tasche piene degli scarti di fabbrica dei marron glac, che sono gustosi ma si
comprano per quattro soldi
 E ben, sicuro che ogni volta minventavo una scusa per menare le mani e rimandarlo alle sue
grondaie con le ossa rotte! In ogni modo, a parte la rivincita sul Batistin, Torino si rivel in effetti una
gran cosa, padre mio. Se non altro per le opportunit che offriva: in primo luogo i corsi serali della
Camera del Lavoro a cui miscrissi subito, appena arrivato. Ho sempre avuto questa fissa di voler
studiare, non  una novit: lentusiasmo per lalfabeto lho preso da voi e vi ringrazio vi ringrazio,
padre, perch mi avete mandato a scuola, addirittura fino alla sesta, e devo riconoscere che non avete
badato a sacrifici. Ma anchio ho dovuto pagare la mia parte, dato che laria di campagna e il sillabario
non vanno troppo daccordo, alla fin fine: vi ricordate quanto smaniavo dentro il banco? Per mi
legavo i piedi pur dimparare e voi, padre, mi avete incoraggiato senza paura delle conseguenze
 Intendo dire che lo studio richiama la citt,  inevitabile. Ed ecco perch non dovreste
lamentarvi se ho abbandonato la cascina: ho preso per buone le vostre stesse ambizioni. Dunque
perdonatemi, se potete, e invece di rattristarvi per uno sgarro immaginario s, immaginario pensate
piuttosto a vostro figlio che, nel Diciannove, arriva a Torino con la testa cambiata dalla guerra e dalla
prigionia: ed  l, padre, che smetto dessere soldato e divento cittadino, l comincio a frequentare i
corsi organizzati dal sindacato alla Camera del Lavoro e la mia insegnante, guarda un po,  lElvira, e
anche lei, come voi, mi sprona e mi suggerisce i libri da chiedere in prestito alla biblioteca
dellAlleanza
 Ah, mero proprio appassionato! Per non avevo previsto che andare a scuola da adulto 
differente che andarci da marmocchio: d maggiore soddisfazione perch ci metti la volont, ma daltra
parte  strano ritrovarsi a combattere con linchiostro come alle elementari e soprattutto fa un certo
effetto, adesso che siamo uomini con barba e baffi, avere una donna per maestra. E lElvira era
bravissima, ma talmente giovane! Allinizio, per la verit, quasi non sapevo che faccia avesse: non
osavo guardarla. Mi pareva dessere Leonin, che la riconoscevo allodore, un profumo leggero,
aspretto, come di vino frizzante. E al pi, quando si muoveva avanti e indietro per la classe, con la coda
dellocchio sbirciavo lorlo della gonna che le batteva sul polpaccio. Intanto uscivo gi con la Luisina,
che da parte sua ha sempre considerato la scuola uno spreco di tempo e quando le parlo dellElvira, che
lo studio ce lha nel sangue essendo nata in un ambiente di professori, ogni volta brontola a voce bassa,
ma non cos bassa che io non possa sentirla: mia madre mi ha fatto senza bisogno di leggere teh!
Insomma sottosotto la critica, la mia maestra, e almeno in una cosa devo darle ragione, perch un
difettaccio in fin dei conti glielho scoperto anchio, ed  che nessuno la pu comandare, n in famiglia
n fuori. Difficile dire se dipende dallo studio o dal carattere, lunica cosa certa  che lElvira segue
sempre e soltanto la propria fantasia. Per alla Camera del Lavoro tutti riconoscono che  la migliore,
ai corsi serali e specialmente al sindacato: anche se abita in centro sa trattare con chi vive in barriera e
conosce le fabbriche, il nome di ogni macchina e i problemi tecnici Tale e quale unoperaia. Anzi,
un operaio. Di quelli specializzati, che calpestano ogni giorno la paciassa delle officine.
 Ho unammirazione, sicuro.
 Bella? Non saprei. Sua sorella Nora senzaltro, morbida, bellissima, ma lei ha uno sguardo
che inchioda, sopra un naso tagliente, con le narici sottili che palpitano quando tiene un discorso.
Eppure, a guardarle bene, le due si somigliano, non una vera somiglianza fisica, piuttosto una maniera
speciale datteggiarsi, senza superbia e al tempo stesso senza timidezza. La sorella poi ha gusti moderni
e ha trasmesso allElvira labitudine dei capelli corti e di quel cappellino a cupola, cloche lo chiamano,
che per alla moglie del dottor Berto fa un viso da madonna, mentre calcato in testa a lei e ben, ha
pi laria di un elmetto, almeno cos dice la Luisina che queste cose le vede meglio di me. Per
brutta no, assolutamente, io non la vedo brutta, solo un po diversa da come uno  abituato a
considerare una donna. Voglio dire che una donna, quale che sia, operaia o signora, ha un certo modino
che non manca nemmeno allultima impiegata della cooperativa col suo grembiule nero e il colletto
bianco. Bon, lei niente. Pare cresciuta in un collegio di maschi, in quanto a carattere. Poi, certo, ha le
maniere raffinate ma per essere brusca  brusca Insomma non so dirvi, padre, se  bella o se 
brutta. In ogni caso per me lElvira  stata la salvezza, perch mi ha portato dal dottor Berto e lui mi ha
assunto allAlleanza e io sar sempre grato a entrambi, perch chi lo dava il lavoro a un reduce della
Terza armata, a un vinto di Caporetto? Lavoravo una settimana o due, col naso che colava sangue sul
tornio, e subito mi rispedivano indietro: Il lavoro c, ma non per lei. I miei anni di trincea, la
prigionia, non contavano niente, e nemmeno questo male che ho di continuo qua, dietro la fronte, forse
per tutte le punture che mhanno inflitto da soldato. E nel frattempo la Luisina, che stava alla Fiat,
aveva dovuto lasciare a favore dei reduci: quelli buoni, si capisce, quelli che non si trovavano a
Caporetto a buscarle dai nemici e pure dagli amici. Povera Luisina! Eravamo sposati s e no da un mese
quando ha ricominciato a fare la slera, prima cucendo a mano le scarpe, con la lesina, adesso in questo
laboratorio che conoscete pure voi, padre, dove ci sono le macchine e dunque  l che pedala pedala
passando il cordino con le mani nere di pece, lavora lavora e non basta: quando rientra a casa, se io
non ci sono, deve salire e scendere cinque scale, su e gi per riempire i secchi con lacqua che goccia
dal muso verde del tort dietro langolo e ora con la pancia grossa teh, che bella vita anche in citt!
Bon, per tornare allElvira:  merito suo se ho ottenuto questo lavoro e io non me ne dimentico. Inoltre
la tengo ancora per maestra, non importa se la scuola lho finita e se lei  giovane e io pi vecchio di
due anni, particolare di cui mi ero scordato dopo i primi tempi e che m tornato in mente solo stamani,
mentre laccompagnavo verso la collina. Ma discutere con lei mi piace, padre, perch riesce a spiegarti
le cose pi difficili senza usare paroloni grossi, al contrario di tanti dirigenti nostri, compreso il suo
fidanzato o forse ex fidanzato, perch si  trasferito a Milano da qualche mese uno studente
universitario che ci faceva cadere addormentati a ogni riunione. Insomma, padre, dopo tutte queste
chiacchiere avrete capito, spero, che ho una fiducia davvero grande nellElvira. Pensate che ogni
mattina, prima dinfilare la chiave nella serratura del magazzino, passavo dal suo ufficio al piano di
sopra per sentire se cerano novit in politica
 Come no, una al giorno.
 Bravate, incendi e noi a sopportare ma di nuovo mi sta andando via la voce, posso
versarmi un altro goccetto?
 Veramente preferirei continuare col barbera, se non vi dispiace magari pi tardi s, per
mettere a riposo lanimo, magari dopo mi scalder un po di latte, se ve navanza.
 Mai ce lavete fatto mancare,  vero. Si andava a dormire con la pancia calda, tutti in fila:
sette eravamo e sette erano le tazze. Quando ero nel campo di prigionia me la vedevo ogni notte quella
tazza  s, proprio quella che avete in mano  vedevo il riflesso del fuoco che arrossava ai bordi lanello
di smalto lucido e sul tavolo, a lato, le fettone di pane dolce impastato dalla mamma: profumava tanto
che perfino gli altri lo sentivano, nella baracca. Che volete, si mangiava con limmaginazione. Poi la
prigionia fin, ma non la fame. Siamo tornati dallAustria a piedi nudi, nel fango, e nessuno in Italia ci
offr uno sputo di minestra, la prima pagnotta lebbi dopo quattro giorni. E io che avevo pensato: la
guerra  finita e, se non finir la miseria, almeno la ferocia e guardate quello che ci sta capitando!
 Finora abbiamo stretto i denti e mandato avanti il lavoro, ma adesso! No, ora non so proprio
quello che succeder: dal sedici dicembre le cose sono cambiate da cos a cos, a Torino.
 Il sedici, sabato scorso
 Finalmente ci siamo arrivati, avete ragione, padre mio. Ma non  reticenza, la colpa  della
voce
 Volete i fatti? Bon. Se proprio ci tenete, ve li dar Subito. S, senza tiremmolla.
 Allora Siamo a sabato della scorsa settimana e in citt lalba si presenta con un cielo basso,
di nuvole murate e luce da ospedale. Una giornata fiacca, con poco movimento. Il lavoro non  troppo
impegnativo, n allo spaccio n in magazzino, anche perch il freddo  arrabbiato e si gela allaperto e
pure al chiuso. In mattinata passo al solito dallufficio dellElvira e la trovo al suo tavolo col cappottino
sulle spalle e il bavero di pelliccia  un pellicciotto di coniglio, senza pretese  che le scalda le guance.
Ha unaria piuttosto preoccupata: domani, mi avverte, ci sar un raduno fascista per la consegna di un
gagliardetto. Perci il giorno seguente, bench sia domenica e la temperatura a zero gradi non lasci
scampo, infilo su il pastrano e vado a presidiare la Casa del popolo. Sono quasi arrivato, quando vedo
spuntare quattro, sei, otto camion carichi di squadristi, allungo il passo, entro e i compagni mi dicono
che sono comparsi ovunque: vengono da fuori  da Piacenza, da Parma, addirittura da Forl  e
scorrazzano in lungo e in largo per la citt, muniti di pistole, catene, olio di macchina e olio di ricino.
Non sar una domenica tranquilla In effetti lunico momento di pace lavremo durante la cerimonia
del gagliardetto, che si tiene al teatro Alfieri, con una nobildonna per madrina e la partecipazione delle
squadre torinesi al gran completo: sono presenti gli uomini della Toti, della Battisti, della Pini, la coorte
Randaccio, insomma lintera legione di Torino al comando del console Brandimarte, che ne ha fatta di
strada, anche lui, da quando era un ufficialetto dei bersaglieri! Ve lo dico, padre, per farvi capire che la
faccenda fin dallinizio sannunciava importante: tutti quei personaggi, la parata, i rinforzi dallEmilia.
E dopo i discorsi ecco che sfilano per le vie del centro, fino a corso Cairoli, dove c la sede del Fascio.
Il tempo  sempre pi brutto, di un grigio immobile, le Alpi sparite dallorizzonte. Pare quasi che la
domenica debba finire a questo modo, con le camicie nere che si sfiatano a cantare giovinezza
giovinezza dentro le nebbie che salgono dal Po, dalla Dora, dal Sangone, dalle rive lontane della Stura,
a circondare dumido lintera citt. Ma a sera i camion sono ancora l e gli squadristi cominciano a
fermare i passanti, non i signori col palt di gabardine e il cappello alto, bens quelli vestiti da operai,
con la berretta sugli occhi e le mani nude infilate nelle tasche. Non ne hanno il diritto, ma ugualmente li
fermano e chiedono la carta di identificazione, non cantano pi la loro primavera di bellezza, ma nel
freddo di dicembre gridano con voci rauche: mani in alto, generalit!
 Cercavano gli iscritti al sindacato, i compagni pi in vista Soprattutto miravano a creare
lincidente e noi labbiamo capito troppo tardi, quando ormai la provocazione gli era riuscita, boja can!
Ma al calare delloscurit, nonostante i posti di blocco e i fermi illegali, il pericolo di violenze
sembrava scongiurato e gli atti di forza ridotti a pura esibizione, tanto che io rientro per tempo
buttandomi a dormire. Invece verso mezzanotte, quando anche gli appassionati dellopera sono usciti
dallAlfieri, dal Carignano o dal Chiarella e per strada non c nessuno, un manipolo di camicie nere si
prepara alla caccia. Si radunano in dieci, come sapremo poi. Armati di revolver. E il piano  senza
dubbio preordinato, perch non si muovono a caso, ma si mettono alla ricerca di un personaggio ben
preciso: vogliono il tranviere comunista Francesco Prato, che gli squadristi torinesi detestano perch 
molto attivo e in citt ha seguito. Vanno nel caff che di solito frequenta, bussano a casa sua, ma il
Prato non  mica uno sprovveduto e la notte sta da un amico, in corso Spezia. Ed  qui che alla fine
viene stanato. Da sotto le finestre lo chiamano a gran voce e lui scende per non coinvolgere il suo
ospite. Apre il portone, saffaccia e lo accoglie un tiro incrociato, sparano da destra, da sinistra, dal
marciapiede di fronte. Una pallottola lo raggiunge a una gamba ma la nebbia  fitta o forse quelli sono
dei novellini e bon, gli altri proiettili non vanno a segno. Allora il Prato, che non pu scappare per via
della ferita ma che a mio parere  pure lui un po una testa calda, tira fuori una rivoltella presa non so
dove e spara dritto davanti a s. Alla cieca. Nel buio. Una mira comunque migliore o pi fortunata di
quella dei fascisti, perch insomma ci scappa il morto. E ciau, il danno  belle fatto.
 No, durante la notte nulla, lho saputo di prima mattina Perch le camicie nere si erano
preparate le mosse in anticipo e luned, diciotto dicembre, mentre Torino si va svegliando, hanno gi
attaccato ai muri centinaia di manifesti. E cos, nellandare al lavoro come ogni giorno, vedo questi
annunci e leggo stupito, con la gola stretta: I nostri morti non si piangono, si vendicano  stasera
adunata al Fascio. Firmato: console Brandimarte.
  quello che l per l mi chiedo anchio, padre: ma quali morti?
 Cerano solo quei manifesti incomprensibili E allAlleanza nemmeno i compagni del
magazzino erano al corrente di risse o agguati notturni, perci mi tocca aspettare lElvira che aveva
avuto delle riunioni altrove proprio per discutere il fattaccio e si presenta sul tardi, la testa ficcata
dentro il berretto a campana, il passo nervoso. La seguo sulle scale e dalla sua voce, mentre
camminiamo fianco a fianco in direzione dellufficio, ascolto la storia dello scontro a fuoco fra il
tranviere e i fascisti. Siamo nel corridoio del primo piano quando conclude: Vedrai che ci sar una
rappresaglia. Bisogna prepararsi, caro te, e dimpulso mi trattiene per la manica. Guardo le dita
guantate di bianco che stringono la mia casacca scura da lavoro, attraverso la stoffa sento la forma della
sua mano e allimprovviso, padre, ho paura.
 Della situazione. E anche di quello stare cos vicini: mai si era tenuta al mio braccio, lElvira!
Poi le ore passano e alla fine i messaggi confusi che arrivano dalla citt diventano fatti talmente
chiari, padre mio, che davvero non posso sbagliare nel raccontarveli e proprio nellordine in cui sono
avvenuti I primi messaggi dicono che i camion  i soliti, sempre gli stessi del giorno avanti  hanno
ripreso a correre dal centro alle barriere e dalle barriere al centro, ma la novit  che ogni tanto si
fermano e le squadre saltano gi, piombano in un alloggio privato o in un esercizio pubblico, entrano in
uno di quei negozi ebrei o in una piola dove gli operai si danno appuntamento per un bicchiere di rosso
e, dopo aver perquisito e buttato allaria carte, merci e masserizie, rimontano e si spostano pi in l a
ripetere la medesima procedura. Se ne fregano, loro, di leggi e legalit! E a mezza mattina giunge una
notizia ancor pi grave, cio che la squadra Toti, in automobile, si  presentata a casa dellonorevole
Romita, per fortuna assente, e poi al Controllo prodotti dello scalo ferroviario, dove tre uomini con le
rivoltelle in pugno hanno portato via Carlo Berruti, segretario del sindacato ferrovieri, e il socialista
Fanti.
 Erano in ufficio, li hanno presi
 S, un sequestro a mano armata. Un crimine: ecco la parola giusta. E non  stato che il
principio. Insomma, padre, comincia un luned dinferno e posso assicurarvi che il marted non sar
da meno, per non parlare del mercoled Con oggi siamo al quarto giorno di tiro al piccione e ormai
perfino la Gazzetta e la Stampa  la Bsiarda, come voi stesso mi avete insegnato a chiamarla 
chiedono che intervenga durgenza la questura e si ristabilisca lordine fatti sorprendenti, scrivono
ma non la capisco proprio tutta questa sorpresa: non ci aveva avvertito, Mussolini?
 Lui in persona, la settimana scorsa: Ho doveri terribili da compiere e li compir. Se questo
non  un avviso! Ma i nostri riformisti, che dio li perdoni, continuavano a sorridere e a scuotere la testa:
ma no, ma no, vedrete, adesso che sono al governo si calmeranno. Labbiamo visto in questi giorni
come intendono calmarsi! E la Bsiarda chiede ordine in citt, ma quale ordine ora che in tanti sono
morti e il nostro bel palazzo di corso Siccardi come faccio ad andare avanti, padre, e a spiegarvi
quello che  successo se solo a pensarci, guardate, tremo da capo a piedi e mi vergogno, padre, oh
quanto mi vergogno nel mostrarmi cos debole di fronte a voi!
 S s, mi calmo ecco, mi calmo.
 Bon. Dunque eravamo rimasti a luned mattina.  ormai mezzogiorno, ora di pranzo, ma alla
sede dellAlleanza gli uffici sono pieni: la gente non si fida a uscire. Fuori, tuttattorno alledificio, le
guardie regie stanno gi schierate a nostra protezione. Con quale risultato, padre, lo sentirete fra poco.
 Io? Certo che ero in corso Siccardi, dove volete che fossi. Proprio a quellora carico la merce
per il rifornimento degli spacci che abbiamo un po ovunque, nei quartieri, in provincia,  il mio
compito quotidiano controllare che non manchi niente. Perci sono l sul retro, dalla parte della
rimessa ma voi non siete pratico e forse non ve lo ricordate bene il palazzotto dellAlleanza, quante
volte siete sceso a trovarmi? Due? Tre?
 E ben, per essere grande  grande sul serio: a due piani, con la torretta a lato. E dentro  diviso
in bellordine. Al primo piano gli uffici delle cooperative, del sindacato, della Casa del popolo, del
partito socialista, della cassa di mutuo soccorso, al secondo le sale per le riunioni e pi su, nel
sottotetto, il circolo dei giovani comunisti, che essendo giovani, per lappunto, hanno il fiato buono e il
borsellino vuoto e quindi pagano due spiccioli daffitto; a pianterreno invece lambulatorio medico, il
dentista, il teatro, la biblioteca e ancora pi sotto la sala da ballo, il bar, il ristorante e i bagni,
comodissimi  ci andavo a lavarmi quando avevo finito col lavoro e sul lavandino trovavo sempre un
buon tocco di sapone Labrador, che non fa schiuma ma  adatto a raschiare via lo sporco dalle mani di
chi traffica in officina o nei magazzini, come me. E tutto pagato, soldo su soldo, dagli operai e dai
lavoratori torinesi! Dunque, a mezzogiorno, in quella luce fioca, ero a caricare le merci sul retro e
sentivo le voci delle impiegate che ogni tanto aprivano una finestra e saffacciavano a controllare la
situazione, nonostante il gelo. Sapevo che al secondo piano cerano molti dirigenti, riuniti per discutere
i fattacci della notte, e avevo visto salire su anche il segretario della Fiom, Pietro Ferrero. Un nome che
Torino non se lo deve scordare mai. Mai, padre, e capirete pi avanti quello che intendo dire
 A mezzogiorno dunque la nebbia sera un po allentata, ma si lavorava con le lampade accese.
Ero giusto occupato con il timbro da stampigliare su alcuni sacchi gi pronti e issati sul carretto,
quando i vetri tremano e fra i soliti suoni della mattina sento avanzare un prepotente rombo di motori,
accompagnato da una canizza di voci maschili che un po urlano e un po cantano a squarciagola. Bon,
penso, ci siamo. Do lallarme in magazzino e gli scaricatori escono subito a far fronte, mentre io levo il
chiavistello alla porta sul vicolo per permettere alle donne di uscire senza che nessuno se ne accorga.
Spuntano dagli uffici una dopo laltra e se la svignano a coda bassa, per ultime la Pierina, la Nuccia e la
Teresa che mi sbarra tanto docchi cos e scappa correndo, le mani strette alle zizze che ballano sotto il
grembiule. Dai piani alti scendono poi Ferrero, vari compagni del sindacato, lamministratore del
giornale e lonorevole Pagella, che conosco per averlo incontrato molte volte ai dibattiti politici,
vengono gi e si avviano verso lingresso principale. Il Ferrero ha uno sciarpino rosso attorno al collo e
accelera per tener dietro allonorevole, che  magro scheletrico ma svetta in alto come lalbero della
cuccagna. Vanno fuori, superano il cordone delle guardie regie e si fermano davanti ai fascisti scesi dai
camion a bloccare la via. Vogliono trattare con quelle canaglie,  chiaro. Ah, padre i sindacalisti!
Sono come i parlamentari, gente convinta che qualsiasi faccenda si possa risolvere a furia di
discussione! Ma io sono abituato a lavorare con le mani e non ho questa gran fiducia nelle parole,
perci mi sento pi tranquillo quando tre giovanottoni dei miei, tre bei facchini con le spalle quadre, si
schierano di fianco a loro. E ben, in casi del genere faccio pi affidamento sulle braccia dei miei
compagni che sulle capacit di negoziare di un deputato socialista! Intanto controllo che le donne siano
uscite tutte... Tutte tranne lElvira, ancora chiusa nel suo ufficio che guarda sul giardino di via Pietro
Micca. Spalanco la porta, grido: svelta! e la costringo a seguirmi e a passare per il deposito, fra
bottiglioni di vino rosso, barili di mele ruggine in conserva, cereali e stoffe in mucchi sovrapposti. Poi,
adagio, schiudo la porticina laterale e mi affaccio sul vicolo: fino allangolo la stradetta  vuota, la
nebbia s dispersa quasi completamente, resta solo qualche sbuffo appeso ai cornicioni, leggero
leggero, tipo fiocco natalizio. Daltronde  il suo tempo... Azzardo qualche passo, sbircio oltre lo
spigolo del muro ed ecco i camion, le squadre fasciste e i nostri che continuano a discutere con un
caporione. Sto per dare il via libera allElvira, quando sentiamo dei colpi di pistola. Torno verso
langolo: i nostri sono scomparsi, Ferrero, lamministratore, i facchini, risucchiati dal primo allultimo
dentro una specie di mulinello umano. Non si distinguono pi in mezzo al parapiglia, a parte la
sciarpetta rossa del Ferrero e lonorevole Pagella che ancora spicca grazie allaltezza, urla con le mani
alzate al cielo e sembra Mos deciso ad addomesticare le acque. Dietro di lui le guardie. Ferme.
Immobili. Che non intervengono nemmeno per proteggere un parlamentare ben conosciuto. Cos infine
anche lonorevole sparisce e io mi volto verso lElvira e incontro il suo sguardo: nei suoi occhi  vicini,
vicinissimi  si muove un punto luminoso, un fuocherello trattenuto e vigile che mi paralizza finch
non mi rendo conto che sta dicendo qualcosa, lElvira dice che dobbiamo correre a cercare suo cognato,
perch fra poco, questo  sicuro, saranno in molti ad aver bisogno di lui e dei suoi allievi
 Allievi, s, avete capito bene. Certo che ve lo spiego, ma prima vorrei riempirmi di nuovo il
bicchiere, se permettete. Il vostro barbera liscia la gola con una tale dolcezza!
 Bon. Allora dovete sapere, padre, che gi da un pezzo i dirigenti della Casa del popolo
pensavano a una squadra di pronto soccorso medico. Pressappoco da quando lesercito  entrato nelle
fabbriche sfondando i cancelli con i carri armati mentre fuori le farmacie abbassavano le
saracinesche o forse dallo sciopero delle lancette, perch  da quella faccenda l che i padroni
dellindustria si sono incattiviti e non gli basta licenziare a casaccio e fare la decimazione come in
guerra: tu e tu e tu Adesso, per recuperare limportanza perduta, mandano gli squadristi a spaccare le
ossa. E non ci sono guardie che tengano, perch gi allinizio dellestate, ben prima di andare al
governo, Mussolini laveva dichiarato: siamo noi le forze dellordine! Perci non solo  inutile, ormai,
sperare nella polizia, ma  necessario stare attenti perch poi, allospedale, i nostri feriti vengono
denunciati al posto degli aggressori. E dunque, a questo punto, che dovevamo fare? Abbiamo
organizzato una squadra di pronto soccorso per curarci da noi
 Significa che la Casa del popolo ha chiesto a due medici e a un farmacista di tenere un corso
di studio, la sera. E il dottor Berto, che dopo la guerra non aveva pi voluto saperne di ferri e di
malattie, ha accettato di salire in cattedra ed  diventato il responsabile del gruppo, ha procurato i testi
che servivano e in chiusura delle lezioni ha esaminato gli allievi, li ha classificati...
 Una cinquantina, in gran parte ragazze
 Mah, forse perch le donne sono pi portate alla cura dei malanni, naturali o procurati che
siano.
 S, anchio ho frequentato per due o tre sere, ma ho capito subito che non era cosa per me e
che potevo essere pi utile impegnandomi, come dire, sul versante opposto.
 Non dimenticate che ho fatto il soldato, padre! Bene o male ho imparato a usare le armi e,
quando serve, posso a mia volta insegnare a usarle. E infatti ho lasciato perdere il pronto soccorso e ho
cominciato ad addestrare i ragazzi del circolo giovanile comunista gli altri sono contrari e non
vogliono entrarci in questa avventura
 Invece sbagliano! Insomma, padre, proprio voi che ve ne siete andato da quel vostro paese
delle Langhe per non stare pi sotto padrone, non crederete che gli operai torinesi, gli stessi che hanno
occupato le fabbriche e le hanno gestite dimostrando ai borghesi di poter fare a meno di loro, non gli
farete il torto, a questi operai, dimmaginare che se ne stiano zitti a subire le bastonate delle carogne
reclutate dal Fascio! Buoni buoni, con la coda fra le gambe, magari per dar retta a certi bravi socialisti
con la smania di trattare a qualsiasi prezzo, e io sarei anche favorevole se gli accordi poi venissero
rispettati, ma lesperienza labbiamo fatta, labbiamo firmato il patto di pacificazione con i fascisti di
Mussolini, ed ecco qua i risultati!  per questo, padre, che quando lElvira  uscita dal socialismo per
iscriversi al partito comunista dItalia, bon, io lho seguita. In fondo, anche se  una donna,  la mia
maestra.
 Ora lo sapete. Non ve lho detto prima perch, con le vostre idee un poco anarchiche, non
volevo darvi un dispiacere, e del resto non  che mi sono deciso da un giorno allaltro, c voluto
tempo. Prima di tesserarmi li ho frequentati, i comunisti
 A mio giudizio, se volete che vi dica la verit, giocano troppo a contarsi: votare per le cariche
di partito o per questioni politiche importanti va bene, ma qua finisce che si mette al voto ogni
sciocchezza e tra poco voteremo pure se tenere le imposte aperte o chiuse! Eh, lentusiasmo di poter
dire s o no a volte prende la mano e tutto questo sfoggio di democrazia In ogni modo, al di l di
certe montature, mi hanno convinto. Soprattutto quel giovane dai capelli lunghi e il nome
impronunciabile, quel Gramici, sempre insaccato in un vestito nero con i gomiti lisi, almeno lui ci dice
cosa fare e non ha in bocca ogni momento il ritornello dei socialisti: aspettate, aspettate! Adesso basta,
siamo stanchi daspettare che vengano a spararci sulla porta di casa, uno per uno.
 Non  unesagerazione, padre mio. La guerra non  finita nel Diciotto e Torino se n accorta
proprio in questi giorni
 E ben, non potete pretendere dindovinare il corso della Storia dal vostro cascinotto in mezzo
alle campagne! Capisco che qui siete padrone. Di una miseria, ma padrone. Era il vostro sogno da
mezzadro: solo la terra a comandare il lavoro, e luva vostra, il latte vostro da non spartire con nessuno.
Ma alla fine non vorrei che vi riduceste come il Giant buonanima, pure lui proprietario di un niente,
per egoista come un padrone vero: addirittura aveva tagliato i suoi alberi, vi ricordate? per impedire
che gli sopravvivessero! Meglio, allora, rinunciare alla terra e imparare a difendere il proprio salario.
 Siete ingiusto Nemmeno io approvo le teste calde che combinano guai, anzi, ho criticato
perfino quel tranviere, il Francesco Prato, per aver risposto al fuoco dei fascisti. Labbiamo pagata cara
la sua fretta! Anche un eccesso di difesa pu essere un errore, questo  indiscutibile, ma almeno
difendersi
 Mica abbiamo un arsenale! Qualche moschetto, una Beretta e certe vecchie pistole a tamburo
avanzate dalloccupazione delle fabbriche. Un compagno della Fiat San Giorgio le aveva nascoste da
qualche parte, pensando che prima o poi sarebbero tornate utili di nuovo e cos  stato, in effetti.
 Il mio compito  molto semplice: insegnare ai ragazzi a non spararsi sui piedi, n pi n
meno. E per farlo al meglio, ho passato ogni domenica di questestate a dare lezioni di tiro. Per le
esercitazioni li portavo ai prati delle Molinette, cercando i luoghi pi sperduti, o, nel pieno dellagosto,
sulle rive della Stura e, alla partenza, indossavamo sotto i vestiti le mutandine da bagno per poterci
rinfrescare nella corrente. A volte veniva con noi qualche ragazza, specialmente la Teresa,
unimpiegata dellAlleanza, quella con le zizze grosse, che nuota bene e non si vergogna a comparire in
costume. Ma n lei n le altre hanno mai sparato un colpo, tranne lElvira, che un giorno ha voluto
provarci, ma niente da fare: fihh, fihh, le pallottole mi soffiavano a due centimetri dalle orecchie, la
distrazione di un attimo, e ciau! Ho rischiato brutto Eh, la mira lei lha buona solo con le parole. In
ogni modo ci accompagnava volentieri, non sparava, non nuotava, ma si portava un libro e leggeva
seduta sullerba, con le ginocchia che le facevano da scranno. Poi, al ritorno, mi raccontava cosaveva
letto, perch lElvira non perde mai un minuto e si comporta come se fosse sempre a scuola o in
riunione. E anche luned scorso non ha messo tempo in mezzo: quando ha visto i bastoni alzati e ha
sentito le catene che fischiavano attorno ai nostri compagni,  andata di corsa a chiamare il cognato. Io
dietro a lei, naturalmente Il vicolo grazie al cielo era ancora sgombro e per vie traverse arriviamo in
fondo a corso Vittorio, dove appunto abita il Berto che, per fortuna, quella mattina era rimasto a casa:
sua moglie  anche se non sono sposati con tanto di certificato  purtuttavia sua moglie  deve
comprare un altro bambino e non si sente molto in salute.
 Il quarto, se non ricordo male ma lei  contenta e non fa come la Luisina che, quando ha
saputo di questo secondo che deve nascere, mi ha guardato storto e ha detto: adesso compro, ma poi ci
fermiamo, caro te, non sono mica mia madre che usciva dalla galera per andare in prigione e usciva
dalla prigione per andare in galera, dieci ne ha sfornati e io confesso che ho pensato a voi, padre, e a
quella vostra frasetta: Eh, le donne torinesi, con la fabbrica si sono montate la testa!
 Bon. Attraversiamo dunque corso Vittorio senza problemi, saliamo dal Berto e lo troviamo a
tavola con tutta la famiglia. Pi che le spiegazioni arruffate dellElvira, gli basta unocchiata alle nostre
facce: in fretta si pulisce la bocca col tovagliolo, lo rimette dove stava e parte con noi verso
linfermeria. La chiamiamo cos, ma in realt  solo una soffitta. Il proprietario, un contabile della
Cassa di mutuo soccorso, lha ceduta a sua sorella con lintesa che resti a nostra disposizione e quindi,
alloccorrenza, ci serva da recapito, da luogo di ritrovo o da infermeria, luna cosa non esclude le altre.
Sono due stanzette, a livello delle tegole. Il caseggiato per si trova ad appena qualche metro dalla
nostra sede, in una viuzza allincrocio del corso, e questa vicinanza ci pareva molto comoda quando
abbiamo avuto lidea, ma ora si rivela pericolosa e ci obbliga a tornare sui nostri passi e a studiare
attentamente il tragitto, dato che le camicie nere sono sempre ferme nel medesimo punto, davanti al
palazzotto di corso Siccardi, e non danno segno di voler mollare, anzi dilagano per le vie intorno,
occupano gli slarghi e lintero quartiere rimbomba di schiamazzi, cori, motociclette lanciate a corsa.
Eh, gente moderna! mica come noi, che la merce della cooperativa la trasportiamo ancora con il
carretto! Loro, quando si spostano, usano motori che tuonano da un capo allaltro di Torino: vanno
sulle ali della modernit, loro! Bon. Finalmente riusciamo a imboccare il portone. Poi su, una scala
dietro laltra: allultimo piano ci aspettano.
 Una scena penosa Compagni feriti, pesti, sanguinanti, con le giacche strappate che
mostrano la fodera. Saremo una decina, non di pi, ma ugualmente la soffitta d limpressione dessere
strapiena e qualcuno sta accucciato per terra con le spalle al muro perch non ci sono sedie a
sufficienza. Lamministratore del giornale perde sangue da un orecchio: la pallottola per fortuna lha
preso di striscio, ma gli hanno sparato da vicino, tanto da bruciargli la tesa del cappello. Il dottor Berto
si sbottona i polsini, arrotola le maniche della camicia e comincia a darsi da fare. Io mi guardo attorno:
non vedo i miei scaricatori, n il segretario della Fiom, n lonorevole. E gli altri? chiedo. Uno dei
ragazzi del magazzino, Amedeo, mi fa il riassunto della situazione: il deputato Pagella, forte del titolo
donorevole, ha preferito recarsi allospedale, in ambulanza. Ferrero invece, bench malconcio, si 
dovuto precipitare alla stazione di Porta Susa: il segretario della Camera del Lavoro era in procinto di
partire per Milano e bisognava informarlo di queste ultime vicende. Oh sacramento! e qui lAmedeo
interrompe il suo bollettino per sputare un grumo di sangue dentro il fazzoletto. Mondo carogna,
impreca sottovoce, mentre io mi avvicino alle finestrelle, due pertugi da cui per si riesce a vedere
buona parte della zona e allangolo, sul lato opposto della strada, il palazzo dellAlleanza per intero,
compresa la torretta ve la ricordate, padre? Un piccolo fortilizio: tre settimane fa, durante un altro
attacco, un gruppo di operai si  salvato asserragliandosi l dentro. Adesso anche la torretta  presidiata
e tuttattorno alledificio, fra gli alberi, sul marciapiede, si distingue fin nei dettagli lo spiegamento
degli squadristi, che hanno ricevuto rinforzi e ora bloccano ogni passaggio, lingresso principale e
quelli laterali e il portoncino sul retro da cui poco prima sono scappato con lElvira. Le guardie regie
non ci sono pi. Hanno aperto un varco per lambulanza dellonorevole, dopodich buonanotte, hanno
ceduto il posto, ghigna storto lAmedeo. Stiamo ancora controllando le mosse delle figure laggi sotto
di noi, quando dal gomito della strada spunta una Fiat ultimo modello, lustra che sembra uscita per
loccasione dallo stabilimento. Viene avanti adagio, come se qualcuno dal suo interno volesse
esaminare con calma il lavoro svolto, procede fra gli uomini che si dispongono ad ala, infine si ferma,
la portiera si apre e scivola fuori un giovane dal palt nocciola, tirato a specchio come lautomobile. E
in quel medesimo istante, proprio mentre lelegantone alza lo sguardo verso la torretta, scoppia l
dentro un boato fragoroso che manda in frantumi i vetri e apre a squarcio i mattoni.  una granata
incendiaria, vecchia conoscenza dei tempi della guerra: al rumore la riconosco immediatamente.
Vampate di fuoco, nastri di fumo, scintille rosse come sangue sui rami degli alberi dirimpetto una
manciata di minuti e il rogo si diffonde a tutta la parte superiore del palazzo, il pianterreno  ancora
salvo, ma per poco: al sibilo delle fiamme allimprovviso si aggiunge il fischio di nuove bombe tirate
dalla strada e cos anche il nostro bel teatro, dove tenevamo congressi, recite e tombolate, anche lo
studio dentistico, la farmacia, la biblioteca e il bar non sono ormai che una fornace dinferno.
 Da cima a fondo, padre. Bruciati da cima a fondo.
 Se ne vanno in cenere gli uffici, le rotative comprate dagli operai per stampare il giornale, la
bella insegna dello spaccio con il gallo a coda ritta e ali aperte, le merci del magazzino, la birreria, le
tende della sala da ballo, il sapone Labrador e pure il mio lavoro. E non solo il mio. Dalla soffitta
guardiamo quello spettacolo in un silenzio duro, soffocante. Il senso dimpotenza ci strangola. E
allimprovviso capisco che  proprio questo il loro obiettivo: toglierci, insieme ai luoghi, il senso
boja can il senso dei nostri successi, dei risultati raggiunti dalla Torino dei lavoratori. Qualcuno di
noi tiene gli occhi chiusi. LElvira rabbrividisce infilando i polsi dentro i risvolti di pelliccia del suo
cappottino.
 No, padre, non finisce qui, perch sono appena le tre del pomeriggio e la giornata sar ben
lunga, ve lassicuro.
 I pompieri? Per la verit arrivano subito a sirene spiegate, per  del tutto inutile, perch
lincendio lo devono studiare da lontano, tenuti sotto tiro dagli squadristi. Non c pi niente da salvare
quando gli danno il permesso di aprire gli idranti. Ma infine lacqua si riversa sul fuoco e gonfia
nuvoloni che salzano e corrono a nascondere quel sole smorto, appeso l, tra i palazzi, come una
caciotta. Il cielo si chiude definitivamente. La missione  compiuta. E allora il damerino col palt
nocciola risale sulla Fiat nuova di fabbrica e la macchina savvia, diretta, immagino, a corso Cairoli,
dove senza dubbio il giovanotto riferir lesito della spedizione ai caporioni del Fascio e subito dopo,
perch no, magari far un salto in prefettura  questo almeno  il nostro sospetto, dato che operazioni di
questo genere non si possono organizzare se non esistono precise coperture. Bon. La Casa dei
lavoratori  ormai uno scheletro nero, un vecchio torsolo di mela sbocconcellato, eppure le squadre non
accennano a ritirarsi, sono sempre sotto di noi e cantano e si eccitano dando gas alle motociclette:
aspettano qualcuno, forse, o qualcosa. Dun tratto si disperdono a piccoli gruppi, corrono in un vicolo
sulla destra, quasi avessero fiutato la preda. Un camion accende i fari e li segue, sentiamo urla,
canzonacce, il motore che raschia e colpi strani, una specie di prolungato strascinamento, poi eccoli di
nuovo in corso Siccardi. Silenziosi, questa volta. Si spandono lungo la via a macchia nera e noi sempre
l, in trappola Senza possibilit di muoverci.
 Facendo il calcolo ecco, a parte me e il dottor Berto, cerano tre facchini, due contabili e
lamministratore del giornale, detto Ciulin. Il quale Ciulin dovete sapere, padre, che ha il vizio della
pipa e, passato il primo spavento, sera messo a succhiarla, sbuffando attraverso i denti cavallini. Cos
eravamo presi tra il fumo di fuori e quello di dentro. Insomma, eravamo una ghenga di otto uomini
ammucchiati in due stanzucce dal soffitto che strapiomba in basso riducendo lo spazio gi di per s
ristretto. Di donne, soltanto lElvira oltre allAngiolina,  ovvio, che lass ci abita E mentre il
dottore singegna a tamponare sangue, disinfettare tagli e avvolgere bende,  proprio lAngiolina, che
abitando nel casamento non d nellocchio e comunque avrebbe una buona scusa se qualcuno la
fermasse gi al portone,  lei a tornare in strada con il compito di raggiungere un circolo o una sede
sindacale per avere informazioni su come stanno procedendo le cose in citt. Non  unimpresa da
niente e lAngiolina deve camminare e camminare e quando rientra  quasi sera. Non porta buone
notizie: numerosi compagni del sindacato sono stati prelevati sul posto di lavoro o direttamente dalle
loro abitazioni e portati chiss dove. Anche gli attivisti del partito comunista sono ricercati dalle
camicie nere.
 Con quale diritto? Eh, padre, con quello delle armi. E dellodio di parte. Perch non sono
mica le forze dellordine ad arrestarci, visto che nessuno, con lesclusione del Francesco Prato, ha
commesso reati. Non ci sono colpevoli fra di noi
 E ben, la direttiva, sia della Camera del Lavoro che del partito,  di non dormire a casa
propria. Almeno per qualche notte. E lAngiolina, che  una brava cita, dopo aver dato lannuncio ci
conta perplessa, fulminata da una responsabilit che fino a quel momento non aveva valutato a dovere,
poi si scrolla da capo a piedi con una mossa da cavalla paziente e decide: Per stasera possiamo
arrangiarci. E gi distribuisce i posti e comanda: gli uomini in cucina, ch lo spazio  pi grande, le
donne in camera da letto. Ma il dottor Berto, dopo aver dato il ritocco finale allultima fasciatura,
chiude la cassetta con gli arnesi del mestiere e scuote la testa: Io vado da mia moglie. Tira gi le
maniche arrovesciate per lavorare e aggiunge, prima esitante, poi bello deciso: Con me non si
azzarderanno. E io mi chiedo da dove gli viene questa certezza, finch non fermo gli occhi sopra i
polsini della sua camicia. Allora ho un pensiero cattivo, padre
 No no  che i suoi polsini e pi su il colletto, inamidati alla perfezione, mandano una luce
bianca che fa a gara con il fermacravatta doro, e a me tornano in mente le facce degli uomini perquisiti
dagli squadristi e i loro vestiti e le loro case, che stanno in barriera e non sono rifinite in marmo come
lappartamento del dottor Berto e non hanno le stufe in ogni stanza o addirittura lascensore, che fino a
qualche tempo fa sandava a vederlo come fosse un monumento e che, non c dubbio, regala una
qualche sicurezza a chi  abituato a salirci e scenderci ogni giorno. Ed  precisamente questo, mi dico,
che oggi gli permette di dichiarare: torno in famiglia! e di ritenersi pi al riparo di noi. Ma la sua  solo
unillusione, temo, e i miei sono pensieri indegni, veramente, perch, nonostante il colletto duro e la
giacca di lana inglese con le maniche che cadono a piombo,  pur sempre il nostro dottore, quello che
ha inventato i buoni di credito per sfamare i lavoratori in sciopero. In citt, padre, anzi proprio qui, a
Torino, se ne trovano di uomini cos, e financo di padroni che qualche idea la spartiscono con i loro
operai, come quel tale, di nome Celestino Roveda, proprietario di unofficina, che allepoca delle
occupazioni disse: Se davvero si tratta di far girare il mondo per il verso giusto, ci sto anchio. Per
questo  successo allinizio, subito dopo la guerra, quando con i Comitati di agitazione e i Consigli di
fabbrica sembrava dessere in Russia ed eravamo sicuri che con un po di buona volont saremmo
arrivati non alla luna ma direttamente al sole
  vero, la citt mi ha sciolto la lingua! Ma  colpa vostra, padre, voi mavete insegnato a non
tacere davanti alle ingiustizie e dunque per obbedirvi mi  toccato andare in cerca delle parole: in
realt, a raccontarla come si deve, siete stato voi il mio maestro, prima ancora della scuola, dei libri e
dellElvira!
 S, tornando a luned pomeriggio Bon, la situazione  sempre quella: noi lass in soffitta e
le camicie nere in corso Siccardi. Finch non cala il buio, e a questo punto se ne vanno. Le luci dei
camion sallontanano in fila, si spengono a una a una laggi in fondo e la strada  sgombra: finalmente
il dottor Berto pu andarsene da sua moglie, in barba alle direttive del sindacato. Appoggiata allo
stipite della finestra, lElvira insegue gli ultimi riflessi dellincendio che vibrano e lampeggiano dentro
laria scura. Non si muove quando il cognato si avvia alla porta e allora lui savvicina e le sfiora con
gentilezza il gomito: Andiamo? Pensava di riportarsela indietro,  naturale. Tanto pi che da qualche
mese a questa parte, ogni volta che sindovinano guai o trambusti di un certo peso, lElvira si
trasferisce dalla sorella, perch i suoi, poveretti, non hanno mica bisogno dagitarsi
 Vive con i genitori, ma cos, in piena libert. Suo padre  un socialista, un vecchiotto con idee
arrangiate a modo suo, famoso per essere di manica molto larga verso le donne di casa
 Anche voi? Mah. Lasciatemelo dire: se si tratta delle figlie, a voi di anarchico non resta che la
cravatta nera annodata a fiocco!
 E ben: avete o non avete avuto un dispiacere quando le mie sorelle vi hanno scritto dessere
rimaste a dormire in fabbrica, durante loccupazione? Me la ricordo poi la vostra lettera! Il padre
dellElvira invece le ha detto fin da bambina: fa quello che devi fare, io ti do fiducia. Per, andando
avanti con gli anni,  diventato troppo eccitabile e lei sangustia e non vuole coinvolgerlo pi del
necessario. Tutti a una certa et avrebbero diritto a essere lasciati in pace e pure voi, padre, perci non
vorrei tenervi ancora sveglio a forza di parole, vi ho immischiato gi a sufficienza in questa brutta
storia
 No, non  per tagliar corto
 Ma certo, ma certo le so le vostre idee Se ho perfino riconosciuto che siete il mio
maestro!
 No, non vi nasconder nulla, perch dovrei? Datemi solo il tempo di bere un altro goccetto
Dunque dunque il dottore chiede allElvira: Vieni? e lei si scosta dalla finestra e dice: No. 
sicura di essere sulla lista dei ricercati e i fascisti saprebbero dove trovarla, se volessero, poich hanno
tutti i suoi recapiti. E io mi rendo conto che perfino quel privilegio l, cio lessere figlia davvocati e
di professoroni, non garantisce a lei lo stesso riparo di suo cognato, perch a pensarci, padre,  come
dite voi: una donna  sempre una donna e se si azzarda a mettere fuori il naso o, peggio, simpiccia di
cose che non le spettano, diventa pericolosa quanto un Pietro Ferrero adesso per non domandatemi
di lui, vi spiegher poi. In ogni caso lElvira ha ragione a preoccuparsi, perch gli squadristi non  che
si fanno scrupoli e di donne ne hanno gi ammazzate pi duna quella commessa della cooperativa di
Imola come si chiamava? E anche a Torino, unoperaia che avevo conosciuto al Circolo socialista:
Giuseppina Carasciotti, pvra cita, che il socialismo se limmaginava miracoloso alla maniera
dellacqua santa  figuratevi che nel Quattordici, per mettersi al sicuro dal terremoto, era scappata in
sezione! Insomma lElvira fa bene a comportarsi con prudenza e il dottore  costretto a riconoscerlo e a
tornarsene via da solo, non prima per daver rassicurato i compagni che hanno deciso di fermarsi
dallAngiolina: tranquilli, trover il modo di far sapere che state bene. E a me: dalla Luisina ci passo io.
Perch  chiaro, nemmeno si discute: io resto. In parte, se volete, per ragioni di sicurezza personale, ma
in verit perch mai e poi mai potrei abbandonare la mia maestra, anche se allElvira non piacciono
certi riguardi non richiesti e dunque questa cosa non si possa dire apertamente. Lo so io e lo sa il dottor
Berto, che perci mi prende in disparte, ammicca in direzione della cognata e io rispondo
sussurrandogli allorecchio: ho pi fiuto di un cane da tartufi, monter la guardia Cos lui se ne va
per primo e una mezzoretta dopo sarrischia a uscire anche il contabile Fracchia Giovanni, detto il
Carabin: la sua madama, se non lo vedesse allora di cena, sarebbe capace di denunciare in questura la
scomparsa del marito! Poi, nascondendo le medicazioni sotto le giubbe e i berretti, escono il secondo
contabile e i ragazzi del magazzino. DallAngiolina rimaniamo soltanto in quattro: oltre a me e
allElvira, resta lAmedeo, che ha una ferita leggera alla testa, e lamministratore Ciulin, che vive da
scapolo e credo si spaventi a passare la notte senza nessuno per casa. Si  messo comodo sullunico
divano, peraltro smollato, e si passa un fazzoletto sulle guance rigate di nero: da parecchio ormai i
pompieri hanno spento il fuoco, ma laria  satura di cenere e di un pulviscolo sporco che entra da ogni
fessura e durer giorni, io lho ancora qui in gola, padre, e chiss se riuscir a liberarmene, nonostante
il vostro vino lavori bene e a fondo e spazzi meglio di una scopa
 Bon. Dunque uno alla volta, uno appresso allaltro, spariscono quasi tutti gli uomini. La
soffitta si svuota, lo spazio sallarga, perfino le voci suonano pi distanti e a un tratto mi accorgo che
insieme allassedio  finito anche il pomeriggio. Ma non la caccia alluomo Con la notte  tornata
pure la foschia che ora si mescola alla polvere dellincendio e a poco a poco cancella la strada, gli
alberi, le case, le rovine del palazzo di corso Siccardi: non si vedono pi gli squarci n la torretta
demolita dalle bombe, e non vedere  un sollievo. Nella cucina, lass al sesto piano, il freddo 
carogna. Cerchiamo di stringerci attorno alla piccola stufa di ferro, che  arroventata ma non riscalda,
scaldano di pi le parole, cos ci sforziamo a parlare e parlare: della situazione del mondo, dellItalia,
del governo Mussolini, di cosa avverr di noi ora che lAlleanza, che ci procurava pane e companatico,
ha preso una bastonata terribile, a giudicare dallo sfacelo che abbiamo visto, e discutiamo dei propositi
degli squadristi e dei lavoratori torinesi, che due anni fa sembrava avessero vinto
 Infatti, padre s, loccupazione era andata benissimo Gli operai avevano organizzato il
lavoro e tenuto i conti e, poich erano in sciopero e non riscuotevano il salario, vivevano con i fondi del
sindacato e chi temeva ruberie si  dovuto ricredere: alla riconsegna, non mancava neanche un
centesimo dei milioni custoditi nelle casseforti delle fabbriche. Gli stabilimenti, in sostanza, hanno
funzionato a pieno regime, lorganizzazione sindacale ha mostrato di saperci fare e i padroni in realt ci
hanno perso solo la faccia. Non per nulla a Torino i fascisti contavano meno di zero, fino a ieri anche
il giorno della marcia su Roma hanno avuto una bella risposta, con gli operai a sfilare davanti alla
Camera del Lavoro in conclusione fino a luned scorso, qui a Torino, erano le camicie nere ad aver
paura di noi!
 E ben, proprio per questo proprio per questo hanno voluto darci una lezione, cos ci
dicevamo luned sera, seduti in cerchio attorno alla stufetta, mentre lamministratore Ciulin pigiava il
tabacco nel fornello della pipa e continuava a borbottare: Ma dove l che si vogliono spingere, dove!
Accanto a lui lAmedeo smaniava, cercava di grattarsi sotto la benda e intanto, saettando locchio,
sbirciava senza parere lAngiolina, che, va detto,  una bella cita di ventanni, grande e grossa
 Certi capelli neri che paiono incatramati
 Fortuna poca, veramente, povera ragazza Pensate che fino a qualche mese fa cuciva per una
sartoria da uomo di corso Savona! Poi suo fratello, giacch gli pareva che lago  troppo corto per
fruttare guadagni, lha sistemata come commessa in uno dei negozi dellAlleanza e il guadagno  che
adesso pure lei sta in mezzo ai guai Ma rimuginare in silenzio le disgrazie non porta a niente, questa
era la nostra filosofia luned sera, perci si andava avanti a discutere e lAngiolina si affannava a
buttare carbone nella stufa per scaldarci. E in effetti, a forza di chiacchiere, abbiamo ripreso coraggio.
Il freddo, per, era feroce uguale. Invano lElvira tuffava il naso dentro il collo rialzato del suo
cappottino e perfino io, che sono abituato a campare allaperto, avevo i crampi ai polpacci, ma non
potevo far altro che camminare su e gi battendo i piedi. Finch, mentre allungo le mani verso il debole
tepore della stufa, mi passa davanti, rapida, la visione della Luisina che scodella la sua minestra
fumante. La vedo con la stessa chiarezza con cui in questo istante vedo voi, padre, e penso: boja can!
non mangio da stamani. E, senza accorgermene, sbotto ad alta voce: Mica ci si pu scaldare a stomaco
vuoto! Allora lAngiolina si alza: Te, mi ordina, e te, voltandosi verso Amedeo, spostate il
tavolo nel mezzo, ch le mani le avete buone. Ho pane, latte conta sulle dita. Vino? fa lAmedeo
contento, aggiustandosi il farsetto a maglia. Ma vino non ce n nella soffitta dellAngiolina, solo tisana
alla menta: Ottima per lo stomaco. Gi eravamo avviliti borbotta lui. E finalmente sorridiamo
tutti quanti e lElvira, col suo senso organizzativo che non si smentisce in nessuna circostanza, propone
una colletta, un tanto a persona per il vino e la cena: purch qualcuno sia disposto ad arrivare gi in
bottega! Non ha nemmeno finito di dirlo che lAngiolina si accosta ad Amedeo: Andiamo, e con
disinvoltura gli calca un berretto fino alle sopracciglia per nascondere la medicazione. Mica daranno
fastidio a una coppietta, gli soffia in faccia, spingendo lanca contro la sua, e il giovanottone
arrossisce.  una svelta, lAngiolina. Nel Diciassette, quando aveva appena quindici anni, era di quelle
che han segato le piante di corso Vercelli per costruirci le barricate, e ora si diverte a far arrossire i
ragazzi
 Un ragazzo, proprio, e anche lei Sono tornati con due fiaschi di rosso e un cartone, largo tre
palmi, di dolcetti e bignole miste, al gusto di vaniglia, cioccolato, zabaglione e nocciola! E noi: ma
come, ma che avete comprato, e Amedeo a spiegare che per paura dei posti di blocco non serano
azzardati a spingersi fino al capannone di Porta Palazzo per la minestra e la carne, per, passando
davanti a una pasticceria, avevano visto in vetrina quelle squisitezze calde calde di forno ma, pi che
le squisitezze della pasticceria, a me paiono calde le occhiate che si scambia con lAngiolina, e certi
sorrisi colmi di una malizia cos innocente, padre, che riescono a rianimare latmosfera della nostra
stanzuccia gelida, soffiandoci in petto un po di tiepido buonumore. Bravi, ride a sorpresa lElvira.
Le bignole sono la mia specialit, adesso vi dico se valgono la spesa. E io resto a bocca aperta. Mai e
poi mai avrei immaginato che lElvira, una sindacalista capace di tenere testa agli operai delle officine,
fosse brava pure ai fornelli. Bravissima, se  vero quello che adesso va dicendo, cio che durante la
guerra era lei a cuocere il bonet per la nipotina, le volte che trovava gli ingredienti indispensabili, 
ovvio, il cacao e gli amaretti da sbriciolare fini fini dentro le uova montate con la frusta. Sono
sbalordito: teh! anche la mia maestra si mette il grembiule al pari delle altre, al pari della Luisina. Una
scoperta! Una cosa a cui non avevo mai pensato e che mi fa avvampare come quel ragazzone
dellAmedeo E ben, Pinto! Sei davvero una testa gnocca, mi rimprovero. Che c da imbarazzarsi?
E tuttavia Se dobbiamo mangiare e coricarci nella stessa casa, ecco, vorrei vederla con gli occhi di
prima, non come se fosse una qualsiasi delle nostre donne. Sragiono. Ma non solo io. Ora che si
avvicina il momento di spartirci i letti, il disagio, limpaccio procura anche ai miei compagni una
specie di stordimento. Stiamo l inciuchiti e perfino lAngiolina non scalpita pi e si raccomanda:
scendete senza far rumore, uno a distanza dellaltro, niente processioni. Perch il gabinetto  al piano di
sotto e i vicini sono brava gente che viene alla Casa del popolo, ma per farci le tombolate, perci 
meglio essere prudenti, dato che, amici o no, stanno l con lorecchio teso. E lElvira dun tratto si
risente: Ma chi lha scelto questo posto? Eh no, non abbiamo esperienza mormora poi
scrutandoci con attenzione, come per tirar fuori le attitudini nascoste di ciascuno. Al massimo, dice,
abbiamo letto delle storie, i memoriali dei bolscevichi, le lettere degli anarchici: storie, per lappunto.
A noi, questo  il problema, manca labic del lavoro clandestino. Ma lamministratore Ciulin, gli
occhi stretti nel fumo della pipa, butta l secco, di rimando: Tranquilla, avremo tempo per imparare!
Una frase, padre mio, che mi graver sulle spalle per lintera nottata.
 Ah, una notte lunga come nessunaltra, piena di sensazioni strane Brutte perlopi.
Angoscia, inquietudine. Come se fossi tornato indietro, ai tempi in cui ero un reduce scacciato dalle
fabbriche. Ma la guerra, se non altro, mi ha insegnato una verit molto semplice, cio che tutto ha
valore finch siamo in vita. Proprio tutto. Ogni minima sciocchezza. Ogni bagattella quotidiana. E
grazie a questo insegnamento anche quella sera riuscii ad apprezzare certi piccoli conforti, perch non
c dubbio, aveva un valore il gusto di bignole che trattenevo in bocca e la voce dei compagni che mi
risuonava nelle orecchie e la risata dellElvira e la premura con cui lAngiolina prepar in un angolo la
cuccia per me e per lAmedeo, con una trapunta comprata chiss quando al Baln, ai banchi dellusato.
Il posto sul divano spettava al Ciulin, per via della ferita pi fastidiosa E in ogni modo a me non
sarebbe servito, perch la notte la passai in piedi. Davanti a quei pertugi di finestre. Con quella frase
che mi ronzava in testa: avremo tempo per imparare Ma cosa, se nelle strade di Torino cera soltanto
distruzione? Larte della fuga: non ci restava da imparare altro che questo
 E come potevo dormire? Impossibile. Stavo incollato ai vetri, ma non vedevo niente. La
nebbia era alta e i vapori dellincendio lattraversavano solleticandomi il naso. Dentro la puzza di
bruciato distinguevo laroma del legno, lagrodolce delle spezie che erano andate distrutte in
magazzino, il tanfo amarognolo che saliva dal rogo ormai spento della biblioteca. In quel buio denso di
odori pensavo ai libri che non avrei pi potuto leggere. O rileggere, perch mille volte li avevo presi a
prestito su consiglio dellElvira: Balzac, Victor Hugo e i russi, specialmente quel Pukin che a lei piace
tanto: cadranno le pesanti catene / crolleranno le carceri Credevo fosse un rivoluzionario, ma poi 
da solo, padre, per conto mio, seguendo una personale curiosit  ho scoperto fra gli scaffali certe
poesie di tono molto differente, per quanto sempre scritte dal Pukin, e luned notte, mentre la mia
maestra dorme nella stanza accanto e io respiro carta bruciata, ecco che mi tornano alla memoria:
prenditi il piacere, il piacere / versa pi spesso la coppa Finch a poco a poco il cielo schiarisce, tra
gli ultimi sfoghi di nebbia compaiono le sagome degli edifici, le cime degli alberi, i lampioni, e non 
ancora spuntata lalba quando avvisto le prime colonne di operai in tuta. Ah! cosa diceva il poeta
russo? I fratelli, i fratelli vi ridaranno la spada!
 E ben, i poeti catturano le parole e le fanno luccicare Ma, raccontandola a modo mio, vi
dir semplicemente che i sindacati avevano proclamato lo sciopero generale. Uno sciopero breve, di
soli cinque minuti: il massimo consentito. Ma non importa. Il sollievo  ugualmente immenso. 
meraviglioso vedere corso Siccardi che, nella prima luce del mattino, si riempie di nuovo, e questa
volta non di nero ma di blu, di lunghe file di operai che, al cambio del turno, corrono a manifestare la
loro protesta davanti al palazzo sventrato dellAlleanza. In soffitta siamo tutti svegli e pronti a scendere
in strada, ma non riusciamo a staccarci dallo spettacolo che le fabbriche di Torino stanno offrendo alla
loro citt. Quella  la Fiat di corso Dante, quelle le donne del tessile Aggrappata al davanzale,
lElvira fa linventario: un mistero come riesca a distinguere da quass le varie appartenenze! E questa
 la nostra rappresaglia, conclude approvando, soddisfatta, mentre io guardo quellunica ciocca
spettinata che seguita a scivolarle sulla guancia. Per il resto  lElvira impeccabile di sempre.
LAngiolina saffaccia anche lei e scherza e fa le piche allAmedeo, i dispettucci, come se il pericolo
fosse scomparso dalle nostre vite. Nel frattempo, sotto di noi, linterminabile serpente blu si avvolge
muto, in raccoglimento, attorno a quella che fino a ieri era la Casa dei lavoratori. Mura annerite dal
fuoco, spianate dalle bombe. Non sar facile rimetterle su, temo. Ma la folla mi d un filo di speranza,
mi offre un motivo di consolazione
 Per qualche minuto, padre. Non di pi. Il disinganno arriva non appena usciamo dalla soffitta
dellAngiolina e i compagni ci aggiornano sugli incidenti della notte, sulle tragedie dovrei dire... ma gi
sento che il respiro mi diventa secco, le parole si spezzano perdonatemi, padre, se approfitto ancora
del vostro barbera, posso riempire il bicchiere, la coppa del poeta? versa pi spesso il calice / sospira
davanti al vino ho bisogno dinumidire il fiato!
 Bon. E adesso  proprio il momento. Insomma, ora non posso fare a meno di parlarvi di Pietro
Ferrero. Il segretario della federazione dei metalmeccanici. Il sindacalista che luned mattina aveva
cercato di trattare con le camicie nere e che, dopo aver ricevuto la sua razione di manganello, era stato
rilasciato. Vi ho detto  ve ne ricordate?  che Amedeo laveva visto dirigersi alla stazione di Porta
Susa: doveva avvertire dellaccaduto il segretario della Camera del Lavoro, in partenza per Milano. E
ben, la storia non finisce qui Il seguito veniamo a saperlo dalla bocca del Carabin, il contabile
Giovanni Fracchia, che si  aggregato al corteo della Fiat ed  venuto a cercarci. E mentre gli operai
sfilano e il vento ancora spinge la cenere dellincendio verso di noi, veniamo a sapere che, dopo la
stazione, a un certo punto Pietro Ferrero  tornato in corso Siccardi. Il motivo? Chiss, forse sente le
esplosioni. Forse un malinteso senso del dovere lo spinge a ripercorrere il tragitto in senso inverso.
Forse vuole vedere le fiamme che stanno consumando lorgoglio dei lavoratori torinesi. Fatto sta che
torna indietro e si ritrova in mezzo agli squadristi. Ma in poche ore gli ordini sono cambiati: non si
rilascia pi nessuno. Cos lo prendono, lo legano per i piedi e lattaccano a un camion ah, padre, lo
stesso che dalla soffitta avevamo visto svoltare langolo a fari accesi! E quei colpi che avevo udito con
le mie orecchie, quel rimbalzo, quello strascichio, era il suo corpo sbatacchiato da un capo allaltro
della strada, per incroci e traverse, fino al monumento in onore di Vittorio Emanuele, dove viene
lasciato quel che avanza di Pietro Ferrero, sindacalista: un omaggio alla Corona per ringraziare
dellincarico di governo a Mussolini! E l rimane, sotto la statua del re, fino al mattino, quando le
guardie lo portano al San Giovanni per lidentificazione. Un cadavere irriconoscibile ma poi la
sorella con certi brandelli di stoffa dei pantaloni E non c solo Pietro Ferrero, padre! In tanti,
luned notte, sono andati a tenergli compagnia. Volete lelenco? Eccolo qua: Carlo Berruti, il segretario
del sindacato dei ferrovieri, quello che avevano sequestrato nel suo ufficio allo scalo, ve ne
rammentate? Nel caricarlo in macchina, le camicie nere avevano detto ai suoi colleghi: preparate i fiori!
E infatti lhanno poi scaricato con un buco in petto nei prati di Nichelino. E Matteo Tarizzo, operaio
della Fiat, comunista, anche lui lhanno buttato in mezzo allerba, oltre la barriera di Nizza. Per il
Matteo Chiolerio, invece, non si sono presi il disturbo, gli hanno sparato in casa mentre cenava con la
moglie e la bambina e, poich la donna gridava e la piccola piangeva, sono tornati sui loro passi e,
smuovendo il cadavere con gli stivali, si son messi a dire: eh, ma dorme, dorme Bon. Tirando le
somme, si arriva a una trentina, forse quaranta morti ammazzati. Troppi perfino per i giornali dei
benpensanti, che ora finalmente pubblicano appelli e chiedono lintervento della questura  anche
perch le camicie nere non si limitano pi ad andare a caccia in barriera e cominciano a bussare alle
porte degli avvocati e degli onorevoli. Insomma, padre, questa  la situazione come si presenta ai nostri
occhi marted mattina: lo sciopero non  che un breve spiraglio di luce in una citt terrorizzata, tenuta
sotto la minaccia delle armi, con le guardie regie svanite nel nulla e gli uomini del comandante
Brandimarte che non mollano la presa, pattugliano le strade, prelevano gli operai fin dentro le osterie. Il
tiro al piccione continua ed  chiaro che per il momento nessuno di noi pu rientrare a casa, tantomeno
lElvira
 E ben, che potevamo fare? Siamo risaliti dallAngiolina! E, dato che le nostre sedi, le Case del
popolo, le sezioni, erano presidiate dai fascisti, organizzammo una riunione in soffitta: cerano un bel
po di cose da decidere, come andare avanti con lattivit, come e dove incontrarci, come trasmettere le
direttive del sindacato o del partito, come distribuire la stampa. E soprattutto come mettere in salvo i
dirigenti ricercati dalle camicie nere, a partire dallElvira. Che per non vuole accettare levidenza dei
fatti e protesta: Io non mi piego a lavorare sottacqua! Io non lavorer da carcerata! Cos questa
storia, dice, ci stiamo lasciando contagiare dalla malattia dei riformisti? Va bene la prudenza, ma non 
giusto scappare e dar via libera allavversario: significherebbe rassegnarsi alla clandestinit, a una
mezza vita No. Non scapper, ripete ai compagni e pure a suo cognato, quando si presenta nel
primo pomeriggio. I due discutono per un bel pezzo, lui con gli occhi pi neri del suo cappello, lei con
le labbra sbiancate dalla tensione, e io mi dico: bon, sta a vedere che litigano. Il battibecco finisce con
un compromesso: ogni decisione definitiva  rimandata al giorno seguente, ma lElvira intanto deve
rispettare una clandestinit provvisoria, per cos dire, e rimanere dallAngiolina.
 S,  rimasta. Per di malanimo, con la faccia storta
 Certo che ho cercato di convincerla anchio! Le ho detto: mica si tratta di un tradimento.
Oltretutto non era nemmeno lunica a doversi nascondere, in un sol giorno il problema era diventato
generale e nelle sue condizioni si trovavano decine e decine, centinaia di compagni
 S, tanti da non sapere pi come metterli al sicuro! Alla fine abbiamo usato uno stratagemma
semplicissimo: lo scambio delle case. E il trucco riesce, padre mio, perch quando gli squadristi si
presentano agli indirizzi segnalati dai loro caporioni o da qualche spia di quartiere, trovano inquilini
sconosciuti, nomi e facce che non corrispondono E cos abbiamo neutralizzato le loro visite. Almeno
per la notte del marted. In quanto a me, ero sicuro che il dottor Berto mi avrebbe chiesto di restare
accanto allElvira. Mi aspettavo da parte sua un cenno dintesa, qualcosa che confermasse quel nostro
patto segreto: sono o non sono il suo uomo di fiducia? Il solo in grado di proteggere una donna che non
vuole essere protetta Invece il dottore non interviene, i compagni assegnano un altro alloggio sia a
me che allAmedeo e cos, a una certora, me ne vado e la lascio l a pulire il radicchio insieme
allAngiolina, con le sue mani da maestra dentro lacqua della bacinella.
 No, non nel mio letto Mi  toccato dormire da un ferroviere in pensione. Sopra un divano.
Che sarebbe stato comodo se non lavessi dovuto dividere col nipotino del padrone di casa, un birbun
di sette anni che durante il sonno, per riscaldarsi, mi pianta i piedi sulla schiena e non c verso di
spostarlo. Ma pazienza, si sa che il pane degli altri, per quanto offerto di cuore, ha comunque sette
croste. E di questo pane mi tocca mangiarne anche la notte successiva, cio la notte del mercoled, poi
finalmente arriva lalba di oggi e io ho una grande soddisfazione
 E ben, viene a cercarmi il dottor Berto in persona!
 S, proprio una soddisfazione, perch vi meravigliate? Sono contento quando posso rendermi
utile.
 Veramente non  solo riconoscenza Ho imparato un principio importante gi a Torino,
padre mio, frequentando la Camera del Lavoro e la sezione del partito, cio che ciascuno dovrebbe
ricevere secondo i propri bisogni, e questo  bello, ma ciascuno dovrebbe anche dare in base alle
proprie capacit. Lo scambio  fondamentale, altrimenti la faccenda non funziona e si ritorna al punto
di partenza, al servo e al padrone, alla carit. Perci, dato che sono in debito verso lElvira e il Berto,
provo davvero una gran soddisfazione quando, stamani di buonora, il dottore viene a chiedere il mio
aiuto per concordare la fuga della cognata. Ormai il trasferimento  deciso e il luogo  Milano, perch
in quella citt lElvira non va alla cieca e il sostegno  garantito, visto che ci abitano alcuni amici di
famiglia e molti compagni torinesi. E anche lex fidanzato, mi viene subito da pensare. Che forse non 
un ex, ma solo uno dei tanti che sono scappati alla spicciolata. Dunque la scelta  fatta: Milano. E fin
qui tutto bene. Resta il problema di come arrivarci, perch lElvira non pu partire n dalla stazione di
Porta Susa n da quella di Porta Nuova: i fascisti sorvegliano i treni. E dunque ci vuole qualcuno con la
macchina.
 Un nome il dottore ce lha: Sergio Larcher.
 No, non  dei nostri, ma quello che conta  che si tratta di un tizio molto devoto al padre
dellElvira
 Oh, una devozione antica lavvocato lo aveva accolto in casa sua nel Diciassette, quando il
Larcher era un profugo in patria, uno di quei civili scappati durante la disfatta di Caporetto Voi
eravate nelle Americhe, non potete immaginare, ma fu uninvasione, padre mio, quarantamila,
cinquantamila persone che fuggivano dai loro paesi, da intere regioni, e chi si fermava a Milano chi
proseguiva verso Torino e le famiglie che avevano un letto vuoto per via degli uomini al fronte lo
mettevano a disposizione, pure mia madre, santa dna, ne ospit due o tre e pure la Luisina, che aveva
il fratello nella Terza armata, ma poi devessersi pentita della sua generosit, perch ancora adesso
quando sarrabbia con il bambino gli grida: sta buono, altrimenti ti do da mangiare ai profughi! Ma il
Larcher, a differenza di qualche altro sfollato, si trov a meraviglia dai Gribaudo, come uno di casa, in
cambio dellospitalit faceva la coda per la legna e con lElvira,  naturale, ci discuteva di mille cose,
impossibile non discutere con lei. Cos succede che finita la guerra, invece di tornarsene da dovera
venuto, rimane a Torino e mette su una trattoria dove la domenica si mangia la trippa, una specialit
condita come usa dalle sue parti, e ci ricava un bel po di grana. Ed  forse per mantenere questi
guadagni che ora indossa la camicia nera. Eh gi. Purtroppo  dei loro, uno che batte le mani a
Mussolini quando dice gonfiando le labbra: italiani, italiani! in me confida la migliore giovent italica!
Per, nonostante le sue idee,  sinceramente affezionato allavvocato e anche allElvira. Ecco perch il
dottor Berto pensa a lui e alla sua macchina, che  una bella Fiat Torpedo del Dodici, in grado di
correre a pi di sessantacinque chilometri allora, e quindi, dopo una breve esitazione, gli va a parlare.
E il Larcher risponde: Pronto allimpresa! Non per denaro, tiene a precisare, ma perch la politica 
una cosa e la vita delle persone unaltra. Soprattutto se siamo di fronte a della brava gente che non ha
mai fatto del male a nessuno, anzi il contrario. Cos dice e tuttavia la sua disponibilit non basta ad
assicurare il buon esito delliniziativa, perch c unulteriore questione da risolvere ed  a questo
punto che entro in scena io.
 E ben, provate a rifletterci  ovvio che non possiamo rischiare ai posti di blocco e per
soprammercato compromettere il Larcher facendogli attraversare Torino assieme a una sindacalista
ricercata, seduta in bella vista sulla sua Torpedo. Bisogna dargli un appuntamento fuori mano,
possibilmente fuori citt, e io propongo, indovinate ma s, il cascinale del Giant buonanima, che 
vuoto e piuttosto isolato.
 Portarla da voi? No davvero!
 No no, non volevo esporvi. Anche se in seguito, quando eravamo gi in collina, qualche
riflessione a mente fredda lho fatta e ho pensato: bon, figuriamoci se quelle canaglie si darebbero la
pena darrampicarsi quass, per queste strade da muli. Gli piace giocare comodo alla balda giovent
italica di Mussolini! Perci tanto valeva Insomma mi sono poi domandato se avevo scelto la cosa pi
ragionevole. E questo proprio quando cominciavo a ruminare sospetti sulla lealt del Larcher e a
ripensare alle vie di fuga che avevo scartato, boja can, e mi tormentavo, padre ma non  ancora il
momento di parlarvi di questi dubbi come dice il poeta russo, datemi tempo e vi dar / conto esatto
di tutto ci
 Dunque siamo a gioved mattina, cio a stamani, e da qui in avanti, padre mio, il tempo va
calcolato a ore, anzi a minuti, ma ciascun minuto conta per un giorno intero Insomma stamani la
decisione  presa, ogni particolare definito, per quanto  possibile, e lElvira non pu rifiutare la scorta,
perch non conosce i posti e senza di me non saprebbe arrivare alla cascina, quindi non c obiezione
che tenga. Fa pure bene alla mia salute, del resto, girare al largo per un po: il mio vecchio, le dico,
abita nei dintorni, mi fermer da lui. Cos comincia il nostro viaggio, che doveva essere breve ed 
stato lunghissimo, pi lungo di quello di Marco Polo o degli altri che ho letto nei libri della
biblioteca E non solo per modo di dire: lincontro con il Larcher era fissato per il tardo pomeriggio,
ma, per essere sicuri darrivare puntuali, noi partiamo addirittura in mattinata. Anche perch lElvira
preferisce andare a piedi, non si fida del tram  dove le camicie nere salgono a prelevare i tranvieri
iscritti al sindacato  e allora capirete, la strada sallunga per davvero. Dunque cincamminiamo di
prima mattina, fianco a fianco. Il freddo per fortuna non  pi tanto terribile, dietro la foschia 
spuntato uno schizzo di sole che imbianca i cortili, i bambini giocano allaperto e, quando saltano la
corda, la fune batte con un ritmo secco sulla terra gelata: tan, tan, tan. Noi andiamo leggeri, senza
bagagli, a parte la borsetta dellElvira, che contiene documenti e soldi, e la sacca che la Luisina mi ha
inviato tramite il dottor Berto. Anche senza aprirla so cosa c dentro: biancheria pulita e una fiasca di
vino che ho riconosciuto al tatto. E io a mia volta le ho mandato a dire: Mi dispiace. Perch  da
luned che non la vedo, perch sto scappando senza poterle dare un centesimo di paga e perch sono
disoccupato, anche se non per colpa mia. Disoccupato, boja can, e con due figli, uno che porta il vostro
nome, padre, e laltro che tira calci nella pancia della sua mamma. E allora cammino e intanto ci
ragiono, con la Luisina: trover un altro lavoro, le prometto con limmaginazione mentre attraverso la
citt, e la prego di aspettarmi e di non fare qualche sciocchezza delle sue, tipo barattare la medaglia
dargento guadagnata sul Carso dal Tonin no, non barattarla! nemmeno per quei tre sacchi e mezzo
di carbone offerti dallo strozzino del piano di sotto ho le braccia robuste, le dico, prima o poi mi
lasceranno in pace e trover un lavoro, perci non vendere la memoria di tuo fratello. E senza volerlo
riduco landatura, quasi a riprendere fiato dopo il discorso. La foschia non  ancora nebbia, ma fra casa
e casa, da una parte allaltra della strada, ha preso sfumature acide, gialle, verdastre, solforose e in
mezzo a quel colore di zolfo passano i tramvai, passano le biciclette scampanellando e i cani che le
signore portano al guinzaglio. Per un momento non riconosco pi Torino che, dun tratto, sallarga con
la sua vita misteriosa, grande come non lho mai vista, cos rallento ulteriormente e lElvira
 E ben, lElvira deve starmi al passo, perci anche lei trattiene il ritmo e da sotto il bordo del
cappello a campana mi lancia unocchiata interrogativa: siamo in passeggio? Mi sembra pi magra del
solito nel suo cappottino dai risvolti di pelliccia grigia, ma elegante, oh quanto elegante! dentro il
colletto sinfila e sparisce il luccichio di una collana di grani scuri e lorlo della gonna le balla sugli
stivali allacciati fin sotto il ginocchio: la figlia di un avvocato... Guardala l, mi dico, potrebbe starsene
tranquilla in un salotto, magari a leggere, per tranquilla, con un marito che le porta la carne e il vino,
invece eccola qua, dora in avanti profuga in patria come il Larcher allepoca di Caporetto. Una
giovane donna vestita perbene Accanto a un uomo che trascina i piedi con la grazia di un cane
rabbioso. Che fantasie si far chi cincontra? Non  certo la prima volta che camminiamo assieme, ma 
la prima volta che mi viene in mente questa cosa qui. Che penseranno di noi? mi chiedo, e provo a
osservare con gli occhi di un passante qualsiasi la strana coppia che formiamo: una signorina col
cappello alla moda e il pellicciotto intorno ai polsi e al viso e un facchino con la giacca da fatica. Mah.
Comunque le mie gambe hanno ripreso a muoversi per conto loro e andiamo avanti, lElvira e io, senza
scambiarci una parola, sfiatando nellaria fredda, per vie e viuzze, finch gli edifici si abbassano e
diradano verso i prati, al posto dei casamenti compare qualche officina, qualche capannone industriale,
e intanto nel naso sinfila un pizzicore caramelloso, di colla, di ruggine, mentre la foschia simpasta
con un fumo nero buttato contro le mura cieche dei fabbricati che lo trattengono al suolo. Ci spingiamo
oltre, superiamo pratoni e ponticelli che tagliano fiumi gonfi, rive lambite dalla piena, e bon, siamo in
collina.
 Ah, padre, voi lo sapete io la conosco a memoria la campagna qua attorno, i muretti e i
boschi, le vigne, i frutteti e le cascine, quelle che a sera odorano di pentole sul fuoco e quelle
diroccate E ormai conosco altrettanto bene la citt, e questa conoscenza la devo al mio lavoro, che
consiste, o meglio consisteva, nel girare per le consegne di spaccio in spaccio. Eppure stamani, mentre
percorro con lElvira prima le strade di Torino poi i sentieri sterrati, limpressione che provo  dessere
ugualmente forestiero, sia in un posto che nellaltro.  come se stessi attraversando luoghi estranei,
anche se li vedo e li ritrovo nella mente: dianzi i marciapiedi ora i campi, dianzi le case ora gli alberi,
dianzi tanfo di colla ora un odore schiumoso di fiume, di pietre sottacqua. E perfino la disposizione dei
noccioleti, la curva dellorizzonte, quel biroccio che arranca in salita, ogni immagine mi  nota, ogni
singola cosa  al suo posto, intatta, per adesso la guardo come da un altro mondo, affacciato alla
finestra di un passato che non mi appartiene pi e che si  spento, credo, nel fumo nero di corso
Siccardi. La mia responsabilit di uomo: nientaltro resta dei vecchi tempi. Oltre a un dovere verso
lElvira. Ma questo  un carico che porto volentieri e che mi sono assunto anche per farmi, in un certo
senso, maestro della mia maestra. Sono io adesso che la guido, sono io che decido se tagliare per una
traversa oppure no: sono un uomo grande, con lautorit dellesperienza, e lei una ragazza giovane, per
la prima volta lontana da casa. E infine, in mezzo a una spianata, ecco la cascina del Giant. Ci
avviciniamo pian piano, ma naturalmente  presto e ancora il Larcher non c, a terra non si vedono
segni di ruote e non si sentono motori nelle vicinanze, cos ci rifugiamo in fondo allaia, sotto il portico
davanti al casotto. Anche l sterpaglia, erbacce ingiallite dalla galaverna. La porta  scardinata, ma sul
momento non mazzardo a scostarla e a cacciarmi dentro lo spiraglio che si apre sul buio della
cucina
 Avevo paura chiss, forse mi spaventava il fantasma del vecchio
 E ben, lasciatemi scherzare!
 Per per ci sono oggetti che a volte hanno proprio voglia di parlare e in quel cortile ogni
sasso, ogni trave in cui inciampavo sembrava volesse raccontarmi una storia e magari lavrebbe fatto,
mimmaginavo, se fossi entrato per sbaglio nel ripostiglio dov morto il Giant  perch  in un buco
senza finestre che il vecchio s stretto la corda al collo, dopo aver tagliato gli alberi e sgozzato gli
animali. Muore il padrone? che muoia anche il suo contorno, bestie, piante e, nel caso, pure cristiani!
In ogni modo adesso siamo l, lElvira e io, davanti al cascinale maledetto. Del Larcher ancora nessuna
traccia, ma intanto s alzato un venticello freddo che schiaffa in bocca un sapore di neve. A me non
disturba, ma le labbra dellElvira sono diventate grigie come il risvolto del cappottino, alzato a coprire
la gola. Non si lamenta  non  nella sua natura  ma la stanchezza le irrigidisce il viso, le affila il naso
gi tagliente di suo e dun tratto mi accorgo che  vero, non si tratta di una mia impressione: in pochi
giorni  dimagrita parecchio, come se una masca le avesse dato il consumo. Abbracciarla ora, penso,
sarebbe come abbracciare lombra spinosa di un rovo e mi tornano in mente certe frasette acide della
mia madama
 Il busto troppo scarno da zitella queste frasi qua. Che vecchia lingua, eh, la Luisina!
Addirittura mi vorrebbe convincere che questo gran spendersi fuori casa dellElvira, non essendo una
necessit, pu significare solo una passione di rivalsa, il puntiglio di una che, nonostante il fidanzato, 
zitella nata, per lappunto, e tale rester. Ma quando se ne esce con simili commenti, io non le rispondo
mai. Anche perch ecco, voi prima mavete chiesto, padre, se la mia maestra  bella e io vi ho detto
che non lo so, ma non  vero: a mio parere lElvira una bellezza ce lha, magari un poco scombinata,
come i quadri che siamo andati a vedere allesposizione di marzo una visita organizzata apposta per
gli operai da quel Gramici, lo studente comunista col nome impossibile da pronunciare, ed era una
mostra tutta sottosopra, una roba di pittori futuristi, che dipingono macchine dal cuore umano e uomini
dal cuore di macchina e i loro paesaggi sono piramidi di colori, linee spigolose, cunei che sincastrano
nel vuoto, ma sono belli da osservare nella loro stravagante armonia, esattamente come lElvira. Non so
se mi sono spiegato, padre, bisognerebbe aver visto
 Bon. Per adesso, nel cortile maledetto del Giant, lElvira non  pi la maestra degli operai,
la sindacalista capace dimprovvisare comizi sul balcone di corso Siccardi,  soltanto una donna
esausta, che rabbrividisce nellaria che sa di neve. Smorta. Fragile. Una figurina di vetro minacciata dal
vento. Cos, poich il Larcher ritarda ed  assurdo restare allaperto, mi decido e do un colpo di spalla
al portone. Limposta trema sul suo unico cardine e finisce daprirsi, liberando una zaffata di letame.
La cucina  nuda, qualcuno lha svuotata da tempo, lasciando sul pavimento di terra battuta qualche
cesto rotto, una tina senza fondo, uno zoccolo, un rastrello contro il muro. Lunico posto dove sedersi 
il camino e lElvira stende il suo fazzoletto sulla pietra, si sistema e chiude gli occhi. Pare che dorma.
Immobile. Quasi non respira, al contrario della Luisina che nel sonno, tanta  labitudine, sbuffa e si
muove e con le dita mima il gesto di passare il cordino di cuoio sotto la macchina. Io intanto apro la
bisaccia. Oltre alla fiasca, c un bel cartoccio che profuma di toma e, mentre lo spacchetto, lElvira
riapre gli occhi di colpo e con uno sguardo luminoso esclama: bon, Pinto, che bravo! Brava la
Luisina, rispondo a testa bassa, scontroso, porgendole una cartata di pane e formaggio. Da mangiare
ce n, anche se non sono le bignole della pasticceria. Non so che mi prende, se  amarezza per me
che ho perso il poco che avevo o per lei che se ne va a Milano dal suo fidanzato con un cappottino che
non la scalda abbastanza. O forse  semplice paura
 Il Larcher  il suo ritardo che comincia a rendermi nervoso: cosa mai sar successo per
fargli mancare lappuntamento E perch poi ci siamo fidati di quel gag con i capelli alla mascagna e
le scarpe bicolori, bianche e nere? Come ha fatto il Berto a dargli fiducia, mi chiedo mentre mangiamo
toma e aspettiamo, seduti sul bordo del camino che trattiene un odore di legna bruciata. Un po sospetto
il tradimento, un po temo che labbiano fermato per strada o forse  la sua Fiat Torpedo che, in vena di
mattane, si  rifiutata di partire. Ogni minuto borbotto: ma dove l? E tendo lorecchio ed esco a
controllare laia, la campagna, il cielo bianco e basso, bench la sera sia ancora lontana. Arriver,
sospira lElvira. E se non arriva? Non possiamo tornare indietro e nemmeno restare tutta la notte a
battere i denti dentro il rudere del Giant. E poi chi lavverte a Milano, il vostro fidanzato, mugugno.
Ma subito minterrompo, perch mi rendo conto di aver dato del voi allElvira e la cosa non sta bene:
fra compagni, anche fra maschi e femmine, il rispetto vero  darsi del tu, per la confidenza delle idee
che abbiamo in comune. LElvira per non saccorge del mio imbarazzo e alza la testa solo per
ribattere, stupita: Non ce lho io, a Milano, un fidanzato. Ma come, mi scappa a questo punto, e lo
studente che ci faceva dormire in piedi con quelle relazioni che non finivano pi sul congresso
dellinternazionale comunista? Allora lei mi guarda fisso, mi guarda e mi riguarda e allimprovviso
scoppia a ridere, una risata nientaffatto allegra, poi stringe gli occhi lasciando affiorare quella luce
sottile che le avevo visto per la prima volta durante lassalto al palazzo di corso Siccardi. Eh Pinto,
mi fa, il guaio dei rivoluzionari  che, invece di essere gelosi degli altri uomini, sono gelosi della
libert delle loro donne. E per di pi, bada bene, sono convinti che siamo noi, che sono le donne, ad
avere una coscienza politica ancora molto pigra! Cos dice. E con questo io ne so quanto prima, ma
non mazzardo a chiedere spiegazioni, stappo in silenzio la fiasca e gliela offro.
 E ben, certo non era il vostro rosso, che  il migliore che ci sia A proposito, un ultimo
bicchiere posso servirmi? Appena un goccio, senza esagerare. Voi ne volete?
 Comunque pure il vino della Luisina non era male e in ogni caso veniva al momento
opportuno, perch il freddo mordeva nella grande cucina nera del Giant buonanima. E, mentre ci
passiamo la fiasca, per ingannare il gelo e lattesa cominciamo a fare discorsi  non di quel genere che
si usa in sezione o al sindacato, e non era nemmeno una discussione triste, tipo quella che due giorni
prima dallAngiolina ci aveva aiutato a capire e a sopportare. Erano chiacchiere alla buona, da amici
che stanno per lasciarsi e non vorrebbero e perci si regalano lun laltro pezzetti di vita
 Io io mi sono vantato di voi e spero che la cosa non vi dispiaccia. S, mi sono fatto vanto
del vostro modo di tirarci su, in mezzo alla campagna ma da padre di citt, che con i figli ci ragiona e
non pretende lobbedienza muta, senn cinghia. Merito della fede anarchica, ho spiegato allElvira, che
vi ha reso un buon padre, a mio parere, anche se ha portato la guerra in famiglia. Perch mia madre ci
teneva a uscire in processione con la divisa da figlia di Maria, il nastro blu e il velo dorgandis bianco,
e queste erano le vostre liti. Ma lei non vi chiedeva di cambiare idea e voi la sera entravate in cucina a
rosario finito, senza protestare. Due regni separati. Fino a quando quella santa donna non vi ha portato
il prete a benedire le vacche malate e voi lavete cacciato con grande scandalo dei vicini.  per il
vespaio in cui ci tocc vivere da allora, a contarla giusta, che poi siete scappato fino a San Francisco
dico bene?
 Oh, lElvira mi ascoltava con interesse, a lei piacciono queste storie. E a sua volta mi ha
raccontato del padre, che un tempo sappassionava allopera e tutti quanti sapevano sempre di che
umore era dallaria che cantava di prima mattina, nel vestirsi, perci quando intonava: s, vendetta,
tremenda vendetta, chi doveva capire capiva e gli girava al largo. Ma dopo questo racconto, bon,
lElvira si  tolta il berrettino, lha poggiato sulle ginocchia e, mentre scuoteva i capelli passandoci
dentro la mano,  diventata triste.
 Pensava alla sorella.
 Perch anche la sorella, anche Nora, mi ha detto, se nera andata di casa in circostanze
particolari, non come normalmente se ne vanno le donne
 C di mezzo un primo marito, un ufficiale caduto al fronte, e lei sera arruolata da infermiera
per scoprire il luogo della sepoltura, a quel che ho capito. Insomma, sera messa la strada fra i piedi per
cercare un morto. Ma almeno  stata una scelta, ragiona ora lElvira. Mentre lei, al contrario, 
costretta a subire, ad allontanarsi dalla sua citt, mai lasciata prima, per scampare a una minaccia. Eh,
Pinto, ti sembra un bel modo di viaggiare il mondo? Intanto con le dita continua a scompigliarsi i
capelli, che le cadono sulla fronte in un disordine che rivela tutto il suo sconforto. Li liscia, li tira sulle
guance che hanno ormai lo stesso colore di un guscio duovo, li tormenta con una specie di crudelt
insistita e io che in questi anni lho sempre considerata una donna forte e pure adesso, nella cucina
vuota del Giant, seguito a considerarla tale, tuttavia allimprovviso capisco la grande fatica dellElvira
a vivere con questa forza dentro.
  che a vederla cos disperata, mi disperavo anchio Oh, se mi disperavo! Mi pareva
dessere entrato in una fornace e dessermi cotto il cuore. Nessuna donna, avrei voluto dirle, dovrebbe
pretendere tanto da se stessa. Soprattutto se la donna in questione  una signora che, invece di bere vino
a collo in un rudere sperduto tra le colline, potrebbe starsene su una comoda poltrona, nel salotto di suo
padre o di suo cognato, a sorseggiare una tazza di t. Che in effetti  la bevanda preferita dellElvira.
Loffriva anche a me quando passavo dal dottor Berto ed entravo in punta di piedi per la soggezione
dellambiente. Cercava di sciogliere la mia timidezza con il t. Cos ora, per farla sorridere, le confesso:
non mi hai mica convertito, proprio no. E lei lascia cadere le mani in grembo e si meraviglia: ma
Pinto, potevi ben dirlo che non era di tuo gusto. Come se fosse semplice! E poi il gusto centra solo in
parte Ma nemmeno adesso ho il coraggio di spiegarmi, anche se una spiegazione a questo punto ci
vorrebbe, perch certe cose, che a noi sembrano evidenti, in realt non lo sono affatto per chi non ne ha
esperienza diretta. Bon, tanto per chiarirmi almeno con voi, padre: io non lo so e posso a malapena
intuirlo come deve sentirsi una donna a girare da sola per paesi e citt, ma lElvira, dal canto suo, come
potrebbe sapere che il t  una bevanda da ufficiali?
 Neanche voi? E ben,  logico che non lo sappiate, voi non siete mai stato in guerra, vi siete
goduto cinquantanni di pace, lintera giovinezza, e non avete pratica di ufficiali, soldati, bordelli
militari e case da t
 I bordelli degli ufficiali, per lappunto. Case da t, ecco come li chiamavano.
 I nostri, invece, erano bordelli e basta.
 E come, non ci andavo? In trincea i miei commilitoni dicevano: chi  morto fa della terra, chi
 vivo fa della guerra. E fra luna cosa e laltra c il bordello. Il nostro stava in un vicolo del paese e i
primi tempi cercavo di presentarmi bello pulito e sbarbato, poi non ci ho pi fatto attenzione e magari
mi ritrovavo la pezzuola ancora fra le gambe
 La pezza che dovevamo indossare per via dei gas, sapete e prima di metterla bisognava
ungersi le parti basse con una sorta di vaselina, un unguento appiccicoso dallodoraccio acuto che mi
faceva starnutire. La paura era che ci rendesse impotenti, a noi della truppa e anche ai signori ufficiali,
e in tal caso a niente sarebbe servito il loro t la bevanda dellamore E ben, ci andavo eccome al
bordello dei soldati! e, mentre aspettavo il turno, scrivevo il mio nome sui muri imbiancati di fresco, di
nascosto come un ragazzino, e ascoltavo lorologio del campanile che suonava lora con tocco pesante
e il quarto con tocco leggero. Poi uscivo e dovevo passare davanti ai vecchi del paese, seduti in piazza,
che per spregio voltavano la faccia senza salutare. Perci  questo che il t mi ricorda: gli ufficiali, le
lunghe attese ma certo non potevo dirlo alla mia maestra quando, nel salotto del dottor Berto, mi
offriva la tazzina bianca dal bordo dorato e io non osavo guardarla in viso, perch gli occhi mi
scottavano. E anche ora, nella cucina del Giant, mentre aspettiamo che arrivi il Larcher e che il nostro
lavoro comune, le nostre discussioni, ogni consuetudine sinterrompa per sempre, nemmeno ora glielo
posso dire, allElvira. E non posso guardare quelle ciocche scarmigliate, il gesto crudele delle dita, non
posso, perch gli occhi mi scottano pi che mai. Ma finalmente la sua mano smette di torturare i
capelli, con un breve movimento viene a posarsi sulla mia e io scopro che  calda, ma calda come se un
fornelletto bruciasse dentro la cavit delle vene, e poi ecco, con unaltra mossa lenta, molto lenta,
lElvira si piega verso di me e io respiro il suo odore che riconoscerei tra mille, perch  asprigno come
laroma del t e mi d il bollore sottopelle, padre ah padre! il cuore mi pulsa dentro i timpani quando
lei sfiora le mie labbra con le sue e torna a sfiorarle ancora, bocca contro bocca, premendo con
decisione, e io sento una sottigliezza asciutta che a poco a poco sammorbidisce, ma non faccio in
tempo, no, ad assaggiarla fino in fondo, perch lElvira s gi raddrizzata,  in piedi e con due dita
stira le pieghe del cappottino, spinge i capelli dentro il berretto e savvia in cortile. Cos mi accorgo di
quello che, per colpa del troppo stordimento, mera sfuggito
 La Torpedo  nellaia e lampeggia con i fari. Allora esco di corsa, raggiungo lElvira e la
precedo per accertarmi che sia tutto a posto. Dietro il parabrezza vedo luccicare gli occhialini tondi di
Sergio Larcher, nessun altro in giro, cos le cedo di nuovo il passo. Senza una parola lei sincammina
verso la macchina e io sto l, un morto in piedi, e non trovo il coraggio di seguirla mentre sallontana.
La portiera si apre, ma lei, ecco, si ferma e piega il ginocchio a terra  non so, forse per allacciare uno
stivale. Nel rialzarsi, volta il suo viso pallido nella mia direzione e grida: Bon, Pinto, quando torno te
le cucino io delle bignole a regola darte! Poi salta su e ciau, ormai  partita.
 Io? E ben, sono rimasto impalato di fronte al casotto, in un mondo vuoto, a tremare in mezzo
a folate gelide che turbinavano strappando polvere e sterpame dai campi. Non mi sono mosso per un
bel pezzo, finch dentro la testa m risuonata la voce del poeta russo: dov la coppa / dov A quel
punto sono tornato a sedermi sul bordo del camino e ho vuotato la fiasca, sorso dopo sorso, con
metodo, mentre sulla campagna calava la notte.
 No, non ero ciucco. Bevevo ma ero lucido e nel buio, che diventava sempre pi denso dentro
la cucina del Giant, annusavo laria. Mi sembrava che ci fosse un tanfo che prima non cera, di roba
marcia, di escrementi, di topi e rovine: lodore della trincea, ecco quello che fiutava il mio naso. Allora
mi  scoppiata una gran voglia di casa e mi sono alzato per venire da voi. Procedevo per la campagna
quasi distinto, in unoscurit non troppo spessa, poi la nebbia  risalita, mi ha avvolto colando gocce
fredde nel colletto del pastrano e di colpo ho avuto paura di non essere sulla strada giusta e mi sono
spaventato come il giorno che mi hanno preso gli austriaci
 Una storia troppo stupida da raccontare, specialmente adesso.
 Bon. Se proprio ci tenete era la notte prima dellavanzata austriaca, prima dello
sbandamento di Caporetto, e io ero uscito dalla trincea per fare i miei bisogni, con licenza parlando,
perch detestavo farli ai lati dello scavo e scivolarci sopra di giorno, dunque ero uscito e mi ero
allontanato un poco in una nebbiolina leggera, che per sinfittisce e quando sto per tornare  talmente
compatta che non si vede pi nulla e alla fine perdo la direzione. Di fronte, alle spalle, di lato salzano
solo mura di fumo, non posso andare n avanti n indietro dove sono gli amici? dove i nemici?
dove?... insomma va a finire che mi metto a sparare, non contro i soldati di Cecco Beppe ma contro la
nebbia. E cos mi hanno catturato.
 Sicuro, per colpa della mia stupidit e di una bruma pisciona come quella che stasera mi ha
sorpreso per strada quando ancora non ero ciucco, anche se voi magari pensate il contrario e questa
volta non ho avuto paura delle baionette in attesa dentro il nebbione, bens di quel crampo che mi
torceva le budella e che la fiasca della Luisina non aveva potuto calmare. E a causa di questo male, che
nasceva pi dallanima che dalla pancia, padre mio, che veniva forse dallaver dato laddio alla mia
maestra, alle sue labbra prima secche e poi lisce, oh! quanto lisce, ecco, per colpa di questo patimento i
miei piedi a un tratto si sono rifiutati di proseguire. Allora mi sono detto: bon, se resto fermo,
immobile, se nascondo ogni pensiero, forse anchio riuscir a scomparire insieme al mio dolore, come
la nebbia. Invece eccomi qua, padre, con il colletto umido e ciucco, finalmente, grazie al vostro
barbera. Sono qua. A casa. Anche se il cane mi ha abbaiato contro e voi avete perso il vostro sonno per
sentirmi raccontare dei fatti di corso Siccardi e dellElvira che se n andata e per mi ha detto: quando
torno, s, quando torno te le preparo io delle bignole a regola darte, caro il mio Pinto ma poi ciau,
allimprovviso non c pi
 e venne la vigilia di Natale.
Pietro Borello, detto Pinto, non ebbe la pazienza di attendere oltre e riprese la via della citt,
portando in regalo alla Luisina due fiaschi del rosso di suo padre, noci, mele in conserva.
Il ritorno gli sembr pi breve dellandata, ma pi faticoso.
Era un uomo ben piantato, il Pinto, avvezzo ai carichi, eppure a ogni passo sentiva il peso
della bisaccia che dalla spalla gli entrava nel petto. La carne gli doleva come per una contusione,
unecchimosi che si andava formando non sulla pelle, ma in un punto interno, molto profondo, forse
dentro i polmoni, perch faceva male perfino il vento quando gli spingeva la giacca attorno al torace.
La campagna sfum nei primi rioni, si fece distante. Passarono anche le borgate e Pietro
Borello sal sopra un tramvai semivuoto. L seppe immediatamente quel che doveva sapere. Era il
vantaggio di vivere in citt: le notizie arrivavano con le gambe loro e non si era costretti ad andare in
giro a cercarle.
In questo caso fu il conducente, un iscritto al sindacato, che gli rifer la grande nuova, non
appena la carrozza si svuot del tutto: il giorno prima, allantivigilia di Natale, Mussolini aveva
firmato un decreto di amnistia, un provvedimento molto tempestivo a favore dei cosiddetti decembristi,
le camicie nere coinvolte nei fatti di Torino. Non erano perseguibili, dichiarava il governo, i
responsabili di delitti a fine nazionale.
Anche dicembre fin. Esattamente comera cominciato, con un cielo livido e un freddo intenso.
Ma la citt non era pi la stessa. In barriera di Nizza, in barriera di Milano, in borgata Sassi, ovunque
gli operai erano storditi. Spaventati. Le riunioni non si tenevano pi nelle sedi ufficiali del sindacato e
nemmeno in luoghi privati o nelle case dei compagni, bens in collina, a gruppi di tre o quattro,
camminando. Chi aveva il passo lungo, chi il passo corto e dopo un po ansimava. Chi perdeva il filo
della discussione, chi guardava con occhi inquieti, aspettandosi un agente dietro ogni cespuglio. Non
era facile tenere lordine durante quelle camminate politiche!
Pietro Borello  ormai disoccupato, a parte qualche breve ingaggio da manovale  aspett la
nascita del secondo figlio, quindi espatri. Una scelta per molti versi obbligata: gli squadristi non gli
davano tregua, una sera lavevano lasciato per morto sulla soglia di casa e lui daltronde era stufo di
vederli sempre alluscio a spaventare la Luisina.
Part da clandestino, perch era conosciuto e segnalato dalla polizia: un elemento
antinazionale, da tenere sotto controllo.
And a Reims, ancora ingombra delle macerie prodotte dalla guerra, e visse nelle baracche
degli italiani, continuando a lavorare da manovale. Del resto tutti i rifugiati politici  studenti,
professori, operai  a Reims erano manovali. Poi si trasfer a Bruxelles e da l a Parigi, dove il partito
comunista aveva organizzato un Centro estero, e a Parigi rimase anche quando il Centro venne
spostato in Svizzera, pi vicino allItalia.
Guadagnava proponendosi come manodopera nei cantieri, teneva i rapporti con il partito
comunista francese e riceveva le lettere della Luisina allindirizzo di un bar, gestito da una coppia di
compagni francesi. Pi che lettere erano biglietti quasi incomprensibili, non tanto per ragioni di
sicurezza, quanto per le difficolt della Luisina a maneggiare carta e penna. Spesso per era il dottor
Berto a scrivere, e allora perlomeno le notizie della famiglia diventavano pi chiare.
Quando cominci la guerra di Spagna, si offr per un incarico che richiedeva buone capacit
organizzative. Si trattava daccompagnare alla frontiera i volontari italiani che andavano a difendere
la repubblica di Madrid e aiutarli, tramite gente del luogo, a passare il confine e raggiungere la
brigata Garibaldi. Era unattivit illegale, perch la Francia sera dichiarata per la non ingerenza.
In tutto ci, aveva imparato a stare da solo. Senza moglie, senza figli. Clandestino da
uneternit. Ma si era abituato alla tensione di una vigilanza costante come alle cimici delle
pensioncine e alle simpatie destinate a interrompersi di colpo. Dopo qualche anno, a Pietro Borello
sembrava di non aver mai vissuto in una maniera differente.
Finch un pomeriggio che pioveva a dirotto, mentre sedeva al bar dove aveva appuntamento
per organizzare uno di quei passagi illegali, vide venire avanti una ragazza con un baschetto tirato
sulla fronte. Era il suo contatto e puntava dritta su di lui. Magra, alta, la cintura del cappotto stretta in
vita. Unautentica garibaldina. Calzava grossi scarponi maschili con le stringhe e si ferm ad
annodarle, piegando il ginocchio, prima di giungere al tavolo.
A quel gesto Pietro Borello sent risvegliarsi fra le costole un dolore vecchio di quattordici
anni, un livido che ancora doleva a ogni respiro. E dimprovviso gli risuon alle orecchie la promessa
dellElvira, l nel cortile del Giant: te le preparo io le bignole
Quel lontano dicembre del Ventidue le cose tuttavia si erano svolte, almeno per un particolare,
in modo diverso da quanto Pietro Borello seguitava a credere e a vedere nella sua memoria.
Perch Elvira Gribaudo si era chinata,  vero, ma non ad allacciare lo stivaletto: aveva
raccattato un sasso  oblungo, ruvido, gelido  e laveva nascosto nel palmo, lasciandolo poi scivolare
dolcemente dentro la borsetta, suo unico bagaglio. Un sasso delle colline torinesi, ecco quello che
aveva raccolto da terra Elvira prima di salire sulla Fiat Torpedo che laspettava a fari accesi.
Me ne sto andando, si era detta. Sto andando via. E in uno slancio cui aveva accondisceso
con naturalezza, si era abbassata a prendere quel piccolo uovo grigio. Un impulso che, subito dopo, le
procur una lieve fitta di disagio per quel certo gusto romantico che rivelava. Degno di Nora, le venne
fatto di pensare. Per tenne il sasso.
A Milano Elvira cap quanto la sua vita fino ad allora fosse stata semplice e chiara. E nel
medesimo istante comprese che da l in poi non lo sarebbe stata pi. A un tratto era lontana, troppo
lontana dal suo ambiente familiare, cos compatto. Da un padre rassicurante, che le aveva insegnato a
intrecciare affetti e idee, a farli andare di pari passo. La semplicit e la chiarezza, che aveva ricevuto
in dono da lui, erano bandite dalla sua vita. Forse per sempre. Di sicuro per molti anni a venire.
A ogni minuto si sentiva in pericolo.
E ancora non era il tempo delle leggi eccezionali, del tribunale speciale, dello scioglimento
della Confederazione generale del lavoro. Ma per intuire quanto si stava preparando, a Elvira bastava
mettere in fila, giorno dopo giorno, ora dopo ora, la cronaca politica: gli arresti a migliaia, la
chiusura dei giornali dopposizione, le guardie regie sostituite con la milizia fascista. Le forze
dellordine siamo noi, aveva detto Mussolini Era gi il tempo in cui si poteva morire per un fiocco
rosso tra i capelli, il Primo Maggio.
Il mondo, una volta aperto davanti a lei, ora le rinviava un senso di chiusura progressiva,
dinsopportabile claustrofobia. Bisognava nascondersi. Mentire. Ma comera possibile superare
langoscia dellisolamento quando si lavorava nellombra? In ogni caso Torino era perduta, l di
sicuro non avrebbe pi potuto svolgere nessun tipo di attivit pubblica. E lei non doveva  non poteva
 restare inattiva.
Per un breve periodo fece il fenicottero, cio il corriere per conto del partito comunista,
trasportando documenti e messaggi da Milano a Roma e viceversa. Ma non era il compito giusto per
lei. Detestava dover rispondere alle domande indiscrete degli affittacamere. E tutte quelle precauzioni,
le attese, la sorveglianza continua da esercitare sui gesti, perfino sulle espressioni del viso. No, lei era
troppo impaziente. Incapace di muoversi con linnato riserbo di Nora. Lei s che era adatta al lavoro
clandestino! La ricordava per mano al nonno, durante le loro lunghe passeggiate a tre. Memore dei
suoi trascorsi carbonari, lui cercava di addestrarle a individuare le guardie in borghese. Non 
difficile, diceva, il mestiere se lo portano addosso. E Nora, bisbigliando: quello! Un vero talento. In
quanto a lei Ma adesso non si trattava pi di un gioco e, se il talento non laiutava, era opportuno
sviluppare almeno una qualche capacit di sopravvivenza.
Infine, per caso, approd in Sicilia.
Era la primavera del millenovecentoventitr ed erano stati varati i primi decreti contro la
stampa dopposizione. I giornali chiudevano per ordine del prefetto o per gli assalti degli squadristi.
Alcuni riaprivano, ma dovevano ricominciare continuamente daccapo. Elvira era brava a impaginare
e dirigere testate, e altrettanto brava a lanciare sottoscrizioni, trovare collaboratori e tipografie
amiche, disposte a stampare nonostante le minacce, i rischi, linevitabile perdita di denaro. Un lavoro
su misura per lei. Poteva farlo ovunque. Anche in Sicilia, afferm quando glielo chiesero. Daltronde
doveva essere un viaggio breve. Qualche settimana. Non di pi. Cos mise il sasso torinese in valigia 
ora aveva una valigia e viaggiava con bagaglio al seguito per non suscitare curiosit sgradite  e
prese un treno per il Sud.
Andava lento e dopo Firenze divenne lentissimo, una stazioncina dietro laltra, senza fretta. Le
ore non passavano mai, quasi a volerla convincere che la bassa Italia era bassa sul serio. I polsini
della sua candida camicetta di batista sorlarono ben presto di un ricamo scuro.
A Napoli scese e simbarc per Palermo: fu come emigrare in un altro continente.
Il mare lei lo conosceva dalla terraferma, e poco anche da l: sulla nave le parve immobile
allorizzonte, inquieto sotto i suoi piedi.
In cabina laggred una forte puzza di catrame. Credette di soffocare e usc in coperta,
stringendosi dentro uno scialle di lana. Laria spazz il sonno dai suoi occhi. Quando li ebbe del tutto
sgombri, vide sorgere dallacqua la sagoma solitaria di un isolotto, una gobba nera contro un cielo
buio. Ma una schiuma luminosa spruzzava i fianchi del piroscafo e un tenue, confortante biancore
saliva dalle onde che si aprivano sotto la chiglia.
Allora le sembr che il suo fuggire, quel mettere assieme briciole di resistenza, potesse
contenere qualche ombra di felicit nuova, tutta e soltanto sua.
Nessuno in vista. Solo un rumore di vento e di battello che va. Ugualmente, lei inton la nenia a
labbra mute, come se fosse in mezzo a una folla.
Era la canzone che serviva a sua madre per quietare le figlie bambine. E per commiserarsi.
Con un filo dironia. Con lieve arrendevolezza.
Pazienza vita mia se porti pena
vada per quando hai fatto vita buona,
se vita buona non hai fatto mai
pazienza vita mia se patirai
A Palermo scopr una citt enigmatica e unimprevista difficolt di rapporti.
Non aveva mai avuto problemi a destreggiarsi nelle dinamiche politiche interne al suo mondo e
pensava che a questo proposito non ci sarebbero stati inconvenienti neanche in Sicilia. La situazione, a
sinistra, era quella che Elvira conosceva da sempre: un cronico marasma. Per le rivalit e gli odi tra
le varie fazioni del socialismo e tra socialisti e comunisti erano, nellisola, aggrovigliati in una
maniera particolarissima e incomprensibile per lei, poich incomprensibili erano le persone. Aveva di
fronte un pianeta alieno in ogni suo aspetto: nelle sezioni, braccianti invece di operai e, nelle case,
donne che scolavano una pasta troppo al dente. Ma con i sindacalisti si ritrovava. Capilega che
bussavano alla porta della sua camera con la coppola in mano e restavano cocciutamente sulluscio.
Per riguardo a lei. Una donna sola. Le ricordavano il Pinto e la sua confusa ammirazione. Quel
modo di starle accanto sollecito e tuttavia spiccio, per non urtare la sua suscettibilit di donna
orgogliosa delle prerogative conquistate.
E poi cera la lingua. La lingua dellisola, abbondante di vocali, con improvvise mollezze,
aspirata in alcune zone, altrove simile a una cantilena. In ogni caso impenetrabile.
Eppure questa dura estraneit a Elvira piaceva: non aveva pi limpressione di sprecare il suo
tempo, di consumarlo invano, senza risultati, come le era capitato quando aveva fatto il corriere per il
partito. Qua sentiva di nuovo quella spinta interna che la sollecitava a mettere a frutto la vita, pur
essendo una donna.
Impar a decifrare il siciliano, viaggi da una riva allaltra, conobbe cantieri navali, solfare e
latifondi, parl con tipografi che la chiamavano Samaritana, con vecchie che ostentavano un rispetto
non privo di scetticismo ostile, con ragazzi iscritti alle Leghe contadine che si autodefinivano morti in
licenza, fu ospite in paesi di terra e in paesi di mare: Girgenti, Modica, Siracusa, Lentini... A Catania
decise di fermarsi. A differenza di Palermo, citt di monti calvi, era un posto che le sembrava di poter
comprendere: la piana e, dietro, lEtna  la Montagna  come unisolata vetta alpina.
Dopo qualche tempo, seppe che a Catania abitava un conoscente di Nora, lufficiale che aveva
combattuto nello stesso reggimento del marito e che lei aveva poi incontrato allospedale da campo.
Con questuomo, che nella vita civile svolgeva il lavoro di notaio, Nora aveva mantenuto contatti
epistolari ed Elvira, non appena si present con una lettera della sorella, cap di poter contare su lui.
Unamicizia privata, che finalmente le fece conoscere il ritmo quotidiano e domestico
dellisola. Fu la moglie del notaio a introdurla a una comprensione pi intima dei luoghi e delle
persone. E fu questa stessa donna a procurarle un avvocato il giorno che ne ebbe bisogno, quando
venne arrestata, condannata per stampa sovversiva e istigazione a delinquere e assegnata al carcere
mandamentale di Taormina, dove si scontavano pene non superiori ai sei mesi.
...
Ogni notte, alla stessa ora, un grido rimbomba nel vuoto del corridoio sotterraneo e arriva a
lei di contraccolpo.
Un portone si apre grattando il pavimento, passi veloci, un ultimo ansito strozzato, meno
doloroso, e nellex convento dei cappuccini torna il silenzio. Nel buio, lei preme le dita sulla bocca.
Pazienza vita mia se porti pena
Vada per quando hai fatto vita buona
Il carcere dur cinque mesi.
Lavvocato le aveva fatto ottenere un permesso speciale, cos la mattina Elvira lasciava la cella
e saliva a pianterreno, dove il guardiano aveva improvvisato una sartoria nei locali a sua disposizione.
Era un sarto piuttosto competente. Usava il metodo Aloi per disegnare e tagliare gli abiti e lei
aveva imparato a cucire i pezzi e a imbastirli, mettendo in prova le giacche su un manichino di
cartapesta gialla.
Dal piano superiore, dove ancora abitavano le monache, a intervalli regolari giungeva uno
scampanellio e la monotona cantilena del rosario.
Allo scadere dei cinque mesi, quando usc sulla piazzetta davanti allingresso principale, trov
una carrozza a nolo e lavvocato Giovanni Mottura, Gian per gli amici, che laspettava camminando
su e gi e agitando nervosamente un bastone da passeggio contro i monelli che si fermavano a
curiosare. Indossava unelegantissima giacca bianca, che nulla aveva da spartire con quelle
confezionate nella sartoria del secondino. A Elvira, che laveva visto soltanto nellaula del tribunale,
infagottato in una cappa scura, sembr un altro uomo. La versione siciliana di suo cognato Berto. Lo
stesso atteggiamento. Gli stessi modi da signore illuminato. E forse, chiss le stesse idee? si chiese
mentre la vettura scendeva verso il mare, gi per i tornanti.
...
Elvira Gribaudo, alluscita dal carcere, aveva ventisette anni compiuti e scarsa esperienza
sentimentale.
Il suo unico fidanzamento si era interrotto per reciproca sfiducia: lui pretendeva devozione, lei
pretendeva ascolto. Non le aveva lasciato granch, il suo breve amore. Nei ricordi quasi non ne
trovava traccia. Rammentava molto bene, invece, le labbra del Pinto durante quel bacio che sarebbe
stato imprudente senza i fari della Torpedo accesi in fondo allaia. Labbra che era stata lei a cercare.
Dubbiose al primo contatto, poi di colpo sicure.
E allimprovviso, seduta accanto a un uomo che in pratica era uno sconosciuto, mentre la
carrozza la portava via da Taormina, sent di nuovo il respiro del suo antico allievo che le scivolava
caldo sulla guancia e un fiato umido che catturava il suo. Durante lintero tragitto combatt contro
questa sensazione, tentando di evitare lo sguardo del suo ignaro accompagnatore per non arrossire in
un modo di certo sconveniente. Con sua somma meraviglia, fu questo laggettivo che le affior alla
coscienza: sconveniente.
Del resto anche Giovanni Mottura, nello spazio stretto della carrozza pubblica  noleggiata,
peraltro, a sue spese  stava combattendo contro una timidezza che gli impediva la conversazione. Lui,
brillante luminare del foro catanese e uomo desperienza, molto pi vecchio della sua assistita, vedovo
con tre figlie piccole, lui era in soggezione! Ma gli pareva di non aver mai conosciuto, neppure nei
suoi soggiorni romani, una donna che portasse un simile taglio di capelli. O che parlasse in quel
modo: con la stessa durezza politica di un uomo, ma con laccento morbido di una lontana citt
continentale. Una donna davvero ma s, davvero esotica, pens sorridendo lavvocato Mottura.
Si sposarono due mesi pi tardi, con rito civile. Era il sedici agosto del
millenovecentoventiquattro e il cadavere di Giacomo Matteotti era stato appena ritrovato.
Gian, disse Elvira a suo marito,  cresciuta in cos poco tempo la forza del fascismo Non
possiamo pi fermarlo.
Nonostante la sua convinzione, o forse proprio per questo, continu a lavorare per i giornali
del sindacato fin quando, a maggio dellanno successivo, furono soppressi. Una chiusura definitiva.
Con loro spar anche lattivit pubblica di Elvira Gribaudo, che da quel momento divenne
semplicemente la signora Mottura: una profuga in patria, diceva di s. Profuga dentro la sua stessa
vita.
Riemp il vuoto che si allargava pericolosamente attorno a lei con una figlia, a cui diede il
nome di sua madre. Per una specie di risarcimento. E perch cos si era chiamata la bambina partorita
da Nora dopo la sua fuga e morta troppo presto di meningite. Isa. Ununica fotografia la mostrava
nuda sopra un tappeto, con le gambette a rotoli di ciccia e i piedini rivolti verso lobiettivo.
Mi dovr accontentare, aveva sospirato Elvira quando la foto era arrivata a Catania
assieme alla notizia che Isa non cera pi. Avrebbe tanto voluto conoscerla dal vivo E invece eccola
l: una nipotina di carta. Ma anche Torino ormai le sembrava una citt di carta, che scivolava ogni
giorno pi a fondo dentro la sua memoria.
Terzo tempo: 1946, Isa
Protagonisti
Nen Romano, scultore, fidanzato di Isa Mottura;
Giuseppe Nuciforo, detto Pippo, sindaco di Graniti;
Isa Mottura, figlia di Elvira Gribaudo.
Il dialogo fra Nen Romano e il sindaco  riportato attraverso la voce del solo Nen.
20 marzo 1946, municipio di Graniti (entroterra di Taormina), ufficio del sindaco, ore
undici e trenta.
 Spero di non disturbare, signor sindaco. Avrei evitato volentieri di darle questo incomodo, se
non avessi urgenza...
 Vero 
 Vero. Non dovrei sentirmi in confusione: lei mi conosce da quando stavo in collegio ed ero un
picciottazzo malandrino che divideva il banco con suo figlio e perci, con tali premesse Invece
chiedo scusa, ma  dallinizio della guerra che non ho pi avuto occasione dincontrarla! E un attimo
fa, non appena sono entrato in questo suo ufficio cos spoglio, cos militare, e lei mi ha accolto col
medesimo sorriso indulgente di un tempo, solo un poco pi stanco, di colpo mi  tornato in mente il
giorno in cui Tano  comparso a casa mia esibendo quella lettera  la prima fra le tante che lei gli ha
spedito dal fronte della Grecia  e mi sono ricordato di come il sole arrabbiava sul terrazzo, bench
fosse novembre, e di lui che lisciava la busta col pollice e si faceva vanto, con me e con Gervaso, del
suo padre guerriero che scriveva: Vincere! E vinceremo! Sono passati sei anni, signore, e dei tre
moschettieri che eravamo, uno per tutti, tutti per uno, sono rimasto soltanto io e ora non posso fare a
meno di pensarci di ripensare a quel nostro spasso che mut in tragedia e certo anche per lei sar
difficile guardare in tranquillit lamico di suo figlio, questo picciotto troppo parlantino
 Vero , signore, non abbiamo altro sollievo e mi fa piacere che pure lei ragioni alla mia stessa
maniera e che mi abbia permesso un piccolo sfogo. Per sono ugualmente imbarazzato nel presentarmi
cos alla spiccia dopo tanti terremoti e per di pi a cercare un aiuto che non so come chiedere. O
da dove cominciare a chiederlo.
 Il nervosismo, signor sindaco
 Grazie, ora mi siedo, s.
 Intanto posso congratularmi per la nomina? Sul serio. Non lo prenda a complimento. Mio
padre dice sempre: Pippo? una testa sopraffina, e meno male che la guerra ce lha restituita sana!
Perch la politica, secondo mio padre, ha imboccato un corso nuovo, che noi non conosciamo ancora,
ma lei s: Per Pippo, dice, la politica non avr mai segreti. Perci le siamo grati daver accettato
lincarico
 Glielo assicuro,  un onore per Graniti.
 Ah, ma non deve dar retta Quelle, mi perdoni, sono fesserie di paese.
 Purtroppo noi paesani, e mi ci metto anchio per certi versi, siamo fatti in malomodo, basta
una lontananza di pochi chilometri e pure i vicini li scambiamo per forestieri. Siamo specialisti in
questo genere di fesserie! Non per niente viviamo accucciati contro le montagne, con una sola strada
aperta verso valle giusto per non essere costretti a tornare a casa, estate o inverno che sia, risalendo il
letto del Petrolo...
 Era cos che rincasavano i nostri nonni. Chieda a sua moglie, che  nata qua: quando il fiume
era in piena, nessuno entrava e nessuno usciva da Graniti. Ma appiccicare a lei, signor sindaco, la
nomea di forestiero,  minchioneria bella e buona. Anche se fosse spratico del posto, cosa che non ,
alla fin fine, santiddio! da dove viene? Da Kaggi. Cinque, sei chilometri: questa  la distanza. Perci li
lasci sproloquiare. Disgraziatamente c sempre qualche malalingua che, pur di non restarsene muta,
sinventa il sole quando piove e la pioggia quando c il sole. Ma noi siamo onorati di averla per primo
cittadino e in paese pu contare, glielo garantisco, su molti alleati fedeli, oltre che sullamicizia fraterna
di un antico compagno duniversit come mio padre.
  stato lui a dirmi: Va da Pippo e parlaci
 Gli sarebbe piaciuto anzi, per la verit, ci teneva proprio ad accompagnarmi e a salutarla di
persona, sfortunatamente lhanno chiamato dal suo studio di Messina per una stipula che non era
possibile rimandare a domani. Per si  raccomandato: Diglielo, Nen, digli che laspetto per una di
quelle nostre partitine a briscola o a tressette, se ancora non si  stancato delle carte. E poi,  naturale,
anche mamm avrebbe piacere di rinnovare lamicizia con sua moglie, senza aspettare chiss quale
occasione, magari il matrimonio
 Il mio matrimonio, se riesco a risolvere questa faccenda per cui sono venuto a incomodarla.
 Ecco limbarazzo di cui le parlavo, signor sindaco
 S? Ne ero sicuro! Mi sembrava impossibile che non le avessero bisbigliato qualche sparleria:
 loccupazione principale dei granitesi! andare su e gi per la piazza murmuriando nelle orecchie dei
cristiani  e non badano a locali o forestieri in simile occorrenza! Meglio cos, in ogni modo. Mi hanno
facilitato il compito: almeno, signore, non dovr spiegarle il problema in ogni singolo dettaglio, visto
che se ne sono incaricati loro. Del resto il peggio  passato, ormai  solo questione di documenti Per
senza quelle carte il matrimonio non si pu celebrare e io, che dovevo maritarmi lanno scorso  no,
quasi due anni fa, nel Quarantaquattro, secondo il progetto originario  a tuttoggi mi trovo
nellimpossibilit di stabilire una data.
 Il fidanzamento risale al Quarantatr ma questo non glielo hanno raccontato?
 Vero. In piazza le storie aumentano o diminuiscono di peso a seconda dello scirocco o della
tramontana
 E anche questo  vero. Ah ah, senzaltro  cos senzaltro devessere una presunzione dei
fidanzati quella di credere che luniverso mondo sia a conoscenza dogni minimo particolare che li
riguardi e stia l col fiato sospeso a seguire il romanzo capitolo dopo capitolo!
 Giustissimo. Troppo giusto  che non volevo approfittare della sua disponibilit, ma ha
ragione lei, signor sindaco: non posso lasciarla a brancolare nel vago di qualche diceria! Sono venuto a
chiederle un favore, quindi dovr sforzarmi dessere chiaro e puntuale, altrimenti con quale faccia
potrei invocare il suo aiuto e dunque devo dirle innanzitutto che lintera faccenda  venuta a galla
quando sono salito in municipio per gli atti del matrimonio,  l che esplode come un fuoco dartificio,
una moschetteria sparata per la festa di San Bastiano, ma a rigor di logica inizia molto prima
  qualcosa, signore, che si mette in moto nel momento stesso in cui scopro lesistenza di Isa e
decido di fidanzarmi
 Precisamente: Isa Mottura, la figlia dellavvocato catanese.
 No, signore. Il nostro incontro, in un certo senso,  un regalo della guerra Lho conosciuta
grazie al fatto che era sfollata con i suoi qua vicino, nella piana dellAlcantara, e anzi lho vista per la
prima volta proprio mentre risaliva la corrente a piedi nudi non era ancora estate, eppure la canicola
infuriava, signore, ricordo che avevo il sole a perpendicolo sulla testa e per lappunto stavo cercando un
rifugio in ombra tra i basalti della riva, quando noto questa figuretta che viene avanti in mezzo al
guado, lustra e agile come una serpe dacqua la vedo e subito domando a Tano, che era l appresso: e
questa da dove spunta?
 Esatto, il Quarantatr.
 Vero
 Vero: lanno dellapocalisse. Per lei, signor sindaco, che allepoca stava ancora in alta Italia a
combattere, e magari per noi, perch nel Quarantatr la Sicilia cambi faccia
 Completamente. Da cos a cos. Ah, se lei fosse stato quaggi a vedere! In aria i bombardieri
anglo-americani, al suolo i carri armati tedeschi, e le citt prese da sotto e da sopra, dal cielo e dalla
terra Pure Graniti e Kaggi mutarono aspetto e lintera zona nostra, dalle montagne al fondovalle.
Solo lAlcantara rimase uguale a se stesso: il fiume pi freddo dellisola, tanto freddo che spacca le
balze laviche per correre a scaldarsi in mare
 S, signore, ci tengo a dirglielo perch a volte pare che la guerra labbiano patita solo da Roma
in su, e invece qua, se prima si mangiava poco, nel Quarantatr capit che non si mangiasse affatto! Il
pane non si trovava nemmeno con la tessera Per giunta un reparto tedesco venne ad attendarsi
proprio in localit Muscian e, fra manovre e requisizioni, rese difficile assai la vita in paese  dove, lo
riferisco per sua conoscenza, non  mancato qualche pescecane che, approfittando della borsa nera, ha
cercato di riempirsi le tasche con un bel po di piccioli
 Eh, i nomi, signor sindaco, stia tranquillo che li verr a sapere. Non  come allora, quando a
tenerci con la testa bassa cerano i plotoni militari e le sirene della contraerea che ogni notte ci
rubavano il sonno!
 Giusto: era il principio della fine Ma a noi sembrava impossibile, bench lo scrivessero
pure i giornali, a saperli leggere. Pensi che un quotidiano di Catania pubblic un articolo contro
Churchill, poi ci piazz allato una gran foto di Mussolini e titol: il responsabile della guerra!
Insomma: io non so quali umori circolassero in alta Italia  dove lei, signor sindaco, aveva sicuramente
il suo daffare  ma le garantisco che nel Quarantatr in Sicilia lo sconforto era assoluto, fra la gente
normale come fra i soldati, che per mangiare rubavano le mandorle dagli alberi e per difendersi dalla
malaria non disponevano che di una reticella antizanzara attaccata allelmetto. Daltronde la disfatta in
Africa non era pi un segreto per nessuno e le truppe, qua da noi, si erano rassegnate Si figuri che
mio cugino  sottotenente, di stanza a Licata  due giorni prima dello sbarco degli alleati and alle
poste e sped a sua madre lorologio, lanello di famiglia e lultima paga, perch era sicuro che da l in
poi non ne avrebbe avuto bisogno. E cos  stato, per disgrazia sua. Tanto per dipingerle, signore, il
quadro generale, visto che allepoca era in continente Ma tornando al caso mio particolare, le dir
che a questo punto, cio alla vigilia dello sbarco, stavo un pezzo avanti con lavventura del
fidanzamento, perch Isa era gi allAlcantara da mesi
 Dalla primavera cio da quando suo padre, per sottrarsi alla persecuzione dei
cacciabombardieri, trasfer la famiglia. E fu tra i primi: dopo di lui, sfollati e sfollati a carovane! Da
Giardini, da Messina, dal catanese, dalla fascia costiera, neanche se limmagina, signore. Partivano in
macchina, col carretto, a piedi, partivano tutti, notai, maestri, impiegati, ricconi e poverelli, burgisi e
manovalanza: la paura era la stessa. Ma poi chi non aveva soldi o parenti dormiva allaperto, mentre gli
altri riaprivano masserie e vecchi fondachi fino a un minuto fa considerati buoni, al massimo, per le
gite durante la vendemmia. Da noi si dice: chi sputa al cielo, in testa gli torna. E tanti, mi creda, si son
dovuti pentire daver disprezzato la loro campagna e daverla lasciata ai topi! In definitiva successe che
a Graniti ci tocc prendere labitudine, forse addirittura il piacere, delle facce nuove. Non sto a
raccontarle laffollamento I bambini erano come la maledizione delle cavallette: stavano sempre tra i
piedi o scorrazzavano in strada a branchi, perch le scuole avevano sospeso le lezioni fin dallanno
precedente. Anche alla messa della domenica cera un pieno che neppure durante la festa del Santo
Patrono e per don Filippo era una faticaccia: tutte quelle anime forestiere da amministrare! Ma per noi
giovanottelli, ah! per noi era una pazzia: quando mai serano viste tante femmine assieme? Alluscita
dalla chiesa le passavamo in rassegna con lo scrupolo di un commando tedesco. Perci mi reputavo
aggiornato e credevo di conoscerle una per una, finch un mattino di gran caldo non decisi di scendere
gi allAlcantara, dove avevo appuntamento con Tano Ma lasci che le spieghi una cosa, signore,
prima che si faccia unidea sbagliata su di me, lasci che le dica quanto mabbiliavo e torturavo e
insomma pensi a come dovevo sentirmi quellanno, con tutti gli amici in guerra o in attesa della
cartolina e io unico e solo...
 Fortuna? Lei chiama fortunato un giovanotto che non si pu arruolare perch ha una gamba
pi corta dellaltra?
 Vero, quasi non si nota, un difettuzzu per sufficiente a dividermi dagli amici Anche se
nella primavera del Quarantatr, quando conobbi Isa, sia Gervaso che Tano erano a casa da mamm,
come il qui presente. Gervaso aspettava dessere richiamato, suo figlio invece si era gi fatto quattro
mesi a Bolzano, ma per via della ferita lavevano rimandato in Sicilia. E cos i tre moschettieri
potevano di nuovo camminare assieme! Non che fossimo degli sfaccendati... Nossignore. Le assicuro
che Tano cercava di sbrigarlo qualche esame, nonostante luniversit di Messina e nello specifico la
facolt di veterinaria, cio la sua, fosse il bersaglio preferito delle bombe anglo-americane, situata
comera vicino alla spiaggia di Maregrosso e alla stazione ferroviaria. In quanto a me e a Gervaso, be,
la storia per noi era leggermente diversa, essendo iscritti tutte due a Perugia, allaccademia darte. Lui
pi portato alla pittura, io alla scultura
 Giusto, giustissimo ha ragione, signore, non ho scusanti: avrei dovuto essere lass, se non
altro! A frequentare i corsi, invece di perdere tempo strascicando i piedi casacasa. Per ai primi
bombardamenti mamm si era messa a piangere: Con questo finimondo, noi qua sotto e tu in alta
Italia! ci vuoi abbandonare in mezzo al fuoco! E anche la madre di Gervaso gli ricamava la stessa
solfa
 Vero .
 Vero: forse non bisognava ascoltarle e tirar dritto per la nostra strada, ma non ci bastava
lanimo, e in pi aggiunga il senso di colpa da parte mia, perch la scelta dellaccademia era stata una
batosta per mio padre, lui che mi vedeva notaio quando ancora andavo alle elementari! Una delusione...
ma a Perugia mi impegnavo Finch, sul pi bello, ecco la guerra. Ed  cos, signore, che da allievo
dellaccademia mi ritrovo di nuovo a Graniti, nullafacente, e non creda che la cosa mi piaccia, anzi per
la verit mi fa uscire pazzo, perch non so pi stare senza i ferri del mestiere, le matite, la creta, lo
scalpello, e tanta  la voglia che mi organizzo uno studio per conto mio e per non dare fastidio in
famiglia ricorro a un frantoio in disuso
 Dallaltra parte del paese, nei pressi della pineta.
 In cima in cima, dove le case guardano lEtna invece di voltarle le spalle l ho il mio
studio E nel Quarantatr ci lavoravo ogni giorno che domineddio mandava sulla terra, signor
sindaco. Ecco perch ci tengo a precisare il fatto: se quella domenica decisi di scendere al fiume, fu per
la necessit di rinfrescarmi il sangue e le idee, non perch avessi tempo da buttare al vento! Daltronde
era festa comandata E insomma avevo appuntamento con Tano verso lo strapiombo delle gole,
proprio dove lacqua bassa riflette i prismi neri dei basalti e nasconde certe pozze traditore, gelide da
far frizzare il sangue. Anche la frutta, messa a mollo l dentro, poi se ne esce fredda come un sorbetto,
perci mero portato dietro un bel melone bianco e, mentre cercavamo due sassi per ancorarlo al fondo,
sandava parlando del pi e del meno, della guerra, della sua esperienza nel servizio militare, di
Messina e di Perugia, degli studi interrotti. Eravamo in queste discussioni quando allimprovviso, sotto
un sole arrabbiato che graffiava, in mezzo alla corrente che in quel punto sfiora appena la caviglia,
vediamo una figuretta che avanza dentro la fiumana. Una donna. Anzi una ragazza, il viso in ombra
sotto un largo cappello di paglia e la sottana raccolta con entrambe le mani e sollevata fin sopra il
ginocchio. Che resta scoperto anche quando savvicina. Era un ginocchio come dire? Pallido e
sfrontato. Con una rotula tonda che avrei potuto modellare allinfinito, non in pietra ma in una cera
bruciata dal tocco dei miei polpastrelli. Quando giunse alla nostra altezza, la ragazza lasci cadere la
gonna, alz lala del cappello e mi squadr a sfida. Fu allora che chiesi a Tano, dandogli di gomito: e
questa?
 S
 S, signore: a quellincontro ne seguirono altri.
 No, signore: non furono casuali Ma devo ringraziare il mio lavoro se, dopo la prima volta,
Isa non mi guard pi dallalto in basso: aveva saputo delle mie sculture e sera incuriosita.
 Precisamente
 Avevo catturato la sua attenzione, sia come sia! E il risultato fu che passai la primavera sul
greto dellAlcantara, fra riverberi dacqua e di basalto, a raccontarle di me e delle mie battaglie
personali
 Altroch! Ne ho fatte eccome! Liscrizione allaccademia, tanto per dire: unautentica
battaglia, glielo garantisco, con mio padre che protestava: Ma a chi lo lascio lo studio? e io a
giurargli che non era un capriccio, che mi mettesse alla prova, nottate intere perse in queste camurrie
 Vero: mi ha poi concesso unopportunit. Simpietosisce facile, mio padre forse a causa di
questo difettuzzo alla gamba che lo preoccupa pi del dovuto Comunque s, alla fine si rassegn e
pure la famiglia di Gervaso smise la resistenza, per le informazioni, addirittura gli indirizzi fummo
costretti a cercarceli da soli e questa sul serio  stata unavventura: chi ne sapeva niente delle scuole
darte? Ma gira e rigira, ecco che scopriamo la scuola libera del nudo, a Roma, presso laccademia
inglese Che felicit, signore! E non creda che sia stato semplice essere ammessi: abbiamo dovuto
sostenere degli esami e per gli italiani erano disponibili appena venti posti lanno. Ma figuriamoci se
era cosa che potesse scoraggiarci. E quando siamo partiti Pensi che era la prima volta che uscivamo
dallisola. E per andare nella capitale! A Roma trovammo un albergaccio vicino al Pantheon e una
mattina che diluviava a pi non posso, proprio uno di quei diluvi romani che intasano le fogne,
finalmente riceviamo lavviso, portato a mano, mezzora prima del saggio dammissione. Meno male
che pioveva ed eravamo ancora a letto! Ci siamo vestiti e gi di corsa. Arriviamo in via Margutta 
laccademia stava l  inzuppati fradici. Entriamo dentro e signore! a diciassette anni io non avevo
ancora mai visto una donna nuda, perci quando, allimprovviso, mi trovo davanti questa bellissima
modella di Anticoli, in posa per noi in ogni modo mi metto subito al lavoro e il disegno viene fuori,
s, per quanto un po balbettato. C anche da dire che non avevo pratica, un conto  disegnare i paesani
vestiti da capo a piedi, altro conto tratteggiare un nudo, la tecnica  diversa, ma a essere sincero non fu
colpa delle carenze tecniche se mi trem la mano sul foglio. Comunque fui ammesso. Per miracolo, ma
fummo ammessi entrambi. E il diploma in seguito ci serv per liscrizione a Perugia
 No signore, certo che no. A Isa non glielo raccontai della modella! Sarebbe stata mancanza di
riguardo.
 Be, intanto a fine primavera avevo gi ricevuto un invito a casa di suo padre
 Una masseria nella piana, a due passi dal fiume, ripulita e messa in ordine prima che i Mottura
se ne venissero da Catania, parte in biroccio e parte in balilla
 Sono cos numerosi perch in realt si tratta di due famiglie in una, signore.
 Lavvocato  al secondo matrimonio La prima moglie lha lasciato vedovo, con tre figlie.
Dalla seconda, la continentale, ha avuto Isa e un maschietto, Alfonsino, che allepoca toccava s e no i
dieci anni. A marzo del Quarantatr, quando appunto si trasferirono vicino a noi, la pi piccola delle tre
figlie era ancora schietta, le altre sposate ma con il marito in guerra e ciascuna, per giunta, con un
bambinello da baliare, perci allavvocato correva lobbligo di provvedere alle madri e magari ai
nipoti. Simmagini dunque, signor sindaco, questo convoglio di donne e bambini che invade la
masseria dellAlcantara, un casone a due piani che avevo visto sempre vuoto, buio dinverno e destate,
e che a un tratto si trasforma e durante il giorno si riempie di voci, risate, pianti infantili, schiocchi di
lenzuola lavate sul greto, mentre durante la notte fiammeggia nei lumi ad acetilene. E nei corridoi, nel
cortile, sotto la pergola della terrazza, dappertutto un odore di latte cagliato
 No, la conoscenza non fu difficile, perch i Mottura non usano le regole normali: aprono la
porta a chiunque e mettono i signori a tavola con la maestranza per poi discutere, uomini e donne, fino
a perdere la voce. Si figuri cos questabitudine per un granitese, che concepisce ogni aspetto della
vita e delle relazioni sociali a compartimenti stagni e pure i sabati della quaresima li suddivide per
categorie e ci sono i sabati delle femmine e quelli dei galantuomini, i sabati dei massarioti e quelli dei
parrini
 Vero , verissimo: succede pure da voi. Ma almeno a Kaggi non vabbarbicate ai monti! Le
vostre finestre affacciano sopra un corso dritto, aperto da ogni lato, non sbattono contro un budello
cieco. Forse  questo che vi rende pi non so, pi sciolti? pi disposti ad accettare le opinioni altrui?
E pure i Mottura, a frequentarli, si ha limpressione che abbiano vissuto su una strada dallorizzonte
lungo, che gli permette di capire ci che accade altrove e magari nel momento stesso in cui accade. Una
qualit che ammiro e che ho imparato ad apprezzare, anche se donna Elvira, essendo continentale, alla
mentalit paesana si rappresenta come uno scandalo per definizione e tutta la famiglia dellavvocato,
nonostante il rispetto che in paese portano a lui personalmente, viene considerata una famiglia non
proprio di scomunicati, per dato che non vanno a messa...
 N la domenica n i giorni di precetto. Apposta non le avevo riscontrate le sorelle Mottura
alluscita dalla chiesa!
 No signore, non credo che la loro mancanza di fede sar un ostacolo: da qui al matrimonio un
accordo lo troveremo. Anche se purtroppo Insomma  questo il motivo  uno dei motivi  per cui
mamm, quando seppe che frequentavo la masseria dellAlcantara, si fece un bello svenimento. E di
conseguenza, non appena fui sicuro di me e di Isa, giudicai pi opportuno rivolgermi a mio padre. Con
lui si pu ragionare. Pensi alla storia delluniversit: avrebbe potuto costringermi, invece alla fine sono
entrato allaccademia darte, disertando quel suo ufficio da notaio. Io, unico figlio maschio! Ma, visto
limpegno e i risultati, adesso  lui a incoraggiarmi e mi facilita in tutto e per tutto, purch continui.
Dunque decido di parlargli a tu per tu e un pomeriggio, allora della briscola quotidiana, lo
accompagno al bar e camminando introduco largomento. Con un filo di timore, perch questa volta,
per convincerlo, non ho motivazioni molto originali, posso solo dirgli: hai presente quant bella Isa
Mottura?
 Bella come una bandiera!
 Certo che no
 Non ha soltanto la bellezza... ha fantasia, ecco. Inoltre mai mi capit dincontrare una ragazza
cos curiosa del mio lavoro! E quando ci discuto le sue narici vibrano, diventano due lame sottili in
questo  sua madre sputata, tale e quale Ma forse sono particolari che a lei non interessano, signor
sindaco.
 Vero: mi ha sempre trattato con laffetto di un padre! Con la stessa pazienza. E appunto per
questo non vorrei approfittarne, ma una ragione c se vado avanti piano piano, come la vecchia della
filastrocca che ogni tanto gettava un punto, e siediti l che ora ti cunto e la ragione  che continuo
a buttarle addosso i miei problemi, ma quando la guardo, signore, non posso dimenticare nemmeno per
un secondo che le due cose andarono avanti assieme
 Il mio fidanzamento e limpresa di suo figlio. Perch and cos, che mentre scambiavo
biglietti segreti con Isa, nello stesso tempo ragionavo di politica con Tano Avevamo scoperto da
poco, signore, che esistono modi differenti dintendere la libert e che i fasci littori, al riguardo, ci
avevano offerto soltanto retorica, pessima retorica, e dunque passavamo le ore a discutere di poveri e di
ricchi, di riscatto sociale, di rivolgimenti e di Sicilia, soprattutto di Sicilia. Erano appena nate le prime
formazioni separatiste nei boschi di Cesar e noi ci chiedevamo se lindipendenza dellisola fosse il
rimedio ai suoi mali o viceversa una di quelle idee sbagliate che talora spuntano qua da noi, fra palazzi
e latifondi. Ma a questo proposito suo figlio aveva gi delle convinzioni e pertanto, signore ah,
signore! non mi riusc di trattenerli, n lui n Gervaso, quando salirono sui monti ad agitare la bandiera
della Trinacria e mi perdoni se non riesco a dire altro: a volte mettere in fila le parole per farle uscire
di bocca  pi doloroso che ascoltarle
 Giusto.
 S, che potevo fare?
 Giustissimo: lasciamo in pace le anime sante e pensiamo a chi  rimasto E allora, tornando
al colloquio con mio padre, fin che disse, tentennando il capo: vediamo di conoscerla, questa signorina
Mottura. In ultima analisi, fidanzarsi non si rivel la cosa pi facile del mondo. E insisto a sottolineare
questa circostanza, signor sindaco, per farle capire che di ostacoli, Isa e io, ne abbiamo avuti fin
dallinizio, ma erano difficolt normali, che si potevano superare con la forza del sentimento  e magari
oggi potessimo risolvere cos anche il resto! In conclusione: Alfonsino fu lunico che si affezion dun
fiato. Con quattro sorelle che lo comandavano sera e mattina, saggrapp ai miei pantaloni. E volentieri
fece daccompagno a Isa quando la invitai allex frantoio, perch volevo che la mia zita vedesse quelle
opere di cui avevamo gi discusso in abbondanza. Quella visita in un certo senso fu decisiva per
entrambi: lei ammir in me lartista dimenticando, forse, lo zoppo e a me piacque il suo modo di
muoversi l tra le cartelle sparse sul pavimento, tra le sculture compiute e quelle appena abbozzate,
mentre i suoi occhi diventavano due carboni ardenti a mano a mano che le spiegavo il segreto dei
bozzetti, le diverse difficolt della creta e della cera o il motivo per cui prediligo le pietre
 Perch nella pietra il segno  vivo! E poi i materiali dolci non mi danno soddisfazione. Ho
bisogno di trovare resistenza, una materia che non si arrenda subito  questo che mi attira: lo sforzo,
anche fisico, per estrarre la forma da un blocco chiuso, proprio come fece allinizio dei tempi
domineddio, che  lo Scultore Massimo. E da parte mia pu essere atto di superbia Ma se peccato ,
allora lo sto scontando con questo matrimonio che mi tocca tirar fuori a colpi di scalpello, un
matrimonio, signore, che devo cavare a fatica dal petto della sfortuna, dal suo cuore pi duro del
basalto dellAlcantara, e sentir tra poco se dico tanto per dire!
 Le famiglie ehhh Da un lato cerano gli svenimenti di mamm, dallaltro i dubbi di
donna Elvira. Che non derivavano da una mancanza mia, da un vizio di carattere o dal solito difettuzzo
della gamba sinistra, ma dalle idee di mio padre, che lei credeva opposte alle sue e con qualche ragione,
avendo mio padre ricoperto per tre o quattro mesi la carica di podest. A questi discorsi Isa,
naturalmente, sinfuriava: Che centra Nen, deve pagare Nen al posto suo?  una rispostiera senza
vergogna, la mia fidanzata, e non per niente suo fratello la chiama Ghisa, per il carattere cocciuto,
ostinato, simile a quello della madre, anche se Isa si limita ad applicarlo in famiglia, mentre donna
Elvira, in giovent, pare che lesercitasse anche in politica. E dunque il battibecco fra le due rischiava
di trascinarsi allinfinito, almeno stando ai resoconti delle discussioni che Alfonsino mi riportava
fedelmente, con Isa-Ghisa che insisteva: parlagli e vedrai! e laltra, di rimando: pure il vino buono per
strada pu prendersi daceto. Non si fidava, Elvira Mottura. E daltronde non erano cose che potesse
dirmi cos, apertamente. Eh no, non erano temi da trattare a viso aperto, dato che ancora gli inglesi e gli
americani non erano sbarcati e chi simmaginava che Mussolini sarebbe finito agli arresti, di l a non
molto? Perci neppure io potevo ribattere: guardi che si sbaglia. Ma provai lo stesso a confessare la
verit: a Isa, perch riferisse. E la verit era che mio padre aveva accettato lincarico in via provvisoria,
solo perch al momento non cera nessun altro che si prendesse quella briga. Un affare che alla fine gli
 costato millecinquecento lire
 Ma perch toccava a lui distribuire i buoni alimentari ed eravamo nel periodo della miseria
pi disperata, dalla campagna arrivavano certi meschinazzi gli facevano pena e allora, senza
guardare in cassa, tac, timbrava un buono, vi bisogna un chilo di riso? tac, un altro buono, a voi un
chilo di pasta? tac e avanti il prossimo. Finch il segretario comunale non gli fa: ma questi soldi, chi li
paga? e lui: quant? prende e caccia di tasca sua. Per dire la bont di mio padre
 No, donna Elvira non si commosse affatto. In compenso, io avevo preso gusto a raccontare i
vecchi aneddoti domestici alla mia zita credo che sia il sintomo dellamore, questo affanno, questa
smania di rivelazione, un regalo da innamorati Cos passai a una storia di riserva. Negli anni Venti,
confidai a Isa tenendo i miei occhi dentro i suoi, qua a Graniti avevamo un socialista, uno solo, per
uno ce lavevamo, un giovane che con molti sacrifici era riuscito a laurearsi e a diventare ingegnere
navale e per il suo lavoro viaggiava assai, era stato pure in Russia e proprio da l era tornato socialista.
Malgrado i suoi viaggi, in estate rientrava in Sicilia e un giorno si ferm a stuzzicare le donne che
riempivano le quartare alla fontana: Eh, ne avete ancora per poco, quando arriver il socialismo il
catino in testa lo porter vostro marito. Apriti cielo! Volevano linciarlo. Dovette scappare dal paese
sui due piedi, in camicia e bretelle
 Anche voi la conoscete questa storia? Non mi meraviglia, fece il giro dellisola. Per  solo
lantefatto della mia storia. Perch succede che molti anni dopo, per lappunto quando mio padre  in
carica come podest provvisorio al municipio, arriva una raccomandata personale del prefetto di
Messina, che chiede informazioni su questo ingegnere. Il prefetto vuole sapere se lindividuo in
questione ha precedenti, perch si d il caso che labbiano arrestato in una base militare della Sardegna
con laccusa di spionaggio. Mio padre  consapevole che basterebbe menzionare quel vecchio episodio,
bench accaduto nel Venti, per spedire luomo dritto alla fucilazione. Perci scrive: a me risulta di
buona condotta. Qualcuno poi and a dirgli: ma sai, ma ti ricordi E lui, fermissimo: a me non risulta.
 S, questa volta donna Elvira grad. La mia schiettezza, se non altro: in quei mesi era la guerra
a governare lItalia e di faccende del genere da noi si parlava sottovoce anche fra parenti stretti. Ma
almeno il fidanzamento, alla fine, ha avuto luogo. Fin l ci siamo arrivati. E donna Elvira ha baciato
anche me. Con parsimonia, essendo piuttosto austera, unautentica piemontese che non ama le
effusioni, tant che solo alla caduta di Mussolini lho vista abbracciarsi senza risparmio col marito e i
figli... Ma sia come sia, ci fidanziamo. Cos, alla buona, mentre il rombo dei quadrimotori in volo verso
Messina fa vibrare le imposte chiuse per loscuramento. Infilo allanulare della mia zita il brillante di
famiglia, destinato a questo scopo da prima che nascessi, e, mentre lo spingo perch superi il piccolo
ostacolo della nocca, penso alla promessa fatta a mamm: per il matrimonio, avevo giurato, aspetter la
fine della guerra. Che per non vuole finire, a giudicare da quei bombardieri che rigano il cielo di graffi
scuri. Finch, il dieci di luglio, ci svegliamo e gli alleati sono nella piana di Gela.
 Eh, adesso  facile dire: lo sbarco ma allepoca le notizie erano confuse assai. Una cugina
nostra, in fuga da Melilli, raccont che i militari italiani della base di Augusta, prima di ripiegare,
avevano distrutto e incendiato il centro-radio in aggiunta ai locali del Comando. Per le comunicazioni
si era tornati al passaparola, come ai tempi degli antichi, e lautista della corriera per Giardini allora di
pranzo assicurava che lesercito alleato stava avanzando, allora di cena tutto linverso. In realt
avevamo due sole certezze: che in paese, oltre a mancare la pasta e la farina, scarseggiava pure lacqua
nelle gebbie e che gli sfollati, al contrario, si moltiplicavano pi velocemente dei pani e dei pesci di
Cristo. Poi, un mattino, Gervaso entra di corsa nel frantoio: sta saltando il ponte, scappano e fanno
saltare il ponte! I tedeschi attendati a Muscian si ritiravano. Butto una pezza umida sulla creta che
avevo cominciato a modellare e mi affretto con lui, gi per lunico stradale che collega Graniti al resto
dellumanit, lungo la riva del Petrolo, se di riva si pu parlare per questo torrentaccio cattivo che
destate  una fiumara secca, arroventata, che porta allAlcantara soltanto i sassi del Feo. Quando
arriviamo allincrocio con la statale, lo spettacolo  grandioso: la campagna brucia, come se lEtna
avesse aperto un cratere a valle, e gorghi fumanti salgono dalle secche del Petrolo. Infine la polvere si
posa dentro lalveo asciutto e vediamo che il ponte non  crollato. I tedeschi non sono riusciti a
distruggerlo completamente: i suoi archi ancora scavalcano il fiume e disegnano occhi bianchi dentro
lorizzonte. E da l, signor sindaco, un mese pi tardi passer a piedi un reparto dellOttava armata
britannica. Gli inglesi entreranno a Graniti, si fermeranno sul sagrato della Chiesa madre e un vecchio,
seduto allombra degli oleandri, caler la coppola sugli occhi, mentre sopra di lui le campane liberate a
festa da don Filippo daranno il benvenuto ai vincitori. Ma intanto siamo al dieci luglio, gli alleati
ancora non hanno vinto e durante tutto il mese e per buona parte di agosto le notizie si mantengono
incerte, il solito autista un giorno riporta che le armate anglo-americane sono in marcia, il giorno
successivo che sembrano ferme. E in mezzo a questa gran confusione, signore, ci siamo noi: Isa e io.
Ziti a dispetto del mondo.
 Vero: un salto mortale Ma almeno potevamo muoverci liberamente. Per la circostanza della
guerra e, a essere sinceri, anche per la particolarit della famiglia Mottura, che non ci sottopose a quel
controllo continuo che trasforma i fidanzati in due galeotti. Cos quando scendevo al fiume per cercare
le mie pietre  ai blocchi usciti dalle cave preferisco le pietre gi lavorate dalla natura  Isa veniva con
me e si bagnava nella corrente fredda dellAlcantara, mostrandomi di nuovo il suo ginocchio liscio
come un ciottolo stondato dallacqua. Oppure mi aspettava a riva e, mentre io sfogliavo il mio libro 
il libro del fiume  raccattando basalti dalle striature rosse e verdi, schegge laviche o arenarie
grigioferro, lei leggeva dentro il tronco cavo di un vecchio ulivo, il nostro rifugio preferito.  la sua
passione, la lettura, e perfino allepoca, quando prendeva il ritmo, non badava ad altro. Non le
importava pi dello zito e nemmeno dellestate, con le sue cicale, il torpore e la voglia di fantasie: Mi
mancano venti pagine, diceva senza guardarmi. Isa-Ghisa!
 Be, spesso ci mandavano dietro Alfonsino. In quanto a suo padre Durante la settimana non
cera. Restava a Catania per tenere aperto lo studio. Che volete, la gente continua a litigare anche sotto
le bombe! Perci lavvocato viveva per conto suo dal luned al sabato, quando chiudeva bottega e
arrivava allAlcantara in balilla, stanco e col disgusto per loscuramento dobbligo nelle case e nei
locali pubblici. Senza le luci dei caff, a che serve la citt? A niente, ragazzo mio, diceva, perch,
dopo Alfonsino, sera affezionato pure lui. Una citt senza luci! E con lo schifo della monnezza sotto
il naso. A quanto pare le strade serano riempite di montagne di rifiuti, che col loro fetore levavano ai
catanesi ogni appetito, compresa la soddisfazione serale di un bicchierino e di un sigaro, indispensabili
piaceruzzi quotidiani. Cos il cinque di agosto, quando i primi blindati arrancarono in fila per la via
Etnea, pure lavvocato si rinchiuse definitivamente alla masseria. La sera, circondato dalle sue donne,
sedeva al fresco in terrazza. Sotto di lui la piana e intorno il semicerchio delle montagne, aperte
allorizzonte da una breve linea di mare. Sul tavolo limmancabile marsala che per la verit, malgrado
la generale carestia, allavvocato non  mai venuto a mancare. Per doveva gustarlo a lumi spenti anche
qui, per colpa degli obici che la marina alleata dal golfo di Schis tirava sulla montagna del Feo. E a
ogni botto lui commentava: Hanno voglia i miei paesani a pregare a mani giunte: SantAgata,
SantAgata! Queste non sono navi turche, che basta il miracolo di una tempesta di vento e bum,
spariscono. I piatti tremavano nella credenza della cucina, ma le notti erano chiare e le sorelle
indossavano abiti con brevi colletti bianchi, luminosi. Isa portava certi vestitucci a maniche corte e ogni
tanto, quando qualche nuvola aveva finito di consumare pian piano tutta la luna, poteva capitare che nel
buio improvviso il suo braccio nudo sfiorasse il mio. Per caso, pensavo. O forse no. A notte fonda
tornavo a piedi in paese e il calore della sua pelle mi accompagnava, cos la mattina seguente rifacevo
la strada in senso contrario, fino alla masseria, dove trovavo donna Elvira impegnata a inseguire la
guerra: aveva appuntato una carta geografica della Sicilia sopra un tavolaccio e con gli spilli segnava i
movimenti delle truppe, aggiornandoli in base alle notizie della radio. E io vedevo con quale
eccitazione, con quale segreta felicit ogni giorno si dedicasse a questo compito, chinando la testa sulla
mappa e chiamandoci a raccolta per discutere, ormai apertamente, di strategie militari e soprattutto del
fascismo senza Mussolini, di Badoglio e di quale governo, alla fine, ci sarebbe toccato. Poi gli ultimi
tedeschi attraversarono lo stretto di Messina e, sul tavolo, la carta della Sicilia fu sostituita con una pi
grande, dellItalia. Lagosto era gi passato. E mentre lei, signor sindaco, lass in continente
sicuramente iniziava a sentirsi perso e stretto fra gli alleati che continuavano a essere i nemici e i
tedeschi che cominciavano a non essere pi gli amici, noi quaggi nellisola precipitammo in una
specie dinterregno, con bande di affamati che davano lassalto alle corriere e a quei pochi treni che
ancora funzionavano. Ma il giorno dellarmistizio nei casali si spar a festa e la notte i monti brillarono
di luci, dopo tanta oscurit. Quindi trascorsero altri cinque mesi e il quattordici febbraio del
Quarantaquattro, finalmente, gli alleati riconsegnarono lisola allamministrazione italiana: almeno in
Sicilia, la guerra sembr finita. Per il tempo dun fiato molti uomini credettero, e i miei amici con loro,
daverla scampata: Gervaso e Tano tornavano alla vita civile e io potevo levarmi dai sospiri con un
bello sposalizio
 Non vedevo lora... Che fretta hai, disse invece mamm. Perch maritarsi con lItalia
spaccata in due, la Sicilia alla fame, i galantuomini ancora rintanati nelle campagne? Per di pi, mi
fece notare, senza neanche uno scampolo di seta per vestirci degnamente la sposa. E mi diede lo
sfinimento al punto che forse mi sarei arreso, se Isa non avesse detto: basta. E quando Isa-Ghisa dice
basta insomma savviarono i preparativi e e qua, signor sindaco, sono daccapo in imbarazzo ma
devo pur entrare in argomento prima o poi, perci ecco la storia nuda e cruda: dunque ci siamo,  il
momento di predisporre le carte per il matrimonio e una limpida mattina di settembre, con il cielo che
si tende come una mantella fina tra la Pietra del Corvo e il fianco dellEtna, mi presento in municipio e
limpiegato dellanagrafe  che mi conosce dal giorno della nascita, si pu dire, perch  cresciuto con
mio padre ed  della stessa classe di leva  si congratula con me, gira dietro il bancone e tira fuori un
registro. Lo apre, scartabella per qualche minuto, poi dun tratto lo chiude, controlla il frontespizio,
torna ad aprirlo. Capisco dal suo atteggiamento, dal nervosismo con cui sfoglia le pagine, che qualcosa
non va. Infatti poggia il gomito sul bancone e mi guarda strano: Non so com possibile, dice, ma
risulti sposato.
 Sissignore: sposato
 L per l scoppiai a ridere! Ma quello manteneva la faccia grave, molto seria. Col dito
picchiava sul suo librone scuro, insistendo, e io lo fissavo sempre pi mammalucchito, non riuscivo a
pensare a nulla che avesse un senso, a capacitarmi allora gli voltai le spalle e uscii dal municipio.
Senza aprir bocca. Non chiesi nemmeno di riscontrare i documenti. Di fretta, come se qualcuno
minseguisse, traversai vicoli e vanelle. Evitando la piazza, raggiunsi il frantoio, mi buttai con la furia
di un matto sopra una pietra lavica che stavo trattando e che  dura, durissima, pi resistente ancora del
sercio romano, e presi a scalpellare. Colpi lunghi. Fitti. A ogni colpo mi ripetevo: oh santa madonna, oh
madonna mia,  di sicuro una beffa. Oppure un brutto sogno. E dunque cercavo di liberarmi di questo
sogno a forza di scalpello, come le comari se ne liberano raccontandolo tre volte a San Gilormo, che
poi a sua volta lo racconter a Dio perch se lo ripigli. E scalpellavo ridendo al pari di un idiota, perch
mi figuravo Dio che con la sua manona michelangiolesca cancellava dal registro dellanagrafe il mio
stato civile. Insomma, avrei continuato a disossare la pietra allinfinito se mio padre non fosse venuto a
cercarmi e a quel punto mi tocc affrontare quello che temevo, cio una serie interminabile di riunioni
di famiglia: dopo mio padre fui costretto a informare lavvocato, quindi le due famiglie riunite al gran
completo e di nuovo gli stati maggiori separati, mentre Isa, la mia Isa, mi fissava con gli occhi del
sospetto
 Giusto, giustissimo, a me lo dice? Anche a me lerrore sembrava evidente. Commesso da
chiss chi e per chiss quale negligenza, ma indiscutibilmente un errore. Eppure perfino mio padre,
dopo una sventagliata di fantasiose quanto inutili congetture, non si fece scrupolo di prendermi da
parte: Dimmi la verit, Nen, putacaso, in ipotesi, non  che hai combinato qualche fesseria? magari
quando eri lass, in alta Italia? Ma io ero innocente come lagnello di Pasqua! E in ogni modo si
tranquillizzi, signor sindaco, non sono qui per questo, non lho incomodata per darle un mistero da
risolvere che poi alla fine si  risolto, anche se purtroppo la soluzione mi ha lasciato a met strada e
dunque bisognoso del suo aiuto
 Vero
 Vero so benissimo che, invece di scappare a gambe levate, avrei dovuto almeno informarmi
su chi diavolo fosse la mia presunta moglie. Ma non mi pass nemmeno per la testa: io non avevo
mogli, punto e basta. Cos mio padre e lavvocato dovettero recarsi in municipio una seconda volta, per
avere notizie pi dettagliate dallunico che in quel frangente potesse tornare utile allo scopo, cio
dallimpiegato dellanagrafe che ci conosceva da sempre. Sa, eravamo ancora nel passaggio da podest
a sindaco e, a capo dellamministrazione comunale, cera un segretario delegato provvisorio, ignaro
delle storie granitesi, forestiero come lei  se lei pu definirsi forestiero  indicato dagli alleati perch
era fra i pochi che sapessero spiccicare qualche parola dinglese. Perci lunico veramente affidabile
era don Ciccio, limpiegato, compagno di scuola di mio padre. Dunque  a don Ciccio che si rivolgono
i nostri due investigatori improvvisati e, nella loro indagine congiunta, cosa scoprono? Che la
trascrizione del mio matrimonio viene dallAlbania, nientemeno. E che io sarei sposato con
unalbanese, tal Diana Kini. Ecco, se proprio qualcuno ne aveva bisogno, la riprova della mia
innocenza: quando mai ero stato in Albania? E la colpa dello sbaglio non si poteva nemmeno attribuire
al nostro municipio. Lerrore aveva unorigine lontana, nasceva in un regno straniero, diventato
provincia dItalia solo quando la corona di re Zog, nel Trentanove, era finita sulla testa del nostro
sovrano. Bene, concluse lavvocato al ritorno dalla spedizione, almeno una cosa la sappiamo: per
chiarire limbroglio conviene cercare da quella parte. Parole dette cos, tanto per aggiungere teatro al
teatro, perch siamo nel Quarantaquattro, signor sindaco, e anche l, sulla sponda opposta
dellAdriatico, passano tedeschi, passano greci, passano jugoslavi, gli eserciti vanno e vengono e ogni
comunicazione  interrotta da oltre un anno. Ma in effetti un filo c, a cui agganciare una piccola
speranza
 Lo zio dal quale mi deriva il nome, ecco lappiglio. Nen Caudo, il fratello di mamm. Da
tempo si era trasferito in Albania e, stando sul posto, avrebbe potuto informarsi sulla presunta sposa e
magari condurre qualche ricerca negli uffici dellamministrazione. Lo zio lavorava per la ditta Cavarra,
unimpresa edile italiana molto importante. Volendo, poteva aiutarci. Ma come prendere contatto con
un uomo sparito in tutto quel terribilio, in quellandare e venire di soldati, in quel cambio continuo di
uniformi? Forse la moglie aveva notizie pi recenti delle nostre. Allora mio padre e lavvocato, sempre
in coppia, si spinsero con la balilla fino a Castiglione, perch, da quando non ha pi il marito in casa, la
zia  tornata ad abitare al suo vecchio paese, portandosi appresso i cinque figli, cinque cugini miei che
vanno dai dodici ai sette anni. Ma purtroppo landata a Castiglione si rivel un su e gi inutile, perch
anche la zia piangeva il marito per disperso. Cos ci ritrovammo al punto di partenza. I carabinieri
avevano aperto un fascicolo, naturalmente, ma senza un indizio era difficile perfino avviare le indagini.
Eravamo in una situazione di stallo. Che tuttavia non era nostra soltanto, ma generale. Di nuovo
sembrava che niente si potesse risolvere una volta per tutte: non il matrimonio, non la guerra, che si era
fermata sulla linea gotica. E nemmeno la fame. La gente viveva solo per accaparrarsi quel pugno di
farina da riempire la pancia e, per la festa dellAssunta, il galletto che la creata mise in pentola era
talmente magro che noi pi che la carne ne mangiammo lodore. Mamm tuttavia aveva smesso di
lamentarsi delle privazioni. Forse ah ah s, forse il suo silenzio era un fioretto, il voto con cui
rendeva grazie alla Vergine Immacolata per il miracolo di quel matrimonio rimandato a chiss quando.
Il fidanzamento si allungava e le cose lunghe, si sa, diventano serpi. Serponi velenosi che sarebbe
meglio evitare. E un poco di veleno gi lo sentivo scorrere in vena assieme allo sconforto per il tempo
che andava avanti senza sapere dove. Ma se io mabbiliavo, a Isa, invece, bast convincersi della mia
innocenza per riprendere i vecchi progetti, tali e quali. Aveva ancora voglia dimmaginarsi il futuro,
Isa-Ghisa. Tanto che un giorno se ne usc a dire: E che ci fa se Nen per legge risulta maritato? La zia
Nora ha fatto a meno dello sposalizio, non ne posso fare a meno anchio?
 La sorella di donna Elvira, signor sindaco una torinese convive col padre dei suoi figli,
ma piuttosto che sposarlo ha preferito fargli pagare la tassa sui celibi.
 Non la conosco, non saprei magari  la sua rivoluzione personale! Quello che so di sicuro 
che lavvocato non grad largomento, infatti disse: Figlitta mia, queste cose solo in continente
possono funzionare. Eravamo sul terrazzo, in una delle solite adunate domenicali, e Isa rispose: Ma
noi giusto in continente ce ne andremo, dopo la guerra. Vestiva una camicetta a righe rosse e, fra le
sue sorelle, fiammeggiava come una torcia di cannici. Lavvocato replic, senza alzare gli occhi e
allungando la mano verso il suo marsala: Allora dopo la guerra ne parliamo. Perch la guerra, che nel
Quarantatr sembrava avesse preso definitivamente la via dellemigrazione oltre lo Stretto, era tornata
ad avvicinarsi e a sventagliare le cartoline rosa in faccia ai giovanotti. Una era arrivata pure a Gervaso
e Tano era stato richiamato qualche giorno prima: per combattere contro la Germania, questa volta, ma
ancora in nome dei Savoia
 Giusto per lei, signor sindaco, stava al Nord, nel bel mezzo delloccupazione tedesca, e
pertanto vede la faccenda da una prospettiva differente
 Giustissimo: la libert dellItalia, la sconfitta dei nazisti Ma chi ce li aveva portati in casa?
Sempre i Savoia. Dunque successe quello che doveva succedere: le donne si buttarono davanti ai
camion che rastrellavano i richiamati strada per strada e gli uomini bruciarono le cartoline e scapparono
a nascondersi. Poi, invece di combattere per il re, perch cos lavevano intesa, ci fu chi and a
occupare i feudi e chi si arruol, ma nelle file degli indipendentisti.
 Per malasorte, s anche i miei moschettieri, anche suo figlio
 Erano cos diversi luno dallaltro, signore! Gervaso con laspetto rustico di un trappitaro del
Feo A prima vista nessuno avrebbe immaginato che le sue manacce larghe potessero tenere i pennelli
col garbo necessario. Tano invece Fine, delicato: sembrava lui il pittore. Vennero insieme a dirmi
che salivano in montagna e il mio rimorso, signore,  di non averli trattenuti, dessere rimasto in
silenzio ad ascoltarli mentre pazziavano come due liceali. Forse provai addirittura un tantinello
dinvidia e tacqui, purtroppo tacqui. Perfino quando mi spiegarono che lesercito indipendentista
cercava dei luoghi con le caratteristiche del paese nostro, monti alle spalle, ununica via di accesso:
lideale per unimboscata. Un gioco da bambini, dissero, stringere le forze italiane fra il ponte e
labitato! Invece furono loro a finire in trappola e io me li ritrovai a faccia in gi nella polvere di una
trazzera ah, signore, mi compatisca!
 Di tre che eravamo, signore e oltre a piangere gli amici
 Eh s, in quattro e quattrotto ero rimasto solo. Con un matrimonio in sospeso e il lavoro che
stava diventando quasi unossessione solitaria, una maniera stramba e un po viziosa doccupare il
tempo. Mi sentivo un eremita, chiuso dalla mattina alla sera in quellex frantoio attorno a cui il vento
dellEtna ogni tanto soffiava cenere e lapilli. Era come vivere al confino. A parte Isa Se non ci fosse
stata lei, la mia unica estimatrice! Finch un giorno i carabinieri non bussarono alla porta anche per me.
 Arrivarono nellagosto del Quarantacinque, a guerra praticamente finita. E non per
consegnare una cartolina precetto pure allo zoppo, ma con uningiunzione del tribunale: dovevo
presentarmi, sotto scorta, al campo di Ferramonti Tarsia, in Calabria, per un confronto con lalbanese
Diana Kini, che aveva denunciato la scomparsa di suo marito, Nen Romano.
 Vero: un colpo di teatro... Per allimprovviso la vita torn a scorrere. Tutto si rimetteva in
moto, ricominciava daccapo, era di nuovo il momento dei progetti e dei desideri. Merito, in fondo,
della mia sedicente moglie: non io, lei mi aveva scovato! E mi aveva raggiunto con unaccusa giudicata
degna di fede o perlomeno di verifica da un tribunale: la mia colpa, in definitiva, consisteva nellaverla
abbandonata in un campo dinternamento. Era la prima volta che sentivo quella parola e l per l
credetti che fosse uno dei soliti campi per sfollati o profughi che allepoca venivano allestiti nei
conventi o addirittura nei municipi. Questo si trovava nella valle del Crati. Me lo spieg il brigadiere
Tot La Motta, vecchia conoscenza paesana: secco, con quattro mozziconi di denti neri in bocca e una
passione nascosta per il biliardo. Il suo compagno era un veneto rosso di pelo, che Tot chiamava
Liggiu e che in realt si chiamava Eligio. Eligio Brandolin di San Don di Piave. Furono loro a
prelevarmi in un dopopranzo afoso, quando non c cristiano che non desideri un paio di lenzuola
fresche. E in effetti alla masseria, dove mi trovavo e dove ormai trascorrevo gran parte delle mie
giornate, dormivano tutti quanti, vecchi, giovani e muccusi. Soltanto Isa e io eravamo svegli, a
guardarci negli occhi e a sorseggiare limonata nella penombra del salotto, con gli scuri accostati contro
il caldo. Poi, nel silenzio del primo pomeriggio, ecco le ruote di una macchina che raspano a sorpresa le
pietre del cortile. La macchina si ferma, gli sportelli si aprono e io subito intercetto la voce di mamm.
Non faccio in tempo a scendere che sono gi nella stanza, lei, mio padre, Tot La Motta e il suo
compagno Liggiu. Erano venuti a cercarmi in paese e i miei li avevano accompagnati allAlcantara.
Con una mano Tot cava il fazzoletto dai pantaloni, se lo passa sulla fronte, lo rimette in tasca, con
laltra mi allunga una carta piena di timbri e firme illeggibili. Nel frattempo lintera masseria si 
svegliata, si sentono piangere i bambini nelle stanze lontane e lavvocato arriva ciabattando, inforca gli
occhialini a pincenez, mi leva la carta, la controlla riga per riga e fa, rivolto ai due militi:
Saccomodassero. Vossia ci perdoni, si scusa il brigadiere, il viaggio  lungo. Il che significa, in
sostanza, che ho giusto qualche minuto di tempo per salutare. La confusione  al colmo. Mamm si
lascia cadere sul divano, con la faccia di una che pensa: che centra mio figlio con le albanesi, femmine
dinferno. Nina, la creata messinese, si asciuga gli occhi con lorlo del fantale, neanche stessi partendo
per il fronte. Io mi guardo attorno cercando Isa, che intanto  sparita. Bacio mamm, prendo la borsa
che mi ha preparato, bacio le sorelle Mottura e la mia zita ancora non si vede Insomma, per stringere:
era gi in basso ad aspettarmi, con il cappello in testa, una valigia in mano e una delle sue frasette in
pizzo di lingua: E come no! Il mio Nen se ne va dalla moglie, per quanto presunta, e io dovrei
restarmene qua a ingrassare di lacrime e suppliche alla Vergine dei miracoli?
 Manco a dirlo, signore: scoppia il finimondo! Mamm  scandaliata forte e non lo nasconde,
Nina piange con pi convinzione e i bambini a gara con lei, finch donna Elvira, prendendo il
comando, non concede: E sia, ma solo se ti porti dietro Alfonsino. E il picciottello si precipita a
tirarmi per il braccio... Daltronde, signore, eravamo sotto la responsabilit di un brigadiere e del suo
aiutante! Con una simile scorta il viaggio non si prospettava a rischio  in nessun senso, specific Tot
La Motta, aggiungendo a beneficio dellavvocato: Voscenza non si preoccupi. Ma poi lo sentii
borbottare tra i denti: Che camurria, gesgiuseppe, santalfio e san bastiano, che camurria! E aveva
ragione a non essere entusiasta del verso che stava prendendo la trasferta, peraltro gi difficile di suo,
perch in quel periodo spostarsi anche per pochi chilometri era complicato assai, e, nonostante
avessimo la jeep dellarma a disposizione e i buoni per il carburante, dovevamo salire ben dentro la
Calabria. Come dio vuole, alla fine partiamo: Liggiu Brandolin al volante e accanto a lui, in ginocchio
sul sedile, Alfonsino che sventola un fazzoletto verso la masseria di minuto in minuto pi lontana. Alle
sue spalle ci sono io e di seguito Tot La Motta, fedele alla consegna: la sua ruvida uniforme si
frappone tra Isa e me con levidente e fermo proposito di separarci. Della mia zita non mi  concessa
che unincerta visione: il profilo imbronciato sotto il cappello, lo slancio della gola che esce da un
colletto a punte lunghe, fermato da una minuscola rosellina di corallo. La luce del pomeriggio  piena,
vigorosa. Da quanto tempo, penso, non svoltavo per queste curve e non vedevo il terreno sparire,
mangiato dalle ruote! Mi ero dimenticato della sensazione che si prova nel mettersi per strada. La jeep
ora avanza adagio sopra un asfalto ridotto in frantumi dal transito delle colonne militari ed entra in uno
scenario irriconoscibile: recinzioni sradicate, muri a secco crollati, il passaggio a livello con le barre
divelte, voragini, scheletri di carri armati, campagne bruciate per chilometri. Non  pi il nostro
vecchio mondo e tuttavia ancora lo  come se stessimo varcando una soglia non so la soglia che
forse tutti dobbiamo attraversare per lasciarci dietro il passato. Sul litorale troviamo un mare pesante di
scirocco che sinfiltra fra le rovine delle case. Siamo costretti a procedere a passo duomo, cos
lentamente che a Messina arriviamo col buio. Subito al porto, ordina Tot La Motta, che conta
dimbarcarsi sul primo traghetto disponibile, per accelerare i tempi e levarsi dal guaio di quella
missione. Era sicuro che non avremmo avuto problemi a passare lo Stretto: dei cinque ferry-boat in
funzione prima della ritirata, tre erano stati affondati dai tedeschi e giacevano tra Scilla e Cariddi, ma
gli altri due erano stati recuperati e avevano ripreso il loro andirivieni. In effetti, quando la jeep si
ferm sul molo, un ferry-boat era allattracco, per a motore spento: con loscurit non traghettava.
Non quel giorno, almeno. Chi diceva a causa di unavaria, chi di un relitto che, trascinato dalle correnti
sottomarine, aveva ostruito il canale e non era stato rimosso a tempo. Cos Liggiu fece marcia indietro
e Tot La Motta dovette organizzarsi di conseguenza. La prima linea dei palazzi affacciati sul porto era
completamente rasa al suolo, perch i tedeschi in fuga avevano girato i cannoni dal mare verso terra per
buttare gi un edificio dopo laltro, come in unesecuzione. Ma proprio dietro queste macerie cera un
convento di suore e l accompagnammo Isa e Alfonsino, che aveva smesso il portamento da monello e
ritirava il collo dentro le spallucce, con sperduta diffidenza. Dormire senza lalto protettorato dei
genitori era una novit sia per lui che per la sorella e lasciarli soli non mi piacque, ma non cerano
alternative, anche perch avevo lobbligo di ritirarmi in caserma assieme alla mia scorta: In qualit di
sorvegliato, precis il brigadiere, un po babbiando e un po sul serio. Per anche Tot La Motta
andava a improvvisazione, dato che non aveva notizie particolareggiate: e se, putacaso, la caserma
avesse subito danni sotto le bombe? Era intatta. Ci sistemarono in una camerata con i letti in fila, tipo
ospedale, e una lucetta alta alta, e io passai la notte a esplorare il soffitto con le braccia incrociate sotto
la nuca
 Pensavo, signore, a tutte le volte che avevo visto Messina allontanarsi e, assieme a
Messina, ogni nostalgia di casa Perch mi succede sempre cos, quando salgo sul ferry-boat: il mio
respiro si allarga nellattesa dellavventura e divento impaziente per la voglia grande di staccarmi
dallisola. E Isa glielo dico come se fosse mio padre Isa mi d lo stesso gusto, perch ci che la
rende irresistibile  proprio laccento forestiero rubato alla madre, che solo ad ascoltarlo mi pare
dessere gi oltre lo Stretto e di poter correre libero, mano nella mano, su per il continente. Perci
continuavo a pensare, steso sul lettuccio scarso da carabiniere: come sar vedere accanto a lei la falce
bianca del lido che sassottiglia fino a perdersi in lontananza? E, a forza di pensarci, quella breve
distesa dacqua che conosco a memoria allimprovviso, ecco, non mi attira pi e anzi lidea di doverla
attraversare minquieta: non  il mare della mia libert, ma quello infido degli antichi dei, di Omero e
dei suoi mostri, di Scilla che magari ci aspetta al varco, in bocca su tre file i denti, fitti e serrati, pieni
di nera morte Non per fare il tragediatore,  che mi trovavo davvero in un bellimpiccio! Perderci il
sonno era il minimo: ero a Messina con la mia fidanzata, ma perch? Per andare a conoscere una
moglie giunta in regalo dalla terra delle aquile! Allalba ero ancora sveglio e, mentre Tot La Motta e
Liggiu Brandolin russavano sui materassi accanto, aprii i vetri del finestrale. Davanti avevo i due mari,
gemelli e nemici. Una lunga cresta di spume rivelava la lotta delle correnti, l dove saddentano sotto la
superficie. E mentre stavo cos affacciato, tutta un tratto la citt si specchi tremando dentro il riflesso
della fata morgana e io fui scagliato in mezzo ai ruderi delle abitazioni, fra detriti e alberi decapitati,
dentro lo sconosciuto paesaggio del nuovo mondo uscito dalla guerra. Allora, signor sindaco, ebbi
paura
 Di fallire. Nel mio amore e nei miei progetti.
 Vero: colpa della tensione. E ancora non sapevo la novit che ci aspettava al mattino!
 In caserma ci avevano requisito la jeep, che serviva al comandante per non so quale
operazione nelle campagne del messinese. Ma il viaggio proseguiva I treni avevano ripreso a
marciare, perci si continuava in treno: con grande gioia di Alfonsino, che era alla sua prima
esperienza. E finalmente il traghetto si stacc dal molo, fendendo i flutti lucidi dolio nero. Ero
mammalucchito dal sonno, la barba non rasata mi pungeva le guance, la gamba cominciava a darmi
fastidio: e questa, signore,  una cosa che odio. Mi sentivo un asino zoppo in confronto a Isa, che
invece  una puledrina dai garretti elastici che scalpita per un vigore impossibile da trattenere, come se
dovesse vivere e prodigarsi per due, cio anche per quella sua cuginetta torinese morta in fasce, da cui
ha preso il nome. Sul ponte, il balenio del sole accecava. Trovammo posto sottocoperta, e io
scompaginai la ridicola formazione iniziale del nostro gruppo aggirando Tot La Motta e sedendo
vicino alla mia zita, fianco contro fianco. Lei pieg la testa per sorridermi da sotto lala del cappello e
la mia agitazione notturna si calm. Poi approdammo a Villa. E l, signore, feci la scoperta che, senza
unautomobile, il tragitto diventava complicato: da Villa San Giovanni bisognava prendere un diretto
per Paola, da Paola trasbordare per Cosenza, a Cosenza pazientare aspettando la littorina e quindi
proseguire fino allo scalo di Mongrassano, dove passava lautocorriera di Tarsia che ci avrebbe
condotto a Ferramonti
 Giusto: era terminata la parte comoda del viaggio Il primo treno su cui montammo aveva i
finestrini incorniciati da fori di mitragliatrice disposti in serie parallele, tipo medaglie al valore. Non le
sto a dire i vagoni: sporchi e sovraffollati, perch lItalia intera, adesso che non cerano pi eserciti a
dividerla per met, aveva preso a muoversi da nord a sud e da sud a nord, come azzannata dalla
frenesia di sgranchirsi le gambe. A Cosenza arrivammo in piena notte. La stazione, nonostante lora
tarda, brulicava di cristiani e una donnetta con un muso appuntito, da lupo di montagna, vendeva pane
ai viaggiatori. Ne comprai unintera forma per Alfonsino, che la divor a morsi veloci. Nel tratto per
Mongrassano ci assalirono le zecche e ci succhiarono di sopra e di sotto, tanto che la pezza con cui Isa
pul le guance del fratello si macchi di sangue. E tuttavia il lato pi sgradevole del nostro cambio di
programma non fu la sporcizia o la lentezza dei mezzi di trasporto, bens il fastidio continuo della
curiosit che sappuntava sul nostro gruppo e in particolare su di me, che palesemente, con i due
carabinieri allato, rappresentavo il criminale tradotto chiss dove, insieme alla povera famigliola al
seguito che scontava anchessa la pena per i miei misfatti. Perfino Tot La Motta era in imbarazzo e,
forse per dimostrare che non ero pericoloso, menava grandi fendenti amichevoli sulle mie spalle. Isa
fin per abbandonare il cappello a larghe falde, troppo ingombrante, sulla panchina di una stazione. Ora
aveva raccolto i capelli sotto un fazzoletto alla contadina e i suoi occhi, cos liberati, mi cercavano con
la lucentezza fredda dellAlcantara: la nostra meta si avvicinava e lei aveva di nuovo lo sguardo del
sospetto. Ma la mano le trem in grembo e io la coprii con la mia quando lautocorriera infine sarrest
davanti al campo di Ferramonti.
 Un posto come non ne avevo visti mai, signor sindaco
 Mai!
 Simmagini una citt di legno, sorvegliata da alte guardiole che salzano a intervalli regolari e
chiusa da una triplice recinzione di filo spinato, divelta in pi punti. Una citt di baracche, tutte della
stessa forma, tutte basse, a schiere simmetriche. Doveva aver piovuto da poco, perch il terreno era una
fanghiglia melmosa, un pantano che rifletteva il bianco sporco delle costruzioni e rovesciava
limmagine delle casupole allungandone il riflesso da un lato allaltro della strada. Daltronde la valle
del Crati  proprio questo: una palude che la bonifica avrebbe dovuto recuperare a partire gi dagli anni
Venti e che invece  rimasta la piana mefitica di sempre. Nel campo si entrava attraverso un cancello e
subito dietro sorgeva il casotto della direzione, in muratura, con un breve spiazzo dove sostavano due
moto Guzzi e unAlfa-Romeo inzaccherata. Tot La Motta disse qualcosa al piantone in uniforme che
ci aveva aperto e spar con lui alla ricerca del direttore. Noi restammo in attesa. Laria vibrava per le
zanzare che salivano a mulinello dalle pozzanghere: pi arrabbiate che a San Don, fu il commento del
Brandolin, che era un esperto essendo nato in terra di malaria ed essendone fuggito a ragion veduta. Il
filo spinato gocciava umidit e perfino la luce del pomeriggio pareva che colasse fradicia dal profilo
delle montagne contro lorizzonte, dai tetti aguzzi delle baracche, dalle foglie dellunico albero che
allargava i suoi rami nel cortile della direzione. Con quella gran melma non cera dove poggiare il
bagaglio e io sudavo, un po per la fatica, un po per lafa e un po per lansia del momento. Isa, da
parte sua, non mi cercava pi con gli occhi e anzi aveva fatto un passo di lato, quasi a mettere spazio
fra me e lei. Ne presi atto senza abbiliarmene, perch in mezzo a tanta desolazione anchio dun tratto
mero svuotato dogni cosa che non fosse stanchezza e brontolio di stomaco. Ma come richiamato dal
mio sfinimento, ecco avanzare dal fondo della via, tra riverberi di pozze stagnanti e nugoli dinsetti che
savvitano a spirale, un donnone robusto con i capelli crespi tirati sulle orecchie. Dietro di lei, un
ometto sottile al pari di unombra. Il donnone si ferma davanti a noi, lometto saltella per raggiungerla
e apparigliarsi e Alfonsino spalanca la bocca: era un cinese, e chi di noi aveva mai avuto modo
dincontrarne uno? Il campo aveva un suo comitato daccoglienza e i due, per lappunto, erano l per
darci il benvenuto. A cenni ci spinsero dentro la casa in muratura, passo dopo passo cincalzarono fino
a una stanza col soffitto a ricami di muffa e, dopo averci fatto accomodare sopra una panca che
sallungava attorno a un tavolo, sparirono, per tornare qualche minuto pi tardi con le braccia cariche di
vettovaglie povere ma ottime per il mio appetito: due ruote di pane, una specie di marmellata duva
simile alla nostra mostarda, solo meno aromatizzata, e una teiera che emanava un intenso profumo
dorzo. Sistemato il cibo sul tavolo, la donna incroci le mani sul ventre e il cinese sussurr con una
voce pi fina del suo torace, senza rivolgersi a nessuno in particolare: Vuole, s?
 Lo spettacolo era strano per noi, signor sindaco, ma non per Ferramonti. Stando a quanto mi
disse in seguito il direttore, con cui ho potuto chiacchierare a lungo, in quella citt di legno nascosta nel
vallo del Crati, proprio l dove il fiume scava una forra per aprirsi un varco verso la piana di Sibari,
laggi, in quella terra di malaria e briganti, erano finiti stranieri dogni angolo del mondo: libici dalla
pelle nera, polacchi con la faccia rossa e i capelli biondi, jugoslavi, ungheresi, rumeni e greci silenziosi
come il donnone che ci aveva accolto e un forte nucleo di cinesi. Era, in sostanza, il pi grande campo
dinternamento italiano. Unautentica babilonia. E raccoglieva sia internati civili a causa di guerra, cio
quei cittadini di stati nemici che si trovavano in Italia allo scoppio delle ostilit, sia internati per motivi
di polizia, cio politici, sia ebrei, soprattutto ebrei, e io, che pure avevo discusso largomento con
donna Elvira e anche con Tano e laltro compagnuzzo nostro, io rimasi di stucco, perch ad agosto
dellanno passato, quando giunsi in Calabria, sapevo di sfollati e di profughi, ma di campi
dinternamento per ebrei non ne sapevo
 Vero
 Vero , signore, ma forse in alta Italia certe faccende si vengono a conoscere in anticipo! In
ogni modo, io non ero al corrente. E mi sbalord soprattutto lentit del fatto: pensi che nel Quarantatr,
alla liberazione del campo, gli ebrei erano mille e cinquecento sopra un numero complessivo di mille e
novecento
 Di pi! In certi periodi molti di pi Era un paesone grosso, Ferramonti. Secondo il direttore,
negli ultimi anni aveva raggiunto le tremila persone e passa, calcolando ebrei, politici e stranieri. Per
gi prima del quattordici settembre del Quarantatr, quando lOttava armata britannica apr i cancelli,
molti dei prigionieri erano scappati e altri se ne andarono a partire da quel giorno, alcuni con lillusione
di tornare a casa, parecchi per proseguire la guerra al fianco degli alleati. Qualcuno si spost di poco,
avendo trovato moglie nei paesetti delle montagne circonvicine, e un gruppo di ebrei askenaziti
simbarc a Taranto per Alessandria dEgitto, con la speranza di continuare da l in treno fino a
raggiungere i kibbutz della Palestina. A poco a poco, insomma, il campo si era svuotato e noi
arrivammo a Ferramonti quando ormai non cera pi nessuno, a parte i cinesi e i meschinazzi come loro
che non avevano un posto dove andare, ma il campo stava smobilitando e il sei settembre dovevano
sloggiare anche quei pochi rimasti, perch era lultimo giorno, e lordine era che allo scoccare della
chiusura ufficiale le baracche fossero chiuse e i superstiti della citt di legno, dal primo allultimo,
dovessero mettersi in cammino, lasciando solo i fantasmi a vagare per quelle strade di terra e fango.
 No, naturalmente questa della smobilitazione  una notizia successiva, che ci verr fornita
pi tardi Per il momento, essendo appena arrivati, siamo ancora nelle nebbie della sconoscenza e
sediamo ignari attorno al tavolo del centro direzionale, sotto il controllo della matrona greca e del
cinese. E io penso: tra poco torner padrone di me stesso, tra poco sapremo la verit Ma sarebbe
stata sufficiente, la verit, a farmi rientrare nella vecchia vita? Nel frattempo Brandolin Eligio, detto
Liggiu, mi fumava in faccia a grandi boccate soddisfatte, tagliava il pane, arricciava sfoglie di
marmellata col cucchiaio e Alfonsino gli teneva dietro. N io n Isa, invece, toccammo cibo.
Nonostante la fame, bevvi appena una sorsatina dorzo, giusto per bagnare la bocca asciutta, riarsa, pi
secca del letto del Petrolo in agosto. In altre parole, ero sprofondato a tal punto dentro un vortice
dansia che quasi non me ne accorsi quando la mia presunta moglie si ferm sulla soglia dellufficio,
stretta a un uomo in maniche di camicia, che poi scoprii essere il direttore. Mi resi conto della sua
apparizione soltanto perch Isa drizz la schiena con lo scatto di un serpentello pronto allattacco
 La prima sorpresa fu lestrema giovinezza. Non dimostrava pi di sedici, diciassette anni al
massimo e aveva laspetto familiare di una contadina del Feo o di Muscian, con la treccia nera
adagiata sul grembiule che le fasciava un petto cos pieno e promettente e colmo che il brigadiere Tot
La Motta, da dove si trovava, cio un passo indietro, non poteva fare a meno dallungare il collo per
lanciargli occhiatelle dencomio. Ma lei se ne stava col mento basso e le palpebre calate sugli occhi,
vergognosa e spaventata. Allora il direttore lafferr per il gomito e la spinse avanti, come per aiutarla a
vincere unantica ritrosia, e, dopo aver parlottato a mezza lingua con il brigadiere, le chiese,
indicandomi:  lui? Le palpebre si alzarono, un lampo nero saett in alto, incontr il mio sguardo e lo
ricambi, rapido, furtivo, eppure fiammante della mia stessa curiosit. Poi le palpebre ridiscesero a
spegnere quella vampa dattenzione e la ragazza prese a dondolare la testa in su e in gi, facendo cenno
di s, s, s, una sequela interminabile di s. S? mi conosce? mi conosce a me? ma che commedia, che
farsa che bella farsa mi avete organizzato, gridai senza trattenere lira improvvisa che mi andava
volando per la testa col turbinio dun polverazzo incandescente. Ma il direttore rideva: Gli albanesi
sono fatti allincontrario, quando dicono di no sembra che dicano di s, con loro a segni non ci si pu
capire. Era la sentenza dassoluzione. A quel punto Isa si sciolse, perse di colpo la rigidezza che le
aveva contratto i muscoli e mi poggi sul braccio una mano trionfante, calda, possessiva. Un gesto che
significava molte cose: ho avuto ragione ad aver fiducia, ho sempre avuto fiducia Ma anche: sei mio,
non permetter che si avvicini! Le albanesi, femmine dinferno, aveva detto mamm, e forse pure la
mia zita non era esente da qualche fantasticaggine a questo proposito e dunque non mi ero sbagliato sui
motivi della sua recente freddezza: una gelosia tanto pi furiosa quanto pi astratta. Cos pensai e
subito, signore, mi riempii di stupido orgoglio. Rizzai la cresta, da bravo galletto. Ma fu un attimo,
perch listante successivo fui travolto da unondata di panico che mi prosciug di nuovo la bocca:
anche se lalbanese mi aveva scagionato, restava pur sempre il fatto che sul certificato di matrimonio,
accanto al suo, cera il mio nome ed era a questo che si doveva trovare una spiegazione, la legge non
prevede enigmi. A confronto avvenuto, in sostanza, il problema non era risolto. Ora temevo, e il mio
timore non era fuori luogo, che la verit vera e completa restasse uno dei tanti segreti custoditi fino alla
fine dei secoli dentro la coppola del padreterno. Invece la trovammo, la spiegazione. E ci avvenne
quando la ragazza usc dalla tasca del grembiule la fotografia del suo matrimonio, un cartoncino
avvolto con cura dentro vari strati di fogli di giornale. Un ritratto di prammatica: i due sposi impalati,
vicini ma non troppo, lo strascico della sposa allargato a ventaglio sul tappeto dello studio fotografico e
la catena dellorologio che brilla sulla giacca di lui. Lo sguardo di lei  nascosto dalle palpebre ma il
mento punta in direzione dello sposo, uno slancio impercettibile, qualcosa che la macchina le tira fuori
a forza e che tuttavia basta a mettere un sorriso sulle labbra dello zio Nen
 Vero: il fratello di mia madre! Caudo Nen. Lui era, con gli stessi capelli lisci di brillantina
con cui anni addietro ci aveva salutato prima di partire per lAlbania e una faccia ringiovanita dai
ritocchi del fotografo. E a me lunica cosa che venne da dire fu: ma se ha cinque figli, cinque cugini
miei! Appunto, riassunse sbrigativo Tot La Motta, grattandosi il collo tormentato dalle zanzare.
Allora, con un rapido giro di mano, la ragazza mi tolse la foto, la rimir come se contenesse un
particolare sfuggito in precedenza alla sua indagine e, battendo lunghia sul petto di mio zio, bigamo e
ladro di nomi, chiese in un ineccepibile siciliano orientale, dalle tonalit chiare: Caudo, accuss si
chiam?
 Ehhh, fino a quel momento laveva maledetto col mio nome!
 Perfettamente, signore parlava perfettamente la nostra lingua, voglio dire il siciliano, quello
largo delle nostre parti. Laccento giusto, le vocali precise: lei, forestiera, si sarebbe detta una di noi,
mentre Isa, la mia Isa, nata e cresciuta in Sicilia, sangue paterno isolano, parla il dialetto con la cadenza
continentale. Per dire la stranezza della situazione Sia come sia, fu in siciliano che la picciotta
albanese raccont quello che aveva da raccontare, a occhi bassi, con una voce strozzata che si sentiva
appena, esitando, ma non per difficolt di parola, bens per vergogna. Mi sembrava, signore, uno di
quei gattini che ancora non sanno bere il latte dalla ciotola e a ogni sorso starnutiscono sbruffando
gocce allintorno, era cos che buttava fuori la sua storia, a piccoli spruzzi timorosi. Anche se poi la
trama era di una semplicit assoluta
 Un romanzaccio come tanti lui che sbarca e cerca casa, la famiglia di lei che gli affitta una
stanza e poi si sa, la ragazza  bella e lui  un uomo. Senza famiglia. Almeno a quanto dichiara lo zio
Nen, presentandosi col mio nome fin dal primo giorno, perci  evidente che gi dallinizio ha
intravisto la possibilit di vendere schiuma di mare per ricotta e non credo proprio che si sia mai
preoccupato delle conseguenze. A ogni modo in seguito lo zio diventa personaggio di un certo peso,
con un incarico di rilievo nella ditta Cavarra, che forse  a conoscenza della sua doppia identit e forse
no, ma non importa, perch in ogni caso non riesce difficile a Nen Romano, alias Caudo Nen,
organizzare la truffa del matrimonio con quella creatura che allepoca aveva sedici anni e magari ne
dimostrava tredici, considerando che pure adesso, che ne ha venti, ha laspetto di una carusitta
 A parere di Tot La Motta, signore, tutto limbroglio fu dovuto alla convinzione dello zio che
il fascismo avrebbe vinto e dunque, con questo stratagemma della moglie indigena, lui si sarebbe
potuto sistemare in loco vita natural durante e pace allanima di chi era rimasto al paese. Bisogna dire
che non ha mai fatto i conti giusti, lo zio Nen, n al tavolo del poker, dove gli piace giocare dazzardo,
n a quello della Storia. Daltra parte, a quanto sembra, la picciotta albanese andava molto fiera del suo
matrimonio e di quel marito con i capelli tirati alla Rodolfo Valentino. Cos dopo larmistizio, quando
rimpatriarono gli italiani, non esit a mettersi in fila per salire sulla nave, senza rimpianti, facendosi
largo tra le ragazze che piangevano sul molo perch non erano sposate e non potevano seguire i loro
uomini. Lei invece aveva la fede allanulare e partiva per raggiungere la terra di suo marito e rimanervi,
nonostante la madre lavesse avvertita: povera figlia mia, tuo padre ti ha dato a un nemico!
 Un nemico della sua terra, intendeva perch i battaglioni albanesi gi avevano disertato in
massa per schierarsi contro loccupante italiano, combattendo al sud con le truppe greche e al nord con
la resistenza jugoslava
 Eppoi, signore eppoi succede che Diana Kini e il suo presunto sposo, dopo essere scesi
dalla nave, finiscono in un campo dinternamento vicino a Brindisi, dove vengono concentrate le
famiglie dei rimpatriati dallAlbania. E a Brindisi gli and bene allo zio Nen: la sorveglianza in quel
periodo si era allentata e lui approfitt delloccasione per scapparsene. E, nel raccontare di quella fuga,
lei ancora non si capacita: sembrava tanto affezionato Un malacarne, se vogliamo, un truffaldino, un
giocatore che fa scialo di piccioli e di femmine, per incapace di abbandonare una ragazza in un campo
dinternamento, di lasciarla come una cosa inutile, e in quel modo, priva di amici, di conoscenze e di
soldi, a parte un pugno di monete fuori corso e qualche biglietto coniato durante loccupazione italiana,
con il timbro dellaquila albanese. Ma forse, pigliando il volo, Caudo Nen, alias Nen Romano,
immaginava di potersene uscire nuovo nuovo dallavventura adriatica e magari sarebbe andata cos, se
la sposa forestiera se ne fosse stata zitta e non avesse denunciato la sua scomparsa: un bellatto di
coraggio per una moglie albanese che di fronte al marito ha sempre torto  e le sto riportando, signor
sindaco, il commento del direttore del campo, che in Albania cera stato e in verit aveva una grande
ammirazione per quelle donne tanto pi ubbidienti delle nostre, altro che femmine dinferno! Ma se il
direttore aveva visto giusto e le cose laggi, tra marito e moglie, stanno effettivamente nel modo che lui
ha detto, allora lo zio Nen sbaglia i conti unaltra volta, perch Diana Kini  albanese per non si
adatta a piegare la testa e, quando la trasferiscono a Ferramonti, questa cosa inutile, sballottata da un
campo profughi allaltro, invece di tacere grida forte mostrando la ferita e adesso eccola qua, davanti a
me, a guardare la foto del suo matrimonio con due occhi, questi s, dinferno e a provare il suono del
nome sconosciuto di suo marito, mentre Tot La Motta la compatisce: Meschina! Unesclamazione
che sottintende la conoscenza di qualche altro fatto che io ancora non so, ma che sapr di l a non
molto.
 La seconda sorpresa, signore un regalo che mi aspetta alla baracca ventotto, casa
provvisoria della presunta sposa, dove mi accompagnano in processione il brigadiere e il direttore e
dove trovo proprio non indovina quale ulteriore sorpresa io trovo l dentro?
 Precisamente.
 Stava rintanata sotto le coperte, nonostante lafa, una muccusa di forse quattro anni, magra
magra, gialla, con due treccette fini come le stecche dei gomiti che le uscivano dalla camiciola a fiori e
le pupille velate dalla febbre. A rigore di legge, era figlia mia. A lume di verit, la sesta figlia dello zio
Nen: mia cugina. Una creatura che fino a ieri aveva posseduto, se non altro, la certezza del nome e che
la mia comparsa a Ferramonti trasformava dalloggi al domani in una bastarda: avevo camminato
dallAlcantara al Crati per strappare il nome a uninnocente. Speriamo che non sia tifo, mugugn il
direttore a brutto muso e senza complimenti mi risospinse allaperto, lontano da quel lettuccio, con
certe mani dure, aggressive, che sembravano incolparmi dogni disgrazia passata e futura. Ma io colpe
non ne avevo, di nessun tipo, anche se certo ero strambato assai, tanto che il brigadiere Tot La Motta
si commosse pure per me e, sbirciandomi con occhi umidi, se ne usc di nuovo con il suo: Meschino!
che mai gli venne fuori pi a proposito.
 Vero 
 Vero, signor sindaco: il romanzo stava volgendo al dramma e io non ero insensibile a una
simile svolta. E come avrei potuto? Io che vedo il dolore nelle pietre e lavoro e scavo fino a tirarlo
fuori! Perci non potevo rimanere indifferente alla sorte di Delina, cos si chiamava la creatura
oltretutto il legame di sangue cera e mi toccava sentirlo anche per il padre, che se nera liberato con la
disinvoltura di noi maschi in certe situazioni
 Questo no, signore, no! Non avevo nessuna intenzione daccollarmi doveri altrui: sono un
artista, mica un martire! Daltro canto per dirla con Tot La Motta: che camurria, gesgiuseppe,
santAlfio e san Bastiano insomma, come rappezzare quella storia? Ma intanto il pomeriggio correva
verso la fine e io non avevo la forza di pensarci, ero troppo stanco e sopraffatto dagli avvenimenti e
lordo da capo a piedi, tutti eravamo sudici, con un bisogno estremo di lavarci. Al bagno pubblico di
Ferramonti lattrezzatura igienica  due vasche e cinque docce per un campo che aveva ospitato
migliaia di persone  purtroppo era fuori uso, perci Maria la greca mise al fuoco due pentoloni
dacqua per la mia zita. Dei maschi si occup il cinese, che, scatarrando a ogni passo con una forza
spropositata per quel torace da tisicuzzo, ci accompagn alla piscina, un vecchio canale collettore del
tempo della bonifica, che gli internati avevano rimesso in funzione e dove andavano a turno, una volta
gli uomini, una volta le donne, a rinfrescarsi e a ripulirsi  sotto scorta armata, perch la piscina era
fuori dal recinto. Noi ci arrivammo attraverso un tratto di campagna coltivato a grano, mentre il
tramonto squarciava il velo dellumidit e lo colorava di malva. Tot La Motta e Brandolin Eligio
rimasero un pezzo a tentennare sullargine, controluce: due carabinieri scuri e ritegnosi. Io imitai la
sfrontatezza di Alfonsino che scalci le scarpe, i vestiti e corse a tuffarsi con un urlo di gioia che
echeggi da una sponda di cemento allaltra. Lacqua, scura come mosto, era simile a quella delle
antiche gebbie sparse nelle nostre campagne, odorava di terra e sulla sua superficie ronzavano mosconi
verdi e saltavano insetti trasparenti con lunghe ali da libellula. Immergersi l dentro era come tornare
allet di Alfonsino. Avrei potuto fingermi a Muscian, se alla mia destra, fra radi alberi dulivo, non ci
fosse stato il cimitero del campo, che alzava al cielo qualche croce nera tra le stelle di Davide. Nella
baracca adibita a cucina, Isa aspettava il nostro ritorno: fresca di lavaggi, con la pelle ancora umida,
bellissima. Indossava un vestito di tela azzurra, troppo largo, che chiaramente apparteneva a una donna
di diversa corporatura. Forse a Maria la greca, che ci offr di mano sua una pastiglia di chinino e ce la
fece ingoiare, prima dallontanarsi e sparire dentro un orizzonte di baracche vuote. Il direttore sera gi
ritirato nella sua abitazione, lalbanese era al lettuccio della bambina e noi, noi cinque, ci sentivamo
sollevati, liberi, quasi in famiglia, bench un poco sperduti in quel capanno dove un tempo veniva
distribuito il rancio agli internati e dove tutto, di conseguenza, era di proporzioni adeguate, compresa
lenorme pentolaccia dentro cui ribolliva la nostra cena, una minestra di fagioli che tardava a cuocere
sul fornello a carbone. Eh, sentenzi Tot La Motta, la pignatta in comune non bolle mai. Ma
infine boll e poi Alfonsino si addorment sul tavolo e il Brandolin fu costretto a portarlo di peso nei
nostri dormitori, situati nelledificio in muratura a ridosso della recinzione. Eravamo in tre, ora: il
brigadiere, Isa e io. Aspettammo che pure lui augurasse la buonanotte e, quando si decise, uscimmo per
sederci al fresco sui gradini della scala esterna: soli, finalmente.
 Mai durante il viaggio, mai avevamo goduto di un attimo dintimit! Pensi, signore, che
cambiamento per due ziti abituati a discorrere senza testimoni. Ci avevano privato della nostra
confidenza e dunque adesso era bello ritrovarla, anche se dietro il filo spinato di un paese di legno.
Stava calando il buio e anche ledificio del corpo di guardia, alto sulle baracche, sfumava lentamente,
ormai non era che una macchia bianca e io dovevo forzare gli occhi per leggere la scritta sulla facciata:
qui regnano il diritto e il dovere. Ma in quel momento erano il silenzio e la calma i sovrani del campo.
Avvertivo la stretta vicinanza della mia zita e vedevo i suoi capelli sciolti che cadevano a solleticarle il
naso, arrossato in punta da un morso di zanzara. Isa-Ghisa, pensai. Soltanto il suo nome, cos, in un
moto di tenerezza un po stizzita, perch il nostro amore, fino a quellistante naturale come il respiro,
dun tratto mi parve colmo dimprevisti, di cose non dette, di scelte compiute ma soprattutto da
compiere: la mia odissea era tuttaltro che conclusa e lei in realt non mi aiutava comportandosi come
una Penelope alla rovescia, che, invece di attendere tranquilla, mi seguiva passo passo senza lasciarmi
autonomia dazione. E cos un uomo se non pu decidere di testa sua? Un pupo di pezza, dicono al
paese. Unombra di luna galleggiava dentro un mare di caligine che confondeva il profilo delle
montagne. L dietro, a fronteggiarsi nella foschia, cerano lAppennino e la Sila, divisi dal lungo vallo
ellittico del Crati. Invisibili. Eppure io avvertivo il loro peso E alla fine la duplice catena per
quantera lunga, con le cime nascoste e i boschi e i paesi, venne a posarsi sulle mie spalle ed era un
carico che saggiungeva a quellaltro che mi gravava addosso, a quel senso di responsabilit che ormai
non era pi un affare mio privato, personale, perch, da quando Diana Kini aveva tirato fuori la sua
preziosissima foto, avevo limpressione che il direttore, il brigadiere, i superstiti di Ferramonti e la
Calabria e su su lItalia e il mondo al gran completo, tutti si fossero convinti che spettasse a me
appianare limbroglio
 Non  questo il punto, signore. Da questo lato non cerano problemi: ufficialmente la
faccenda era risolta e Tot La Motta aveva gi fatto il suo dovere
 Dal campo stesso dalla postazione del corpo di guardia aveva telegrafato al Comando
perch avviassero le ricerche di Caudo Nen, colpevole di bigamia e sostituzione di persona.
 Giusto: ero di nuovo un libero cittadino senza obblighi di sorta, ma cera unemergenza...
 Le ricordo, signore, che Ferramonti stava smobilitando, chiudeva il sei settembre e Diana Kini
e sua figlia erano due meschinelle peggio dei cinesi: non avevano dove andare, non potevano nemmeno
essere rispedite in Albania, dove spadroneggiavano i comunisti. E dunque mi si faceva intendere, per
quanto in maniera obliqua, che il destino di quella muccusa era affidato al mio buon cuore: in fondo
nelle vene di Delina, per dritto o per rovescio, correva il mio stesso sangue, perci un bel gesto da parte
mia non sarebbe risultato strano. Cera di mezzo uninnocente. Ma che accoglienza potevo offrire a
quelle due creature? perch  chiaro che la figlia non poteva essere separata dalla madre Che
decisione potevo prendere da un momento allaltro, su due piedi? E tuttavia non mi piaceva che il
direttore, il brigadiere o il milite Brandolin attribuissero la mia incertezza, che so, a una scarsit di
carattere. Perch c questo pregiudizio
 Ehhh... gi sono uno scultore e gli artisti in genere si ritiene che siano uomini senza nerbo, se
poi aggiungiamo il difettuzzo mio insomma ho una gamba pi corta e pazienza, ma un gallo zoppo
lei mi capisce, signor sindaco, questo no. Daltronde una pensata lavevo fatta, per la mia zita cos
sospettosa e caparbia, Isa-Ghisa, come avrebbe reagito? Davvero non limmaginavo, ma quella sera,
forte della nostra ritrovata intimit, osai il tutto per tutto: le cercai la guancia calda fra i capelli e
accostando la bocca, nellossessivo gracidio notturno delle rane, parlai, parlai, parlai. Temevo che
avrebbe avanzato pi duna obiezione, invece rispose quieta: Credo che abbiano il diritto di venire gi
con noi.
 Vero, disse proprio: il diritto. E io mimmaginai la faccia di mamm davanti alla nipotina
piovuta doltremare: questa volta ne aveva di motivi per regalarsi un bello svenimento! Ma che altro
potevo inventarmi? Che altro, ragionando da cristiani? La mia idea, semplice semplice, era di portarci
appresso la muccusella e la madre, e il nostro compito finiva l, il da farsi poi lavrebbe deciso la
famiglia, perch la mascalzonata dello zio chiamava in causa lintero parentado. In ogni modo la mia
era solo una proposta, unofferta: spettava alle autorit respingerla o accoglierla e in tal caso concedere
il visto duscita. Il direttore, che non vedeva lora di sgravarsi del fastidio, sinteress immediatamente
per le formalit burocratiche, e a questo punto ci tocc attendere il nulla osta a Ferramonti. E
comunque Delina doveva sfebbrare, prima della partenza
 No, per fortuna non si trattava di tifo: solo febbre da sfinimento, normale in un posto come
quello.
 Restammo circa una settimana, signore, e ognuno di noi si adatt alla vita del campo alla
maniera sua. Tot La Motta e il suo aiutante veneto non ci assillarono pi con la loro presenza, ormai si
consideravano sciolti dallonere di sorveglianza dei due ziti ed erano impegnatissimi nella ricerca del
cibo quotidiano, impresa tuttaltro che facile, per ogni tanto tornavano con uova, verdure e una volta
perfino un coniglio, che il Brandolin voleva cuocere seguendo una ricetta del suo paese, con una salsa
ottenuta tritando fegato, rognone e cuore, ma dovette rinunciare perch nessuno fu in grado di trovargli
una goccia dolio per il soffritto. In realt si andava avanti a pane e pomodori secchi, che Tot La
Motta faticava a mordere con i suoi mozziconi di denti. Non cerano pi state piogge e la luce da umida
era diventata arida, sembrava che si sgretolasse sotto le vampe del sole. Un caldo peggio che da noi.
Succedeva di rado che un alito di vento sbattesse le imposte sullombra vuota dei dormitori, gli orti
abbandonati producevano sterpi e i piantoni di guardia sonnecchiavano stravaccati sotto lalbero della
direzione. Ma nella baracca ventiquattro era in funzione una specie di caff, tenuto da Maria la greca,
dove gli ultimi abitanti di Ferramonti  tre connazionali di Maria e tre polacchi rossi di ganascia 
passavano la giornata a scolarsi un vino mostaccioso, ad ascoltare i boogie-woogie trasmessi da una
radio che saccendeva a tratti e a giocare con mazzi di carte scompagnate. I cinesi non si vedevano,
capitava dincontrarli per caso mentre sterravano tuberi simili a patate con pale da carbone, allora
interrompevano il lavoro e ci guardavano passare scatarrando coscienziosamente davanti a s: non
avremmo saputo riconoscere, in mezzo a loro, lomino che ci aveva accolto
 Lesodo era avvenuto da tempo, signore, e a parte quei pochi che non avevano ancora trovato
una patria a cui tornare, la citt di legno era deserta come certe necropoli che ogni tanto spuntano sotto
le zappe dei nostri braccianti. Lunico a divertirsi era Alfonsino che, a cavallo di una delle Guzzi in
dotazione al campo, fantasiava imprese da motociclista oppure cacciava fischi in varie tonalit per
chiamare Isuf, il cane di Delina, una bestiola scampata per miracolo alla strage compiuta dalla guardia
municipale di Tarsia cera stata uninvasione di randagi, perci luomo era sceso con i suoi compari
a tirar di fucile dalla mattina fino a mezzogiorno Ai primi spari Delina aveva nascosto Isuf dentro la
baracca, dovera rimasto per due giorni a tremare sotto il letto, finch Diana Kini non aveva dato al
municipio i suoi ultimi soldi per pagare la tassa comunale e salvare quel bastardino con le orecchie nere
e il muso bianco, a cui sua figlia aveva dato un nome albanese e a cui si rivolgeva in albanese. Ma,
tranne che con Isuf, Delina parlava siciliano e la cosa risult evidente non appena le cal la febbre.
Chiacchierava per ore con Alfonsino, certi discorsetti filati, da grande, e lui, nonostante satteggiasse a
giovanotto, era molto preso dal mistero di quella muccusa che aveva attraversato lAdriatico con un
padre vero e falso al tempo stesso e aveva visto i proiettili delle mitragliatrici schizzare sul corrimano
della nave. Nonostante la differenza det avevano fatto comunella, i due. Ma pure Tot La Motta, a
dirla come va detta, aveva il suo divertimento. Sdentato e seccaligno comera, non si risparmiava di
premure verso la giovane albanese dalla treccia nera e il seno colmo. E Isa, che aveva notato la
manovra, una volta sospir: Ha ragione mio padre, sul muro basso sappoggiano tutti! Non per
disprezzo verso una creatura che anzi compassionava, ma per significare la brutta abitudine di noi
uomini, che siamo sempre pronti ad approfittarci del pi debole e, purtroppo, le donne hanno una
speciale debolezza che attira la nostra prepotenza, cos stanno le cose. Questo voleva dire la mia zita,
ed era nervosa per il prolungarsi dellattesa: non a torto, signore, perch in quel luogo dove il filo
spinato brillava contro la notte e contro il giorno, ogni cosa pareva destinata a prendere lamaro
 Io? Oh, io cercavo di tenermi tranquillo giocando a carte con i greci e i polacchi alla baracca
ventiquattro! Andavo spesso anche alla piscina degli internati, per avevo nostalgia dellAlcantara,
rimpiangevo la sua corrente bassa e gelida che smuove il sangue con tanta forza da spingerlo
allindietro, dalla pianta dei piedi alla testa, e le nostre camminate sul greto, e Isa che rideva con le
ginocchia nude dentro il fiume E sono certo che pure lei coltivasse un qualche rimpianto, perch un
mattino si lasci trascinare a far toilette nel vascone di cemento. La giornata per la verit non era delle
pi propizie, si erano accumulate nuvole scure intorno alla cima dei monti e il temporale ci sorprese
mentre stavamo attraversando i campi. Cominciammo a correre, non per cercare un riparo ma per
gioco: era una pioggia estiva, che portava allegria, e le spighe, che nessuno aveva mietuto, ci
pungevano cercando inutilmente dinterrompere la nostra corsa. I capelli bagnati le battevano sulla
schiena. I vestiti, ormai zuppi, ci legavano i movimenti. Arrivati alla vasca della bonifica li togliemmo
e Isa sgusci fuori dal suo abito azzurro, quello prestato da Maria la greca, con il ginocchio, i fianchi, le
braccia sfumate di celeste. Sembrava una creatura marina, tinta dal mare di Schis e risalita lungo fiumi
e torrenti per tuffarsi nella gebbia nascosta fra la Sila e lAppennino. Il canale rabbrividiva sotto le
sferzate che cadevano di traverso, lacqua che mi entrava in bocca aveva un buon sapore di creta e lei
mi nuotava attorno, mi scivolava tra le mani, ogni tanto riuscivo ad afferrarla per i capelli e allora le
baciavo il collo e gridavo sul rumore dei tuoni: ah, fiato mio! ah, fiato grande...
 No, signore!
 Mai, mai ho dimenticato il rispetto Dio ne scansi!
 Giusto, giustissimo ma eravamo di nuovo due ziti regolari e io pensavo dessere in diritto:
che male c in qualche bacio carpito durante un temporale? Conosco i limiti! O almeno credevo di
conoscerli ma questo, signore,  un capitolo successivo, che chiama in causa altri personaggi una
pagina che non vorrei aprire e invece dovr farlo e ringrazio il cielo che mio padre sia a Messina,
perch, se fosse qui, forse non riuscirei a parlare con la franchezza dovuta. Ma con lei, signore! I miei
amici non ci sono pi, i tre moschettieri si son ridotti a uno insomma, se non confesso questa cosa a
lei, che  il pap di Tano
 No! No, devo dirle tutto. E per forza ora, a questo punto, perch accadde proprio il giorno del
temporale, quando grazie al bagno lanimo mi torn leggero e il corpo, dal canto suo, era talmente
pieno di energia da dimenticare il peso della gamba zoppa, e anche Isa era lei finalmente: avevo
ritrovato la mia zita svelta e lustra come una biscia dacqua dolce!
 S, signore se lei permette solo col suo permesso, signore
 Ecco, allora succede che sulla via del ritorno ci fermiamo alla baracca adibita a caffetteria del
campo, la numero ventiquattro, per gustare la specialit della casa, una bevanda dal colore bastardo che
funziona da surrogato del caff. Larredo del locale, chiamiamolo cos, consiste in un tavolaccio goffo
e qualche sedia malmessa, ma dalla radio accesa esce una musichetta che fa il solletico alle gambe.
Siamo i soli clienti, il che non mi dispiace. Maria la greca ci serve quel liquido amarognolo ottenuto
con polvere di ceci abbrustoliti e addolcito con qualche goccia di latte condensato, regalo degli inglesi,
e io mi sorprendo a sorseggiarlo addirittura con gusto. Intanto leggo la data scritta a grandi lettere sulla
parete di fondo, per ricordare lingresso a Ferramonti del primo carrarmato britannico: 14 settembre
1943. Fuori  rispuntato il sole ma noi siamo ancora bagnati, il vestito della mia zita continua a
stingere, su polsi e caviglie le si addensano gocce azzurrastre e io sto appunto scherzando su quei
bracciali a stampa sulla pelle quando, allimprovviso, sento uno sguardo.  come un urto. Un tocco
rapido alla nuca. Mi volto di scatto e la mia presunta moglie  l. I suoi occhi questa volta non si
abbassano. Sono fermi, curiosi, della stessa curiosit fiammeggiante del nostro primo incontro, mi
esplorano e io avvampo, perch ho limpressione che riescano a leggere sulla mia bocca tutti i baci che
ho dato e che anzi stiano proprio a contarli uno per uno. Alla radio una voce canta in tono nasale: se tu
mi lasci posso fare ogni follia / finire pazzo di dolore e gelosia e adesso  Isa che guarda me, poi
segue la traiettoria del mio sguardo e si rabbuia, mentre la voce continua: ma non posso rinunciare / n
a dormire n a mangiare, e Isa allora scuote la testa bagnata e ride. E insieme a lei ride con aria
complice Maria la greca, alzando la mano per coprire la devastazione dei denti, neri come il falso caff
che ci ha offerto, neri da far invidia a Tot La Motta. Tutte tre le donne ridono e io provo, non so
perch, un imbarazzo colpevole  anche se colpe, ripeto, finora non ne ho. E questo impaccio strano,
misto a un senso di attesa e a un sottile rimescolio del sangue, dura per il resto del giorno e si fa pi
acuto dopo il tramonto, quando la fiamma di qualche candela stearica si accende a rivelare la presenza
umana in quella citt che marcisce dentro il silenzio degli acquitrini. Nella mia stanza con la muffa agli
angoli, steso sulla branda, ascolto le rane e luggiolio distante del cane Isuf, che forse sogna
laccalappiacani di Tarsia. Poi un rumore lieve ma vicino, contro gli scuri. Una zampetta che graffia e
insiste. Mi alzo, apro e la mia falsa moglie scivola dentro. Sotto il grembiule ha una camicetta chiara.
Non c luce nella camera, solo quel biancore aperto sulla gola e io in un lampo rivedo la modella di
Anticoli e i suoi fianchi larghi, rivedo i seni pesanti col capezzolo moro e di colpo mi travolge
unurgenza grande, immensa, strabordante, di assaggiarli, perch, ah! perch sono sicuro che hanno il
sapore delluva passita
 S Ebbene s, signore.
 No, signore, la cosa non ebbe a ripetersi.
 Vero.
 Verissimo.
 Signore! ho promesso dessere sincero con lei, fino in fondo: glielo devo. Intanto per laiuto
che vorr darmi, se sar possibile e di questo la ringrazio in anticipo ma pi ancora per laffezione
e linteresse che mi sta mostrando, in tutto simile a quello dun padre: non per niente suo figlio mi
trattava come il fratello che avrebbe desiderato! E proprio in nome di quellamicizia e di quel ricordo
fraterno devo confessarle, signore, che io avrei voluto, certo che avrei voluto almeno unaltra volta
ma dopo dallora non ci furono che notti vuote, e il sudore mi bolliva fra le cosce mentre aspettavo
inutilmente che una zampetta decisa grattasse alluscio chiedendo dentrare. Di giorno poi ecco, di
giorno non potevo fare a meno di spiarla e la vedevo andare su e gi tranquilla, la lunga treccia a riposo
sul grembiule, le palpebre calate se per caso le nostre strade sincrociavano: non faceva nulla per
evitarmi e nulla per cercarmi. E io me ne uscivo pazzo: perch aveva bussato alla mia imposta? e
perch una notte e mai pi? era, in ipotesi, un modo di ringraziare luomo che la levava da quel campo
o un risarcimento che sera inventata, putacaso, per controbilanciare labbandono del falso Nen
Romano? o magari il tentativo daffermare un legame, secondo certi costumi in uso al di l
dellAdriatico? Pensavo alle confidenze del direttore: lass, mi aveva rivelato, in cima alle montagne
del paese delle aquile, gli uomini spesso ereditano le mogli dei fratelli e a volte giungono a offrire una
donna di casa allospite di riguardo. Ma lei si era offerta da s. E per la mia dannazione, visto che non
sapevo pi quale condotta tenere ora che avevo qualcosa da rimproverarmi, ora s, nei confronti di Isa,
che forse un dubbio laveva perch di nuovo mi guardava con gli occhi del sospetto, occhi pi neri di
quelli dellalbanese, occhi che forzavano la porta dellanima
 A salvarmi, signore, arriv il nulla osta! E cos finalmente abbandonammo quella dolorosa
citt di fantasmi e si riprese il viaggio  una carovana composta da due donne, due bambini, due
carabinieri e il qui presente Nen Romano, uomo sconcertato assai. Bisogn lasciare il cane Isuf e
Delina pianse alla disperata. Si asciugava le lacrime con la punta delle treccette smilze, mentre lui, il
randagio dal nome albanese, le leccava le guance con le orecchie basse, rassegnato al suo destino.
Partimmo verso mezzogiorno, lasciandoci alle spalle le baracche perdute dentro unacquazzina che
svaporava prima darrivare al suolo, respinta dal calore della terra, e ripercorremmo tutto il tragitto
allindietro: in autocorriera fino a Mongrassano, da Mongrassano in littorina fino a Cosenza, da
Cosenza in treno fino a Paola, da Paola ancora un treno fino allo Stretto e poi il ferry-boat e a Messina,
per fortuna, Tot La Motta riusc a recuperare la jeep che ci port allAlcantara, dove donna Elvira, che
stava leggendo sotto la pergola del terrazzo, lasci cadere gli occhiali in grembo e ci fiss come se si
fosse dimenticata della nostra esistenza
 Invece ci attendevano con ansia,  naturale, lei e mamm e gli altri, ma nel mio stordimento
non mi sarei affatto sorpreso, signore, se ci avessero dimenticato sul serio.
 Ah, le risparmio il racconto delle scene in famiglia e le malignit del paese perch il
mistero della presunta sposa sera chiarito, insieme alla mia innocenza, ma lo scandalo rimaneva: un
nipote costretto a denunciare lo zio per sostituzione di persona e alterazione di stato civile! Cos la
faccenda ha dato ulteriore esca alle malelingue e, come dice il proverbio, lalbero pecca e il ramo lo
sconta: mamm, come avevo temuto, purtroppo si mostr irremovibile e non volle nemmeno conoscere
la nipotella bastarda e il paese per met si schier con lei e per laltra met contro di lei. Intanto, in
attesa di una soluzione, lalbanese e sua figlia trovarono rifugio allAlcantara, a casa dellavvocato. E
ancora l stanno, sotto la protezione di donna Elvira, che per i profughi e i derelitti nutre una speciale
simpatia. Al contrario di mamm Ma bisogna compatirla, pensi a quanto le  costato il mio
fidanzamento: si potrebbe dire che ci ha perso un fratello!
 Dal lato affettivo, intendo. Perch poi, nel concreto, non labbiamo perduto affatto, il caro zio
Nen. La sua fuga non  durata a lungo: sa dove and a rifugiarsi, alla fine? Niente niente che a casa
sua, a Castiglione. E l infatti lo scoprirono, poco dopo il nostro ritorno, mentre si godeva la moglie
legittima e i cinque figli. E con il suo arresto tutta la storia, in teoria, parrebbe conclusa e ogni
questione risolta, anche perch il processo si tenne con sufficiente celerit, visto che se ne occup
lavvocato Mottura, e dunque oggi come oggi non ci sono pi pendenze di nessun tipo e io potrei
levarmi dai sospiri: sono quasi tre anni che aspetto questo matrimonio! Tre anni!
 S, eccoci arrivati al quaglio... al motivo per cui lho incomodata e il problema , signore,
che il processo c stato, la condanna pure, ma, per quel che mi riguarda, non  cambiato niente,
perch, per potermi sposare, bisogna che lanagrafe corregga il mio stato civile. Una faccenda
amministrativa, come le dicevo allinizio del nostro colloquio. Normale trafila burocratica. Se i tempi
non si stessero allungando in maniera insopportabile e la semplice trascrizione delle modifiche, cio dei
dati rispondenti a verit, non si stia rivelando una tortura peggiore dellantefatto, un affare lento,
lentissimo, interminabile, e la colpa non  della guerra o del caos successivo alla medesima, ma di chi
non ci mette nessun impegno e lascia che le carte si trascinino da un ufficio allaltro a passo di mulo:
possibile che non si riesca ad accelerare la procedura? Sono sicuro che basterebbe un po di buona
volont... ma sar lei a dirmi,  cosa di sua competenza piuttosto... ah, mi permetta questultimo
sfogo!
 Ecco: le sembra normale, signore, che stamani mio padre dovesse per forza andare a Messina
invece di venire in municipio a sostenermi col suo vecchio amico che, guarda caso,  diventato
sindaco?
 Ma non  soltanto questo come spiegarle  che ho notato un certo qual rilassamento nelle
due famiglie, un disinteresse generale che non riguarda semplicemente le pratiche amministrative:
insomma, si comportano come se da qui alla festa del matrimonio dovessero passare centanni!
Nessuno si occupa di nulla, mamm pensa soltanto a piangere per lo scorno che ci fa stare sulla bocca
dei nostri paesani e i genitori della mia zita, quelli poi! Lavvocato donna Elvira si agitano come
se avessero trascorso ventanni al confino. A sentirli, si direbbero appena sbarcati dalla Marina Lunga
di Lipari, che secondo il nostro podest era la villeggiatura adatta a comunisti e sovversivi. Ora che si
pu parlare, premette donna Elvira a ogni discorso, e il dieci marzo, alle passate amministrative, ha di
nuovo attaccato al tavolo una carta dellItalia, perch le donne, pur non potendo votare, per la prima
volta avevano la possibilit di essere elette e lei voleva segnarne lavanzata con i suoi spilli colorati. E
adesso il due giugno ci sar il referendum e allora finalmente voteranno anche le signore, cos la mia
futura suocera  indaffarata a organizzare comitati e ci non merita forse il suo tempo e la sua
attenzione pi dei preparativi per un banalissimo sposalizio? Con i suoi trascorsi tuttavia  logico che
abbia fretta di tracciare un segno sulla scheda elettorale, non mi stupisco, ma Isa, che non s mai
appassionata di politica e politicanti e dunque non deve rifarsi del silenzio patito da sua madre? Isa, che
fino a ieri pretendeva dessere pi impaziente di me? Nemmeno lei oggi ha premura e io mi sono
chiesto, signore, se putacaso, in ipotesi, non sia una specie di punizione per quel peccatuccio che le ho
confessato poco fa, uno smarrimento che  avvenuto come in sogno e che, come un sogno, si  dissolto.
Ma il galletto zoppo merita un castigo e perci ecco, Isa-Ghisa lo cucina a fuoco lento! Una situazione
da manicomio! E intanto io butto la vita Le pare plausibile che possa continuare il mio lavoro
quaggi, isolato tra lEtna e il Feo, lontano da gallerie, mostre e mercanti darte? Senza nessuno con cui
scambiare unidea: con chi potrei discutere di scultura, con i trappitara di Muscian? A volte per
disperazione non lascio in pace neppure i morti e minvento lunghe discussioni con Gervaso, gli
ricordo quando tutti i musei di Roma erano nostri e passavamo le giornate a tracciare schizzi, disegni, a
riempire cartelle e prendere appunti per poi metterli a confronto, ma ora, in questo paese col culo
contro la montagna, con chi mi posso confrontare? A chi importa delle mie pietre? A Isa, forse s,
devo riconoscere che da questo punto di vista  sempre lei, tale e quale: la mia unica ammiratrice, e io
non posso lasciarla e tornarmene a Perugia o a Roma con un matrimonio in sospeso
 Luna?  gi suonata luna?
 Oh, quanto mi dispiace! A furia di parole e di dubbi le ho fatto fare tardi, sua moglie la star
aspettando!
 No, grazie
 Grazie, signore, ma mi sono sfogato anche troppo, basta cos. Piuttosto, riassumendo
 Precisamente.
 Precisamente:  proprio laiuto che intendevo chiederle. Sveltire liter burocratico, almeno
questo! E magari, se non le dispiace, anche una parolina allorecchio di mio padre, in nome della vostra
vecchia amicizia e del mio affetto per Tano ah, signore! a volte ho limpressione di essere rimasto il
solo ad attendere con ansia la fine di questa storia.
ma poi la primavera si mise a correre verso lestate.
Pass marzo, pass aprile, pass maggio, portando un nuovo re al posto del vecchio che part
per lesilio.
Anche lavvocato Mottura intanto era tornato a Catania e andava di nuovo su e gi con la
balilla, perch sua moglie si era fermata allAlcantara per via dello sposalizio da organizzare. Adesso
una data cera: settembre.
A giugno le donne ebbero finalmente la loro scheda elettorale e, con lo sgabello infilato sotto il
braccio, uscirono di casa e presero posto nelle lunghe file davanti ai seggi: si votava per il referendum
istituzionale.
Tra grida di brogli e comunicati contraddittori, come fu come non fu, vinse la repubblica. Si
aspettavano i risultati ufficiali per il dieci, invece slittarono fino alla sera del diciotto. E dopo aver
ascoltato i conteggi alla radio assieme a tutta la famiglia, donna Elvira si coric col sorriso sulle
labbra: il Piemonte sabaudo aveva votato repubblica al cinquantasei virgola nove per cento.
Lavvocato Mottura invece non chiuse occhio: la Sicilia era monarchica quasi al sessantacinque per
cento e lui non si capacitava come quei minchioni dei paesani suoi potessero fidarsi del figlio dun re
di pezza che si era fatto comandare dalle camicie nere.
Mentre lavvocato si rigirava tra le lenzuola invidiando il respiro placido della moglie
continentale, sua figlia Isa non sapeva come calmare Nina, la creata messinese.
Per carit, Ninuzza, che non ti senta mio padre!
Erano sul rifugio del terrazzo. La notte si schiariva in fondo in fondo, dove la linea del mare
chiudeva il semicerchio nero dei monti.
Nina, per carit!
Dentro il grembiule alzato a nascondere la faccia, la vecchia versava lacrime di dispiacere,
non tanto per quellUmberto che aveva perso la corona  lei non lo conosceva!  quanto per il
mancato rispetto a sua nonna, la povera regina Elena che, dopo il terremoto del novecento e otto, era
volata sopra una gran nave a soccorrere la citt dello Stretto. Come poteva scordarsi, Nina, di tanta
generosit? Era vecchia ormai, ma non se ne dimenticava. Non cera notte che non la sognasse quella
nave, alta sulle rovine del porto, e in cima, ancora pi alta, la figura della regina, che svettava come la
statua della Madonna innalzata in seguito dai messinesi sul torrione del forte a controllare Scilla e
Cariddi.
Magari, Isa provava a consolarla, magari invece della regina avremo una donna
presidente, ora che votiamo anche noi. La vecchia si asciug gli occhi e, tirando gi il grembiule,
confess: Mi sognai che non vi maritate nemmanco a settembre.
E sarebbe cosa da piangere? scherz Isa. Ma sent un breve tuffo al cuore, perch Nina
aveva la vista lunga e quel sogno era un rimprovero palese. Allora continu a scherzare: Settembre o
gennaio che ci fa, Ninuzza? Ormai lho persa per strada la fretta di maritarmi!
Cos era, in effetti. E non per colpa del caso o di chi si era divertito a giocare dazzardo col suo
matrimonio, ma per unintima contrariet. Un cruccio nascosto per orgoglio e tuttavia coltivato con
una stizza degna di quellaltra Isa, la cuginetta omonima morta nellet dei capricci.
Ahi, sorrise fra s e s, che malasorte ereditare il nome di qualcun altro! Va a finire che si
eredita pure il carattere. A lei era toccata la tirannia di una bambina, ma a Nen? S, proprio a lui E
smettendo di sorridere torn a chiedersi per lennesima volta: che razza di eredit era toccata a Nen
Romano? Possibile che lo zio gli avesse trasmesso, oltre alla spavalderia del nome, anche una
propensione al tradimento?
Il matrimonio infine si celebr. A settembre, come stabilito. E in chiesa, per fermo volere di
mamm Romano, nonostante lallergia dei Mottura e dei Gribaudo per le funzioni religiose.
Lavvocato ne discusse a lungo con la moglie ed entrambi conclusero che gi troppo scandalo
cera stato attorno a quella figlia loro. Daltronde erano Isa e Nen a dover scegliere, e donna Elvira
credeva alla libert di scelta: Labbiamo appena riconquistata in politica, possiamo abolirla in
famiglia?
La cerimonia si svolse alluso paesano. Prima di uscire nel sole settembrino, la sposa, per
loccasione ospite di una lontana cugina granitese, tagli un lungo nastro bianco: il fidanzamento era
finito. Lungo lintero percorso dalla casa allaltare, damigelle con fiocchi bianchi sulle scarpette
gettarono petali di rose, anchesse bianche, pescate dentro candidi cestini. Sulla piazza della chiesa
matrice i familiari distribuirono confetti a migliaia.
Lunico a rifiutare questo compito fu Alfonsino. Era molto seccato. Al ritorno dal continente si
aspettava onori e medaglie. Invece la banda di muccusi con cui andava a caccia di granchi lungo il
Petrolo gli aveva dato lo sfott, quando era apparso in mezzo alla fiumara secca per mano a Delina.
U zitu, u zitu, si erano messi a gridargli dietro. E fidanzarsi, si sa,  una ridicolaggine degli adulti.
Senza contare il fatto che Delina non era nemmeno continentale, ma addirittura e indubbiamente
straniera, e gli stranieri, come  noto, rappresentano il massimo del ridicolo. E poi era davvero troppo
nica per un giovanotto della sua specie.
Ecco il motivo per cui il giorno del matrimonio Alfonsino prefer tenersi alla larga dal sagrato,
dove la figlia dellalbanese dispensava confetti insieme ai parenti degli sposi. Unesibizione di
familiarit che non manc di suscitare sgomento fra le signore in guanti e veletta.
Delina lo intu: si murmuriava addosso a lei. Ma, daltro canto, era troppo impegnata per
dolersene.
Doveva al tempo stesso ammirare il fiocco che ondeggiava sulla punta delle sue scarpe nuove,
offrire il paniere dei dolci e tenere docchio Elvira Mottura. Nonna Elvira. Cos aveva preso a
chiamarla da quando sua madre si era tagliata la treccia ed era salita sopra un piroscafo in partenza
per lArgentina, con una cedola di espatrio procacciata dallavvocato.
Documento che non era stato semplice ottenere.
Perch Diana Kini da un lato non era pi albanese e dallaltro non poteva pi essere
considerata italiana, dato che in realt non aveva marito. Ma un modo si trova sempre, usava ripetere
lavvocato. E infatti Diana Kini era partita, non prima daver promesso a sua figlia: comprer una
bella casa grande per te e per me  e un cane con le orecchie nere come Isuf.
Come Isuf impossibile, protest Delina, ma poi cominci ad aspettare la notizia. Nellattesa,
aveva innalzato Elvira Mottura al rango di nonna e ora, davanti al portale della matrice, offriva
confetti agli invitati cercandola con lo sguardo.
Era una mattinata splendida. Tra le montagne di granito, il cono dellEtna rafforzava i suoi
contorni con striature blu cobalto, quasi a volersi fare pi vicino.
Isa, in ginocchio davanti allaltare, sentiva dietro le note dellorgano la pressione di unintera
comunit che respirava alle sue spalle. Nellodore delle candele la musica cresceva insieme a quel
respiro composito e tuttavia uniforme, un unico fiato, lansito affannoso di un cane in cerca della
selvaggina.
Poi don Filippo li conged con un ultimo segno di croce e, nel voltarsi, lei finalmente li vide.
Cerano tutti: i suoi parenti, i parenti di Nen, gli amici, i paesani, i massarioti dellAlcantara
e, nellultima fila della navata destra, perfino Tot La Motta e Liggiu Brandolin, in uniforme.
Tutti, tranne gli zii di Torino.
Assenti non per volont loro, come donna Elvira aveva avuto cura di spiegare, con abbondanza
di dettagli, ai genitori dello sposo: la colpa era di uno scompenso cardiaco che aveva messo a letto sua
sorella, costringendola a rinunciare al piacere di un incontro rimandato, peraltro, gi da troppo
tempo. Ma in rappresentanza del ramo nordico (nordista, diceva lavvocato) della famiglia era scesa
gi Sofia.
La bambina bionda aveva ceduto il passo a una donna dai capelli castani, ondulati sulla fronte,
che non aveva mai dimenticato il leggendario bonet con cui la zia le aveva addolcito gli anni della
Grande Guerra. Veniva da Bologna, dove si era trasferita per aver sposato un emiliano, e sospettava
dessere incinta. Ragion per cui si era seduta in un banco un po arretrato, lontano dalla calca,
accanto a Nina, per una volta senza fantale, che sussurrava in un pianto di prammatica: sempre che
partono, sempre che partono Si riferiva al fatto che Isa e Nen se ne andavano, e non in viaggio di
nozze. Partivano definitivamente, per stabilirsi nella capitale di una neonata Italia repubblicana.
Erano giovani. A Roma. Negli anni della ricostruzione.
Per Nen fu il tempo dellentusiamo, degli incontri facili, del bisogno di parlare, di dare un
senso anche alla scorza delle cose, di stare insieme agli altri e fare gruppo.
In parte, fu cos pure per Isa.
Appena scesa dal treno, la citt le venne incontro: monumentale, ampia, solenne. Le strade
percorse da una luce simile eppure diversa da quella dellisola. Pi levigata. Soprattutto pi mutevole.
E lei aveva fame di mutamenti. Era felice di dover apprendere una vita nuova.
In quellultimo scorcio del Quarantasei, a Roma si assaggiava laria della libert respirando a
pieni polmoni.
Nessuno aveva soldi. Ma a nessuno sembrava importasse. Gli uomini si procuravano abiti di
seconda mano, le donne facevano sfoggio di bluse rimodernate dalle sartine del quartiere. Mario, uno
scultore vissuto per lungo tempo a Parigi, si pavoneggiava con la giacca di un cugino partigiano,
scomparso durante unoffensiva contro le linee tedesche: E non sono il solo! signori miei, vanno di
moda i vestiti dei morti.
Isa e Nen vivevano con i vaglia che il notaio Romano e lavvocato Mottura spedivano a turno
dalla Sicilia. Erano emigranti alla rovescia: gli unici, forse, a ricevere soldi invece di mandarli. Una
situazione incresciosa ma transitoria, di cui entrambi perdevano coscienza non appena si ritrovavano
seduti a discutere con gli amici, in trattoria, davanti a una coda alla vaccinara o a un piatto di
spaghetti cacio e pepe.
Perch tutti erano poveri, ma tutti mangiavano in trattoria.
Tovaglie a quadrettoni rossi e blu. Lunghe tavolate attorno a cui nascevano e morivano amori,
amicizie, gelosie. Era un ritrovo. L si assumevano impegni, sinventavano progetti di svago e di
lavoro, si litigava per larte e la politica. Isa era abituata alle zuffe politiche, ma in trattoria scopr che
ci si poteva accapigliare con altrettanta foga per contrapposte visioni artistiche. In mezzo a quei
discorsi vitali, calorosi, scombinati, cercava un cantuccio per s. A un certo punto accarezz perfino
lidea di riprendere gli studi interrotti dalla guerra.
Poi saccorse di aspettare un figlio.
Ora abitavano in un palazzetto pitturato di rosso, nel centro storico. Tra una falegnameria e
unofficina meccanica. Lappartamento era piuttosto piccolo, a un primo piano, per luminoso per via
di una terrazza bassa che saffacciava sopra un giardino interno.
Era la loro casa e, insieme, lo studio di Nen, perci la polvere regnava in permanenza per
colpa del gesso e delle pietre levigate con la lima. Pietre piccole: Nen aveva dovuto rinunciare a
opere pi grandi per linadeguatezza del locale. A ogni affondo di scalpello, il pavimento gli tremava
sotto i piedi.
A causa della gravidanza di Isa andavano di meno in trattoria, ma in compenso gli amici 
galleristi, pittori, poeti, critici, mercanti darte  quasi ogni sera confluivano alla casa rossa.
Passavano per discutere di una rivista, di una mostra, di un dibattito con uno scrittore straniero.
Portavano bottiglie di vino sfuso e Isa offriva una piattata di pasta. Mario arrivava con la chitarra.
Era il pi vecchio della compagnia. Lunghe ciocche grigie attenuavano le sfumature rubizze, da
gaudente, che gli partivano dalla radice del naso per allungarsi verso le tempie.
Non sempre le sedie bastavano, ma gli ospiti trovavano immancabilmente il loro posto tra i
bronzi, le cere, i disegni preparatori poggiati su un alto cavalletto. Non appena linverno si addolc in
una nuova primavera, queste feste improvvisate si trasferirono sul terrazzo, dove gli occasionali
invitati fumavano chiacchierando e buttando le cicche in giare di terracotta venute su dalla Sicilia.
Fra uninterruzione e laltra, fra un saluto e un brindisi col bianco di Frascati, Nen
continuava a raschiare, a patinare, a spruzzare la creta per rinfrescarla. Spesso Isa lo sorprendeva in
atteggiamento assorto, lo sguardo fisso sullopera incompiuta: era il medesimo giovanotto che si
chiudeva a lavorare, con dedizione accanita e solitaria, nellex frantoio davanti allEtna. Ma adesso
lei non era pi la sua unica ammiratrice.
I visitatori della casa rossa, per la verit, erano in maggioranza uomini.
Pochissime le donne, che di solito capitavano non per intenzione ma al seguito di qualcuno.
Mario era il solo ad arrivare sempre con unamica e sempre diversa. Una sera fu il turno di
una francese. Giovanissima. La bocca laccata di vermiglio nel volto pallido di cipria. Indossava guanti
neri, lunghi fino al gomito, e non li sfil nemmeno per accendere la sigaretta. Mario attacc con la
storia che raccontava a tutte, di quando gli avevano commissionato una statua di cinque metri per la
mostra della bonifica e lui laveva modellata pensando a certi contadini dellagro pontino, scavati,
tormentati, ma gi era iniziata la persecuzione degli ebrei e lordine era di raffigurare visi molto
ariani, dai lineamenti regolari, aulici, perci un ispettore gli aveva ingiunto: abbellisci i tratti! e lui
allora si era ricordato di Michelangelo e, dopo aver raccolto da terra, furtivamente, un po di gesso,
aveva lasciato cadere la polvere facendo finta di rimodellare. Era la sua protesta contro larte di
regime.
La francese soffi in alto il fumo, strinse gli occhi svogliati e, curvando appena il collo, si gir
verso Isa. Nel suo italiano accentatissimo chiese: E tu che fai?
Curiosit spontanea di una donna verso unaltra donna. Ma Isa avvamp guardandola con uno
smarrimento molto vicino al panico. Nessuno le aveva mai fatto una domanda del genere, prima. Una
domanda semplice, per la verit. Semplicissima. E tuttavia aveva limpressione di non possedere una
risposta. A meno che non si volesse considerare tale il suo pancione di gestante al settimo mese.
Le lettere alla madre erano ogni volta un banco di prova. Annaspava cercando argomenti
dinteresse comune: temeva di deluderla. O, peggio ancora, di annoiarla.
Cos, nellincertezza, stipava le pagine di minuta cronaca romana, descriveva leleganza di via
Condotti e dei caff che dalle undici della mattina in poi si riempivano di signore, parlava dei teatri
nelle cantine umide del centro, delle librerie e dei libri  ah quanti libri freschi di stampa!  e finiva
con la moda dei costumi da bagno a due pezzi o con lottima critica che aveva ricevuto lultimo lavoro
di Nen.
Gian, disse Elvira Mottura a suo marito, ripiegando la lettera della figlia, io questo
dopoguerra non lo capisco.
Un dopoguerra che si rivelava diverso a seconda del luogo in cui vivevi: a Torino era una cosa,
unaltra a Roma e unaltra ancora nellisola.
Nel Diciotto o poco pi tardi, non appena aveva visto i reduci in camicia nera, da l aveva
capito immediatamente che il fascismo cominciava a bollire. Al Nord, al Sud e nella capitale. Oggi
tanti ragazzi rientravano da partigiani, ma lei faticava a comprendere in quale direzione stesse
virando lItalia. Troppi segnali contraddittori. Talvolta indecifrabili come la reticenza e lo scontento
che annusava qua e l nei racconti di sua figlia. E a proposito: possibile che una ragazza di ventanni
non trovasse, allinfuori del proprio matrimonio, unaltra causa a cui dedicarsi?
Ma forse aveva ragione Gian: nel Diciotto lei era una giovane sindacalista nel pieno
dellattivit e adesso una signora che per leggere aveva bisogno degli occhiali, per questo vedeva
nebbia ovunque.
Una signora che si era illusa quando alle elezioni per il parlamento siciliano perfino Nina
aveva votato a favore del blocco del popolo e la sinistra aveva trionfato, in Sicilia.
Per dieci giorni.
Fino al Primo Maggio di Portella della Ginestra.
Poi ad Elvira era sembrato di tornare indietro, al Ventitr, al Ventiquattro, quando i capilega
cadevano uno appresso allaltro. Isa mia, scrisse a sua figlia, voi andate nelle cantine ma quaggi da
noi il teatro si fa in piazza. E in programma abbiamo solo tragedie: sulle Madonie hanno ammazzato
Epifanio Li Puma, dirigente contadino. A Camporeale hanno ucciso Cangelosi, sindacalista. A
Corleone  sparito Placido Rizzotto, segretario della Camera del Lavoro: era tornato dalla Carnia,
dove aveva combattuto da partigiano con la brigata Garibaldi, ed  scomparso dietro casa sua, mentre
il padre lo aspettava a cena.
Faceva freddo, quella sera. Io mi ero ritirato dalla campagna e stavo accanto al braciere.
Mia moglie preparava la minestra. Placido  passato a prendere il cappotto. Dove vai, gli dico, che
dobbiamo mangiare. Mio figlio dice: un momento e torno. Questa fu luscita. Aveva trentatr anni e
settanta giorni.
Lentamente, inavvertitamente, il tempo quotidiano  il tempo di Isa e di Nen  parve
coagularsi attorno ad alcuni eventi e da l procedere senza scosse, per tranquille tappe successive.
Latmosfera di perenne festa arrangiata si and placando, esausta. Il dopoguerra romano di Isa e
Nen era finito.
Nicola (un nome tutto suo, non ereditato da nonni, zii o cugini) era un lattante quieto, un
bambino pacioso che faceva sentire la sua voce con discrezione, cos gli amici non diradarono le
visite. Lei per sospese il rituale delle spaghettate a mezzanotte.
Come fu come non fu, nel giro di due, tre, quattro anni, la casa rossa si svuot di ospiti e di
polvere di gesso. Nellaprirsi o nel chiudersi, le porte smisero di liberare soffi acidi di solventi e
tornarono a restituire il fiato pulito, ordinato, di una casa qualsiasi: Nen ora poteva permettersi un
vero studio, al pianterreno di un palazzo poco distante. Aveva ripreso a sbozzare grandi pietre: busti
convulsi di fucilati, cariatidi, arcaiche divinit mediterranee, dee madri dal ventre gonfio e le cosce
pesanti, una capra nellatto di sgravarsi, con la testa protesa nel dolore, un gufo che custodiva il
segreto della notte dentro il chiuso mantello delle ali.
Ebbe successo. Partecip alle Quadriennali di Roma, alla Biennale di Venezia e a mostre
internazionali. Espose a New York, Berlino, Londra, Stoccolma, Copenhagen, Parigi, Lisbona, il Cairo
e molte altre citt, in molti altri paesi.
La sua vita lavorativa ormai era staccata da quella familiare. Quando era a Roma, i galleristi,
i visitatori e le ammiratrici (in numero crescente) ora passavano dallo studio, senza fermarsi alla casa
rossa. Che si era allargata, inglobando lappartamento accanto. Eppure, dentro quelle stanze che si
erano moltiplicate a dismisura, Isa continuava a cercare inutilmente il proprio spazio.
Lo trover fuori, in una galleria darte vicino a via Margutta.
Lavoro, scrisse a sua madre. E sai, la mattina mi alzo pi contenta.
...
Un odore diverso da quello dello studio di Nen. Tenue, meno aggressivo. Di tinture a olio. Di
colla, tela e resina. Odori calmi.
La pittura  riposante. Non  necessario che Isa si alzi dalla scrivania e giri attorno al quadro
per scoprire la sua dimensione. Allocchio basta un solo punto di vista.
La scultura invece  lei lo sa per lunga frequentazione  possiede la gravit della materia.
Opera delluomo, pu fare a meno delluomo, aveva detto uno scrittore siciliano nel vecchio studio
della casa rossa: Provate a immaginarvi un mondo senza uomini, in quel mondo non vi saranno
quadri, non vi saranno libri, ma la scultura trionfer nelle forme della natura stessa. La scultura 
vita che rammenta.  materia che, in s, pensa.
E davanti alla furiosa memoria delle pietre che escono dalle mani di Nen, Isa arretra. Non le
ama pi, quelle pietre. Ogni tanto le invidia. Soprattutto, le teme. Ruvide meraviglie che non si
lasciano carezzare n col tatto n con la vista.
Prima arriv il telegramma, pi tardi la telefonata.
Da studio a studio, perch in nessuna delle due case cera ancora un telefono.
Fu dunque nello studio di Nen che la voce di sua madre la raggiunse per comunicarle date,
orari, spostamenti: il treno che lavrebbe portata a Torino, il treno che avrebbe preso da Torino, lora
dellarrivo alla stazione Termini  aveva intenzione di trattenersi a Roma per qualche giorno, dopo i
funerali.
Isa ascolt in silenzio quelle informazioni date in tono piatto, poi: Vengo su con te, propose
di slancio.
No. Una risposta precipitosa. Quasi spaventata.
 mia zia, prov a insistere.
Ma Elvira non volle nessuno. Nemmeno il marito. And sola, come sola era partita nel
Ventidue. Un doppio pellegrinaggio: per dare laddio alla crocerossina della Grande Guerra e per
salutare la sua citt, da cui si era tenuta lontana forse troppo a lungo. Per paura, sospettava Isa. Per
timore di ritrovare a ogni angolo di strada linsopportabile evidenza del passato  e sua madre era
sempre stata la gran sacerdotessa del futuro: guai, secondo lei, a distogliere lo sguardo dal famoso
sole dellavvenire!
Ora per nei suoi occhi non cera che unabbacinata malinconia.
Il sole romano tagliava le facciate delle abitazioni con lame di luce morbida.
Il terrazzo, affacciato sul verde del giardino interno, era una piccola oasi accogliente. Ogni
minimo particolare rivelava la ricerca di un ordine preciso. Isa apr lombrellone, aggiust la tovaglia
bianca sul tavolinetto e si accinse a preparare una merenda con t e biscotti. Al contrario della madre,
distratta e approssimativa nellordinaria amministrazione casalinga, a lei piaceva creare armonie
domestiche con gli oggetti duso quotidiano. E se ne faceva un vanto, perch in questa differenza stava
la sua libert di figlia.
Cos apparecchi con cura: vassoi, bricco, piatti, cucchiaini dargento. Al centro, un piccolo
vaso con un mazzetto di margherite gialle. Sperava che la madre percepisse lamorevolezza attenta dei
suoi gesti. La volont di consolazione.
Quando tutto fu ben sistemato, disse: Racconta.
Ed Elvira, allargando il tovagliolo sulle ginocchia stanche, raccont di suo cognato Berto, che
aveva voluto un funerale in chiesa, non si sa perch. E alla fine, dopo aver molto brigato e trafficato e
manovrato, era riuscito a scovare un prete didee larghe, che aveva accolto la bara di quellex
socialista, poi comunista dichiarata, di quella donna vissuta in peccato mortale con un uomo che non
era suo marito. Un pretino coraggioso, che si era riempito la chiesa di scomunicati che non sapevano
quando sedersi e quando restare in piedi e che non uscirono dai banchi per ricevere lostia
consacrata.
In un angolo della terrazza, Nicola singegnava a mettere in fila, sulle mattonelle, le figurine
dei calciatori. Assorto nel gioco, sembrava che non ascoltasse i loro discorsi. Ma quella sera, mentre
la madre gli rimboccava le coperte, chiese: Questa storia del paradiso, mamma, me la spieghi bene?
Perch noi ci crediamo e la nonna no? Non sar come limbroglio di Babbo Natale?
Nicola faceva lo scettico per, in cuor suo, era davvero preoccupato. Non  che rischiasse
linferno anche lui, per caso? Si divertiva troppo con quella nonna! Specie in Sicilia, nella masseria
sul fiume. Ogni estate ci tornavano, e non pi in treno ma con la Citron color avorio di suo padre.
Daltronde lestate esisteva per questo: per permettere a Isa e Nen di ritrovare le vecchie
usanze isolane, il gusto della ricotta al forno e il tappeto bruno delle mandorle stese a essiccare sulle
terrazze dei paesi. Come una volta. E tuttavia perfino laggi, nellisola del latifondo, il miracolo
economico cominciava a riempire le strade di macchine e le cucine di frigoriferi.
Erano tempi di migrazioni interne, di sviluppo intensivo, di scioperi e lavoro a cottimo. Tempi
di guerra fredda e piazze bollenti. Il socialista Nenni era diventato vicepresidente del Consiglio e i
lavoratori cantavano nei cortei: il centro-sinistra  un grande governo / voluto dallEni e dal
Padreterno / ma il Padreterno, il fatto  palese / parla una lingua vicina allinglese
In quello stesso periodo la galleria di via Margutta, dove Isa lavorava, fu costretta a chiudere
per carenza di fondi: quando si tratta di arte, il miracolo economico  sempre unonda incerta, che va
e viene e spumeggia con effimera brillantezza.
Meglio cos, fu il commento di Nen. Perch la seconda gravidanza di sua moglie, a quindici
anni dintervallo dalla prima, si annunciava difficile ed era assurdo che, in quello stato, lei si
affaticasse lavorando.
Erano alla solita trattoria sotto casa, non pi luogo di accese discussioni fra amici, ma terreno
neutro, dove si svolgevano le dispute private tra marito e moglie.
Meglio cos, torn a dire Nen, cercando di attirare lattenzione del cameriere. E Isa forse
sarebbe stata daccordo, se non avesse sentito risuonare dentro quelle due parolette uno svilimento
inaccettabile della sua attivit: dieci anni aveva dedicato a quella galleria! Dieci anni dimpegno. Di
una passione che le aveva rallegrato lanimo. E ora ci mancava solo che Nen le dicesse, come un
qualsiasi marito borghese: io posso mantenerti, non rubare il posto a chi ne ha bisogno. Come se il
suo lavoro fosse un passatempo. Un lusso superfluo.
In fondo, replic Nen, anche tua madre, con tutta la sua emancipazione, ha rinunciato.
Ah no, insorse lei. Questo non  vero.
Era stato il fascismo a togliere il lavoro a sua madre, che mai, da parte sua, mai aveva
dimenticato cosa significhi essere una sindacalista. Non per niente continuava a scrivere articoli, a
tenere conferenze, a parlare alle lavoratrici, soprattutto a loro, spiegando perch era una vergogna
che, in caso dinfortunio, la mano o locchio di una donna valessero meno della mano o dellocchio di
un uomo. Aveva rinunciato? Ma se appena si presentava loccasione appendeva la borsetta al braccio
e via! Non un lavoro vero e proprio non pi eppure
Una gran combattente, riconobbe Mario, il loro vecchio amico, involontario testimone di
quel battibecco familiare. I suoi capelli, ancora folti, avevano perso le marezzature fascinose e si
erano acquietati in un banalissimo grigio uniforme. Da tempo aveva smesso di cambiare
accompagnatrice ogni sera, ma, in compenso, poteva vantare il matrimonio con una ricca gallerista
newyorkese e anche lui, ora, aveva un bambino. E dunque disse, con laccento ragionevole del buon
padre di famiglia: Per, Isa... qua di figli parliamo Il cameriere finalmente savvicinava con le
portate in equilibrio sullavambraccio teso e lui aggiunse: Figli mica piatti che, se si rompono,
basta comprarne degli altri e sempre piatti sono.
Non era quel che si dice un ragionamento sofisticato, ma quando un rigagnolo di sangue rosso
vivo le bagn le cosce e il medico le sugger il letto e una buona dieta, Isa decise di accettare le
ragioni di Mario, se non quelle di Nen. Almeno per il momento.
Era sempre stato un ragazzo tranquillo, Nicola. Affettuoso. Protettivo verso la sorella, una
bambina arrivata in maniera forse inopportuna a ingombrargli unet difficile. I problemi sorsero
dun tratto al primo anno duniversit. Scoppiarono tra padre e figlio. Tanto violenti che Nen,
seguendo il consiglio di uno psicologo, permise infine al ragazzo di vivere per conto suo. Altrove.
Bologna era per Nicola un potente polo dattrazione affettiva: ci abitava Leni. La figlia della
cugina Sofia. Anzi, lorfana: una sorte, sospettava Isa, che probabilmente a suo figlio appariva pi
romantica che drammatica. In ogni modo i due erano cresciuti in sintonia. Un rapporto complice. Da coetanei.
Dunque Nicola siscrisse alluniversit di Bologna. E, quando part, a sua madre sembr di restare sola.
Le tre e mezzo.
Per non svegliare la bambina, Isa attraversa il corridoio a luci spente. In pochi mesi, ha gi
fatto labitudine alla casa. Il tepore del parquet scivola sotto i suoi piedi nudi mentre, l in fondo, le
mattonelle bianche del cucinotto rischiarano il buio indicando la direzione. Un pentolino dal manico
lungo  pronto sul fornello. Isa accende il gas e aspetta, poi versa il latte bollente in una tazza e,
reggendola con entrambe le mani, si accosta alla finestra.
Quella che scorge dal suo appartamento allultimo piano  una Roma di palazzi nuovi,
schierati fianco a fianco. Visti dallalto, nella notte, perdono rigidezza. Diventano geometrie nebulose,
sagome di giganti con i piedi a mollo nelle pozze giallastre dei lampioni. Colossi muti. Indifferenti.
Eppure ha limpressione che le rimandino uno sguardo, segretamente sensibili a quellappuntamento notturno.
Il latte scotta e Isa lo allontana dalle labbra. Il sonno non viene ma lei non ha premura:  di
nuovo nella fase della lentezza. Non vuole pi forzare il tempo. Le sembra daver sempre vissuto per
raggiungere qualcosa, cera sempre una meta da conquistare prima che svanisse. Il matrimonio.
Lamore. Ma dopo averlo tanto inseguito, braccato, spiato, allimprovviso laveva perso: proprio
dentro di s. Le era mancata la forza di tenerlo stretto. Aveva aperto le mani e lamore era scivolato
via. Le aveva voltato le spalle e se nera andato. Cos. Semplicemente. Le ammiratrici, occasionali o
no, avevano un bel passare dallo studio di Nen: a lei non importava pi.
Quanti secoli erano trascorsi in quellindifferenza?
Poi suo figlio era partito e da un giorno allaltro anche lei, assieme alla bambina, aveva
lasciato Nen e la casa rossa, per trasferirsi in un quartiere dietro Porta Pia.
Alla nostra et! Non c logica aveva detto Nen, al momento del distacco, e si era
ostinato ad accompagnarle in strada fino alla macchina. Non voleva arrendersi: forse considerava
quella separazione un incidente di percorso. Un castigo a termine, come tanti che lavevano preceduto.
Camminando zoppicava in maniera pi accentuata del solito ma, per una volta, Isa aveva finto di non
accorgersene. Si era vietata la tenerezza, parente prossima del rimpianto. Non poteva permettersi
cedimenti. Ci fosse stato il divorzio, avrebbe divorziato. Dopo ventanni di matrimonio, due figli e
tante amicizie, interessi, viaggi: tutto in comune, tranne il senso della vita.
La tazza ormai  vuota.
Isa la sciacqua. Lappoggia sul lavello, capovolta. Le sue mani non hanno ancora piena
familiarit con quegli oggetti un poco estranei, un poco scostanti. Un lampo di luce arriva da fuori,
ondeggia dentro il vetro della finestra e, volgendo locchio, Isa incontra lombra spaventata del suo
viso. In un sussulto allora le ricorda: Sei pur sempre la vecchia Ghisa!
Un po sbiadita, magari. Proprio come quella ghisa bianca che si ottiene per raffreddamento
rapido: una lega, le avevano spiegato, troppo dura e al tempo stesso troppo fragile. Non lavorabile.
Possibile che anche lei si sia raffreddata fino a questo punto?
Ma no, mormora al suo riflesso. Oh no, tu puoi ancora cambiare forma.
...
.
...
FINE Parte 1.
